Di chi è la colpa di questa esplosione pararazzista?

Se la sinistra avesse sposato alcune idee, non di destra vivaddio, ma di buon senso invece di sputare sempre su tutto ciò che pensa chi non la pensa come lei, non saremmo arrivati a questo punto.

di Carla Ceretelli | 17 settembre 2018

Riflettiamo. Di chi è la colpa di questa esplosione pararazzista? Presunta o reale.

Ma di una sinistra cieca che non ha voluto vedere quello che stava succedendo  sotto i suoi occhi, ormai da decenni. Una sinistra incapace di rendersi conto quanto il popolo di cui è sempre stata mentore, fosse stanco  e anche affamato, a giudicare dalle code alla Caritas, agli uffici locali di assistenza sociale e,  dulcis in fundo,  ai centri per l’impiego praticamente inabili.

Ora, si può essere idealisti o pragmatici, ma anche idealisti pragmatici. E  se la sinistra avesse sposato alcune idee,  non di destra vivaddio,  ma di buon senso invece di sputare sempre  su tutto ciò che pensa chi non la pensa come lei, non saremmo arrivati a questo punto che si sta quasi presentando di non ritorno.  Ma noi siamo ottimisti.

Vogliamo o no riconoscere che il fenomeno Salvini è un  prodotto dell’ignavia e della supponenza  della sinistra? Possibile che le odiatissime destre non abbiano proprio nulla da salvare? Eppure gran parte del popolo della sinistra si è spostato fra i penta e la lega, galoppando vieppiù verso quest’ultima.

Se avesse aperto gli occhietti invece di stare a testa bassa e fare lo struzzo,  pensando  all’obsoleto avanti popolo che riteneva  sua proprieta inalienabile, non ci ritroveremmo  oggi a farci insultare, con accento cambronnesco. Dopo Italia cinica e vomitevole  macroniana .   Da cugini e cuginastri  francofoni  della  Mitteleuropa,  corrispondente ai paesi dell’Europa centrale, un tempo gravitanti nell’orbita dell’impero asburgico.

“Salvini ci fa fare solo pessima figura”, “No, Asselborn ha sbagliato”.

Gli italiani in Lussemburgo si dividono. Chi lavora là  sostiene  di pagare le tasse nel paesino  meticcio, grande più o meno quanto la provincia di Piacenza,  chiamato roboantemente Granducato, l’ultimo  esistente al mondo, indipendente da 150 anni oggi e nato, pare,   per evitare che quelli attorno si facessero la guerra.

Probabilmente fino a oggi i nostri ragazzi, che sappiamo non brillare quanto a istruzione, non ne supponevano neppure l’esistenza.

Dunque i lavoratori italiani contribuiscono    molto più al futuro della gioventù del loco che di quella italiana. Ma non c’è dubbio che alla diatriba di Vienna  tra il ministro dell’Interno Matteo Salvini e il collega lussemburghese degli Esteri Jean Asselborn,  così rispondono, pur con qualche distinguo.  Salvini si diceva contrario al fatto che l’immigrazione potesse essere usata dai Paesi più ricchi per sopperire alla mancanza di forza lavoro, Asselborn interrompeva ricordando dei molti italiani che tra inizio ‘900 e secondo dopoguerra emigrarono nel suo Paese per mantenere le loro famiglie in Italia. Omettendo che i nostri, muniti di permessi e documentati,   andavano a lavorare in miniera e magari sfruttati.  E, se osavano comportarsi male, venivano, giustamente,  rispediti immantinente al mittente.

Cosa che risulta  alquanto  difficile, a causa di    trattati aberranti paradossali e ossimorici,  obsoleti e superati dalla realtà,  che ormai tutti conosciamo, farlo oggi con chi viene da fuori e non rispetta  leggi e regole.

A proposito dei nostri  giovani   che fanno pochi figli il ministro dell’Interno, piaccia o non piaccia   sottolinea che    ” Ho sentito qualche collega dire che abbiamo bisogno di immigrati perché stiamo invecchiando. Ma io ho una prospettiva completamente diversa”. “Io penso di essere al governo e pagato dai miei cittadini per aiutare i giovani  a fare figli. E non per espiantare il meglio dei giovani africani e rimpiazzare i giovani europei”.

Come dargli torto? Non gode delle mie simpatie, ma in questo caso è nel giusto. Vorrei trovare un genitore italiano che non la pensa in tal guisa.

Ecco,  il ministrino  del lavoro di questo deve occuparsi. Di incentivare imprenditori indigeni e stranieri, acciocché trovino proficuo investire qui, per se stessi, la propria azienda e i lavoratori della medesima. Attraverso meccanismi appropriati, come un’adeguata riforma fiscale, e l’alleggerimento della burocrazia.  Invece di promettere elemosine  che possono giovare a un vecchio,  mai a un giovane che non si può e non si deve  adagiare ma trottare. E i ragazzi con la testa sulle spalle fanno figli quando sanno di poterli mantenere. Un circolo vizioso.

 

Il 15 settembre, 12 anni fa, ci lasciava la nostra concittadina. Memorial Oriana Fallaci.

“Basta ricordare ciò che Boumedienne (dal quale Ben Bella era stato destituito con un colpo di Stato tre anni dopo l’indipendenza dell’Algeria) disse nel 1974 dinanzi all’Assemblea delle Nazioni Unite: «Un giorno milioni di uomini abbandoneranno l’emisfero sud per irrompere nell’emisfero nord. E non certo da amici. Perché vi irromperanno per conquistarlo. E lo conquisteranno popolandolo coi loro figli. Sarà il ventre delle nostre donne a darci la vittoria” (Da “La Forza della Ragione”).

Carla Ceretelli

 

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l'insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de' Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro "Accademia del Diletto" di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l'opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

2 commenti

  1. Marco Bonavia

    Vorrei fare i complimenti a Carla (mi si permetta il confidencial) per il “chiarore” delle righe sopra riportate. Senza troppi giri ridondanti di Costituzione, antifascismo e fritture varie, ha tracciato un causa/effetto di lucida analisi e piacere agli occhi che scorrono!
    Cordialmente

    • carla ceretelli

      Grazie, Marco, per il gentilissimo commento, ovviamente molto gradito. Mi fa piacere se sono riuscita a esprimermi in modo da far comprendere esattamente il mio pensiero. Un caro saluto

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