Droghe illegali. Il disco rotto e complice dei proibizionisti di governo e non

di Vincenzo Donvito | 2 agosto 2017

Dopo la morte di una ragazza a Genova che aveva ingerito pasticche di MDMA in quantita’ e condizione per lei letali, si e’ scatenato il subbuglio di quelli che dicono di essere impegnati “per un mondo libero dalle droghe”. In prima fila i responsabili e i sostenitori delle politiche antidroga degli anni passati, politiche i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti e che, di conseguenza, non possono non essere stato il motivo scatenante del tragico episodio genovese (1).
Motivo scatenante. Checche’ ne dica il nostro sottosegretario, se questa ragazza non avesse comprato la sostanza che l’ha uccisa al mercato nero, e’ molto probabile che non sarebbe morta. Mercato nero delle droghe -come per qualunque altra merce- significa affidare la qualita’ dei prodotti a chi gestisce questo stesso mercato, gestori non certo spinti da altruismo ed etica civica e commerciale, ma puro e semplice profitto. Un mercato che non e’ fatto solo dal delinquentello che ci vende pasticche sotto casa, ma che, andando sempre piu’ al vertice della piramide, porta alle grandi organizzazioni criminali transnazionali, essenzialmente messicane, colombiane, italiane e cinesi (queste ultime in modo particolare per il MDMA).
Ma quelli che noi chiamiamo complici, sostengono che se le droghe non ci fossero in assoluto, tutto questo non accadrebbe: lo chiamano “mondo libero dalle droghe”. Con una battuta si potrebbe rispondere: “se mia nonna avesse le ruote sarebbe una carriola”, e crediamo di aver reso il concetto di astrazione dalla realta’ di chi sostiene questo mondo libero. Se invece si vuole governare il fenomeno, affrontandolo combattendo delinquenza e malavita e senza disseminare sul percorso cadaveri (inclusi quelli dei nostri giovani consumatori) non ci sono alternative ad un triplice approccio:
– levare la materia prima alle delinquenze: lotta al narcotraffico legalizzando le sostanze che sono alla base del loro business, la cui produzione e distribuzione sono frutto di impoverimento, disperazione, economie illegali e sommerse, corruzione, incivilta’ giuridiche, precarieta’ istituzionali in tutti i Paesi del mondo;
– legalizzate le sostanze, il controllo sanitario sulle stesse sarebbe una routine di informazione, di prevenzione e di intervento. Controllo che, anche in un contesto di non-legalizzazione, oggi viene fatto (riduzione del danno) grazie ad alcune iniziative private e non solo di supporto per i controlli qualitativi: le narcosale spagnole, francesi, svizzere, portoghesi, tedesche, inglesi, canadesi… fino alle volenterose iniziative di controlli di qualita’ dei prodotti, in modo particolare nei grandi raduni giovanili dove si presuppone un’alta circolazione di queste sostanze di origine illegale;
– in questo contesto sarebbero piu’ agibili le iniziative culturali e umane per “un mondo libero dalle necessita’ delle droghe”: un lavoro educazionale ed informativo che vada alla base, dove nasce nell’individuo la necessita’ e la curiosita’ delle droghe, per mettere lo stesso individuo in condizione di scegliere con cognizione di causa ed effetto, soprattutto li’ dove il fenomeno tende a facilmente trasformarsi in tossicodipendenza.
Un’impresa gigantesca? Non per l’aspetto legalizzazione e riduzione del danno, che sono scelte politiche da decidere in contesti scevri da ogni forma di condizionamento ideologico. Difficile invece per l’aspetto “un mondo libero dalle necessita’ delle droghe”, ma non impossibile se si parte dal presupposto di non avere in tasca la formula della verita’, ma di voler comunicare e far sperimentare solo alcune opzioni.
Tutto questo oggi, nella politica del nostro Paese e non solo, sembra un discorso da marziani. I proibizionisti che contrastano questo approccio sono trasversali, di governo e non. E’ per questo che il metodo per il necessario passaggio istituzionale non puo’ che essere anch’esso trasversale: con un colpo di reni che potrebbe anche dare al Parlamento la sua ragion d’essere al di la’ delle trite e pericolose (nella fattispecie) decisioni a colpi di maggioranze precostituite.
Questo e’, per esempio, il senso del progetto di legge depositato in Parlamento, con la firma di parlamentari di ogni schieramento. Saranno in grado, questi firmatari, di esser tali o aspettano come sempre il via libera dai rispettivi capi?

1 – valgano per tutti le dichiarazione del sottosegretario al Miur, Gabriele Toccafondi”, che riportiamo da un lancio dell’agenzia stampa Ansa del 31/07/2017: “La classe politica sia seria, dica la verità senza se e senza ma, soprattutto ai ragazzi. Le droghe e le dipendenze fanno male, sono dannose, fanno morire. Questa legislatura è iniziata con i dati che ci confermano che le droghe sono entrate nelle scuole, tra i ragazzini a volte tra i bambini e con una proposta di legge per legalizzare la cannabis firmata da 230 parlamentari”. Lo ha dichiarato il Sottosegretario al Miur, Gabriele Toccafondi affrontando il tema dell’utilizzo di droga tra i giovani. “Gli adulti devono fare gli adulti, educare, accompagnare e non alzare le spalle o girarsi dall’altra parte. Ognuno deve scegliere da che parte stare tra educazione e liberalizzazione. Purtroppo ogni mese leggiamo di ragazzini o bambini che sono ricoverati, perdono i sensi, hanno problemi seri o in alcuni casi perdono la vita per droghe, allucinogeni, mix di pasticche e alcool. Il Governo – conclude Toccafondi – deve porsi il problema delle risorse e delle azioni da fare dentro le scuole con medici, specialisti, ragazzi delle comunità perché l’unica strada è quella dell’educazione e non quella della liberalizzazione”.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

Rispondi

Il suo indirizzo e-mail non verrà pubblicatoI campi obbligatori sono marcati *

*