Quando ci faranno sapere a che serve l’istruzione?

di Franco Luceri | 9 ottobre 2017

Non c’è solo un abisso di spessore culturale fra i vecchi maestri Platone e Pitagora poco più che contadini, e gli attuali scienziati cacciatori di galassie e dominatori dell’universo; ma anche nel livello di civiltà che ne è derivato.

Gli scienziati “caricatura” di ieri, (alfabetizzati a casaccio: Socrate confessava umilmente “e che so io”?) ci hanno regalato un modello di civiltà millenaria da cui nessun umano potrà mai prescindere. Mentre gli scienziati veri di oggi, dal sapere sconfinato, ci hanno infilato in una civiltà caricatura da cui c’è il serio rischio che si esca tutti in orizzontale.

Ci hanno liberato dal “disordine dinamico” della natura, (gli addetti ai lavori chiamano così il pianeta Terra) ma per sequestrarci in un ordine mondiale affidato ai soliti quattro tiranni di fiducia, mutuati pari pari in “democrazia”: ignoranza, fame, malattia, e guerra a tempo indeterminato, posto che i vecchi intervalli fra una guerra e la successiva, da sempre definiti armistizio e pace, oggi sono “utilmente” occupati dal terrorismo mondiale che impedisce pericolose infiltrazioni di pace o quanto meno sicurezza fra due guerre.

Al punto in cui siamo, non so se i padri della filosofia pre e post socratica sono felici di averci aiutato a sapere sempre più e sempre meglio come staccare, spaccare, innestare, trapiantare, concimare e conservare vivo un capello anche su un defunto e su un pianeta già morto; o se si rivoltano quotidianamente nella tomba osservando che capiamo sempre meno e sempre peggio come liberare da l’inferno terreno ormai culturalmente indotto popoli e Stati.

Gramsci diceva che “la maggior parte degli uomini sono filosofi in quanto operano praticamente e nel loro pratico operare è contenuta implicitamente una concezione del mondo, una filosofia”. Ora sarebbe bello sapere come il filosofo Gramsci considera i suoi colleghi di oggi, il cui “pratico operare” è bere caffè, battere tasti al computer, guidare l’auto, lavarsi le mani prima e i denti dopo i pasti, fumare una sigaretta. Ma un martello per piantare un chiodo, e puntellare una casa che rischia il crollo, mai.

Quindi, attribuire alla politica anche i guasti della cultura è una autentica truffa. La politica democratica è una pietanza semplice come l’uovo lesso. Chiunque governi, non può moltiplicare le risorse naturali né mai cambiare gli “ingredienti umani”, cioè le classi sociali, a cui servono secoli di cultura per migliorarne la qualità.

E che non sia la politica a fare la differenza, lo deduciamo dal fatto che passando di getto dal comunismo al liberismo avrebbero dovuto fallire Russia e Cina, genie di collettivismo non di liberismo; invece sta fallendo Europa e America, che sono si politicamente più liberiste, ma non culturalmente.

Franco Luceri

Nato nel 1941 e residente nel Salento, dopo due anni di esperienza da dipendente, come ragioniere, passò a l’attività autonoma come agente di commercio. Sposato da 46 anni, e pensionato da 10, ormai coltiva la sua passione più grande e quasi trentennale di opinionista dilettante, apolitico e libero, iniziata nel 1987 per il Quotidiano di Lecce e poi estesa alla Gazzetta del Mezzogiorno e altri giornali nazionali o locali con interventi occasionali. Dal 2011 ha un blog personale su internet “il rebus della cultura”. E dopo varie collaborazioni sul web, è approdato, per la cortese ospitalità del Direttore Nicola Cariglia, su Pensalibero.

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