Decreto Sicurezza- Mattarella indica la rotta…… alla Consulta

La nota del Quirinale allegata al “Decreto Sicurezza” assomiglia molto ad un brogliaccio per ulteriori “indagini” di costituzionalità.

di Daniele Marchetti | 8 Ottobre 2018

Ride bene chi ride l’ultimo. E sul Decreto Sicurezza, ribattezzato “Decreto Salvini”,  l’ultimo non sembra aver ancora riso.

Certo, la firma del Presidente Mattarella, è un punto a favore del Ministro dell’Interno che il leader leghista ha voluto salutare con un poco elegante “prendi e porta a casa” a testimonianza della forte tensione e dei grandi timori maturati anche in casa “lumbard” sul possibile diniego del Quirinale.

E la firma del Presidente della Repubblica garantisce anche sulla inesistenza di evidenti e conclamati vizi di incostituzionalità nel provvedimento. Un (apparente) secondo goal per l’inquilino del Viminale deviato “sulla linea” dalla lettera che il Presidente ha voluto far seguire alla firma del testo.

Un istituto già utilizzato in passato ed in sé poco significativo eppure percepito subito e da tutti come dirompente per la forza e la portata politica.

Nessuna forzatura e neppure nessuna ingerenza del Colle. Piuttosto un appunto ideale, un richiamo allo spirito della Costituzione, al sentire dei Padri costituenti. Insomma un intervento iper-politico dalle molteplici sfaccettature tra le quali ne traspare una del tutto particolare ed insolita.

La nota del Quirinale allegata al “Decreto Sicurezza” assomiglia molto ad un brogliaccio per ulteriori “indagini” di costituzionalità. Quasi una traccia, una minuta, per la Consulta in un eventuale futuro (ma quasi certo) ricorso.

Una sorta di indicazione puntuale rivolta in prima istanza (ma con poca fiducia) al Parlamento affinché, in sede di conversione, provveda a migliorare il testo aprendo una riflessione sull’art. 10 della Costituzione. Ma soprattutto, un netto e chiaro programma di futuro lavoro per la Corte Costituzionale.

Ridere è bene. Farlo da ultimo è meglio.

Daniele Marchetti

 

 

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

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