Coreografia terminale

Lui ha avuto un raro momento di commozione. Una sola lacrima per quel segreto che rivelerà a breve alla moglie ed ai figli (il coming out più duro che c’è).

di Redazione Pensalibero.it | 4 dicembre 2017

Solitamente sto attenta a non rovinare la coreografia. Due gambe che (senza elargire facile spettacolo) cercano di conciliare una gonna, scarpe scomode e l’uscita da un’automobile bassa e sportiva, sono tra i riferimenti più solidi dell’immaginario maschile e non possono rimanere irrealizzati. Ecco che per ragioni biecamente commerciali (nell’interesse della casa di consulenza) quando vado da quel leone del “cummenda” mi perito di essere in tono con la sua bella sportivona rossa alta trenta centimetri dal suolo. Dopotutto, è un adorabile (vecchio) cliente che (ormai) gode solo con gli occhi. L’altra mattina però, non ce l’ho fatta, parlo della coreografia a cui l’ho abituato. Ho tradito lo spettacolino con un paio di pantaloni grigi, delle stringate nere e un cappottone lungo-lungo. La coreografia s’è piegata al gelo. Ma non sono così insensibile da esagerare. Ho quantomeno mantenuto alto l’onore della casa scegliendo un tailleur pantalone attillato con giacca fascinate (e corta): ha avuto modo di guardarmi il sedere dopo avermi aperto la porta della sala riunioni. E mi ha sicuramente perdonata.
Dopodiché in riunione, con avvocati, consulenti e figli al capezzale, perché il re della savana s’appresta a lasciare il trono. Ha concordato percorsi, deleghe e i tempi che scandiranno il veloce passaggio di consegne alla sua discendenza. Con sorpresa, lo ha fatto con animo (apparentemente) sereno e (stranamente) ottimista verso quelli che fino a ieri erano solo dei “pirla”. A fine riunione s’è lasciato andare a qualche rimembranza mentre il più giovane dei tre, euforico per tanta inaspettata paterna considerazione, ha perfino abbozzato (nel gelido silenzio generale) qualche idea futuristica. Trattasi di quel figlio che tempo addietro aveva bombato una segretaria. Una molto carina. Della mia età (anagraficamente un paio d’anni più grande di lui, emotivamente più grande di una dozzina). Storia finita dopo sei mesi. Lei ora a Londra a lavorare da un avvocato lui qui, pronto a nuovi giri di giostra.
A pranzo, il vecchio mi ha portata al solito ristorante di gran moda (per quello che può essere un ristorante da quelle parti). Ancora una volta transitava tra i tavoli felice dell’equivoco che una trentenne poteva generare accanto a lui. Di lavoro abbiamo parlato poco. Dopo aver raccontato un paio di barzellette, aver descritto la nuova barca e aver accennato ad alcune avventure galanti di amici (per vedere se suscitavano una qualche spinta emulativa nella sottoscritta), ha introdotto la variabile della sua salute. Questione mai trattata prima, né con me, né con i figli, tantomeno in azienda. Da quello che diceva, appariva una variabile molto poco variabile. Molto poco risolvibile. Molto poco dilazionabile. Molto poco gestibile. Molto poco tutto.
Così ho capito il perché, da parte del vecchio, di tanto (enfatico) ottimismo e tanta (falsissima) pubblica fiducia nei figli: hanno smesso di essere dei pirla ed hanno anche smesso di essere degli incompetenti perché (senza saperlo ancora) sono già rimasti soli.
L’anno scorso, dopo una riunione lunghissima, si mise a parlare di me con me. Disse che ero troppo maliziosa per essere una donna fedele, troppo intelligente per essere sincera, troppo quadrata per essere sleale. Tra le tante persone con cui ho avuto a che fare, la sua sintesi è stata una delle più efficaci. Mentre mi raccontava di quello che lo aspettava, ho scostato un bicchiere e gli ho preso la mano. È stato il mio primo (e credo sarà l’unico) contatto fisico con lui. Mentre il proprietario del ristorante (loquace e malizioso quanto un giornalista) ed i conoscenti dei tavoli limitrofi si gustavano la prova della nostra (presunta) relazione, lui ha avuto un raro momento di commozione. Una sola lacrima per quel segreto che rivelerà a breve alla moglie ed ai figli (il coming out più duro che c’è).
Ho sussurrato che ci saremo rivisti alla prossima assemblea dei soci. Mi ha solo guardata e senza parole ha detto che aveva visto giusto: sono bugiarda; sono infedele perché lavorerei per chiunque paghi bene; leale perché ero lì, in quel momento.
Stasera, gran festa danzante. Io sexy, anche in onore d’un vecchio leone

Florenza Carsi

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