Donald Trump reality show

di Oscar Bartoli | 2 agosto 2017

Come giornalista non posso fare a meno di ringraziare  Donald Trump  per il reality show che quotidianamente ammannisce.

Come cittadino americano invece il reality show  Donald Trump  continua a  creare  un grande imbarazzo.

L’ultima trampata in ordine di tempo  è la sostituzione  del chief of staff Reince Priebus con il generale  in pensione John F. Kelly, il cui ultimo incarico  e’ stato quello di Homeland Security Secretary.

Anche se Reince Priebus ha dichiarato in un’intervista  a Wolff Blitzer della Cnn  che la decisione era stata presa da lui personalmente e accettata dal presidente Donald Trump, resta comunque il fatto che  (come il giornalista ha puntualmente ricordato all’intervistato) il nuovo  direttore della comunicazione della Casa Bianca, Anthony Scaramucci, aveva coronato  l’odio reciproco con Priebus accusandolo di essere uno schizofrenico paranoico oltre che un convinto addetto a prestazioni di auto sesso orale.

Queste squisitezze erano comunque  la cornice  di un’aggressione precisa  da parte di Anthony Scaramucci che accusava  platealmente il chief of staff della Casa Bianca di essere  un leaker, ovvero un diffusore di notizie tendenziose sul presidente.

Anthony Scaramucci  aggiungeva poi  che  spettava a Reince Priebus di dimostrare il contrario.

Le dimissioni quindi del più alto rappresentante della gerarchia amministrativa della Casa Bianca hanno automaticamente confermato l’accusa del folkloristico neo direttore della comunicazione, anche se di fronte  alla precisa domanda del giornalista della Cnn, Priebus si è chiuso  in una insistita  e melensa dichiarazione di affetto per Donald Trump e grande rispetto per il generale Kelly.

Un fatto certo è che  Donald Trump  persevera nell’inserire all’interno della Casa Bianca l’unico stile professionale che lui conosce, ovvero quello  di conduttore di un  reality show  che ha avuto negli anni passati un certo successo.

Da qui a dire  che il reality show  di Donald Trump possa adattarsi  alla  complessa gestione di una superpotenza come gli Stati Uniti  ne corre.

Il generale  John Kelly ha maturato durante i decenni della sua carriera militare  una larga esperienza nella gestione di complesse problematiche.

Tutti si chiedono se Kelly sarà in grado di gestire un corretto  rapporto con un presidente come Donald Trump intemperante,  bizzarro  e bislacco, specializzato solo nel licenziare collaboratori  anziché utilizzarne aspetti e qualità positive.

In questa situazione  gli unici a soffrirne veramente sono i cittadini americani, la maggioranza dei quali  vorrebbe essere rappresentata  non da un clown televisivo  ma da un imparziale  interprete della costituzione americana.

Oscar Bartoli   (letter from Washington)

Avvocato, giornalista pubblicista, collabora con molti media italiani. Risiede negli Stati Uniti dal 1994 e vive tra Washington D.C. e Los Angeles. Ha lavorato per molti anni nel gruppo SMI,leader europeo nel settore metalli non ferrosi, successivamente nell'IRI come responsabile dei contatti con i media e in seguito direttore IRI USA. Ha insegnato per dieci anni alla scuola di giornalismo della Luiss e per due anni alla Catholic University di Washington DC. Tiene un corso sulla comunicazione nel Master di Relazioni Internazionali dello IULM di Milano. Da giovane, per pagarsi gli studi ma, soprattutto, perche' gli piaceva, ha lavorato come chitarrista - cantante suonando nelle case del popolo, circoli cattolici, night clubs, radio e televisione. Gli articoli per la rubrica Pillole d'Oltreatlantico sono pubblicati dal blog Letter from Washington DC

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