Il controllo sull’export italiano di equipaggiamento militare

di Redazione Pensalibero.it | 2 gennaio 2018

Una recente inchiesta del New York Times ha riportato l’attenzione sulla vendita all’Arabia Saudita di bombe aeree prodotte in Italia. In realtà, quello che è stato presentato come uno scoop non fa altro che riproporre in modo più accattivante quanto già mostrato in un servizio televisivo de Le Iene nell’ottobre 2016 e poi ripreso dalla stampa nazionale, oltre che in interrogazioni parlamentari.

In questo caso, al di là dell’informazione sulle reali esportazioni di equipaggiamenti militari, vi sono due accuse non provate che, anche a causa dell’inizio della campagna elettorale in Italia, rischiano di innescare una polemica esclusivamente politica: 1) l’Italia sarebbe uno dei principali esportatori di armamenti verso l’Arabia Saudita; 2) l’Italia sarebbe complice di operazioni poco trasparenti e lo Stato parteciperebbe attivamente alle esportazioni.

I dati e la trasparenza dell’export militare saudita, non soggetto a restrizioni
Secondo l’autorevole Sipri di Stoccolma, l’Arabia Saudita è stata nel periodo 2012-16 il secondo importatore di armi nel mondo, dopo l’India, con l’8,2%, di cui il 52% dagli Stati Uniti, il 27% dal Regno Unito, il 4,2% dalla Spagna, il 4,1% dalla Francia, il 2% dal Canada, l’1,9% dalla Germania e l’1,3% dall’Italia. Ma, secondo l’inglese Ihs-Jane’s, già nel 2014 l’Arabia Saudita sarebbe diventata il primo importatore mondiale e nel 2015 avrebbe acquistato 9.8 miliardi di dollari di armamenti.

Quanto al futuro, il presidente Usa Donald Trump, nella visita a Riad dello scorso maggio, ha stipulato accordi per vendere ai sauditi 110 miliardi di dollari di equipaggiamenti militari nei prossimi anni. D’altra parte, l’Arabia Saudita non è sottoposta ad alcuna restrizione o embargo da parte dell’Onu e dell’Unione europea ed anzi è un prezioso alleato finanziario e militare in moltissimi missioni internazionali di stabilizzazione di aree di crisi e contrasto al terrorismo

Quanto alla scarsa trasparenza, tutte le esportazioni risultano autorizzate e le relative informazioni puntualmente riportate nella relazione annuale al Parlamento, con un livello di dettagli unico al mondo. L’associare poi le immagini di auto dei carabinieri e di mezzi dei vigili del fuoco, impegnati in servizi di scorta e di sorveglianza, al presunto coinvolgimento dello Stato italiano è semplicemente ridicolo: trattandosi di esplosivi, ci mancherebbe solo che non fossero controllati dalle autorità. Leggi tutto: http://www.affarinternazionali.it/2017/12/controllo-export-italiano-militare/

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