Dario, Nardella per gli amici, esterna pensieri. Traballa la seggiolina di sindaco e anche lui tiene famiglia.

di Carla Ceretelli | 2 settembre 2018

Il sindaco di Firenze a “L’aria che tira” su la 7 dichiara con forza e aria austera  che  gli è propria e lo contraddistingue, rafforzata  dagli occhiali che offrono  aria professorale e autorevole, ma senza violino, che gli immigrati vanno accolti nel rispetto delle regole, con la certezza della pena e, se delinquono. Esorta inoltre  i magistrati  a non liberare spacciatori e ladri   presi  in flagranza di reato, dpo pochi giorni. Ma le carceri ridondano, si dice. Ebbene, dunque  il rimpatrio immediato, previsto , per altro dalla legge, risulta ancora più necessario.
Ma.. credevo che queste cosette fossero di destra. Ha sempre predicato accoglienza a tutti i costi per tutti, come i suoi sodali. Da quando Dario ha cambiato parere? Ah già siamo a meno di un anno dal voto. Ma , come è proprio di una certa sinistra, non dimentica di dare la frecciata di prammatica alle destre e al bieco Ministro dell’Interno. Infatti nelle sue parole c’è un sottile rimprovero al ministro  che non li  rimpatria in quattro e quattr’otto con la bacchetta magica. rob de matt.  Traballa  la seggiolina e anche lui tiene famiglia.
Ora,  Salvini non gode delle nostre simpatie per questioni che non starò elencare. Per i suoi modi,  atteggiamenti e comportamenti  eccessivi e  per continuare a fare il tribuno  della plebe in una campagna elettorale sfiancante. Ma , a onor del vero, non solo lui. Avendo un sacro rispetto delle istituzioni riterrei che un ministro svolgesse il suo ruolo e non continuasse in modo bipolare  e talvolta schizofrenico ad agire a mo’ di   leader di partito. Quale, per altro, è. E lo sarà ancor di più in un centro destra allargato se le cosette giudiziare si metteranno male per la lega che dovrà abbandonare simboli loghi e nomi. Ahinoi.
E anche per il suo essere in ogni dove, in ogni luogo in contemporanea saltellando fra i vari ministeri. Dal suo agli Esteri,  dalla Salute per approdare,  udite udite,  a  Palazzo Chigi che appare desolatamente vuoto di potere e dovere. Appare, perchè, si dice, il Premier sta lavorando alacremente ma in silenzio. Forse proponendosi per  un equilibrio dovuto e doveroso a un  governo slabbrato  e difenderlo dalla  ridondante loquela e la logorroica presenza ubicumque dei suoi due  esorbitanti vice. Ma ci sovviene   il fine dicitore, quello che ce l’ha con i poteri forti e il capitalismo, accompagnato dai  suoi monologhi cronistorici guizzanti attraverso Aristotele, Platone, Hegel, Marx. Ah, dimenticavo Gramsci.  Una delle ultime verbose e prolisse  affermazioni considera  l’ accoglienza del nuovo secolo/millennio  come deportazione di essere umani con concorrenza a ribasso nel mondo del lavoro che rende precario il futuro di giovani e vecchi, per quanto gliene rimane.  Fusaro dixit, e non a torto, stavolta.
Ho   ascoltato attentamente il Governatore ligure , cosa che non facevo perchè non mi era simpatico.. ma  qualche volta riesco anche a ragionare col cervello oltre che di pancia, dunque oggi ho questo atteggiamento benevolo nei suoi confronti.. lo vedo come cuscinetto fra e varie forze del cdx, che comunque sono in coalizione, per arginare gli eccessi della lega. Ho imparato a mie spese che i cambiamenti sono utili e talvolta necessari in politica ma anche nella vita in quanto cambia la realtà che ci circonda.  E bisogna stare al passo coi tempi e con la medesima. Come diceva Berlusconi , che è stato il mio mentore per anni, bisogna  saper modellarsi  a cucchiaio,  concavi o convessi a seconda di ciò che ci circonda. Il che non sempre  significa essere ondivaghi, anzi,  ma duttili e malleabili per  far prevalere il buon senso.
Ops, avevo detto di non dire ma ho detto.
Tornando al nostro, negli ultimi tempi Dario, realizzando  che il terreno gli scivola sotto i piedi,  molti lo stanno abbandonando e il suo partito sta scivolando  se non nel nulla nel poco, tanto da arrivare , nei sondaggi, a una  sbiadita cifra percentuale, si è dato una scrollata  e ha capito che i suoi concittadini sono su di giri.  In primis per una sensazione, ancorchè percettiva quanto si vuole,  di insicurezza che serpeggia senza sosta.  E anche, un tantinello,  per  il tranvai che dopo attese spasmodiche di alcuni lustri  crea tribolazione  fra chi amministra e chi è amministrato.  Si, quella che sta rendendo scomoda la vita specie in piazza Dalmazia e ogni tanto si ferma, insieme alla mancata sincronizzazione dei semafori.  Ma, giustamente, diamogli il tempo di andare a regime. Certo, dopo un ventennio circa ne hanno ben donde.
Non passa giorno che non si senta parlare di stupri da parte di immigrati che, poverini, sono giovani, poco o nullafecenti  e non sono proprio bene accolti dalle nostre ragazze. E, come dice qualcuno hanno gli ormoni a mille.  Non  a Firenze,  per ora, per carità, ma , come si dice da noi, meglioaveppaurachebuscanne.Vero è che ci pensano i nigeriani con le loro figliole, spesso minorenni tenute come schiave e i pusher, anche fra  loro molti minori che si trastullano in quel delle cascine, il nostro meraviglioso parco. Ma anche nelle nostre piazze storiche ormai appannaggio di extracomunitari variopinti che la fanno da padroni.
Siamo davvero esausti di ripetere la solita solfa,  anche per tema di essere accusati di razzismo.
Ma finalmente Dario è con noi e ci sentiamo sollevati.
Infatti si vanta di averne fatto arrestare uno come se fosse una grande conquista.
Carla Ceretelli
Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l'insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de' Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro "Accademia del Diletto" di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l'opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

2 commenti

  1. carla ceretelli

    Non sarei così severa verso l’uomo al quale non si possono imputare tutti i mali del mondo. Primo la patata bollente del tranvai ereditato dai suoi sodali. Quanto al maestrino dalla penna rossa, un po’ l’aria ce l’ha. Di sicuro non è un cattivo ragazzo, sicuramente non all’altezza di gestire la città. Una città piccola ma complessa e preziosa. L’eccessiva autostima spesso fa dei brutti scherzi. Quanto ai fiorentini e la loro consapevolezza ci stiamo attrezzando con un gruppo, Punto e a capo, che darà vita a una o più liste civiche con candidati che conoscono la città e i suoi problemi come le proprie tasche. Con una visione di insieme e programmi condivisi, oltre i partiti e oltre le ideolgie. Proposti da un gruppo di probi viri e scelti e nominati in assemblea. Così come, primus inter pares, il candidato sindaco.

  2. marzio siracusa

    Su Nardella come modello del democristiano per tutte le stagioni, si potrebbe scrivere un libro. Ma del personaggio interessa il suo approccio alla politica. Da musicista, non interessa se violinista di ottava o prima fila, egli è convinto che la musica sia scorciatoia per la spiritualità, e fin qua poco male, tanti lo credono e il mondo arranca lo stesso. Ma c’è un risvolto, da spiritualista dell’obbligo il nostro affronta la politica da pedagogo, egli non è sindaco di Firenze ma il pedagogo della città, tendenza perniciosa già solleticata dal suo mestrino Renzi, pure abbarbicati a Firenze come una mignatta. Come pedagogo di Firenze Nardella si è sforzato in questi anni di apparecchiare una città a suo dire vivibile, toccando l’annosa questione del traffico urbano. Lasciamo da parte la questione della stazione Foster prima accolta, poi rigettata, poi messa sotto silenzio. Parliamo allora della città ammanettata in una rete ferroviaria urbana del tutto insensata, progettata e voluta da consulenti stranieri a cui i fiorentini si sono assoggettati e si assoggettano. Gli studiosi del traffico urbano dalla cittadina alla metropoli sanno che più si interviene con linee di comunicazione, cavalcavia, sotto passaggi e le sciagurate autostrade urbane, più il traffico cresce fino a intasarsi, a maggior ragione in una città di sfaccendati levantini come Firenze, piena di pensionati/e e ragazzotti/e dediti al parassitismo del terziario turistico, sempre con una ragione spesso vuota per girellare in auto o motorino o altro, pur di essere altrove da se stessi, malattia non certo fiorentina ma che nella patria delle bellezze occidentali cova vigorosi focolai. Nardella, spiritualista dell’obbligo, è lontano mille miglia da comprendere tutto ciò, dal comprendere che Firenze ha bisogno fi una politica di spegnimento generalizzato, evitando ovviamente che lo spegnimento coniughi il declino. Una prospettiva quindi difficilissima, quasi irrealizzabile, ma che richiedeva un approccio tutt’altro che pedagogico e impositivo di modelli urbanistici altrui e estranei alla città. Nardella, di cui non nego la buona fede, non lo ha capito. Vedremo se alle prossime elezioni lo capiranno i fiorentini. Ma ne dubito.

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