E’ la giustizia populista bellezza…

Il consenso popolare, sollecitato in ogni modo, consentì ai magistrati di demolire un sistema politico. Oggi è lo scudo di Salvini.

di Nicola Cariglia | 9 settembre 2018

Ricordate le passeggiate del pool di Mani Pulite sotto la Galleria di Milano?. Il procuratore Borrelli, l’aggiunto D’Ambrosio, l’allora “eroe” Di Pietro, Colombo e Davigo, per l’ora dell’aperitivo uscivano tutti assieme e si inoltravano tra ali di folla in visibilio. Raccoglievano il plauso popolare che era, al tempo stesso, conseguenza e fonte delle loro iniziative giudiziarie. Quante volte sentimmo dire, e leggemmo, che poco importavano forzature, linciaggio delle persone, dei diritti e delle regole di fronte a tanto consenso. Un consenso in nome del quale si poteva passare sopra al superamento della terzietà del giudice e che, addirittura permise a quegli “eroi popolari” di cassare in diretta un decreto che il governo aveva già approvato e che era stato redatto da quel galantuomo e grande giurista dell’allora ministro Giovanni Conso, già presidente della Corte Costituzionale.

Quelle passeggiate caratterizzate dalle pose a favore di fotografi e telecineoperatori mi sono inevitabilmente venute in mente quando ho letto le cronache della trionfale passeggiata del vicepresidente del consiglio Salvini, tra le anguste vie del centro storico di Viterbo. E, altrettanto inevitabilmente, mi è sovvenuto quanto sia facile da aizzare, ma anche quanto sia volubile l’onda travolgente del sentimento popolare.

Pensiamo: appena venticinque anni fa, sostenuti da giornali, radio e televisioni oltre ogni limite, e, conseguentemente sospinti dalle folle con bava alla bocca, i magistrati fecero a pezzi metà classe politica, quella di governo. L’altra metà (Leghisti, comunisti e missini) venne salvata per motivi misteriosi. Non certo perché non coinvolta nel finanziamento illecito della politica, come dimostrato persino da inchieste giudiziarie successive, fino ai giorni nostri. Oggi, le folle ammaliate dai politici del governo, si sono rigirate contro le inchieste della magistratura. In gran parte, salvo ricambi generazionali, sono le stesse: quella parte di popolo che è più volubile ed umorale. E così, da un lato “non è possibile attendere i tempi della magistratura”,  dall’altro “i magistrati vogliono impedire a Salvini di governare”. Ma, a ben vedere non c’è contraddizione alcuna. Perché in entrambi i casi si tratta di pulsioni dettate dall’insofferenza verso lo Stato di diritto e, piuttosto, inclini allo Stato totalitario e autoritario. Come sappiamo, perché l’Italia ci è già passata varie volte, non preannunciano niente di buono. E rendono sempre più urgente e indispensabile un movimento trasversale di resistenza per difendere i diritti e le garanzie della nostra Costituzione.

 

Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un'intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana. Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell'Aeroporto di Firenze. Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

30 commenti

  1. marzio siracusa

    Per non parlare della sfacciataggine di un lussemburghese solo a respirare in un paese che esiste grazie all’evasione fiscale planetaria e alla relativa pirateria finanziaria.

  2. marzio siracusa

    Paolo, la storiella che la nostra emigrazione di fine ottocento primi novecento sia uguale a quella attuale degli africani, è ad uso della cretineria e della volgarità cattoliche. I nostri emigranti andavano in un paese che cresceva e offriva lavoro a occhi chiusi. Questi africani vengono in un continente che stenta ad andare avanti, solo attratti dall’abissale differenza tra la nostra e la loro vita, contenti di attestarsi ai margini e averne le briciole. E non perdere tempo con le banalità del socialista libertario.

  3. paolo francia

    Vedi Marzio, ad ascoltare la dichiarazione di Salvini che discute col lussemburghese, si puo’ chiaramente vedere chi sia il moderato e chi sia l’esaltato. Salvini spiega le sue ragioni in modo razionale e veramente giusto, mentre il “moderato” lussemburghese fa l’odioso paragone con gli immigrati italiani in Lussemburgo, mentendo perché si tratta di altre epoche, e di una migrazione all’interno della stessa zona europea. Quindi per i moderati, il pizzaiolo leccese o il gelataio modenese che vanno a vivere in Lussemburgo, sono come i migranti del Ghana che vengono in Italia.
    Bisogna, con forza, far capire chi siano i veri moderati e chi invece gli esaltati!

    • Un socialista libertario

      Il fatto che Francia ritenga “odioso” questo paragone la dice lunga sulla sua visione del mondo. Per lui è “odioso” che un ghanese venga paragonato a un leccese. Perché? Cosa mai ci sarebbe di odioso? Questo si chiama RAZZISMO, sig. Francia. Si ricordi di tutti gli italiani che sono emigrati in America (che fino a prova contraria non è in Europa) e del modo in cui venivano trattati. Si ricordi dei cartelli che in Svizzera vietavano “ai cani e agli italiani” di entrare nei negozi. Si ricordi che se un bel giorno avvenisse qualche catastrofe inaspettata potremmo trovarci anche noi a dover emigrare come accade agli “odiosi” (?) ghanesi. E allora tutti i suoi amici, da Salvini a Toninelli, si trasformerebbero di colpo in dei rifugiati come tanti altri. Negli ultimi tre mesi le morti in mare sono aumentate in modo vertiginoso. Ripeto: le morti in mare. Ma forse a Paolo Francia importa poco di questi morti non italiani, non bianchi. Gli importa poco che nei campi di concentramento libici dove Salvini vuole rispedire i migranti le donne vengano stuprate: sarebbe “odioso”, infatti, paragonarle alle donne bianche e italiane.
      Ma non vedete che questa ondata di populismo sta riportando in auge contenuti che credevamo sepolti per sempre? Dal sovranismo (=nazionalismo) al comunitarismo (=la grande comunità popolare tanto cara a Hitler) alla difesa dell’etnia (=razzismo) al culto dell’uomo forte (=autoritarismo) al disprezzo per la democrazia rappresentativa (=l’aula sorda e grigia)? Cosa aspettiamo ad agire con ogni mezzo legale per fermarli?

  4. “Il consenso popolare, sollecitato in ogni modo, consentì ai magistrati di demolire un sistema politico. Oggi è lo scudo di Salvini”.
    Caro Priori Friggi, il sommarietto presenta certo una sintesi scarna. Ma mi pare che sia in linea con il suo commento, a proposito del quale le confermo di avere anche io lo stesso ricordo a proposito del procuratore Borrelli (naturalmente senza sapere se quello riportato dal giornalista era il suo reale pensiero).

  5. marzio siracusa

    Caro Paolo, dietro Moscovici c’è ben altro che si ha terrore di menzionare. C’è la Francia che fa da sponda alla lobby dello stato di Israele e del fascismo sionista, ormai in chiara collisione con la storia ebraica, che mira a tenere sotto controllo l’Europa, rinfacciandole ad arte per l’eternità Hitler e Mussolini, mentre nessuno ha il coraggio di dire che un Netanyau e la sua squadraccia dovrebbero essere processati per crimini di guerra. Sappiamo bene che vedere nel cosiddetto sovranismo segnali di neofascismo e neonazismo è una gigantesca bufala ad uso degli analfabeti e ignoranti arricchiti del PD e del bergoglismo, eppure funziona sempre, e stai certo che da Hollywood arriverà presto una nuova ondata stile Auschwitz-horror, magari con un pizzico di Edgar Allan Poe per eccitarci di più. Ed eccomi già classificato come neonazista e negazionista. Spero di arrivare a domani.

    • paolo francia

      Macché Marzio, purtroppo quello che scrivi corrisponde a verità, non la tua, ma quella che si scopre scrostando un po’ la crosticina di questa grande merda, ma neanche tanto in profondità. Gli esagitati di Hollywood, cosi come gli esagitati “moderati” che mettono la testa sotto la sabbia per non vedere la realtà, avranno pane per i loro denti.

  6. paolo francia

    Ora ci si mette anche il socialista Moscovici a dare lezioncine all’Italia, questi “socialisti” stanno rovinando l’Europa e la vita della gente, è tempo di rimetterli alla nullità delle loro esistenze e di non permettere che facciano ancora piu danni.
    Resistiamo, resistete contro questo tipo di attacchi fascisti.

  7. Luciano Priori Friggi

    Io ricordo Borrelli a cavallo in una famosa foto sul Venerdì di Repubblica.
    E ricordo anche che ci fu una risposta a un giornalista più o meno di questo genere -vado a memoria- “se ci fosse una chiamata…”, e mi pare si riferisse alla possibilità di un incarico (credo di primo ministro) da parte del Presidente della Repubblica.
    Se è così, ma se ricordo male è benvenuto qualsiasi chiarimento, oggi siamo in una situazione diversa.
    Non c’è vuoto di potere.
    E certe iniziative non porteranno alla distruzione di un partito politico, anzi, forse lo rafforzeranno.

  8. paolo francia

    Silenzio, Nicola risponde solo ai suoi “cari amici”, non degna di risposte chi chiede dove fosse la sua resistenza repubblicana di fronte allo sfacelo di Renzi e del suo governo, la pericolosità di deriva antidemocratica che esso rappresentava, le riforme che andavano contro l’interesse e i diritti dei lavoratori ormai ridotti a schiavitu’ (vedi vicende Uber), la nullità di fronte al problema immigrazione, e sullo scollamento totale tra quella classe dirigente spocchiosa e velleitaria con il sentire della gente.
    Nicola strepita, resiste, mentre il consenso per il PD cala paurosamente, quando sarete rimasti 4 amici al bar, fate segno, vi porto’ un caffé. Da serio, questo giornale sta diventando umoristico.

  9. Marzio, evitare di considerare che oggi denuncia soprusi da parte della magistratura chi ieri li avallava, invocava e sosteneva fortemente, significa fare il pesce in barile.

  10. marzio siracusa

    Nicola, evitare di mettere sul piatto della bilancia la mediocrità impiegatizia di chi oggi opera in magistratura e in politica, e le cause storiche di tanta mediocrità, porta a difendere lo stato di diritto col qualunquismo.

  11. Caro Giampaolo Mercanzin,

    non ti si addice il tono dimesso. E, infatti, la tua è ironia. Lo dico per chi non ti conoscesse. Mi accorgo che li facciamo girare parecchio a tanti che non tollerano critiche e che vorrebbero il consenso univoco verso chi ci governa. E direi di continuare a mettere i bastoni tra le ruote e ad opporci con la determinazione di sempre. Noi di vecchio ceppo proprio non ce la facciamo a stare zitti e a omologarci al verbo. Spero di vederti a Budrio. Un abbraccio.

  12. paolo francia

    ” un movimento trasversale di resistenza ” ahiahiai Nicola! Capisco che la parola “resistenza” ti stia a cuore…..ma che vuoi trasversalare e resistere….perché cotanta brama di resistenza non ti sfiorava in epoca Renziana?

  13. Giampaolo Mercanzin

    Credo che le caste stiano giocando una partita a porte chiuse. Come hanno sempre fatto. Del popolo, di questo popolo “democratico” sanno di poterne disporre all’occorrenza. Basta trovare il filone in voga del momento. Oggi sembra che il momento privilegi i governi forti, per cui a propria difesa i magistrati alzano il tiro.
    A noi non resta che aspettare il risultato che qualche portavoce manderà ai media.

  14. Mi pare di dovere una risposta a Pippo Sanese secondo cui, non si tratta di giustizia a furore di popolo ma solo della nostra giustizia. Cioè, se ho capito bene, la giustizia italiana già funziona male di per se, senza tirare in ballo il suo carattere populista. E, invece, no. Magari è vero che la giustizia funziona male di suo. Ma in aggiunta, l’influsso negativo della volontà di compiacere gli umori della gente c’è, eccome. C’è nella fase dell’esercizio della giurisdizione e lo si vide soprattutto ai tempi di Tangentopoli. Ma c’è anche, ed è forse peggio, nella fase di formazione delle leggi, in Parlamento, come dimostrano le tante leggi speciali approvate in seguito a fatti che hanno provocato emozione. Come si vede, è una malattia che colpisce tutti, in particolare magistrati, politici, e, ovviamente, la gente comune.

  15. Gian Franco Orsini

    I problemi legati all’amministrazione della Giustizia sono molto complessi e non si possono affrontare in un commento ad un brillante articolo. Forse il popolo di oggi ha capito l’errore fatto in passato nel dare il consenso all’opera dei magistrati di “mani pulite”. Oggi non vuole semplicemente ripetere lo stesso errore. Ho ascoltato per anni Marco Pannella a Radio Radicale che sempre si è espresso contro l’obligarietà dell’azione penale da parte dei magistrati, prerogativa solo italiana. E’ probabile che Pannella avesse ragione.

  16. Gian Franco Orsini

    I problemi legati all’amministrazione della Giustizia sono molto complessi ed è riduttivo e impossibile affrontarli in un commento ad un brillante articolo. Posso solo dire che forse il popolo di oggi ha capito l’errore fatto in passato nel dare il consenso all’opera dei magistrati di “mani pulite”. Oggi non vuole semplicemente ripetere lo stesso errore. Ho ascoltato per anni Marco Pannella a Radio Radicale che si è sempre espresso contro l’obbligarietà dell’azione penale da parte dei magistrati, prerogativa solo italiana. E’ probabile che Pannella avesse ragione.

  17. PippoSanese

    Non è la giustizia “populista” è,purtroppo, la giustizia italiana ,quella che peseguiva Craxi e Forlani ma si guardava bene da toccare Amato . La giustizia diretta dal PCI ,che non e’ mai stato toccato ! E’ la giustizia del caso Tortora o piu’ recentemente, per noi senesi le indagini sul “suicidio” Rossi. Magari ,come e’ avvenuto per il caso Tortora, un alto magistrato ammettera’ che ci sono state “superficialità ” nelle indagini. Intanto gli autori della “superficialità ” sono stati promossi più volte ed oggi lautamente pensionati. Lasciamo perdere la giustizia “populista ” . Se non verrà fatto un intervento serio di Rifondazione della magistratura possiamo dimenticarci dello stato di diritto e …democratico…

  18. Volentieri Luca. Ma io sto parlando della giustizia dei tribunali…

    • Vero, però il termine è usato impropriamente :)
      Populisti erano e sono Bettino Craxi e Lula, ingiustamente accusati di ogni nefandezza proprio perché sempre dalla parte dei rispettivi popoli.
      La vicenda della lega, per quel che mi riguarda, è assai diversa in quanto l inchiesta se non erro è precedente al suo avvento al governo.
      La giustizia, insomma, farà il suo corso.
      Ciò che mi chiedo è dove si trovi l onestà intellettuale in politica e fra i vari partiti.
      Pare che la Storia non insegni mai nulla.
      E, una volta di più, penso che nei parlamenti e nelle varie assemblee pubbliche, dovrebbero esserci unicamente i cittadini. Volontari, senza remunerazione, al servizio di loro stessi, ovvero dell’ intera comunità.

      • Insisto, io parlo della giustizia dei giudici. E intendo che i giudici dovrebbero esercitarla senza subire o fomentare pressioni. Con Tangentopoli, aizzarono tramite stampa il furore popolare. Ora rischiano di avercelo contro. In uno stato di diritto non deve avvenire nè l’una cosa, nè l’altra. Il tema dell’articolo è questo e solo questo. Oltre, naturalmente, alle responsabilità, meglio irresponsabilità, di chi fu e è oggi responsabile di questi guai.

        P.S: sono convinto che le tue teorie questo problema, lungi dal risolverlo, lo aggraverebbero.

        • Non so se aggraverebbero o meno il problema.
          La democrazia però è fatta di assunzione diretta dei cittadini e della comunità relativamente alla gestione dei problemi.
          Le teorie non solo mie, ma antiche almeno quanto l Agorà Greca, culla della democrazia.
          Ciò che mi preoccupa di più è la mancanza di onestà intellettuale da parte dei politici e non solo, ovviamente. E anche il fatto che questi possano manipolare l opinione pubblica, così come fanno i media.
          Occorrerebbe, io credo, più formazione in luogo dell informazione. E poi formazione anche in luogo dell ideologia partitica.
          Penso sia per questo che non riesco più ad appassionarmi alla politica italiana, che sa di visto e di rivisto.

          • Luca, io insisto con la giustizia intesa come processi. Il ladro di biciclette, con questa tua impostazione, viene giudicato dall’agorà? Scusa l’esempio banale e terra terra, ma è per capire se è giusto che le pressioni del popolo abbiano influenza.

          • Non ho parlato di giustizia, che attiene ai magistrati e deve giustamente fare il suo corso.
            Ho parlato di democrazia e di politica, che a parer mio dovrebbe essere fatte dai cittadini medesimi. Ovviamente opportunamente formati.
            Ciò che manca oggi è la formazione.

          • Un tempo a fare formazione erano i partiti.
            Oggi sono dei contenitori. Però penso che almeno chi si richiama a dei valori storico culturali dovrebbe lavorare alla formazione, più che alla propaganda.
            Questo mio ragionamento esula dal tuo articolo. Lo faccio solo per completezza.
            Sono cose che ho tentato di dire anche negli ultimi congressi repubblicani, ma temo di non essere stato capito.
            Non importa.
            Ne ho parlato con Stefano Carluccio di Critica Sociale e penso che presto ci sarà modo per far rinascere anche quella palestra di idee.
            È il massimo, credo, si possa fare
            Inseguire le fazioni, la destra o la sinistra, serve a poco senza la formazione. E la formazione dovrebbe essere la base per la costituzione di menti in grado di autogestirsi e di autogovernarsi.
            Che mi sembra siano aspetti fondanti del socialismo e della democrazia autentica.

  19. La giustizia populista è una giustizia sociale o, meglio ancora, socialista.
    Non ha a che vedere con la politica odierna, nè con Salvini o cose di questo tipo.
    Caro Nicola, penso che quando ci vedremo dovrò regalarti dei saggi su Herzen (ne conosco di fuori catalogo, ma mi auguro di trovarne di più recenti) e sul populismo russo e statunitense di fine Ottocento e primi del Novecento, ovvero quando nacque :)
    Ad ogni modo se non li trovo ti posso regalare alcuni saggi di Lasch, De Benoist e Michéa in merito :)
    Tutti aspetti secondo me molto più edificabile della politica italiana di oggi e in parte (Bettino Craxi escluso) anche di ieri.

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