E il nord se ne va

La Lombardia e il Veneto vogliono meno tasse, meno contributi da versare per i dipendenti, più investimenti per le grandi opere pubbliche, fare senza indugi le infrastrutture di collegamento con l’ Europa.

di Roberto Caputo | 3 Dic 2018

L’ Italia è a un passo dalla recessione. Decisivi saranno, per determinarla, gli ultimi tre mesi dell’anno e gli acquisti di Natale. Le cose vanno male ed è difficile negarlo. Si soffre, siamo sotto attacco e non si intravedono soluzioni positive. Ed allora il nord se ne va. Ma non è la realizzazione del sogno di Bossi, con l’indipendenza della Padania. Tutto è mutato e il vecchio leader è stato messo in un angolo, come una statuetta obsoleta che non serve più a nulla. La Lombardia e il Veneto non vogliono scendere dal treno che traina il nostro Paese. Se ne guardano bene. Anzi aumentano la velocità con direzione Europa. Il sud si arrangi. Voti Grillo e si tenga il reddito di cittadinanza, ma non sarà il nord a pagare il prezzo. Adesso basta. Questa politica assistenzialista di tradizione tipicamente democristiana rischia pericolosamente di trascinare tutti nel baratro economico. La Lombardia e il Veneto vogliono meno tasse, meno contributi da versare per i dipendenti, più investimenti per le grandi opere pubbliche, fare senza indugi le infrastrutture di collegamento con l’ Europa. Insomma vogliono produrre e chiedono uno Stato che faccia meno lo Stato e tolga il guinzaglio della burocrazia asfissiante. Hanno votato Lega e Salvini.  Ok sicurezza e restringimento sull’immigrazione ma ora quello che conta è sempre il maledetto denaro. Salvini vada pure a prendere i voti al sud imbarcando vecchi soggetti di destra come Storace, ma non si scordi della terra dove è nato. Altrimenti saranno guai. E il nord se ne va.

Roberto Caputo

Roberto Caputo è un politico milanese, per più legislature è stato consigliere comunale a Milano e Assessore alla Cultura e allo Sport nella giunta del sindaco Paolo Pillitteri nelle fila del Partito socialista italiano. Ha ricoperto poi la carica di Presidente del Consiglio Provinciale di Milano durante la presidenza di Ombretta Colli e quindi Vicepresidente dello stesso con la giunta di Guido Podestà sino all'avvento della Città Metropolitana. Ha alle spalle anche una intensa attività pubblicistica incominciata prima con le raccolte di poesie, poi con i racconti sulla "Mala" a Milano, infine con una serie di romanzi noir metropolitano che ha scritto a quattro mani con la giornalista Nadia Giorgio.

2 commenti

  1. Non capisco perché questo problema sorga solo oggi. Ciò che capisco è che con i vincoli di finanza pubblica è proibitivo fare una manovra che aumenti investimenti, consumi e abbassi il carico fiscale. Ci sono delle scelte da fare, e 5 anni per cambiare rotta.a me sembra che il problema sia più politico, cioè una mancanza di strategia comune, ed europeo in quanto verrà a mancare l’ombrello protettivo della Bce. Però lavorare sul sociale e dare reddito e lavoro alle fasce più deboli non è sbagliato, certo sono misure che contrastano con le politiche economiche volute dalla Ue, ma non sono il verbo in terra ed essere il faro di una politica più rivolta al sociale non è un delitto. Il problema ripeto è la mancanza di una strategia politica comune. Il nord va avanti uguale

  2. Cecco Sanese

    Il nord ha ragione. Ho frequentato ,purtroppo il Veneto per motivi di salute. A parte la professionalità indiscussa , quello che fa piacere e anche l’educazione con la quale il paziente è trattato. Dal primario all’ultimo Ooss,cosa ben diversa da quanto avviene nell’ospedale delle Scotte a Siena. ( considerato eccellenza ) o dell’ancora più blasonato Ospedale di Careggi. Sono necessari dei corsi ECM ma finalizzato all’educazione . E fortunatamente a Siena qualche primario dei peggiori è uscito di scena il 1 di novembre !
    Non c’è Salvini che tenga la colpa è del nefasto Rossi ( governatore ) e magari della sua signora.

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