Cipro: il vicolo cieco della riunificazione

Il conflitto a Cipro è tra i più antichi dell’epoca post coloniale, ed è l’unico all’interno dell’Unione europea.

di Nathalie Tocci | 10 agosto 2017

Pensavo che questa volta sarebbe andata diversamente. Pensavo che per la prima volta da quel lontano 1963, un allineamento delle stelle, più unico che raro, avrebbe permesso una riconciliazione a Cipro.

Sbagliavo.

Quando il 7 luglio a Crans Montana, in Svizzera, il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres entrò in conferenza stampa dichiarando con tono sommesso che i negoziati si erano interrotti senza un accordo, mi sono posta una domanda scomoda: siamo giunti alla fine di un vicolo cieco a Cipro?

Il conflitto a Cipro è tra i più antichi dell’epoca post coloniale, ed è l’unico all’interno dell’Unione europea. Quel delicato compromesso costituzionale raggiunto nel 1960 che prevedeva un’eguaglianza politica tra greco-ciprioti e turco-ciprioti, e garanzie di sicurezze – con un sapore tutto coloniale – di Grecia, Turchia e Regno Unito, durò solo tre anni.

Nel 1963, gli articoli consociativi della Costituzione cipriota furono violati da parte greco-cipriota, dando via ad una stagione di violenza intercomunale. Nel 1974, a seguito di un colpo di stato militare greco sull’isola di Afrodite, la Turchia intervenne militarmente, occupando il 37% della parte settentrionale del Paese. Quell’occupazione dura ancora oggi. Dalla fine degli anni ‘70, ogni segretario generale dell’Onu si è speso sul conflitto cipriota. Innumerevoli gli inviati speciali che speravano di chiudere in bellezza le loro carriere per ritrovarsi immancabilmente con un pugno di mosche in mano. L’inviato dell’Onu Espen Barthe Eide è l’ultima tra queste vittime. Leggi tutto:

http://www.affarinternazionali.it/2017/07/riunificazione-cipro-vicolo-cieco/

Nathalie Tocci è vicedirettore dello IAI.

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