Dai sacchetti bio alla disfatta del canone TV

Tutti sanno tutto di tutto e più sanno e meno comprendono la vera ragione del contendere.

di Carla Ceretelli | 8 gennaio 2018

Il clou tormentone della settimana è stato  indubbiamente il sacchetto. Ma l’week end ci offre ben altro. Udite udite, la debacle del canone TV sulle bollette.

Naturalmente il paese si spacca in due. I detrattori digrignano i denti, i sostenitori plaudono alla solenne iniziativa.

Noi che stiamo sempre nel mezzo, non da democristiani ma da liberali, analizziamo entrambe le posizioni.

Matteo sente il terreno che scivola sotto i piedi e cerca, umanamente,  di correre ai ripari. Sarà un boomerang?

Ma in politica nulla si crea e nulla si distrugge tutto si trasforma.

Dopo la mazzata dei sacchetti che ha portato l’ex premier al centro dell’attenzione, evitiamo di esaltare il magno tormentone. Che tanto tutti sanno tutto di tutto e più sanno e meno comprendono la vera ragione del contendere.  Matteo dunque  si è svegliato con la lampadina accesa. In testa. Eureka!

Alla ricerca del voto perduto gatton gattoni è la parola d’ordine, la password,  per rientrare in gioco dopo la squalifica  e l’anno di purificazione.

A chi sostiene  il contrario ricordo che in politica non finisce mai nessuno, della serie a volte ritornano. Inceronati, rivisti e corretti, invecchiati tardoni riesumati, ma ritornano.

“La tv pubblica deve essere un diritto dei cittadini”  tuona dal Nazareno in seduta semisegreta, comunque riservata. Un rilancio clamoroso contro una “brutta tassa”. Ma in realtà anche una sfida a quello che considera il principale avversario della prossima sfida elettorale, il vecchio. Cercando di  riequilibrare la pubblicità con Mediaset. La notizia è succulenta,  ma non  si può fare harakiri.  Nella prossima legislatura, auspicabile.   Ma senza farne vessillo di liberalità elettorale. Sta perdendo terreno e si attacca alle funi del cielo e improvvisa dimostrando di non avere idee chiare.  Tante ma confuse. E poi si dice dei penta. A meno che non si stia adeguando per una ipotetica allucinante  coalizione. Orrore!

Ma Calenda, una delle persone di buon senso, e ce ne sono poche nello scenario politico, dice quel che pensano tutti.  Le persone equilibrate, naturalmente. “Sarebbe una presa in giro”.

“Spero che l’idea di abolire il canone Rai sostituendolo con un finanziamento dello Stato non sia la proposta del Pd per la campagna elettorale come riportato da Repubblica. I soldi dello Stato sono i soldi dei cittadini e dunque sarebbe solo una partita (presa) di (in) giro”.

Il segretario della Commissione Vigilanza RAI Anzaldi, risponde piccato.

“Caro Calenda, se tagliamo 1,5 mld spesa pubblica ed eliminiamo canone Rai i cittadini pagano meno. Altro che presa in giro:serve processo modernizzazione ed eliminazione sprechi unici in panorama tv con risparmio immediato 500mila euro. Far risparmiare cittadini come con stop Imu”

Dunque non  il paese è diviso,  nella fattispecie, dato che l’imposizione legata ai consumi di ben altro spessore non piace a nessuno, ma la stessa maggioranza.

Anche  l’Usigrai esordisce: “E puntuale come un orologio svizzero parte la campagna elettorale e arriva l’attacco alla Rai,  un copione che si ripete da anni. Segnaliamo che laddove si è abolito il canone, il Servizio Pubblico è stato fortemente ridimensionato. A tutto vantaggio dei privati. Se questo è l’obiettivo basta dichiararlo apertamente”.

E auspica una presa di posizione dai vertici a difesa dell’auotonomia e del futuro dell’azienda.

Benedetto Della Vedova ambirebbe ad abolire alzando tetti di pubblicità con  progressiva privatizzazione e  servizio pubblico riconosciuto a chiunque lo svolga.

Dal canto suo il penta Fico, presidente della commissione vigilanza Rai,  la definisce proposta propagandistica. Stavolta a giusta ragione, ma  ha scoperto l’acqua calda.

Comunque vada una nuova sinistra è già nata, quella dei doveri e non solo dei diritti.

E non dimentichiamo, a margine, che il vecchio e il giovane stavano per convolare. A volte i fuoco si rifocilla e ritorna ad ardere, magari anche per convenienza.

Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l'insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de' Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro "Accademia del Diletto" di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l'opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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