Due LIDU un anima sola

Il percorso dei Diritti umani ha avuto nella storia dell’Umanità un iter lungo, difficile, con molteplici passi indietro. Da “Tutti i diritti umani per tutti”, di Olinto Dini, si evince che non è un processo acquisito una volta per tutti.

di Guglielmo Adilardi | 6 maggio 2018

Il titolo che Olinto Dini ha scelto, Tutti i diritti umani per tutti (Polistampa, Firenze, 2018), forse inconsapevolmente, sarà lui stesso a confermare o smentire, riecheggia il motto che Giuseppe Garibaldi lanciò nella battaglia di Rio Grande: libertad para todos o non es libertad.

Nel suo excursus storico sui diritti umani a favore delle Libertà l’ Autore parte da molto lontano per giungere alla Lega Internazionale per i Diritti Umani (LIDU), focalizzando l’attenzione sopratutto sulla Toscana di Pietro Leopoldo il quale nel 1789 per primo in Europa abolì la pena di morte e la tortura.

Per inciso la pena di morte venne rimossa completamente dallo Stato del Vaticano dalla Legge fondamentale con motu proprio del 12 febbraio 2001 su decisione di Giovanni Paolo II. Anche se parzialmente era stata ridotta da Paolo VI nel 1969.

In effetti il percorso dei Diritti umani, come insegna Olinto Dini, ha avuto nella storia dell’Umanità un iter lungo, difficile, con molteplici passi indietro e dal testo si evince chiaramente che esso non è un processo acquisito una volta per tutti.

Per ricostruire questo sentiero accidentato si può agevolmente partire idealmente dalla Gloriosa Rivoluzione inglese (1688-1689) ove la dichiarazione dei Diritti riconobbe le prerogative del Parlamento rispetto al Re Guglielmo III e la sua Corte. Passando per la Rivoluzione americana del 1776. Nel 1787 , dopo vari emendamenti aggiunti nel tempo, la Costituzione americana affermava: << … a tutti gli uomini è riconosciuto il diritto alla vita, alla libertà, e al perseguimento della felicità >>.

Oltre a tali eventi Olinto Dini ricorda La dichiarazione dei diritti dell’Uomo e del Cittadino della Rivoluzione Francese del 26 agosto del 1789, non del terrore, ove appare per la prima volta Libertà, l’Uguaglianza, Fraternità.

Dichiarazione che ebbe i suoi effetti sull’Intera Europa suscitando rivoluzioni ora cruente ora più pacifiche, come in Toscana con le armi francesi. Ma è con Napoleone il Grande che vengono statuiti in tutta Europa con la riforma del diritto civile, con la composizione del Codice, che porta le stimmate della sedimentazione della rivoluzione con la sua chiarezza illuminista (1804), di cui il nostro codice ne porta ancora tracce, libertà di commercio e di porre la residenza ove si voglia; e i Diritti dell’Uomo faranno ancora un passo innanzi ad iniziare dalla libertà dei culti, dall’abolizione dei Ghetti, dall’affrancamento parziale della donna divenuta “cittadina”. Abolizione dei vecchi privilegi, esaltazione della meritocrazia effettiva. Cimiteri fuori città. Spazzatura non per strada, ma in appositi carri, sistema di misurazione unificato nel metro, e nel decimale. Il litro ed il chilogrammo. Anagrafe civile e non più chiesastica. Matrimonio civile e divorzio. La divisione fra Chiesa e Stato. Uguaglianza di tutti gli uomini davanti alla legge, obbligo dell’avvocato difensore nei processi.

L’inizio del Risorgimento italiano inizia con i moti del 1821, sono i giovani che furono gli entusiasti del primo Napoleone, quello delle riforme, i quali vogliono proseguire nell’Unità italiana e nella conquista di ulteriori libertà per il cittadino. Questi movimenti, queste ribellioni sono senza dubbio gli antesignani di tutti quei movimenti sociali e politici che posero l’Uomo al centro di ogni cosa, sia essa materiale sia essa spirituale. Questo sforzo continuo delle punte più avvedute dell’Umanità di circondare l’essere umano di garanzie rispettose della propria dignità e libertà ha un percorso lungo ed accidentato come dicemmo. Caratterizzato da spinte in avanti, fermate e arretramenti per poi continuare nel flusso della Storia fino a giungere alla Croce Rossa, alle Convenzioni di Ginevra, alle Società delle Nazioni…

 

 

Quindi la storia della LIDU, Lega Italiana per i Diritti Umani, per Olinto Dini inizia ben oltre la data fatidica del 1948, all’indomani della seconda guerra mondiale. In fondo tutta la storia dell’Umanità, se vogliamo seguire il percorso di Olinto Dini sviluppato in questo libro, è una rincorsa dell’Uomo a garantirsi dignità e diritti, ad incominciare da quelli inviolabili della vita e della libertà. L’Italia ed in particolare la Toscana ove si accentuò la spinta risorgimentale è il luogo che meglio spiega, per Olinto Dini, questa avventura di autodeterminazione e libertà. Ma non vi è dubbio che la costituzione della LIDU prende corpo reale attraverso l’antifascismo dell’esilio. Fu proprio la LIDU a Parigi a Barcellona, a Marsiglia, in Tunisia a fare da crogiolo ai partiti della “Concentrazione antifascista” e di “Giustizia e Libertà”. Con Giuseppe Leti presidente della “Concentrazione” e Alessandro Tedeschi Gran Maestro del GOI dell’esilio.

Qui occorre fare una parentesi per cercare di comprendere la difficoltà di sopravvivenza di molti esiliati. Ne prendo due ad esempio: Arturo Labriola e Alberto Giannini.

Arturo Labriola (Napoli,1873- idem,1959), famiglia di artigiani, scuole cattoliche, giovanilmente repubblicano, come maestri gli allievi di Bovio. A 16 anni socialista- repubblicano che all’epoca era la stessa cosa che dirsi anarchici (da: Spiegazioni a me stesso). Laureato in Giurisprudenza nel 1895 con un anno di ritardo per essere stato arrestato per aver partecipato opponendosi alla repressione dei fasci siciliani. Scrive su Socialismo popolare e Critica sociale e fonda a Napoli il Circolo Socialista. Studia Il Capitale di Carlo Marx. In polemica con Turati accusato di accordarsi con i partiti democratici ed è favorevole al colonialismo da sempre, quale quarta sponda per i nostri lavoratori. Ricordiamo che lo stesso Pascoli socialista plaudì alla conquista della Libia nel 1911: “ La grande proletaria si è mossa” cioè l’Italia.

Nel 1897 parte con un manipolo di socialisti a fianco della Grecia per la guerra di Candia contro i Turchi. L’anno dopo nel 1898 organizza a Napoli un’ insurrezione contro la tassa sul pane. Condannato in contumacia a 5 anni fugge in Svizzera ove si rifugia presso il suo maestro Pantaleoni che gli farà conoscere Pareto per il quale tradurrà il Capitale di Marx. Espulso anche dalla Svizzera per i suoi contatti anarchici si rifugia a Parigi. Qui conobbe Georges Sorel che lo eleggerà a suo unico maestro. Rientrato a Napoli per l’amnistia continuò nella sua propaganda socialista intransigente contro Turati. Nel 1913 è eletto deputato come socialista indipendente e nel 1914 sconfigge la lista dei liberali di Benedetto Croce. Nel 1914 si iscrive alla Propaganda massonica. E’ a favore dell’intervento a fianco Francia e Inghilterra. Plaude alla Rivoluzione russa del 1917 e alla politica dei bolscevichi di Lenin contro Turati. Confermato deputato nel novembre 1919 nella lista dell’Unione socialista italiana, in cui confluirono socialisti riformisti e altri dissidenti usciti dal PSI, nel giugno 1920 fu chiamato a ricoprire la carica di ministro del Lavoro e della Previdenza sociale nel governo Giolitti. Fin dall’inizio non nutrì eccessive simpatie per il movimento fascista e in seguito fu avversario e nel 1924 si oppose alla legge elettorale Acerbo. Nel 1924 anticipò di pochi giorni il discorso di Matteotti contro gli squadristi. Aventiniano scriveva sulla rivista Quarto Stato quando ebbe nel 1926 la casa devastata dagli squadristi. Posto fuori dall’insegnamento universitario e dall’incarico parlamentare espatriò nel giugno 1927 clandestinamente via mare.

Appartenne alla Concentrazione antifascista da subito e nel 1930 fino a tutto il ‘ 31 fu Gran maestro Aggiunto accanto ad Alessandro Tedeschi. Nel 1935 con la guerra d’Etiopia la svolta. Labriola si arrese. Elogiò la conquista di Etiopia da parte del fascismo, tale lettera fu la carta d’ingresso in Italia e la sua riabilitazione. Analogamente successe ad Alberto Giannini, il quale fino al 1926 con il suo giornale satirico “Il becco giallo” fu un avversario indomito di Mussolini. Anch’egli lettera di complimenti per la conquista dell’ Etiopia che gli garantì il perdono di Mussolini . In patria Labriola, sempre con l’aiuto del duce ritrovò lavoro per sé e per suo figlio e Giannini ebbe un discreto successo con la pubblicazione de “Le memorie di un fesso” in cui metteva in satira i fuoriusciti più noti. Ricordiamo che Amendola fu Gran maestro Aggiunto fino al 1936 e Giannini era il Gran Segretario della massoneria dell’esilio. Nonostante ciò i Fratelli continuarono a mantenere agli studi sua figlia Marcelle fino alla maturità in Parigi; come del resto avevano mantenuto agli studi dopo aver fatto fuggire clandestinamente a Parigi la moglie di Becciolini ed il figlio Bruno, ove nel 1937 venne adottato come “lupetto” dalla loggia Eugenio Chiesa nel corso di una solenne cerimonia.

Non era facile attendere la caduta di Mussolini dal 1926. Il suo potere si era sempre più consolidato e anche il consenso era cresciuto. A nulla valsero i vari attentati, quali quello di Tito Zaniboni del 4 novembre 1925, nel quale fu coinvolto il generale Luigi Capello e quello di Anteo Zamboni del 1926 a Bologna.

 

Ricordiamo che Giovanni Amendola prima di arrendersi ebbe modo di indirizzare il giovane Sandro Pertini verso i Fratelli della Concentrazione antifascista.

Il 25 maggio 1983, un anno dopo l’elezione a gran maestro, Corona fu ricevuto dal presidente della Repubblica, il socialista Sandro Pertini: lo stesso che qualche mese prima, nel tornado della vicenda P2 , aveva detto di vergognarsi di stringere la mano ad un massone, quel giorno strinse la sua, e quindi quella dell’intera Comunione. Corona non rivangò un fatto notorio: nell’elezione a gran maestro aveva avuto per contendente Guido Mazon, esponente dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, con viatico di Pertini. Nell’incontro Corona informò il Presidente d’essere in partenza per la Sicilia, ove sarebbe stato celebrato Garibaldi, “ primo gran maestro della massoneria italiana, nel centenario della morte”. Compiaciuto dell’iniziativa, Pertini ricordò che nell’esilio in Francia “compagni antifascisti talvolta si riunivano nelle logge “ e che con molti di essi aveva stretto “rapporti di profonda amicizia”. Nel commovente incontro narrato da Corona né il gran maestro né il Presidente ricordarono quanto nel dicembre 1981 aveva pubblicato “Hiram” , il bimestrale del Grande Oriente d’Italia, a monito di chi al Quirinale aveva farneticato contro massoni e massoneria. Per nulla intimidito dalla caccia alle streghe imperversante , Giordano Gamberini, vi aveva scritto che nel transito dall’Italia alla Francia “Sandro Pertini fu aiutato dai massoni Gio Batta Guglielmi detto Bacciò, Antonio Canessa e Guseppe Bonsignore. Nei quarantacinque giorni trascorsi a Bordighera il fuggiasco, poi illustre, fu ospitato dalla famiglia del Fratello Grassi. I Fratelli massoni di Valle Croisa ed il Fratello Famà gli procurarono gli abiti da ferroviere. Negli stessi quarantacinque giorni erano nascosti nello stesso luogo Filippo Turati e Pietro Nenni (che risulta iniziato a Rouen). A Crois de Cagne Sandro Pertini fu aiutato poi da Romeo Gerard la cui moglie era funzionaria del sindaco di Nizza Jacques Medcin ed appartenne alla Gran loggia Femminile Francese” (Aldo A. Mola, Il Grande Oriente d’Italia dell’Esilio (1930-1938). Prefazione di Armando Corona. Erasmo. Roma, 1983).

 

La prima ondata di esiliati, molti dei quali clandestini si ebbero dopo le leggi eccezionali del 1925; Eugenio Chiesa, deputato repubblicano, schietto alfiere dei Diritti Umani, fu uno dei tanti che prese il largo dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti e a seguire altri dopo quello di Giovanni Amendola.

Così la lega dei Diritti dell’Uomo ideata da Alberto Mario, marito di Jessi White, nel 1881, al seguito delle tante Leghe democratiche sorte nel Risorgimento italico e resa strutturata dal sindaco Ernesto Nathan a Roma, prendeva nuova vita a Parigi nel 1922 collegandosi alla Ligues des Droits de l’Homme già sperimentata positivamente in Francia in occasione dell’affaire Dreyfus. Ma è nel 1935/ 36, quando molti sono i fuoriusciti politici italiani, che si ristruttura sotto la presidenza di Luigi Campolonghi dopo la presidenza di Alceste de Ambris detenuta fino dal 1922. Molti sono gli aderenti, i quali militavano sotto diversi partiti, come Giuseppe Chiostergi, il quale tiene conferenze contro il fascismo nelle sezioni di Ginevra e Buxelles ed è il compilatore di un manifesto contro l’impresa dell’Etiopia fatto firmare agli esponenti del PCI, del Partito Repubblicano, del PSI, tutti sotto l’egida della LIDU.

La LIDU è presente in Tunisia e a Marsiglia dove G. Barresi dirigente della Lidu, tiene alcune conferenze a sostegno della Spagna repubblicana e contro la mobilitazione fascista nella terra iberica.

Così i nomi più belli dell’antifascismo si trovano riuniti in un solo pensiero: restituire la libertà e il diritto all’Italia: Eugenio Chiesa, Giuseppe Leti, Cipriano Facchinetti, Ettore Zannellini, Giacomo Carasso, Alberto Giannini, Francesco Galasso, Aurelio Natoli, Francesco Fausto Nitti…Organo di stampa della Concentrazione guidata dalla LIDU fu “La Libertà” diretta da Claudio Treves. Anche in Giustizia e Libertà militavano alcuni della LIDU, uno per tutti Riccardo Bauer che sarà il ricostruttore della LIDU nel dopoguerra a Milano.

Non solo: ma i Grandi Maestri dell’esilio ed il Sovrano Gran Commendatore Giuseppe Leti furono il punto di riferimento dei più animosi esponenti dell’antifascismo tramite la LIDU: Sforza, Turati, Treves, Nenni, Carlo Rosselli, Tarchiani, Salvemini…, cioè anche di quanti, pur senza far parte della Famiglia liberomuratoria, intesero che proprio tra le Colonne delle Officine massoniche erano cresciuti all’amore per la libertà e per la giustizia i nostri Fratelli Facchinetti, Chiostergi, Francesco Fausto Nitti, Raffaele Cantoni,…, e quanti come Giordano Viezzoli e Mario Angeloni, Randolfo Pacciardi, Arturo Di Pietro combattendo in Spagna contro i nazifascisti, iscrissero il loro nome glorioso nella futura Italia. Giuseppe Leti fu al centro di una fittissima corrispondenza politica con un gran numero di antifascisti e non solo dell’esilio – quali Francesco Saverio Nitti, già presidente del Consiglio, Carlo Sforza, ex ministro degli esteri, l’irredentista Salvatore Barzilai, Alberto Tarchiani, Alberto Cianca, Piero Nenni, Filippo Turati , Emilio Lussu, Emanuele Modigliani, Silvio Trentin, Oddino Morgari, Achille Loira…e nessuno dei quali ignorava ch’egli fosse (come gli scriveva Turati), “intinto di pece massonica” e che anzi bene sapevano che proprio la qualità massonica animava l’azione sua e dei suoi collaboratori .

Mentre la Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo si collocò nel dopoguerra presso la Fédération Internazionale des Ligues des Droits de l’Homme di Parigi, a Milano Riccardo Bauer volle continuare a mantenere i rapporti internazionali con la International League for the Rights of Man,e si costituì in Italia come Lega Internazionale dei Diritti dell’Uomo, membro della I.L.H.R. di New York.

Quella di Roma si costituì come Lega italiana dei Diritti dell’Uomo aderente alla F.I.D.H. e nel dopoguerra si susseguirono vari dirigenti, Giuseppe Averna, Vincenzo Patriarca (1946), Luigi Andriani ( 1949) , Luigi Pascucci (1966) ; successivamente Giordano Gamberini ne fu il presidente seguito nel tempo da Lino Salvini, Paolo Ungari, l’on. Pasquale Bandiera, l’on. Alfredo Arpaia, il quale ancora oggi detiene la presidenza con rinnovato vigore.

La Lega di Riccardo Bauer si affiancò all’Umanitaria di Milano ove pose la sede e agì in stretto contatto con questa nobile istituzione ancora oggi attiva dal 1883. Assunse la presidenza dopo Bauer Moris Ghezzi, il quale con Arpaia hanno firmato un patto federativo con la creazione di un Comitato di coordinamento il quale dovrà fare da ponte fra le due LIDU e occorre affermarlo fu opera infaticabile di Olinto Dini, presidente della Lega Internazionale dei Diritti dell’Uomo – Sezione della Toscana, nel cui testo sono enumerate le molteplici attività svolte in Toscana da un decennio.

 

La Sezione Toscana L.I.D.U. durante questi anni è stata interessata ad interpretare, a comprendere i motivi di un processo immigratorio così vasto verso l’Europa, in particolare verso l’Italia.

Continuava intanto l’impegno di Olinto Dini verso la costituzione di una Confederazione unitaria fra le due associazioni tramite l’incontro a Firenze il 29 gennaio 2015 con la presenza del presidente Alfredo Arpaia della Lega Italiana e il vice presidente Amos Nannini della Lega Internazionale con tensione ideale, con precisa consapevolezza. Furono ribadite l’importanza, la volontà, il significato della Confederazione. In tale occasione fu approvata una dichiarazione di principio, confermata poi nell’incontro del 10 marzo 2015: <<… l’impegno di giungere ad un Congresso Costitutivo della Confederazione, che pur salvaguardando l’autonomia istituzionale, giuridica delle rispettive associazioni nazionali con sedi nazionali a Roma e a Milano, sia l’inizio, la realizzazione operativa di un coordinamento operativo, unitario >>. Dopo questa data le due associazioni cooperarono per la miglior riuscita dei rispettivi convegni.

 

Nei vari convegni della sezione Toscana, sulla famiglia, sul sistema carcerario, sulle unione dei fatti, sulla Giustizia, sulla Sanità, sull’Immigrazione, sul testamento biologico…,tutti elencati nel libro di Olinto Dini, la Lidu ha dichiarato di essere fermamente impegnata a difendere, sostenere i diritti essenziali, costituzionali con particolare attenzione per coloro che sono svantaggiati.

Ho voluto riportare alcuni temi affrontati poiché attraverso di essi è forte la determinazione della LIDU nel perseguire il suo alto valore etico nel riaffermare i diritti umani prima che civili, non soltanto come ci impone la nostra Carta Costituzione all’art. 2 << La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale >> . Tale articolo, come si evince dal testo, si rivolge all’Uomo in generale e non soltanto al cittadino italiano e fu voluto dal Costituente proprio su ispirazione dei Diritti Umani, quegli stessi diritti Umani che trassero la prima univoca ispirazione dalla Dichiarazione dei diritti dell’Uomo e del cittadino del 1789, non dal Terrore, che presero corpo nella Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo del 1948 e fu nel tempo legge comune europea (Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, 7 dicembre 2000). Ebbene la LIDU è consapevole che il percorso lungo secoli per affermare tali diritti le appartenga e soprattutto appartiene all’Europa, faro civiltà. Tali conquiste hanno permeato l’antico continente di valori sacri all’Uomo ed hanno scolpito la sua identità che non può essere tradita per una errata spinta verso un falso multiculturalismo che faccia scolorire tali valori. Questa vecchia Europa ebbe un sussulto di identità quando nel il 29 ottobre 2004 propose una Costituzione europea che purtroppo trovò l’opposizione soprattutto della Francia per il riferimento ai valori Cristiani ivi contenuti (Preambolo: <<…ISPIRANDOSI alle eredità culturali, religiose e umanistiche dell’Europa, da cui si sono sviluppati i valori universali dei diritti inviolabili e inalienabili della persona, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, e dello Stato di diritto;…>>). Soltanto l’Italia e pochi altri Paesi hanno ratificato. Le ratifiche furono interrotte nel 2006 dai referendum di Francia e Paesi Bassi, bloccando in pratica l’entrata in esercizio della Costituzione europea. , i quali sembrarono che limitassero il concetto di multiculturalismo allora di moda. Ciò nonostante l’Italia ratificò tale Costituzione europea con Legge 7 aprile n. 57/2005 (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 92 del 21 aprile 2005 – Supplemento ordinario n. 70) in quanto si riconosceva in toto nei principi statuiti, compreso il Preambolo e nell’art. 1 <<…L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a una minoranza. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini. >>. Tale articolo appare ancora oggi più programmatico che effettivamente realizzato nei suoi contenuti. Per tale motivo la LIDU esiste ed è protesa alla vigilanza e alla denuncia dei diritti ancora oggi violati sulla Terra.

Pertanto fu il sacrificio di tanti esuli antifascisti ad iniziare dal presidente della LIDU Giuseppe Leti, il quale tenne coesi i partiti dei fuoriusciti quando il feroce antimassonismo nazifascista sorretto o non tempestivamente né debitamente condannato da forze che poi ebbero amaramente a dolersene e già corrivo a pubblicare elenchi di Fratelli quali vere e proprie “liste di proscrizione”, rivelava i suoi estremi obiettivi: dopo i pogromantisemiti la “soluzione finale” e la catastrofe di una nuova guerra mondiale.

Un altro esule politico, Alessandro Tedeschi, Gran Commendatore del Rito Scozzese e f.f. in Parigi del Gran Maestro, attivo oltre che nella LIDU anche nella Concentrazione antifascista dava il 5 giugno 1932 questa notizia: << Da quando ci siamo lasciati l’ultima volta – riferì il Potentissimo – un triste avvenimento ha portato il lutto nella nostra famiglia: è morto in Italia, prigioniero nella sua stessa tenuta di Lamporecchio, il nostro amato e venerato FR. Gran Maestro Domizio Torrigiani. >>. Era un altro aderente alla LIDU che dava testimonianza di libertà con la vita. Purtroppo non sarà l’ultima volta che vedemmo pubblicate liste di uomini liberi e anche allora la LIDU si mosse compatta, era il 1993. Nella patria del diritto troppo spesso si dimentica che i reati hanno valenza personale così come la conseguente pena, la quale non può mai essere condivisa con coloro che sono innocenti. La richiesta da parte di qualsiasi Autorità di liste di nominativi “a strascico”, di qualsiasi appartenenza essi siano, senza l’individuazione di un reato evocano appunto i pogrom di triste memoria. La LIDU farebbe bene farsi sentire nuovamente anche nella recente pretesa della Commissione Antimafia di fare tutto un fascio dei Fratelli calabresi e siciliani esponendoli tutti ad una gogna mediatica gratuita in attesa di un semplice parere che tarderà a venire come il recente passato ha dimostrato più volte.

Non fu un caso che a sorreggere tale istituzione vi fossero ancora una volta gli amici dell’Umanità, i Cavalieri della Libertà, come Adriano Lemmi chiamava i massoni. I Fratelli hanno sempre promosso, insieme ad altri poiché minoranze, varie Istituzioni benefiche nel tempo, ma forse la LIDU, della quale Olinto Dini, con questo testo, si pone quale operatore e potenziatore delle due associazioni che grazie a lui si riuniscono in una Confederazione, è quella che nel tempo ha reso un migliore servizio all’Uomo.

Una delle poche Istituzioni create da Fratelli che ancora oggi è sostenuta da costoro ininterrottamente e molti Grandi Maestri ne furono Presidenti, uno per tutti Lino Salvini.

Quando i politici per non compromettersi, quando i sindacati ebbero cura del loro recinto soltanto e tacquero, la LIDU parlò chiaro e forte. Lo possiamo verificare leggendo questo libro di Olinto che ne traccia la storia dai primordi e in seguito, nel recente passato, in tutti i numerosi Convegni e Tavole rotonde che hanno coinvolto cittadini ed Istituzioni alla ricerca della dignità dell’Uomo e della sua libertà.

Un grazie quindi a questo uomo, del quale restiamo ammirati, che conduce avanti tante attività, con tanto entusiasmo giovanile, nella sua verde vecchiezza.

 Guglielmo Adilardi

 

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