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	<title>Pensalibero.it &#187; Primo piano</title>
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	<description>periodico on line di informazione laica, liberale, indipendente.</description>
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		<title>Violenza di ieri, violenza di oggi</title>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 20:17:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Giacalone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano 2]]></category>

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		<description><![CDATA[Deideologizzazione della violenza I militanti violenti, negli anni settanta, subivano addestramento militare e ideologico. Adesso, per mettere a ferro e fuoco una piazza, si passa dagli ultras del calcio. La violenza potrebbe crescere, spinta dalla crisi. Più di una sirena suona questo allarme, mentre c’è chi giustifica (Boldrini), chi prevede (Grillo) e chi ammonisce (Alfano). [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><em>Deideologizzazione della violenza</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I militanti violenti, negli anni settanta, subivano addestramento militare e ideologico. Adesso, per mettere a ferro e fuoco una piazza, si passa dagli ultras del calcio.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-15179" alt="violenza" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/violenza.png" width="187" height="124" />La violenza potrebbe crescere, spinta dalla crisi. Più di una sirena suona questo allarme, mentre c’è chi giustifica (Boldrini), chi prevede (Grillo) e chi ammonisce (Alfano). C’è un nesso, un filo di continuità, fra la violenza di ieri e quella di oggi? Fra gli anni di piombo e quelli di odio? E’ possibile che torni il passato? Nel ricordare, oggi, le vittime del terrorismo sarà bene non dimenticare che c’è chi sta lottando fra la vita e la morte, colpito dalla terrificante nullità di un criminale, salutato dalla presidente della Camera come una “vittima”. Il giustificazionismo sociodemenziale può essere accostato al collateralismo di ieri? Gli ipocriti compatitori odierni sono come i cattivi maestri d’un tempo?</p>
<p style="text-align: justify;">Il passato non torna. Gli anni di piombo furono il pezzo di una storia più grande, quella della guerra fredda. Non si capiranno e non si ricostruiranno con lucidità, se non partendo da lì. I terroristi di allora ebbero istruzione e appoggi logistici dai servizi dell’est. Alcuni di loro, come Mario Moretti, erano agenti dell’est. Tanti altri erano dei cretini ideologizzati. Di maestro, ovvero di soggetto in grado di pensare ed elaborare concetti complessi, ce ne fu, forse, uno solo: Toni Negri. Gli altri si dimostrarono d’imbarazzante ottusità, davvero convinti di star completando l’opera dei partigiani. Eppure, tanto vuoto culturale fece gran moda nei salotti, nelle redazioni, nelle case editrici. Non ebbe mai seguito di massa, anche se si sosteneva il contrario.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi è tutto diverso. Nei salotti si fa meno bisboccia e, comunque, non s’afferra il senso di una violenza che non sappia alimentare il sogno (l’incubo) della palingenesi universale. Nelle redazioni ci sono ancora i raccomandati dall’estremismo di ieri, sicché sono come i reduci che credono sia unica nella storia la loro (farlocca e profittatrice) guerra. Nelle case editrici hanno le pezze al sedere, e comunque non producono roba leggibile. Eppure non c’è da prendere la cosa sottogamba, perché, a naso, direi che il potenziale seguito odierno e maggiore di quello che fu.</p>
<p style="text-align: justify;">La deideologizzazione della violenza la rende più accessibile. Per arrivare a essere militanti violenti, o addirittura terroristi, negli anni sessanta e settanta era necessario passare per l’addestramento militare dei servizi d’ordine e quello ideologico delle cellule. Per mettere a ferro e fuoco una piazza, oggi, si passa dagli ultras del calcio. Non è un’ipotesi, è già successo. Il che segnala una maggiore popolarizzazione della violenza. Non ci sono barriere d’ingresso, se non quella d’essere ammessi in gruppi a fondamento identitario, ma privi d’identità. Ieri si conosceva la distinzione fra Brigare Rosse e Prima Linea, o fra Ordine Nuovo e i Nar, come fra Lotta Continua e Potere Operaio, o fra il Fuan e Boia chi molla. Oggi chi saprebbe definire un anarcoinsurrezionalista, un black bloc, o uno di quelli che assaltò i Carabinieri, a Roma? Le differenze ci sono, ma forse più nella mente di chi osserva che in quella di chi anima.</p>
<p style="text-align: justify;">La crisi farà da detonatore? Questo è il punto più importante: non la crisi, ma l’assenza di morfina, l’impossibilità di usare la spesa pubblica. Fra le tante cose strampalate che leggo sul nostro debito pubblico trovo di rado chi ricordi che crebbe anche per far da collante in un momento in cui forze prepotenti puntavano a rompere l’Italia (come anche la Germania). Oggi quello strumento è inceppato. Al di là della valutazione sulle sue controindicazioni. Ed è per questa ragione che credo i cattivi maestri e le fusa altolocate di ieri ebbero grande visibilità in certi ambienti, ma scarso riflesso pratico, mentre i giustificazionismi odierni rischiano di funzionare all’opposto: destano meno reazioni, ma provocano più conseguenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci si è impegnati, per anni e anni, a ripetere e dimostrare che i guai dei molti derivano dalle colpe di pochi. S’è soffiato sull’odio politico, sociale, fiscale, ora anche sessuale. Il linguaggio pubblico s’è sempre più involgarito, riflettendo pensieri a loro volta zotici. Quindi è arrivato Giuseppe Grillo, che ha dato proiezione parlamentare a questa minestra, aggiungendo la condanna della violenza, però, e ritraendosi quando ha rischiato d’innescarla. Ora vedo che c’è chi gli fa concorrenza, scavalcandolo nel giustificare, tollerare, sollecitare. Siccome non mi va di celebrare, fra trenta anni, la giornata della memoria per le vittime dell’odio e della deficienza immorale, meglio avvertire subito: questo modo di fare porta male.</p>
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		<title>Tutto in un giorno</title>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 20:15:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo Giubileo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano 2]]></category>

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		<description><![CDATA[Resistere al cambiamento, promuovendo leaders che siano sostanzialmente o ex-qualcosa o post-qualcosa e mai che sappiano rappresentare o dire qualcosa di nuovo. Nella giornata dell’elezione del “primo socialista a guidare gli ex Pci”, “l’ex leader CGIL” Epifani a segretario &#8211; pro tempore, reggente, traghettatore o altro che dir si voglia &#8211; del Pd, la Repubblica rende noto [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Resistere al cambiamento, promuovendo leaders che siano sostanzialmente o ex-qualcosa o post-qualcosa e mai che sappiano rappresentare o dire qualcosa di nuovo.</b><b></b></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-15176" alt="img1024-700_dettaglio2_Guglielmo-Epifani-Pd-infophoto" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/img1024-700_dettaglio2_Guglielmo-Epifani-Pd-infophoto-250x185.jpg" width="250" height="185" />Nella giornata dell’elezione del “<i>primo socialista a guidare gli ex Pci</i>”, “<i>l’ex leader CGIL</i>” Epifani a segretario &#8211; pro tempore, reggente, traghettatore o altro che dir si voglia &#8211; del Pd, <i>la Repubblica</i> rende noto un interessante sondaggio di gradimento (www.sondaggipoliticoelettorali.it).</p>
<p style="text-align: justify;">Riguardo alla scelta del nuovo segretario del Pd, il campione intervistato preferisce Matteo Renzi con un dato di rilevazione pari a 53,6; nettamente staccato, al secondo posto, Enrico Letta con 25,4; quinto, Guglielmo Epifani, con un dato di rilevazione pari a 2. Riguardo alla misura di gradimento dei leader per il governo del paese, Matteo Renzi è sempre al primo posto con un dato di 64,1; al secondo posto, ancora Enrico Letta, ma stavolta con un dato molto prossimo pari a 62,6, seguono poi Emma Bonino, Angelino Alfano e via via tanti altri, assente stavolta Epifani.</p>
<p style="text-align: justify;">Sempre nella medesima giornata, il <i>Corriere della sera</i>, nelle pagine riservate agli Esteri, pubblica la notizia che il 23 maggio prossimo, nel giorno del suo 150° anniversario di fondazione, “<i>la Spd tedesca annuncerà l’intenzione di lasciare l’Internazionale</i> <i>socialista</i> <i>per fondare una nuova cosa che si chiamerà Alleanza progressista. Interessato il Pd italiano. D’accordo, anche se con qualche prudenza, i socialisti francesi. Coinvolti anche i laburisti inglesi</i>”.</p>
<p style="text-align: justify;">E quindi, quanto al processo in atto nel Pd, il dato di commento che a me sembra oggi più rilevante è ancora il tentativo del gruppo dirigente di resistere al cambiamento in atto, non solo nella società ma anche nella politica internazionale. Resistere al cambiamento, promuovendo leaders che siano sostanzialmente o ex-qualcosa o post-qualcosa e mai che sappiano rappresentare o dire qualcosa di nuovo o semplicemente di diverso rispetto alle linee di azione degli altri schieramenti di centrodestra. D’altronde, quando si ha a che fare solo con la gestione del potere, è facile che le questioni di tattica e strategia si orientino in funzione dell’apporto di semplici limature. Ricorderete senz’altro Bersani, durante la scorsa campagna elettorale: un po’ più di uguaglianza, un po’ più di lavoro e un po’ meno evasione!</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora nella stessa giornata, Matteo Renzi ha dichiarato a <i>la Repubblica</i> e ripetuto all’assemblea nazionale del partito, che occorrerebbe che il Pd avesse “<i>il coraggio di elencare le priorità. Ne bastano due o tre: il lavoro, le riforme e i costi della politica</i>”. Solite storie … almeno da Gaber ad oggi, passando per Nanni Moretti! Molto più interessante è invece a me sembrato il comportamento di sostanziale distacco assunto dal sindaco di Firenze non solo nei confronti delle vicende organizzative del partito, ma anche dei malumori, diffusi, che un tale comportamento ha suscitato tra i suoi sostenitori e fans. Il sindaco ha anche più volte precisato che, a suo giudizio, si potrebbe anche separare il ruolo di segretario del partito da quello di leader candidato al governo del paese; suscitando, quasi ovunque nel partito, condanna e riprovazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Appunto, nel partito. Tra tutti coloro che credono ancora oggi che sia il partito a determinare gli esiti delle elezioni. Nonostante, anche qui da noi, Berlusconi mostri da circa venti anni che non è proprio così che funzioni una moderna democrazia. Che il destino ci conservi Renzi, e per oggi penso che possa bastare.</p>
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		<title>L’esercito che occupa Roma</title>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 20:14:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano 2]]></category>

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		<description><![CDATA[Tremila disperati, l&#8217;esercito che occupa 100 palazzi a Roma sotto la guida di 70 rivoluzionari. Per liberare la Basilica di San Giovanni in Laterano due ministri andarono a pietire dall’associazione occupante Action. L’occupazione, langue, anzi precipita. Sale invece vertiginosamente una tipologia occupazionale: quella delle occupazioni abusive di case. Diceva una interpellanza parlamentare nel lontano 2007, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Tremila disperati, l&#8217;esercito che occupa 100 palazzi a Roma sotto la guida di 70 rivoluzionari.</b><b> </b><b>Per liberare la Basilica di San Giovanni in Laterano due ministri andarono a pietire dall’associazione occupante Action.</b><b></b></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-15173" alt="06i" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/06i-250x167.jpg" width="250" height="167" />L’occupazione, langue, anzi precipita. Sale invece vertiginosamente una tipologia occupazionale: quella delle occupazioni abusive di case. Diceva una interpellanza parlamentare nel lontano 2007, “..tutte le grandi città sono soffocate da questa morsa di arroganza e illegalità mascherate da iniziative politiche”. Passati 6 anni, la morsa delle occupazioni è più stretta, soprattutto a Roma, dove si sono occupati gli enti più noti, le chiese, i teatri, financo il Parlamento, senza vere proteste. L’occupazione del Teatro Valle viene celebrata da “Repubblica” come il simbolo del bene comune gestito dagli eguali di Babeuf. Per liberare la Basilica di San Giovanni in Laterano due ministri andarono a pietire dall’associazione occupante Action presente in Campidoglio con il consigliere Andrea Alzetta, detto Tarzan su cui pendono indagini per l&#8217;invasione dell&#8217;ex cinema Palazzo e di siti Atac, Ama e Acea. Sul Quirinale si affaccia l’attico del palazzo Inpdap di Corso Italia, in mano abusiva. I lividi sono più scuri nel municipio principe delle occupazioni abusive, l’Ottavo, ex XI°, dove, secondo il sindaco Alemanno, governa la peggiore sinistra d’Europa, quella del presidente Catarci. Qui pochi giorni fa sono stati occupati in via del Caravaggio, due edifici di proprietà di un fondo, già ospitanti uffici della Regione. Pochi km lontano a Tor Marancia c’è l’occupazione al San Michele, di via Casale De Merode, alias Merode crew. L’Istituto Romano San Michele di via Tosti aveva gli ingredienti giusti: la più grande Ipab (istituzione pubblica assistenza beneficenza) cittadina per patrimonio e assistenza, una storia secolare di opere pie confluite nell’ex Ospizio, 120mila mq, 12 palazzine, ampio giardino, casa di riposo per paganti, residenza assistita, fondi ed alberghi in centro a Montecitorio e Clementino, il tutto sotto l’autorità regionale. Con pochi anziani in cotanti spazi, venne montata una tenda sotto il titolo omnicompensivo di “precari” ed occupate le palazzine Valente, Innocenzo XII. Qualche km più in là si salta all’ottobre 1994 quando gli studenti occuparono parte del mercato coperto, fondando il Csoa La Strada, in via Francesco Passino, Garbatella. Via Passino è nel mondo okkupato una chicca. A fianco del Csoa, (con Scuola Popolare Piero Bruno, Ciclofficina e pub Moonstomp) c’è il circolo Pro Cuba LaVilletta, vicina all’ex consigliere regionale Rifondazione Mordenti. Accanto, nell&#8217;ex-garage del mercato, i 450 mq dell&#8217;Urban Center che vuole salvaguardare la storica popolare città-giardino di Garbatella dimenticandone l’origine architettonica fascista. A deturparla ci pensano lungo i muri di via Passino, i murales Intillimani-style, che però, direbbe il presidente municipale vendoliano, “condensano memorie e pratiche sociali”, un must per guide turistiche. Da poco è finita l’odissea dei 150 afgani esuli che dopo stazione Ostiense, tende e tensostruttura, sono stati presi in carico all’Università. Mentre si discute della cementificazione alla vecchia Fiera di Roma, vi si sono insediate, ovviamente provvisorie, roulottes di zingari. Con le occupazioni del 9 aprile (oltre Via Caravaggio sono state violate <em>proprietà dell&#8217;</em><strong>Atac, </strong><em>dei </em><strong>Cavalieri di<i> </i>Malta, di<i> </i>Caltagirone</strong><em>, </em><em>della </em><strong>BPM<i> </i>e di fondi d’investimento a Ponte di<i> </i>Nona</strong><em>, </em><strong>San Basilio, Tiburtina</strong><em>. </em><strong>CasalBertone, Appia,<i> </i></strong>Colli Albani, San Lorenzo<strong>) si è a 91 occupazioni dentro il GRA. 97 con i </strong>comuni limitrofi. Quasi 100, quasi €100 i milioni del conto del trionfo della illegalità a carico di contribuenti, residenti e cittadini, come li si voglia chiamare. 52,5 milioni per utenze luce, acqua e gas, danni agli immobili e mancati introiti; 40 per i soccorsi postsgombero. I cittadini pagano €800 mese per un appartamento occupato, 50mila per i danni ad immobile, 400mila per i mancati introiti di uno stabile adibito a uffici. L&#8217;ex Cotral di via Radiotelegrafisti è costato 16mila l&#8217;anno per l&#8217;acqua  e 100mila di elettricità. Senza contare i costi aggiuntivi di sicurezza pubblica e privata; il degrado ed il deprezzamento dell’area e la conseguente caduta produttiva. I media a via del Caravaggio dipingono un quadro da Pellizza da Volpedo (200 <strong>famiglie, bambini, giovani, precari, disoccupati) ma i colloqui dal vivo testimoniano qui un marocchino, là una</strong> peruviana mentre gli italiani all’entrata fissano i turni di controllo antirruzione. A dirlo si passa da razzisti ma in realtà ad occupare sono soprattutto stranieri senza documenti. Strumenti ciechi di occhiuta rapina, gli stranieri non combinerebbero un gran chè, se non fossero guidati dai professionisti dell’occupazione, rivoluzionari professionali che mescolano violenza ed ideali, interesse e carità, mafia, demagogia e depistaggio. Man mano che è divenuto, per dati elettorali, sempre più minoritario, il mondo comunistoide si è fatto più agguerrito e violento. Presi dall’orgia antiberlusconiana, i media con diverse complicità istituzionali, hanno voluto vedere la gemmazione continua di comitati di cittadini sempre mobilitati nella protesta. Invece il record l’hanno fatto i  70 della testa rossa di Action ed il corpo di mille nazionalità. Cliniche, scuole, ex caserme, asili, edilizia residenziale pubblica sono divenuti, alla faccia dei senza casa in graduatoria, fortini. Fortini dove è vietato entrare, né si può consegnare posta; dove è un’impresa anche domare un incendio, dove si pagano affitti in nero e non si sa a chi, dove si apprende fuori da ogni norma di sicurezza l’arte dell’allaccio abusivo tipica di camorra e nomadi, dove la popolazione cambia, aumenta, si sposta secondo una regia invisibile. Dove si prepara un esercito di disperati, gestibile e ricattabile contro il quale, per sgomberare,. si deve combattere battaglie campali, come avvenuto pochi giorni fa a via Viscogliosi, Tor Tre Teste. La sinistra estrema si è fatta un esercito che non sarà di 3mila persone come raccontato, ma poco ci manca. Un esercito che <strong>sulla carta chiede case normali per gente normale ed in realtà odia edilizia, costruttori alla Tor Baguette Marchini, proprietari di casa</strong><em> e liste di aventi diritto; che odua qualunque tipo di economia. </em><strong>Che potesse, imporrebbe la coabitazione dei komunalka sovietici; che riceve pronta, da qualche provvidenziale manina, la lista degli owner delle </strong><em>51mila case sfitte. </em>Alle spall e di Rodotà, Settis, Germano, Gifuni e Rocco Papaleo, mattatori al Teatro Valle dell’utopia divenuta realtà, alle spalle dei beni comuni, dell’acqua e del web di tutti, dei no-tav, alle spalle del corteggiamento comprensivo ed intimorito dei media, alle spalle dei soliti sostegni istituzionali postPci, dei gemellaggi tra tra Municipio VIII° e la municipalità zapatista Guerrero Caracol di Morelia, dell’Arci, dei libri sui bimbi zingari a scuola, dei patrocini antirazzisti  al teatro MeRode, alle spalle alla faccia dei tanti tavoli di mediazione del vicepresidente regionale Smeriglio, dei comunali Lucarelli,<strong> Antoniozzi, Belviso del p</strong>refetto Pecoraro, alle spalle dei volontari cattolici presso il San Michele, tra cui i ciellini di Sant’Egidio dell’ex ministro Riccardi, che poi si ritrovano nella stessa coalizione del partito del consigliere comunale boxeur Tarzan, leader Action, rissaiolo in consiglio comunale, ideologo e praticone di violenza. è nato un esercito pronto ad arte e comando per manifestazioni, intimidazioni, blocchi, nuove occupazioni. L’esercito dei nuovi lazzaroni per il quale <i>Alemanno e Veltroni,sono tutti padroni.</i></p>
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		<title>Perché non smacchiare il &#8216;magliaro&#8217;?</title>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 20:12:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Benzoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le panzane di Berlusconi che andrebbero smentite subito. L’operazione che proponiamo qui riguarda la stessa persona. Ma è, rispetto all’altra, ad un tempo più praticabile, più favorevole alla nostra causa, più funzionale alla moralità e all’intelligenza del discorso politico. “Smacchiare il giaguaro”, come fu ampiamente constatato già nel corso della campagna elettorale, era uno slogan [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b>Le panzane di Berlusconi che andrebbero smentite subito.</b><b></b></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-11433" alt="silvio-berlusconi7" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2012/12/silvio-berlusconi7-250x203.jpg" width="250" height="203" />L’operazione che proponiamo qui riguarda la stessa persona. Ma è, rispetto all’altra, ad un tempo più praticabile, più favorevole alla nostra causa, più funzionale alla moralità e all’intelligenza del discorso politico.<br />
“Smacchiare il giaguaro”, come fu ampiamente constatato già nel corso della campagna elettorale, era uno slogan abbastanza infantile; un segnale di superficiale sopravvalutazione e della propria forza e della natura del proprio avversario.<br />
Insomma, un giaguaro si può smacchiare solo quando l’animale in questione è stato catturato e ampiamente sedato; non prima. Fuor di metafora si rappresentava qui il proposito di vincere le elezioni, anzi la certezza di averle già vinte; un’argomentazione del tutto inadeguata per chi intendesse vincerle per davvero. Definire Berlusconi un giaguaro era poi fargli troppo onore. Perché di questo animale il Nostro ha l’istinto di sopravvivenza (che appartiene peraltro a tutte le altre specie, dalle aquile alle pantegane); ma non quella capacità illimitata di inganno e di uso professionale del medesimo che al giaguaro proprio non appartiene.<br />
Una capacità che, nella specie umana, è invece propria dei magliari. E che si va manifestando, per ora con devastante efficacia, proprio in questi giorni, con il concorso oggettivo del Pd. Nella prospettiva di fargli pagare tutti i prezzi possibili per la sua partecipazione agli attuali accordi di governo; trasformando così la medesima in una trappola mortale per la sinistra.<br />
Ora, che si condivida o no la “linea Napolitano” è interesse nostro evitare che si concluda con Berlusconi Presidente del Consiglio o, Dio ce ne guardi, della Repubblica. E, per evitare questa calamità è allora cosa buona smacchiare (e cioè smascherare) il magliaro e cioè mettere in luce le panzane che ci va raccontando.<br />
Panzana numero uno: ho vinto le elezioni mentre la sinistra le ha perse.<br />
Una cosa che si lascia intendere, ma non si dice apertamente e “pour cause”. Perché, se lasciamo il mondo dei sondaggi e delle previsioni, per arrivare a quello delle cifre vere, rispetto alle elezioni del 2008, la coalizione del Cavaliere è sotto di più di sei milioni di voti e di diciannove  punti percentuali, a fronte dei tre e dei  nove che mancano all’appello nella coalizione di centrosinistra.<br />
Panzana numero due: l’antiberlusconismo è stato sconfitto mentre, invece, almeno elettoralmente, non se l’è mai passata così bene.<br />
Nel 2008 lo schieramento, guidato da un leader che parlava del “capo dello schieramento a noi avverso”, stava sotto il 40%; mentre oggi, da Bersani fino a Grillo, si sfiora il 60%. Si dirà che si tratta di uno schieramento che non corrisponde ad una maggioranza politica; ed è vero. Ma è anche vero che le sue divisioni interne sono, nel caso specifico, frutto del contrasto tra antiberlusconiani moderati e antiberlusconiani radicali e delle polemiche dei secondi nei confronti dei primi.<br />
Panzana numero tre: la pacificazione in salsa Brunetta.<br />
Perché, di regola, la pacificazione o esiste di fatto; e allora non la si declama sui tetti o non c’è, e allora è una richiesta che i vinti fanno nei confronti dei vincitori. Mentre qui siamo nella situazione opposta, quella di un vincitore &#8211; leggi Berlusconi &#8211; che, con un proclama del suo trombettiere, offre pace e collaborazione all’avversario politicamente sconfitto, a partire dal fatto che la sua unica ragion d’essere &#8211; appunto l’antiberlusconismo &#8211; si sarebbe rivelata inconsistente. Mentre, sulle questioni di sostanza la sua posizione sarebbe identica a quella del Pdl.<br />
Panzana numero quattro: l’abolizione immediata dell’Imu, anzi la sua restituzione invocata in nome degli impegni presi dal Cavaliere nei confronti del suo elettorato.<br />
Panzana perché, al di là di ogni considerazione di merito, non si capisce in nome di che le promesse di un candidato debbano fare parte delle tavole della legge di una coalizione. Allo stesso titolo, tanto per dire, perché il Pd non dovrebbe esigere, “adesso subito” l’emanazione di un provvedimento contro la corruzione o sul conflitto d’interesse?.<br />
Panzana ultima e suprema: la minaccia, a furor di sondaggi, di far cadere il governo &#8211; in qualsiasi circostanza e con qualsiasi pretesto &#8211; così da arrivare alle elezioni e vincerle.<br />
In apparenza una bomba atomica. In realtà una pistola scarica. Perché il Cavaliere pensa di poter vincere, con gli attuali sondaggi e con l’attuale porcellum; perché, nell’attuale sistema “tripartito e mezzo” (Pdl, Pd, 5 stelle più quello che avanzerà del centro) gli basterà stare intorno al 30% e avere un voto in più della concorrenza. Ma sa anche, o almeno dovrebbe sapere, che con questa percentuale sarebbe destinato a perdere (diciamo a non essere maggioranza di governo), in presenza di qualunque altro sistema elettorale, maggioritario o proporzionale che fosse. E non a caso D’Alema, uno che vivaddio non è nato ieri; chiede di varare da subito la riforma elettorale. Governare con lui può andare; sottoporsi al suo ricatto senza reagire sarebbe francamente troppo.</p>
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		<title>La sinistra sunnita</title>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 20:11:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Bellavita</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano 2]]></category>

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		<description><![CDATA[In Iraq i sunniti sono minoranza, anche se han governato da soli il paese dall&#8217;indipendenza fino alla seconda guerra con gli USA: sono un minoranza molto più corposa rispetto agli alawiti in Sira, ma anche se si accordassero con i curdi, anche loro sunniti, resterebbero in minoranza rispetto agli sciiti. Comunque, per i sunniti &#8220;poiliticamente [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><i><img class="alignleft size-full wp-image-15168" alt="Anti-government protest" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/sunniti.jpg" width="230" height="153" />In Iraq i sunniti sono minoranza, anche se han governato da soli il paese dall&#8217;indipendenza fino alla seconda guerra con gli USA: sono un minoranza molto più corposa rispetto agli alawiti in Sira, ma anche se si accordassero con i curdi, anche loro sunniti, resterebbero in minoranza rispetto agli sciiti. Comunque, per i sunniti &#8220;poiliticamente corretti&#8221; dell&#8217;Iraq, il miglior curdo è quello morto, e sepolto lontano dai pozzi di petrolio.</i></p>
<p style="text-align: justify;"><i> Esiste comunque una vigorosa componente di minoranza &#8220;di sinistra&#8221; tra i sunniti, che sostiene che non riescono a governare il paese perchè non tirano abbastanza bombe ai sciiti, e, visto che da quelle parti le bombe abbondano, le tirano anche ai &#8220;socialtraditori&#8221; sunniti che preferiscono la via parlamentare.<br />
Lungi da me l&#8217;idea di fare un oltraggioso parallelo con l&#8217; &#8220;autentica&#8221; sinistra italiana, un paese dove da 65 anni vince sempre la destra, a meno di alleanze ballerine (Prodi) o di cercar voti a destra,(Renzi) tradimento da scomunica immediata&#8230;</i></p>
<p style="text-align: justify;"><i> </i></p>
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		<title>Ci vorrebbe un Erasmus per l&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 20:09:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leonardo Scimmi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano 2]]></category>

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		<description><![CDATA[Per ritrovare sicurezza in noi stessi e l&#8217;orgoglio delle innumerevoli capacità. Il fenomeno Erasmus è comparso sulla scena europea una ventina di anni fa ed ha già forgiato una generazione di giovani, prontamente definita Generazione Erasmus. Quei giovani del film l’auberge espagnol, dedicato allo “scambio culturale”, parole magiche e cifra dell’Erasmus e dell’Europa. Un’Europa ancora [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Per ritrovare sicurezza in noi stessi e l&#8217;orgoglio delle innumerevoli capacità.</b><b></b></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-15165" alt="erasmus" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/erasmus-250x176.jpeg" width="250" height="176" />Il fenomeno Erasmus è comparso sulla scena europea una ventina di anni fa ed ha già forgiato una generazione di giovani, prontamente definita Generazione Erasmus.<br />
Quei giovani del film l’auberge espagnol, dedicato allo “scambio culturale”, parole magiche e cifra dell’Erasmus e dell’Europa.<br />
Un’Europa ancora cosi varia e diversa e spesso divisa fra nord e sud, fra est ed ovest.<br />
Cosa possono avere in comune persone provenienti da Torku in Finlandia con persone di Palermo ?<br />
D’altra parte, se un italiano di Trento parlasse in dialetto con un calabrese o viceversa, i due si capirebbero? Difficilmente.<br />
Ed allora pensiamo ai due cittadini italiano e finlandese quali e quante difficoltà incontrano nel comunicare, nel capirsi, nel negoziare soluzioni comuni.<br />
La comunicazione non è solo lingua, ma concetti, storia, tradizioni diverse che si riflettono nelle lingue veicolari, di già cosi lontane.<br />
Lo sforzo continuo per il superamento di tali barriere linguistiche e culturali è ciò che più manca nell’Italia ed all’Europa di oggi.<br />
Un’Italia chiusa in se stessa, provinciale forse, che non sa più creare una cultura degna di essere esportata. Un’Italia avvitata su se stessa. L’Italia ha bisogno di uscire dai confini nazionali e confrontarsi con altri popoli paesi e culture.<br />
Un Erasmus per l’Italia intera è quello che ci vorrebbe, per ritrovare la sicurezza in se stessi e l’orgoglio delle proprie innumerevoli capacità e qualità. Assaporare di nuovo il gusto del rispetto otlre confine, compagno gradito della inevitabile nostalgia per il Paese tanto amato e – per molti emigrati non-Erasmus – amaramente rimpianto.<br />
Un Erasmus per l’Italia è la ricetta per dotare il nostro Paese di una classe dirigente nuova, moderna, europea, cosciente delle difficoltà e delle prospettive<br />
della integrazione europea.<br />
Non è solamente la lingua che si va ad imparare all’estero, ma una cultura nuova, una serie di valori diversi e rispettabili allo stesso modo dei nostri, una flessibilità nel confronto, una criticità positiva verso i Paesi di accoglienza e di provenienza. Un passo in avanti verso il superamento di culture nazionali e la creazione d una cultura europea, premessa necessaria per la formalizzazione di una cittadinanza europea.</p>
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		<title>La nuova costituzione di &#8220;NAPISAN&#8221; in 10 punti</title>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 20:05:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gaspare Serra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano 3]]></category>

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		<description><![CDATA[In soli due mesi, molto è già cambiato: si è assistiti, di fatto, alla trasformazione in senso semipresidenziale della Repubblica. Giorgio Napolitano! Finalmente il Parlamento è riuscito a partorire un nuovo nome per lo scranno più alto di Roma. Beh, “nuovo” non è forse l’aggettivo più indicato… Diciamo che, quantomeno, la benamata “partitocrazia” ha cavato fuori qualcosa dal cilindro!  [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-15161" alt="lettanapolitano" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/lettanapolitano-250x159.jpg" width="250" height="159" />In soli due mesi</strong>, <b>molto è già cambiato</b>: <strong>si è assistiti</strong>, <b>di fatto</b>, <strong>alla trasformazione in senso semipresidenziale della Repubblica.</strong></p>
<p><strong>Giorgio Napolitano! Finalmente il Parlamento è riuscito a partorire un nuovo nome per lo scranno più alto di Roma</strong>.</p>
<p>Beh,<b> </b><strong>“nuovo” non è forse l’aggettivo più indicato…</strong><b> </b>Diciamo che, quantomeno, la benamata “partitocrazia” ha cavato fuori qualcosa dal cilindro!<strong> </strong></p>
<p><strong>In soli due mesi</strong>, molto è già cambiato: <strong>si è assistiti</strong>, di fatto, <strong>alla trasformazione in senso semipresidenziale della Repubblica ed alla nascita del primo governo</strong> -per alcuni “fantoccio”- <strong>del Presidente</strong>.</p>
<p><strong>Tutto ciò</strong> -è bene ricordarlo-<b> </b><strong>“a Costituzione invariata”…</strong></p>
<p><strong>Dove trae fondamento giuridico</strong>, or dunque, <strong>il nuovo assetto politico-istituzionale?</strong></p>
<p><strong>Verrebbe da pensare all’esistenza di una “Costituzione ombra”: una Carta segreta</strong>, a metà tra le leggi di Murphy e le tavole mosaiche, <strong>i cui principi o massime fondamentali possiamo solo maliziosamente immaginare…</strong><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong>I LEGGE DI NAPISAN:</strong></p>
<p align="center"><strong>“Se cerchi il futuro, guardati alle spalle…”</strong></p>
<p align="center"><strong>II LEGGE DI NAPISAN:</strong></p>
<p align="center"><strong>“Se vuoi galvanizzare i parlamentari, strapazzali… ma non di coccole!”</strong></p>
<p align="center"><strong>III LEGGE DI NAPISAN:</strong></p>
<p align="center"><strong>“Se sei convinto che Berlusconi sia politicamente morto, per non ricrederti, aspetta almeno tre giorni…”</strong></p>
<p align="center"><strong>IV LEGGE DI NAPISAN:</strong></p>
<p align="center"><strong>“Se una rotta conduce alla deriva, sarà certo seguita dal Pd…”</strong></p>
<p align="center"><strong>V LEGGE DI NAPISAN:</strong></p>
<p align="center"><strong>“Avvertenza: occupare a lungo una poltrona può causare dipendenza!”</strong></p>
<p align="center"><strong>VI LEGGE DI NAPISAN:</strong></p>
<p align="center"><strong>“Le parole sono importanti: pronunciatele con prudenza!”</strong></p>
<p align="center"><strong>VII LEGGE DI NAPISAN:</strong></p>
<p align="center"><strong>“Se la Costituzione né funziona né si riforma… basta raggirarla!”</strong></p>
<p align="center"><strong>VIII LEGGE DI NAPISAN:</strong></p>
<p align="center"><strong>“Se credete nella democrazia rappresentativa e partecipata… avete mai pensato di trasferirvi in Svizzera?”</strong></p>
<p style="text-align: center;"> <strong>IX LEGGE DI NAPISAN:</strong></p>
<p align="center"><strong>“Perché invocare una Terza Repubblica… quand’è possibile risuscitare la Prima?”</strong></p>
<p align="center"><strong>X LEGGE DI NAPISAN:</strong></p>
<p align="center"><strong>“Se vuoi giustificare una porcata, basta non chiamarla per nome, appellandosi a formule di distrazione di massa quali governo di servizio…”</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il buon SS Derrick</title>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 19:59:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano 3]]></category>

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		<description><![CDATA[Premiato in tutto il mondo, l&#8217;ispettore Derrick era pure morto con tanto di testamento biologico. Ora che si scopre che era una SS, l&#8217;uomo non diventa un diavolo. Anzi si scopre che pure le SS erano persone normali, anzi di successo. Un sabato di metà dicembre di 5 anni fa a Monaco di Baviera moriva [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Premiato in tutto il mondo, l&#8217;ispettore Derrick era pure morto con tanto di testamento biologico. Ora che si scopre che era una SS, l&#8217;uomo non diventa un diavolo. Anzi si scopre che pure le SS erano persone normali, anzi di successo.</b></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-15153" alt="derrick" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/derrick-250x187.jpg" width="250" height="187" />Un sabato di metà dicembre di 5 anni fa a Monaco di Baviera moriva l’85enne Horst Tappert. Detto così, non suggerisce molto. Era un tedesco, un attore tedesco. Ne sappiamo quanto prima. Impersonava l’ispettore Derrick. Ecco, si sprecano i sorrisi mentre i volti annuiscono. L’ispettore Stephan Derrick è stato il più famoso serial detective giallo alla tedesca, il caso unico per la Germania che ha furoreggiato, per 25 anni in tutto il mondo. Tutta questa gloria è però ora scomparsa di colpo. Il sociologo tedesco <strong>Joerg Becker</strong>, mentre cercava tutt&#8217;altro, ha scoperto che Horst Tapper, sempre tanto guardingo sui suoi anni di guerra, ventenne, era stato una SS, un nazista della peggior specie. <strong>Becker</strong> ha trovato il rullino delle presenze militari dell’Ispettore: riserva nel battaglione batterie contraeree SS-Flak a Arolsen, Assia  poi dal 22 marzo 1943, semplice granatiere sul fronte russo nel I°reggimento Panzergernadier Totenkopf, i fanti motorizzati Testa di morto Waffen. Waffen, SS Testa di morto: l’iconografia bellico-nazista aleggia ora sinistra sulla memoria dell’attore, fino a ieri garbato e fine psicologo. Si dice che se si fosse saputo che era una ex SS, non avrebbe mai registrato come ispettore Derrick, fra 1974 e 1988, 281 episodi, che mai sarebbe divenuto famoso grazie alle trasmissioni Tv in 102 paesi. Eppure le Totenkopf dell’attore non erano le SS-Totenkopf-Standarten o le Totenkopfverbände che sorvegliavano i campi di concentramento. Tappert non c’era al massacro di 100 soldati inglesi al Passo di Calais. Arrivò dopo Stalingrado; partecipò alle battaglia di Kharkov, poi, alla più grande e sanguinosa battaglia tra carri dell&#8217;intera guerra; a Kursk. Infine si ritirò con il resto della Wehrmacht lungo il Dnepr, in Moldavia, in Romania fino alla Polonia, per poi partecipare alle poche divisioni che cercarono la controffensiva, respingendo i sovietici oltre la Vistola. Waffen, SS Testa di morto pendono inutilmente sul capo di Tappert che combattè come fecero i soldati di tutto il mondo e che fece la guerra più dura, più rischiosa, più terribile. <em>La Frankfurter Allgemeine Zeitung&#8217;, nel trattare del caso, ha scritto di <b>“</b></em><strong>esercito nazista”, </strong><strong>come ci fossero stati nella Germania della guerra, soldati nazisti, anazisti e antinazisti. In realtà c’era un paese in guerra ed una popolazione mobilitata, con tutti i contro della guerra in quanto tale. Tappert non c’entra, nello specifico, con i crimini di guerra. Fece la guerra ed i reggimenti dove la fece, pur chiamandosi SS, non erano polizia militare. Allora perché, postuma, deve abbattersi la condanna su </strong>Tappert? Non è più illuminato, l’attore Derrick anche se aveva scelto l’eutanasia facendosi togliere flebloclisi e spina per la respirazione artificiale, secondo il testamento biologico fatto rispettare dalla sua terza moglie Ursula Pistor. Non fa più pietà il ricordo del poliziotto tv più famoso al mondo dolorante, ridotto da un grave diabete in sedia a rotelle, poi attaccato ad una macchina. Non suscita più rispetto l’uomo che “amava la vita, ma voleva vivere in piena coscienza e dignità”. Non fa più ridere simpaticamente la caricatura che ne facevano Max Tortora e Max Giusti, in Delitto alla Discoteca Fottemberg o al Bioparken. Un nazista non fa ridere, non fa piangere, non suscita rispetto. Ora il pubblico si dovrà rimangiare i commenti, i ricordi, gli apprezzamenti. <strong>“</strong>Un grandissimo attore, un vero signore.”, “Uno di casa”, “Un uomo molto profondo, affatto superficiale. Non lo dimenticherò”, “Indimenticabile &#8216;amico&#8217; del lunedi sera, i suoi telefilm erano un appuntamento obbligato. Ciao Horst”, “Grande Derrick”, “Mitico per me, ho visto praticamente tutti gli episodi. E li rivedoo su FoxCrime”, “Derrick spettacolare, mi metteva inquietudine da piccolo”, “Mio suocero ha praticamente in vhs tutte le pu ntate trasmesse in Italia, una carrellata della storia di 20 anni dell&#8217;auto tedesca”, “Ciao grande Horst! Più uno spettacolo teatrale che un serial televisivo”, “Caratteristi azzeccati esaltano la presenza del grande Derrick. Bye Horst”. Intitolato &#8220;ispettore ad honorem&#8221; dalla polizia di Monaco di Baviera, intervistato sui fumetti Topolino ‘80, il figlio di postino che tirava di boxe nel tempo libero, andò a chiedere lavoro da contabile ad una piccola compagnia teatrale, rivendicando da buon tedesco, di avere la relativa formazione. Lo assunsero invece come attore. Adesso questa storia amabile è divenuta l’aiuto offerto nel dopoguerra da una compagnia teatrale piena di attori filonazisti, nel racconto dell’associazione tedesca Wast. La stessa che mostra ora sotto una luce diversa l’abitudine di Tappert di passare due mesi all&#8217;anno nella solitudine dei ghiacci norvegesi, immerso a riflettere in contemplazione della fredda natura, in un contesto tra Nibelunghi e Kierkegard. Sparisce ora la patina gay affibiatagli (positivamente) per l’accoppiata fissa con Harry Klein (Fritz Wepper), il Watson dell’Ispettore, per l’assoluta impenetrabilità ai richiami femminili anche “nelle sequenze memorabili, delle discese nei bordelli, ad interrogare cotonate signorine e per il rifiuto della violenza. “Sparava poco, modello <i>Maigret</i>”, ma neanche il noto commissario francese, come i Poirot o i Nero Wolfe ad una indagine accurata avrebbero resistito. Non a caso lo scrittore Simenon fu nel &#8217;40 Alto Commissario dei rifugiati belga nella Francia occupata dalla Germania. Tappert però è in buona compagnia. Sulla Csu bavarese di Strauss, sull’industriale Schleyer, ucciso dalla Raf, su Adenauer ed il capogabinetto Globke, sullo stessa Cdu e Kohln, anche quando massimamente rispettabili, pesa sempre la condanna di essere in odore di SS o di filonazismo, olezzo confessato nel 2006 dallo stesso scrittore Günter Grass come ex <strong>Waffen-SS</strong>. La condanna in fondo per un paese che decretò nel 1956 la messa fuorilegge del partito comunista, mentre in Italia si bandiva la ricostituzione di quello fascista. Ecco, è un bene che si siano scoperti i trascorsi SS dell’Ispettore Derrick, così compassionevole, inflessibile psicologo, commosso. Ci dimostra che anche una SS, come un Kgb, un uomo della rivoluzione maoista, è un uomo normale. Caratteristica che non è, come vorrebbe far credere il recente film Usa di Redford <i>The company you need</i>, esclusiva della sinistra, anche terroristica. L’SS Ispettore Derrick è una persona normale come il suo opposto, lo stordito, stonato, stazzonato, fumato, Pietro Falco, alias Peter Falk, già cuoco nella marina mercantile, divenuto dal ’71 il tenente <strong>Colombo. La coppia in impermeabile scopre il lato noire del mondo </strong>alto borghes e  e mostra il metodo deduttivo che senza armi e violenza abbatte il crimine, sullo sfondo di nazismo e di Vietnam. Tappert, il fine attore ex SS, sempre con il toupet in testa sulla scena, non è un santo, ma non è neppure cattivo. Che una SS non sia una persona cattiva, è la scoperta incredibile lasciataci improvvisamente dall’Ispettore Derrick.</p>
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		<title>La squadra del sindaco&#8230;la decidono i partiti</title>
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		<pubDate>Sun, 05 May 2013 13:58:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cesare Mannucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano 2]]></category>

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		<description><![CDATA[La grande illusione di scegliere ed eleggere il sindaco della propria città si infrange subito a poche ore dall&#8217;elezione del primo cittadino. Primarie per la scelta del candidato sindaco, elezione diretta del primo cittadino, trionfo della democrazia. Ma la squadra del sindaco chi la decide? Naturalmente i partiti che hanno sostenuto il candidato vincitore tenendo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>La grande illusione di scegliere ed eleggere il sindaco della propria città si infrange subito a poche ore dall&#8217;elezione del primo cittadino.</b></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-8575" alt="elezioni" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2012/07/elezioni-250x166.jpg" width="250" height="166" />Primarie per la scelta del candidato sindaco, elezione diretta del primo cittadino, trionfo della democrazia. Ma la squadra del sindaco chi la decide? Naturalmente i partiti che hanno sostenuto il candidato vincitore tenendo conto del peso elettorale di ciascuna aggregazione e poi delle &#8220;competenze&#8221; degli aspiranti assessori. Fatta la legge, trovato l&#8217;inganno. Ecco le prime frustrazioni del &#8220;diario minimo&#8221; di un neosindaco eletto di qualsiasi comune italiano. Macroscopiche storture o inevitabili mediazioni della legge 81/93 di riordino delle autonomie locali? La grande illusione di scegliere ed eleggere il sindaco della propria città si infrange subito a poche ore dall&#8217;elezione del primo cittadino. Il frastornato neo-eletto è immediatamente subissato dalle pressanti richieste dei partiti politici e delle cosiddette liste civiche pronte a rivendicare per i loro accoliti l&#8217;agognata carica assessorile. Una guerra feroce per accappararsi gli importanti dicasteri comunali dell&#8217;Urbanistica, dell&#8217;Ecologia, dei Lavori pubblici, dei Servizi sociali, dell&#8217;Istruzione, Cultura, Sport e Tempo Libero. Sono questi i gangli vitali e i centri di potere dove si può esercitare in modo efficace il sotto-governo locale. Eppure la legge, nei suoi principi, ispiratori doveva garantire al sindaco la possibilità di scegliere autonomamente gli assessori, assicurandogli così la competenza, la professionalità e soprattutto la lealtà durante l&#8217;azione di governo quinquennale. Insomma la cosiddetta squadra dei tecnici che si sarebbe dovuta attenere scrupolosamente al programma votato dai cittadini e che si doveva confrontare con il consiglio comunale, espressione democratica e politica della volontà popolare. Ma i partiti, in terribile affanno agli inizi degli anni Novanta (l&#8217;epoca in cui fu varata la legge), &#8220;rinunciando&#8221; all&#8217;elezione del sindaco (in realtà sino al timido avvento delle primarie, il candidato veniva scelto in gran segreto dalle segreterie politiche dei partiti), non potevano rinunciare anche alla partecipazione diretta del governo locale. E allora la formazione della Giunta diventa il mercato delle vacche, con la scientifica applicazione del manuale Cencelli. I metodi di persuasione per il sindaco neo-eletto? Il semplice ricatto: &#8220;o prendi questa persona in Giunta, o al primo consiglio comunale ti sfiduciamo e te ne vai a casa&#8221;. O più morbidamente: &#8220;inizia a nominarlo assessore, poi al primo rimpasto lo revochi e lo piazziamo in qualche consiglio d&#8217;amministrazione di società pubbliche&#8221;. Come si vede la malapianta della partitocrazia è radicata fortemente anche in quelle leggi che oggi vengono prese a modello per riformare il sistema elettorale nazionale. E&#8217; necessario da subito modificare anche l&#8217;elezione diretta del sindaco, introducendo innanzitutto l&#8217;indicazione del ticket di sindaco e vicesindaco. I due candidati prima di andare alle urne, oltre alla presentazione del programma dovranno rendere da subito pubblico l&#8217;elenco dei nomi e delle competenze dei potenziali assessori che li accompagneranno durante il mandato, indipendentemente dal numero di seggi che i partiti otterranno dal consenso popolare.</p>
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		<title>Come un rompighiaccio</title>
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		<pubDate>Sun, 05 May 2013 13:56:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giancarlo Magni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano 2]]></category>

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		<description><![CDATA[Imposto da Napolitano, il nuovo governo può rapidamente prendere forma e forza propria. Se non viene soffocato in culla, finirà per rompere il ghiaccio formatosi in  un ventennio di vecchia, rissosa e insopportabile politica. E sarà un’altra Italia. Di necessità, virtù. Il governo Letta ha la sua forza nell’impossibilità per le forze politiche maggiori di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Imposto da Napolitano, il nuovo governo può rapidamente prendere forma e forza propria. Se non viene soffocato in culla, finirà per rompere il ghiaccio formatosi in  un ventennio di vecchia, rissosa e insopportabile politica. E sarà un’altra Italia.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-15063" alt="rompighiaccio" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/rompighiaccio.png" width="200" height="103" />Di necessità, virtù. Il governo Letta ha la sua forza nell’impossibilità per le forze politiche maggiori di fare diversamente. Considerando tutti i condizionamenti la squadra di ministri è più che accettabile. Accettabilissimo poi il Presidente del Consiglio. Il programma è dettato dal buon senso e soprattutto dall’Europa. Inutile stare a discutere più di tanto su questo punto. Non volerlo riconoscere vuol dire fare solo della demagogia spicciola. Non ci sono altre strade da percorrere, non ci sono scelte da fare. Si può tirare, ma leggermente, la corda da una parte o dall’altra ma la strada è obbligata. Sentire la Bindi che si lamenta perché con questa maggioranza il PD non potrà fare le cose che avrebbe voluto è semplicemente ridicolo. Se ci crede davvero, è penoso.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse si è messo in moto un meccanismo che, sempre per lo stato di necessità, finirà per portare tutti ben oltre le intenzioni con le quali ognuno ha iniziato il viaggio. PD e PDL hanno dovuto fare buon viso a cattiva sorte. Molto più il PD del PDL. Bersani ha iniziato la campagna elettorale su una linea e ora si trova sulla linea esattamente opposta. Ha dovuto rinnegare l’alleanza a sinistra  ricacciando Vendola all’opposizione, ha subito l’umiliazione di andare a mendicare l’appoggio dal M5S, ha bruciato le icone delle due anime del PD, Marini e Prodi, e poi ha dovuto ingollare il boccone amaro di una alleanza con il Cav. Berlusconi esce dalla vicenda quasi da vincitore. Lo volevano mandare all’opposizione e invece il suo partito si trova al governo. Certo, ha dovuto rinnegare una parte importante della campagna elettorale praticamente azzerando tutti i suoi falchi e rivalutando di fatto la maggioranza che sosteneva Monti (infatti è la stessa che ora sostiene Letta) ma indubbiamente ha vinto la partita ai punti. Il futuro però è gravido di insidie. Non solo per le attese sentenze giudiziarie. Le insidie maggiori vengono dalla politica e non a caso sono le stesse che pesano sul PD. Con Letta parte il tentativo, ma forse è qualcosa di più di un tentativo, di mettere la parola fine alla Seconda Repubblica. Sia che l’esperimento funzioni sia che non funzioni tutta una classe politica è stata di fatto pensionata.</p>
<p style="text-align: justify;">Se il governo va avanti, il quadro politico futuro sarà completamente stravolto. Può davvero succedere di tutto. Secondo noi in positivo. La politica urlata e il muro contro muro andranno definitivamente in soffitta. Se non si dividono, PD e PDL dovranno cambiare natura. Non potranno più farci risentire la musica del nemico da contrastare a tutti i costi. Dovranno emergere nuovi vertici e nuovi leader. E questo potrebbe favorire non poco il PD che, rispetto al PDL, si trova un bel pezzo avanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Se il governo non va avanti, il Paese sarà travolto, letteralmente travolto, da un’ondata di qualunquismo e di demagogia. In questo momento è il pericolo maggiore. La vecchia classe politica potrebbe anche essere tentata di dare un colpo di coda in questa direzione quando si accorgerà che un derivato della durata di Letta è proprio la sua scomparsa. Sta a tutti noi tenere alta la guardia perché questo non avvenga.</p>
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