Convenienza: consumi ed ambiente. Il caso Amazon

di Vincenzo Donvito | 3 Dic 2018

Nel pieno dell’orgia dei consumi, dopo il black friday e il Cyber monday e avvicinandosi la riscossione delle tredicesime e le vacanze di fine anno, e della Befana, alla vigilia dei saldi e gli acquisti per carnevale, etc etc… la funzione svolta dai colossi del commercio online è determinante: per le nostre scelte, per il commercio, per le produzioni, per il lavoro e – cenerentola – l’ambiente.
Partiamo da uno dei tanti casi che, nella fattispecie, ci ha coinvolti direttamente (1): l’acquisto di cialde da caffè per la macchinetta che abbiamo nella nostra sede nazionale, a Firenze. Passata la buriana dello scorso fine settimana (Black friday e Cyber Monday), che abbiamo volutamente ignorato per non restare magari vittime dell’eccessivo intasamento, abbiamo ordinato le nostre cialde. Tramite Amazon costano quasi un terzo meno che non in un negozio specializzato che c’é in una strada qui accanto. Individuato il prodotto, lunedì 25 novembre ne acquistiamo tre confezioni di diverse tipologie (stesso produttore, stesso magazzino, stessa disponibilità). Servizio “Prime” (consegna veloce), ci viene detto che ci arriveranno venerdì 30 novembre. Bene. Ma il servizio di tracciamento della spedizione via mail ci dice, già nel pomeriggio di lunedì 25, che uno dei pacchi è già partito; e infatti il giorno dopo di primissima mattina martedì 26 novembre, ci viene consegnato dal corriere un pacco con una delle tre confezioni. A quel punto ci aspettavamo altri due pacchi, ma ne arriva solo un altro con due confezioni giovedì 29. Ordine complessivo di consegna, senza nessun problema di conformità e integrità dei prodotti, effettuato con un giorno di anticipo. Dovremmo essere più che soddisfatti? Amazon, meravigliosa efficienza? Se guardiamo il mero rapporto dare/avere, il tutto è ineccepibile. Ma l’economia, a differenza di quanto di viene fatto credere da pubblicità e risultati scintillanti e strepitosi, non è una scienza astratta e avulsa dal complesso della nostra quotidianità. Anzi: è la scienza di un complesso sistema di produzione, distribuzione e consumo. Scienza, a monte e a valle della quale, c’è un mondo pulsante che include tutte le altre scienze, fisiche, sociali ed umane. Senza le quali, o per il cattivo funzionamento delle stesse, i risvolti sulla nostra individualità (culturale, fisica, sociale ed economica)
possono portare ad effetti opposti rispetto a quelli desiderati, auspicati e promessi. Fino a poco tempo fa, i pochi che si interessavano di questi risvolti ritenevano che gli effetti fossero molto in là nel tempo e, comunque correttibili in corso d’opera, in modo tale che i loro probabili effetti deleteri potessero essere annullati. I pochi che si interessano continuano ad esser tali, ma il “molto in là nel tempo”, si è velocemente modificato: il tempo è già oggi e – non è una battuta – è già diventato ieri. Con l’aggravante che i “pochi che si interessano” hanno sempre più difficoltà a farlo, dovendo confrontarsi in modo duro (fino al contrasto) con poteri esecutivi che sono sempre più ostili visto che hanno concentrato le loro attenzioni sullo “stretto oggi” e con radi interessi al domani. Tra questi poteri esecutivi si annoverano essenzialmente quelli cosiddetti sovranisti (Usa e Brasile, per parlare dei grandi, fino alla nostra Italia ed altri Paesi Ue), cioè tutti quelli che, dietro lo slogan trumpiano “America first” hanno provveduto, sempre con lo stesso aggettivo “first” solo a sostituire il nome della propria nazione.
Fatta questa premessa del contesto politico globale in cui viaggiano questi nostri pacchi di cialde di caffè, torniamo ai nostri lidi e alle nostre economie di zona. Che, per l’appunto, non sono avulse da questo contesto, ma la logica e semplice conseguenza delle stesse.
Prima domanda. Amazon ha speso di più nell’inviarci due pacchi invece di uno? In economia domestica sembrerebbe di sì. Ma in questa economia (che chiameremo come “estranea al domani”) sembra proprio di no: i costi dell’interruzione di un meccanismo automatizzato, basato sulla immediata disponibilità dei servizi per la soddisfazione della domanda, sembra che siano maggiori della logica; cioè due confezionamenti di uno stesso ordine, due consegne a due corrieri, che fanno due viaggi e due consegne, grazie all’automatizzazione costano meno di un confezionamento, un corriere, un viaggio e una consegna. E’ molto probabile. Non solo. Ma scambiando alcune opinioni coi diversi fattorini/corrieri che sono venuti a fare le consegne, la risposta è stata: se la consegna è unica, noi avremmo meno lavoro, e guadagneremmo meno.
Qui si aprono due scenari: lavoro e ambiente.
Per il primo, il lavoro dei fattorini/corrieri, una risposta – semplice ed immediata su cui non ci dilunghiamo – è stata: potreste lavorare quattro ore invece di otto, ovviamente con la stessa remunerazione. I fattorini ci hanno fatto un sorriso come quello che si rivolge ai sognatori un po’ imbecilli. Dovevano correre per fare altre consegne, e non abbiamo approfondito.
Per il secondo, ambiente, ci viene da pensare all’impatto ambientale di questo doppio ciclo di presa in carico e soddisfazione dell’ordine, impatto che ovviamente sarebbe stato meno della metà nel caso in cui il ciclo fosse stato unico. Parliamo di consumi energetici per trasporto e produzione dei materiali di confezionamento, nonché le materie prime per la produzione di questi ultimi, oltre agli annessi e connessi legati a ciclo produttivo, ciclo di commercializzazione, ciclo di usi consumi e trattamento/riciclaggio dei relativi rifiuti. Piccoli numeri insignificanti e riassorbibili dalle capacità tecnologiche dei cicli umani di produzione? Non proprio, visto che questi piccoli numeri sono diventati grandi per la quantità, e visto quello che sta accadendo nella nostra quotidianità, particolare e globale: l’invivibilità urbana per inquinamento ed intasamenti di ogni tipo, i disastri naturali più o meno prevedibili ma che sicuramente ci vedono incapaci per farvi fronte, per negligenza e superficialità di prevenzione nonché incapacità e insufficienza di quello che – ormai impropriamente – possiamo chiamare pronto soccorso.
Tutto da approfondire e da filtrare con parametri scientifici. Noi, per ora, facciamo da osservatori e segnalatori. A maggior ragione in quanto associazione per i diritti dei consumatori: non ci accontentiamo di portare a casa il prodotto a prezzo più basso possibile e nel minor tempo possibile, con la garanzia che non siano una fregatura, ma siccome cerchiamo anche qualità (specifica e generale della nostra vita e di quella dei nostri figli) non impediamo ai nostri cinque sensi di non funzionare a menadito. Sostenibilità? No, non basta più. Troppo poco. Ci vogliono alternative, cioè non cose che siano accettabili (sostenibilità) ma che facciano funzionare il tutto in modo diverso. I modelli ci sembra che ci siano. Hanno un costo che dovremmo aggiungere a quelli che già sosteniamo. Ma visto che questi ultimi tendono sempre di più al ribasso (con anche, spesso, il peggioramento della qualità), siamo sicuri che questo ribasso sia quello che ci serve?
Per ora apriamo una porta e siamo inondanti di voci urlanti e declamanti in questa direzione e in direzioni opposte. Noi intendiamo passare ai fatti, anche se dovremmo compare le cialde del caffè ad un prezzo maggiore e calcolare tempi diversi per averle a nostro uso e consumo.

1 . ce ne siamo anche già occupati con questo articolo: https://www.aduc.it/articolo/low+cost+luci+ombre_28703.php

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

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