Dell’Utri: non pietà ma rispetto della dignità

Si intravede, nella mancanza di un minimo di umanità, il timore di rimettere in discussione la normalità delle condanne per reati frutto della “creatività” giurisprudenzale.

di Nicola Cariglia | 11 dicembre 2017

Non pietà, ma rispetto per la propria dignità. E’ così assurda la richiesta di Marcello Dell’Utri, malato in carcere, che ha già scontato la maggior parte della pena? No, l’assurdo è che il Paese di Cesare Beccaria sia diventato il luogo in cui una simile richiesta sia considerata assurda. E che non lo sia diventato per caso, ma per una serie continua ed ininterrotta di aberrazioni che nessuno ha potuto fermare. Qualcuno non ne ha avuto la forza. Altri, purtroppo la maggioranza, perché è questa l’Italia che preferiscono: rancorosa, incattivita, ammaliata dalla parola d’ordine “più galera per tutti” (per tutti gli altri, ovviamente). E la politica, di cui pure l’ex numero uno di Publitalia ha fatto parte? Descritta con precisione chirurgica nella lettera che Dell’Utri ha inviato al Tempo, nella quale ammette di nutrire “più fiducia nella giustizia complessivamente intesa che nella politica”.

Impossibile dargli torto: è quella stessa politica che non seppe o volle consentire a Craxi di curarsi in Italia. E che per timore, ignavia o gaglioffaggine ha portato l’Italia a violare platealmente gli insegnamenti, in tema di giustizia, di Cesare Beccaria, dei quali, un tempo che appare sempre più remoto, ci dicevamo fieri.

Ma, purtroppo, c’è molto di più nel diniego a Dell’Utri di esercitare il suo diritto a curarsi (è bene ricordarlo che anche i condannati hanno i loro diritti oltre che la loro dignità che lo Stato deve tutelare). Non si può dimenticare, infatti, per quale reato Dell’Utri è stato condannato. Si tratta del “concorso esterno in associazione mafiosa”, una fattispecie non prevista autonomamente dal codice penale e fonte di polemiche mai sopite, e tornate di attualità dopo la sentenza della corte di giustizia europea sul caso di Bruno Contrada. Impossibile non intravedere, nella ostinata volontà di negare a Dell’Utri persino un minimo di umanità, una altrettanto ostinata volontà di sostenere la legittimità (e persino la normalità) delle condanne per reati frutto della “creatività” giurisprudenzale. I reati vaghi, è noto, sono fonte di discrezionalità e di potere. Ecco perché chi difende semplicemente i principi della civiltà giuridica è contrastato con tanta veemenza da coloro che difendono, in definitiva, la loro interpretazione della legge.

Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un'intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana. Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell'Aeroporto di Firenze. Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

6 commenti

  1. marzio siracusa

    Perché tanta meraviglia se i cattolici dai sessanta hanno dettato l’agenda devozionale per l’Italia incardinata sulla retorica dell’antifascismo e dell’antimafia? Ma lo vediamo chi è Grasso portato dall’antimafia alla seconda carica dello stato, mentre nella prima ci sta uno solo perché gli uccisero il fratello? Per un popolo allo sbando di devozione in devozione è una perdita di tempo anche votare perché alla fine ci governerà sempre l’ultima devozione.

  2. Paolo Francia

    il problema non mi pare sia il trattamento riservato a Dell’Utri, ma capire se questo trattamento si applichi a tutti coloro che si trovano in prigione, capire cioé se il trattamento sarebbe lo stesso se si trattasse di un qualsiasi signor Rossi.

  3. Claudio Fogazza

    fra sei mesi ci sarà il condono

  4. Franco Guerrazzi

    Caro Nicola, mi ricordo il congresso di Firenze , quando il Presidente Saragat disse : Abbiamo un parlamento formato da 70% di avvocati e non sono riusciti a fare la riforma dei codici, neppure dopo avergli mandato una lettera ……..ecc. ” Già allora avevamo un codice strapieno di leggi e leggine, riferimenti alle sentenze ecc,,,Ma leggi quadro come invocava il presidente non sono mai state fatte ed allora con milioni di leggi e leggine, chi riesce ad avere alle spalle un’ avvocato con ufficio super dotato riesce a farla franca quasi sempre in aggiunta ( quello che chiedeva sempre tuo fratello, ” la certezza della pena ” mai avuta anzi sconti su sconti e via di seguito hanno portato a vedere l’ Italia sprofondare in una legislazione approssimata, che spesso va non tanto a norma di legge ma a discrezione di chi ti giudica….e ora siamo arrivati ad inventarsi leggi per sentito dire come quella di cui sta scontando la pena Dell’Utri…..Ormai io non ci credo più che in Italia possa avere un codice con leggi quadro che ti determinano la condanna non per l’ interpretazione di questo o quel giudice , cioè che se un reato è perseguibile con X anni di pena lo deve essere sia a Palermo come a Milano e se non sono riusciti a farlo nella prima repubblica , quando in parlamento sedevano persone che davanti al nome avevano ON e conoscevano il proprio incarico e ci credevano, oggi che in Parlamento siedono una buona parte di persone che davanti al nome invece di On, hanno scritto € e che moltissimi non conoscono neppure la costituzione,,,,,ma dove vogliamo andare :::::::

  5. io mi vergogno ,tu ti vergogna egli si vergogna????

  6. Caro Nicola la storia è sempre la stessa. Io, che sono uomo di parte non posso dimenticare quella nefandezza del NON POTEVA NON SAPERE, applicata a Bettino Craxi, come ad altri come lui, al quale furono tra l’altro attribuire da personaggi di infimo ordine, ma utili allo scopo, favolose ricchezze, essendo a conoscenza di favolosi tesori nei paradisi fiscali che loro ovviamente devono aver praticato bene, per averne utilizzato i servizi.
    Ma questa è l’Italia dei giustizialisti politici verso l’avversario, sconfessati regolarmente dalla STORIA, quella tutta maiuscola, perché la cronaca farlocca da loro distribuita a piene mani, gli renderà pan per focaccia.
    Nessun sincero democratico ne gioisce ovviamente, perché queste strategie non hanno altro risultato che allontanare i più preparati dall’impegno e e dalla partecipazione attiva. Forse p proprio questo che vogliono: non consentire alla “virtù” come spiegava il filosofo molto più di duemila anni fa, di contribuire alla crescita morale, spirituale, civile della società in cui vive.
    Giampaolo Mercanzin

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