Come sconfiggere il populismo

Da Molinella, in un convegno su riformismo e socialdemocrazie europee, appello di Macaluso alle giovani generazioni: reagite al populismo con i valori del socialismo democratico.

di Giancarlo Magni | 18 Novembre 2018

L’occasione era perfetta per un “amarcord” di pochi, sparuti nostalgici. Portavano a questa conclusione sia il tema del convegno, “Il riformismo italiano e le socialdemocrazie europee” sia i protagonisti, i dirigenti della cooperativa Giuseppe Massarenti di Molinella, il segretario della locale Unione Socialdemocratica, un movimento politico che in zona è sopravvissuto alla Prima Repubblica, e Emanuele Macaluso, senatore e deputato, leader storico della corrente “migliorista” del PCI da sempre attento alla storia e all’evoluzione del socialismo europeo. 

Invece niente di tutto questo. 

La prima sorpresa è stata il teatro. Nonostante una scenografia da anni ’50, la sala era gremita con una presenza giovanile assolutamente non trascurabile. Poi gli interventi di Massimo Bevilacqua, Fabrizio Rovatti, Enea Giacomelli, dirigenti a vario titolo, del movimento cooperativo e dell’Unione Socialdemocratica Molinellese, e, soprattutto, di Emanuele Macaluso, 95 anni portati alla grande, che ha parlato, a braccio, per quasi un’ora, con una lucidità e una profondità da fare invidia alla stragrande maggioranza della nostra attuale classe politica. 

La parte iniziale del convegno è stata dedicata al ricordo di Giuseppe Massarenti e alle idee e ai valori che ad inizio del secolo scorso ispirarono la sua azione politica a favore degli operai e dei braccianti della zona. Lavoro e istruzione erano i diritti per cui lottare, solo attraverso questi infatti un uomo poteva conquistare la sua dignità ma questi diritti non dovevano mai essere disgiunti dal dovere di svolgere al meglio il proprio lavoro, anzi proprio questa era la base irrinunciabile per l’affermazione di quei diritti. Un’impostazione tipicamente riformista da cui poi è partito Macaluso per un’analisi sul presente e soprattutto per alcune indicazioni per il futuro. 

È stata la sua una vera e propria lezione di vita e di pensiero, tutta rivolta alle giovani generazioni. Netto il rifiuto del quadro politico attuale dove la fanno da padroni atteggiamenti ed ideologie che sono lontane mille miglia dai valori e dal pensiero dell’umanesimo  socialista. La situazione italiana, per Macaluso, è un unicum in Europa dove sovranismo e populismo pur essendo presenti non sono riusciti ad essere maggioranza e a guidare il Paese. Anomala la nostra situazione politica anche per quanto riguarda la sinistra, ormai ridotta ai minimi termini. Eppure, per l’esponente riformista, la situazione non è assolutamente persa. È indispensabile, oltre che combattere il populismo a livello istituzionale, tornare fra la gente, farsi carico dei problemi quotidiani, contrastare sul terreno concreto, ad iniziare dalle questioni più difficili, come può essere quella dell’immigrazione, la perdita di valori umani e civili che sembra caratterizzare il momento attuale. Su questa strada guida ed esempio possono essere proprio coloro che in passato, come Massarenti, hanno lottato per l’affermazione dei diritti dei ceti meno abbienti. Ma della loro lotta bisogna cogliere i principi ispiratori, la tensione ideale verso una vita migliore e più giusta, ed aggiornarla ai tempi attuali. Le ricette del passato non possono più essere la risposta ai problemi di oggi. Soprattutto bisogna declinare in modo nuovo quel welfare che pure ha avuto un ruolo importantissimo per il progresso sociale e civile. E protagonisti di questa nuova stagione della sinistra devono essere i giovani che devono imparare a lottare per conquistare i loro diritti e il loro spazio nella società. Non bisogna aspettarsi nessuna elargizione, i diritti per essere concreti, reali e duraturi devono essere conquistati. Come in America dove contro il populismo di Trump si stanno mobilitando, e lo hanno dimostrato le ultime elezioni di mezzo termine,  centinaia di giovani e di donne che in alcuni casi sono riuscite anche ad entrare nelle istituzioni. 

In definitiva, per Macaluso, non bisogna avere paura di richiamarsi ai valori che sono stati del socialismo democratico in Europa, valori che devono essere rielaborati e riproposti in rapporto al mondo di oggi. Infine, uno sguardo al PD e al confronto in vista del congresso. Basta con un dibattito tutto centrato sulle persone e sulle possibili leadership, la battaglia deve essere su linee politiche diverse che poi devono essere portate all’interno della società. Limitarsi a scegliere un segretario, che poi sceglie le persone a lui più fedeli, non porta da nessuna parte.

Giancarlo Magni

Giancarlo Magni, giornalista professionista, ha seguito per anni, a Roma, la vita politico-parlamentare. Ha lavorato nella carta stampata, nelle radio e nelle TV. Ha collaborato con la Nuova Eri e con il RadioCorriere. In Rai, e' stato prima alla redazione del TGR della Liguria e poi al TGR della Toscana, dove ha ricoperto la carica di Vice Capo Redattore. Attualmente è VicePresidente del Comitato Regionale per le Comunicazioni della Regione Toscana. Fa parte del Comitato Direttivo della Fondazione "F. Turati", una Onlus che opera in Toscana, Lazio e Puglia e che gestisce Centri di Riabilitazione, Rsa, Centri per disabili e strutture per persone in stato vegetativo permanente e per malati di Alzheimer.

2 commenti

  1. Caro Gianfranco,

    ha ammesso l’errore dei postcomunisti di non abbracciare la socialdemocrazia una volta resisi evidenti gli errori del comunismo (ovviamente senza rinnegare l’esperienza, ma motivandola, a livello personale con la volontà di lottare per i braccianti e i minatori siciliani). Ed ha reso omaggio a Massarenti ed anche a Saragat. Inoltre ha fatto un ottimo discorso riguardo al presente. Mi contenterei…

  2. Gian Franco Orsini

    Mi iscrissi alla sezione giovanile del PSLI a 17 anni nel 1948. I miei giovani compagni mi elessero segretario amministrativo. Nella sede del PSLI conobbi i principi della socialdemocrazia e cominciai ad amarla. Conobbi il sen. Gaetano Pieraccini e dalla sua viva voce appresi che già allora la sinistra DC preferiva colloquiare col PCI piuttosto che con i socialdemocratici. Non per nulla i resti del PCI e della DC hanno poi fondato il PD. I cui risultati dell’azione politica sono sotto gli occhi di tutti. In quel periodo appresi dell’esistenza della mitica Molinella sperduta isola socialdemocratica nella già comunista Emilia-Romagna,ciò accadde per la predicazione di Giuseppe Masserenti. Premesso questo spero che il vegliardo Emanuele Macaluso, da sempre appartenente ad un partito che nel 1948 chiamava i socialdemocratici socialtraditori e che dove i comunisti avavano il potere perseguitavano fisicamente i socialdemocratici, abbia almeno chiesto scusa ai presenti per il comportamento dei comunisti nei confronti dei socialdemocratici. Questo perchè i giovani sappiano come sono andate le cose nel passato. Se si nasconde il passato non si può lamentarsi oggi del cosiddetto populismo. Se oggi la socialdemocrazia in Italia è un idea da convegni per pochi intimi lo si deve alla ostilità pluridecennale dei comunisti verso i socialdemocratici.

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