Diventare virale su Facebook? E’ una questione di matematica

I ricercatori della Chapman University hanno messo a punto un modello matematico per studiare la diffusione di un contenuto sul social. Risultato: chiunque, in determinate condizioni, può creare il “post perfetto”

di Redazione Pensalibero.it | 13 maggio 2018

CREARE il “post perfetto” su Facebook, che diventi immediatamente virale e raggiunga il pubblico di tutto il mondo. Il sogno di pubblicitari, editori e copywriter. Un aiuto in questo senso è appena arrivato dalla scienza: un’équipe di ricercatori della Chapman University, tra cui figurano anche tre italiani, Daniele Struppa, Mirco Mannucci e Alberto Damiano (quest’ultimo della Deledda International School), infatti, ha proposto un “approccio strategico”, basato su un modello matematico sviluppato ad hoc, per massimizzare la diffusione di una determinata informazione su Facebook. I dettagli del modello, testato su contenuti relativi alla prevenzione dei tumori, sono stati pubblicati sulla rivista Health Communication.

“In parole povere”, racconta Struppa, “ci siamo chiesti se fosse possibile determinare matematicamente quali informazioni possono diventare virali su Facebook, e come massimizzare il processo”. Per rispondere, i ricercatori hanno studiato le dinamiche del social network, identificando (come già aveva fatto un’altra équipe italiana) la presenza di gruppi chiusi di persone  –  i cosiddetti cluster  –  culturalmente distinti tra loro, e mettendo a punto un algoritmo che, partendo da sette assunti, descrive per l’appunto come massimizzare gli utenti raggiunti da una determinata informazione.

“Il nostro lavoro si rifà a diversi sistemi di diffusione già studiati”, commenta Kerk Kee, un altro degli autori dell’articolo. “Il più comune suggerisce che il metodo migliore per rendere virale un contenuto sia l’utilizzo di un opinion leader, cioè di un utente con largo seguito e con forte autorità culturale sull’argomento da diffondere. La nostra ricerca, tuttavia, ha suggerito che, in certe condizioni, chiunque può diffondere un’informazione altrettanto efficacemente rispetto agli opinion leader”.

In particolare, gli scienziati hanno usato i concetti di una branca della matematica, la teoria dei grafi, per analizzare quantitativamente come le informazioni si diffondono da un “nodo” all’altro della rete di Facebook, all’interno dei cluster del social network, composti di utenti che condividono, per esempio, gli stessi orientamenti politici, ideologie e interessi. In tal modo, Struppa e colleghi hanno messo a punto sette assunzioni teoriche (per esempio: due individui appartenenti allo stesso cluster hanno la stessa probabilità di condividere una data informazione l’uno con l’altro; la portata della diffusione di un’informazione diminuisce esponenzialmente all’aumentare del numero di utenti intermediari; l’impatto di ciascun utente sulla comunità, in termini di diffusione di un’informazione, è pari alla somma degli impatti sugli altri utenti) e le hanno testate sulla diffusione di un video relativo allo screening per il cancro al seno e al colon-retto, quantificando il numero di “mi piace” e di condivisioni del video stesso.

L’analisi quantitativa di questo modello di aggregazione sociale, spiegano i ricercatori nell’articolo, ha mostrato l’esistenza, all’interno di ogni cluster, di sotto-reti ciascuna della quale ha il proprio opinion leader, definito come l’individuo che ha il maggior numero di connessioni all’interno del gruppo stesso. Le informazioni che passano tramite questi utenti, dicono i numeri  –  e anche il buon senso, dobbiamo ammettere  –  sono quelle per cui la diffusione sarà massima. Identificare questi utenti con gli strumenti matematici della teoria dei grafi potrebbe dunque permettere, per esempio, la massima diffusione di messaggi importanti come, per l’appunto, le campagne di prevenzione contro i tumori o altre malattie.

Sandro Iannacone (da La Repubblica)
 

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