Elezioni 2018. Reddito di cittadinanza: sempre bufala è

di Primo Mastrantoni | 12 Marzo 2018

Abbiamo un sorriso alla notizia che alcuni giovani del Sud Italia chiedevano i moduli avere il reddito di cittadinanza. Il sorriso è scemato ricordando, proprio, la bufala del reddito di cittadinanza. Se la lingua italiana ha un senso (per qualcuno non lo ha), l’asserzione “reddito di cittadinanza” significa che tutti i cittadini maggiorenni ne possono usufruire, ricchi e poveri: l’importo è di 300 miliardi l’anno, una cifra totalmente incompatibile con il bilancio dello Stato.

In un sistema comunicativo semplificato è la frase ad effetto che fa presa ed è memorizzata. Le spiegazioni sono complesse, richiedono uno sforzo di elaborazione che non tutti vogliono, o possono, mettere in atto.

Il “reddito di cittadinanza”, così come proposto dal M5S, è sostanzialmente un’indennità di disoccupazione, perché prevede l’iscrizione ai centri per l’impiego per la ricerca di un posto di lavoro, corsi di formazione e la disponibilità, di 8 ore settimanali, per lavori socialmente utili.
Questa proposta costa tra i 15 e i 19 miliardi l’anno, secondo diverse metodologie di calcolo, non è limitata nel tempo, è legata alla riforma dei Centri per l’impiego (connettere le varie amministrazioni dello Stato con il settore privato) e, ovviamente, alla disponibilità di fondi pubblici.

Occorre ricordare che abbiamo un debito pubblico di circa 2.300 miliardi di euro, che l’economia in nero vale 208 miliardi di euro e che per attivare efficacemente i Centri per l’impiego ci vorranno anni.

Primo Mastrantoni, segretario Aduc

Segretario ADUC

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