Corea del Nord: la Cina tra sanzioni e fastidi geopolitici

di Redazione Pensalibero.it | 6 novembre 2017

Il ruolo della Cina per la sopravvivenza della Corea del Nord negli scorsi decenni è stato determinante: Pechino è tuttora il principale fornitore di cibo e materie prime, soprattutto energia.

Le ragioni alla base del continuo supporto nei confronti di Pyongyang sono molteplici. Non c’è solo il sentimento filiale che sia il governo cinese sia la popolazione hanno sempre provato nei confronti del popolo nordcoreano, ma principalmente la volontà di evitare una crisi politica in un Paese confinante. In particolare, un eventuale esodo di profughi lungo un confine terrestre di quasi 1500 chilometri costituirebbe una vera e propria calamità per Pechino.

Già dal 2006, la Cina – appoggiando nel Consiglio di sicurezza dell’Onu la risoluzione 1717 che prevedeva sanzioni a seguito di un test nucleare -, mostra una sempre maggiore insofferenza nei confronti della politica nordcoreana, pur mantenendo una distanza rispetto all’interpretazione occidentale. L’atteggiamento di Pechino è stato tuttavia ambivalente. Come nel 2014 e nel 2015, quando ha criticato una dettagliata relazione di abusi dei diritti umani nel Paese vicino: documento che arrivava a delineare dei veri e propri crimini contro l’umanità in Corea del Nord. O nel 2017, quando la risoluzione 2375 delle Nazioni Unite è stata modificata eliminando l’embargo petrolifero e altre misure proprio dietro esplicite pressioni cinesi.

Misure di facciata?
Molti analisti sostengono che anche le restrizioni commerciali approvate da Pechino siano in realtà state aggirate in tutti questi anni. La reale capacità delle sanzioni economiche è stata messa più volte in discussione, nel caso nordcoreano un eventuale inasprimento dei blocchi economici avrebbe innanzitutto una forte ripercussione sulla popolazione civile, ma potrebbe non bastare per piegare il regime di Pyongyang. Leggi tutto:
http://www.affarinternazionali.it/2017/11/corea-impasse-cina/

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