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	<title>Pensalibero.it &#187; L&#8217;Angolo di Chi.bo</title>
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	<description>periodico on line di informazione laica, liberale, indipendente.</description>
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		<title>La dura legge del goal</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 14:49:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara Boriosi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[L'Angolo di Chi.bo]]></category>

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		<description><![CDATA[Le regole del calcio applicate alla politica: la struttura di una squadra come quella di un partito, il modello di gioco come quello di un programma, la scelta dei giocatori come quella dei leaders. Seguendo le vicende della nostra sgangherata classe politica, sorge spontanea una considerazione: più che di intellettuali, avremmo bisogno di appassionati di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Le regole del calcio applicate alla politica: </b><b>la struttura di una squadra come quella di un partito, il modello di gioco come quello di un programma, la scelta dei giocatori come quella dei leaders.</b></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-15370" alt="goal" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/goal-250x164.jpeg" width="250" height="164" />Seguendo le vicende della nostra sgangherata classe politica, sorge spontanea una considerazione: più che di intellettuali, avremmo bisogno di appassionati di calcio, per risolvere tutte le questioni aperte, e fin qui mai affrontate, che dalla fine della Prima Repubblica hanno visto precipitare sempre più in basso il livello del confronto politico, come conseguenza dell&#8217;inadeguatezza dei partiti &#8211; vecchi, nuovi, ribattezzati &#8211; a fare i conti con la contemporaneità. La sostanziale incapacità di ripensarsi, dopo la fine del Novecento e delle ideologie che lo avevano caratterizzato, si è tradotta in una progressiva paralisi del sistema politico ancorato a riti, formule, schemi superati dal tempo e dalla storia, e dunque del tutto inservibili nella gestione di problematiche nuove che richiedono sistemi di approccio diversi e, possibilmente, strettamente ancorati alla lettura del presente con strumenti attuali.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, noi italiani malati di calcio, più di altri dovremmo aver compreso le regole basilari di questo gioco che paiono offrire risposte esatte anche alla politica &#8211; la struttura di una squadra come quella di un partito, il modello di gioco come quello di un programma, la scelta dei giocatori come quella dei leaders. Perchè ci sono nel calcio dei punti fermi cui non si può sfuggire, pena la sconfitta, che tutti noi conosciamo a memoria e siamo pronti ad enunciare quando si tratta della nostra squadra del cuore o della nazionale, ma che poi, chissà per quale curiosa forma di dissociazione mentale, non pretendiamo di veder rispettati da coloro che pure ci rappresentano in Parlamento e che ci chiedono il voto come allo stadio ci chiedono il biglietto di ingresso.</p>
<p style="text-align: justify;">Sappiamo bene che le sorti di una squadra dipendono da un necessario equilibrio fra i suoi componenti e da una chiara e condivisa strategia di gioco; sappiamo anche che una squadra vincente è il risultato di una combinazione precisa di diversi fattori: un allenatore con una nitida visione tattica e con una forte personalità in grado di tenere insieme tutti i suoi giocatori; atleti in grado di coprire bene in difesa e di attaccare con lucidità e tempismo; difensori grintosi, centrocampisti attenti, attaccanti implacabili. Poi, ci sono i fuoriclasse, quelli che con un solo tocco cambiano una partita e determinano un risultato, quelli che ci fanno sognare e che tutti vorremmo in squadra &#8211; ma sappiamo bene che un campione, da solo, non vince, ha bisogno dell&#8217;aiuto di tutta la squadra per esprimersi al meglio ed esaltare le proprie speciali qualità. Dunque, nel calcio prevale chi trova la giusta combinazione fra collettivo e singole individualità, disponendoli in un sistema di gioco dove ognuno ha un ruolo preciso e tutti hanno un obbiettivo comune: vincere.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo, tutto il dibattito nato negli ultimi giorni all&#8217;interno del Pd soprattutto riguardo al ruolo che dovrebbe assumere Matteo Renzi in vista del Congresso, appare di fatto una questione di lana caprina, perchè il punto vero non è convincere il centravanti migliore a scendere in campo, ma convincere la squadra a giocare con lui e per lui &#8211; in altre parole, affrontare una volta e per tutte l&#8217;eterna irrisolta questione dell&#8217;identità e della forma che il partito vuole darsi per affrontare finalmente con gli strumenti giusti il terzo millennio e lasciarsi definitivamente alle spalle le scorie novecentesche. Illudersi oggi, a prezzo di repentine, tardive e perlopiù poco credibili conversioni, che il Pd possa risalire la china fino alla vittoria elettorale solo schierando Renzi come punta di diamante, significa correre il rischio di bruciare non solo il suo unico fuoriclasse, ma anche le residue possibilità di riacquistare una credibilità fondata agli occhi di un elettorato sempre meno incline alle operazioni di facciata, specie se condotte al chiuso delle segreterie e non condivise con il coinvolgimento di fasce più ampie possibili di potenziali elettori.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto è che il Pd ha dovuto imparare a caro prezzo una lezione &#8211; quella del calcio per l&#8217;appunto &#8211; ovvero che una squadra, anche la più strutturata, non vince senza il campione, con ciò sbattendo amaramente la testa contro il mito illusorio del collettivo che prevale sul singolo, o meglio, per dirla con un&#8217;espressione cara a Bersani, che la &#8220;ditta&#8221; sia la formula migliore per conquistare la fiducia degli elettori, contrapponendola &#8211; va da sè &#8211; al modello berlusconiano dell&#8217;uomo solo al comando. Ma la scottante questione del leader, dotato di qualità riconoscibili ed evidenti, e dunque aggreganti ed attrattive, si ripropone oggi più che mai, in tempi in cui la vecchia forma del partito d&#8217;apparato è ormai logorata ed inadeguata ad affrontare le sfide quotidiane, e la comunicazione sempre più aperta a tutti, sempre più incalzante e &#8220;Social&#8221;, richiede necessariamente la netta e chiara individuazione di personalità a tutto tondo dotate di carisma e di immediatezza di azione e reazione.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;aprirsi di un dibattito, senza precedenti nella storia della sinistra italiana, intorno alla necessità di uscire dalla sconfitta epopea del collettivo per riaggregarsi intorno ad una leadership forte e riconosciuta tale come una risorsa, invece che come una minaccia, è certamente un segnale confortante, ma non ancora sufficiente a farci ben sperare &#8211; perchè manca ancora la parte più importante da affrontare, che è quella del gioco di squadra.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Pd è consapevole di avere Messi, il problema è che non ha ancora un modulo di gioco da costruirgli intorno per dargli la possibilità di andare in goal ed al tempo stesso la sicurezza di avere le spalle coperte  in difesa &#8211; ma questa è la dura legge del calcio, nessuno vince da solo, dunque resta da capire se il Pd voglia vincere davvero, o se stia solo facendo ancora la solita melina a centrocampo per evitare di dover prendere l&#8217;iniziativa. Il solito dilemma di sempre: catenaccio all&#8217;italiana o calcio totale?!</p>
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		<title>L&#8217;assemblea del Partito Dissociato (da se stesso)</title>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 20:50:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara Boriosi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[L'Angolo di Chi.bo]]></category>

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		<description><![CDATA[Epifani eletto &#8220;traghettatore&#8221; fino al Congresso, ma in realtà scelto come congelatore di una crisi profonda del partito con la speranza di rimandare ancora l&#8217;analisi degli errori. Un rinvio a data da destinarsi &#8211; in estrema sintesi, questo è l&#8217;esito della Assemblea nazionale del Pd. Che ha eletto Epifani &#8220;traghettatore&#8221; fino al Congresso, ma in [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Epifani eletto &#8220;traghettatore&#8221; fino al Congresso, ma in realtà scelto come congelatore di una crisi profonda del partito con la speranza di rimandare ancora l&#8217;analisi degli errori.</b><b></b></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-15235" alt="ENRICO-LETTA-ASSEMBLEA-PD-11" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/ENRICO-LETTA-ASSEMBLEA-PD-11-250x131.jpg" width="250" height="131" />Un rinvio a data da destinarsi &#8211; in estrema sintesi, questo è l&#8217;esito della Assemblea nazionale del Pd. Che ha eletto Epifani &#8220;traghettatore&#8221; fino al Congresso, ma in realtà lo ha scelto come congelatore di una crisi profonda del partito con la speranza di rimandare ancora l&#8217;analisi degli errori, la risoluzione identitaria, la dissoluzione della classe dirigente fallimentare e sconfitta, l&#8217;elaborazione di una visione e di un progetto politico convincenti. Tutti elementi necessari, e perciò rinviabili, chè a pagare ed a morire c&#8217;è sempre tempo, e intanto ci si balocca ancora con gli equilibrismi di vecchia scuola &#8211; piazza un democristiano  al governo, un sindacalista di sinistra alla guida del partito, e fai finta che tutto vada bene.  In caso di disfatta, puoi sempre dar la colpa a Berlusconi e, in second&#8217;ordine, agli elettori che non capiscono mai e votano sempre la parte sbagliata &#8211; con gente così, è già un miracolo se ne usciamo orgogliosamente non perdenti e non vincenti, via.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque, nulla di nuovo dalle parti del Pd, semmai una conferma che in questa Assemblea è emersa con grande evidenza e non lascia ben sperare per il prossimo futuro, ovvero quella di una acclarata sindrome dissociativa che pare aver colpito quasi tutti gli esponenti del partito, e che si evince non solo e non tanto dalle faide fra correnti, ma dall&#8217;eroico sforzo che ogni capo, capetto od aspirante tale si sente in dovere di compiere per dissociarsi da se stesso. Come se ognuno di loro avesse un gemello identico ma di opposte vedute che si manifesta a giorni alterni sui media, al governo, alle riunioni di partito, e rende quasi impossibile collocare ciascuno in una posizione definita, creando un effetto di disorientamento che genera una rara difficoltà a capirci qualche cosa &#8211; in certi momenti, più che di analisti politici avremmo bisogno di bravi psichiatri in grado di spiegarci quale dei gemelli diversi stia parlando, e soprattutto per quale motivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Perchè diciamolo chiaro una volta per tutte: come si spiegano certi fenomeni di ardita, per non dire disinvolta, smemoratezza che in tre mesi hanno portato da &#8220;tutti con Bersani&#8221; a &#8220;tutti al governo col Pdl&#8221; senza uno straccio di spiegazione e, magari, di onesta riflessione?! E non parliamo dell&#8217;evidente impossibilita numerica di formare un governo di maggioranza, chè quella era nota persino ai bambini dopo le elezioni, ma di vaghezze improvvise che paiono aver colpito, alquanto duramente peraltro, le menti politiche più brillanti &#8211; o solo le più dotate di generosa e forse sventata loquacità &#8211; negli ultimi tempi.</p>
<p style="text-align: justify;">Per esempio, il discorso con cui Letta ha chiesto la fiducia alla Camera, era costellato di citazioni del programma con cui Matteo Renzi ha affrontato le primarie &#8211; ma costui era il gemello diverso del Letta che ha votato Bersani come candidato Premier, che non ha mai suggerito in tutta la campagna elettorale l&#8217;utilizzo di qualche argomento renziano, che per di più, come vice-segretario del Pd, ha affiancato per sessanta infiniti giorni il Segretario nella vana ricerca dell&#8217;appoggio dei Grillini senza proferire verbo?! E di grazia, ci siamo distratti un attimo noi, e dunque ci siamo persi una qualche esauriente spiegazione da parte sua di questo repentino cambio di rotta riguardo alle sue precedenti convinzioni, oppure è avvenuto in silenzio e non ha ritenuto di farne partecipi gli iscritti al suo partito, che forse a qualche opportuna chiarificazione avrebbero avuto diritto?!</p>
<p style="text-align: justify;">E il Fassina che parla alla  Assemblea e dice che si deve tornare ad ascoltare la base, è il gemello dissociato di quello che il 40% di quella base l&#8217;ha sputacchiato, insultato, irriso ed allontanato perchè aveva avuto l&#8217;ardire di votare per Renzi alle primarie?! Lo stesso Bersani, che scopre con amarezza che l&#8217;insuccesso rende soli, è il sosia di quello che giurava di essere la migliore carta che il suo partito potesse giocarsi nella sfida elettorale, fingendo di ignorare che quello che aveva la capacità di attrarre voti da altri bacini non era lui, ma il suo sfidante, ed evitando di ammettere ancora oggi che, come Segretario, non ha assolto al suo dovere principale che era quello di assicurare al Pd il miglior candidato possibile, ovvero quello in grado di vincere?!</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; dunque in atto nelle fila del Pd un fenomeno di veloce, opportuno, mistificato ricollocamento, certificato dall&#8217;Assemblea nazionale che fotografa con chiarezza estrema l&#8217;ambiguità voluta, la superficialità coltivata, la vaghezza indeterminata, la inadeguatezza politica che condannano il partito alla eterna mediocrità &#8211; quindi, non stupiamoci se la notizia doveva essere una raffazzonata soluzione di facciata con la nomina di Epifani, ed invece spopola lo slogan &#8220;Open Pd&#8221; lanciato nel suo intervento da Matteo Renzi. L&#8217;unico ad aver parlato chiaramente, ad aver messo sul tappeto le questioni aperte e scottanti e ad aver poi guardato dritto al futuro &#8211; quello che è arrivato, è passato in mezzo ai manifestanti di Occupy Pd,  ha messo la freccia e li ha superati in avanti: una epifania. Una vera, però.</p>
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		<title>&#8220;Due destini che si uniscono&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 05 May 2013 14:16:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara Boriosi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le debolezze parallele che caratterizzano entrambi i partiti, sono simili nella loro portata destabilizzante, ma molto diverse nelle ragioni che le hanno originate. Da queste dipenderanno durata e tenuta del governo. La citazione pop cui è ricorso Enrico Letta durante il suo discorso alla Camera prima del voto di fiducia al suo governo, ci pare [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" align="center"><b style="text-align: justify;">Le debolezze parallele che caratterizzano entrambi i partiti, sono simili nella loro portata destabilizzante, ma molto diverse nelle ragioni che le hanno originate. Da queste dipenderanno durata e tenuta del governo.</b></p>
<p style="text-align: justify;">
<img class="alignleft size-medium wp-image-15098" alt="alfano-letta-960x540" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/alfano-letta-960x540-250x140.jpg" width="250" height="140" />La citazione pop cui è ricorso Enrico Letta durante il suo discorso alla Camera prima del voto di fiducia al suo governo, ci pare una scelta estremamente azzeccata, sebbene non nell&#8217;ottica in cui ha inteso inquadrarla il Premier, ovvero la raffigurazione delle dinamiche che hanno determinato la nascita del suo esecutivo, ma come efficace proiezione delle effettive probabilità di durata di tale esperimento. Probabilità che, al netto di ogni pia illusione od ottimistica previsione, sono sì legate ai destini di Pd e Pdl, ovvero le due anime dell&#8217;eterno e fin qui irrisolto conflitto bipolare dell&#8217;ultimo ventennio, ma sono destinate a definirsi con chiarezza solo quando il Congresso del Pd avrà fornito una risposta chiara ed inequivocabile sul corso &#8211; nuovo, riformatore, attendista, conservatore? &#8211; che il partito intenderà prendere nel prossimo futuro.</p>
<p style="text-align: justify;">Le debolezze parallele che caratterizzano entrambi i partiti, sono simili nella loro portata destabilizzante, ma molto diverse nelle ragioni che le hanno originate, e sono queste ultime che stabiliranno la durata ma soprattutto la reale tenuta di strada del governo. Nel Pdl la situazione è la stessa da sempre, un partito cesarista, tenuto insieme da un leader che non ha &#8211; per propria ed altrui colpa &#8211; successori, dove non c&#8217;è neanche più una guerra per bande ma uno scontro fra singole personalità, tutte tese alla ricerca di una posizione di rendita individuale e consapevoli che, una volta uscito di scena Berlusconi &#8211; anche solo per limiti di età &#8211; non ci sarà una leadership contendibile semplicemente perchè non ci sarà più un partito da contendersi, dunque si lotta per l&#8217;uovo di oggi sapendo che non ci sarà una gallina domani. Una sorta di carpe diem politico che però nel rapido precipitare di tutti gli errori della sinistra, nella batosta elettorale, prima, e nel seguente comportamento suicida di Bersani, poi, ha assunto paradossalmente una forma di tenuta stabile, chè l&#8217;aver immediatamente proposto un governo di coalizione ed aver poi atteso per sessanta giorni la resa del Pd ed il conseguente richiamo alla realtà del rieletto Napolitano, son scelte di minimo realismo &#8211; in fondo, bastava saper far di conto per capire che una maggioranza non c&#8217;era &#8211; elevate al grado di superiore senso istituzionale dalla manifesta incapacità altrui. Ed i sondaggi che danno il Pdl in crescita costante dalle elezioni ad oggi, certificano nient&#8217;altro che nel paese dei ciechi, e sordi, politicanti, l&#8217;orbo in grado di contare sulle dita pare uno statista di provata affidabilità.</p>
<p style="text-align: justify;">Diversa, invece, la situazione del Pd che, privo di una dirigenza dimissionaria, non è solo chiamato a sostituirla ma, compito molto più impegnativo, a rispondere una volta per tutte alla fondamentale domanda cui sin qui si è sottratto: cosa è davvero, questo partito mai nato, se non nelle intenzioni di Veltroni che lo immaginò, e ce lo raccontò, aperto, riformista, contemporaneo ed a vocazione maggioritaria, per essere immediatamente smentito da dirigenti e padri nobili che, un momento dopo averne sottoscritto l&#8217;atto fondativo, hanno alacremente lavorato per affossarlo, facendone null&#8217;altro che una appendice delle precedenti esperienze, conservandone tutte le magagne e blindandolo vieppiù a sinistra, senza mai risolversi a guardare avanti ma blandendo invece formule e rituali del passato, alimentando la nobile aura dei combattenti chiusi nel sacro ed inviolabile recinto del giusti a prescindere, e non armandosi di altro strumento ideale e progettuale che non fosse l&#8217;antiberlusconismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, nonostante le sconfitte elettorali e la perdita di milioni di voti, la tentazione di rinviare ancora una chiara e netta definizione di sinistra moderna e contemporanea a favore di una battaglia di retroguardia tutta impostata sulla conservazione delle rendite di posizione espresse dalle correnti interne del partito, è tuttora molto forte &#8211; certo, la conservazione è la via più semplice, ed un altro Segretario eletto solo per mediare le spinte interne e privo di un progetto politico di ampio respiro, come è stato Bersani, è di facile reperibilità fra le fila del partito; certo, vagheggiare ritorni favolosi ad una sinistra ottocentesca &#8211; addirittura &#8211; e vellicare antichi orgogli di lotte concluse da decenni, è più facile che affrontare le sfide dell&#8217;oggi ed avere una visione di quelle di domani, dovendo dunque produrre idee efficaci ed attuabili per riformare se stessi e poi un intero paese; certo, invocare lo sciagurato mito dell&#8217;unità a sinistra e blindarsi di nuovo nel recinto, è più comodo che ragionare su temi ed approcci che sollecitino la partecipazione, e dunque anche il voto, di cittadini piegati dalla crisi ed affamati di futuro, di soluzioni concrete e condivisibili, di sviluppo e di innovazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma se il Congresso del Pd sceglierà ancora di non darsi una definizione, di mascherarsi dietro attendismi, equilibrismi, tatticismi, buoni solo a vivacchiare, ma certo non a crescere, tantomeno a conquistare la fiducia dell&#8217;elettorato, avrà vinto Berlusconi in ogni caso. Perchè l&#8217;attuale governo, che non nasce da un progetto politico ma, semmai, certifica una drammatica impasse della politica, potrebbe essere un cavallo vincente per il Pd solo se al Congresso prendesse  con decisione la via di una sinistra autenticamente riformista, in grado di essere traino forte e convincente, invece di partner ondivago e recalcitrante,  di questa coalizione, portando avanti con determinazione riforme necessarie e dunque presentandosi poi alle elezioni con una ritrovata e comprovata credibilità agli occhi degli elettori. Ma se prevalesse ancora l&#8217;ambiguità irrisolta che affligge il Pd dalla sua fondazione, il traino di questo governo sarebbe comunque Berlusconi, colui che parla da vent&#8217;anni di riforme che non ha mai attuato neanche quando ha governato con una maggioranza assoluta, ma che può dirsi il padre nobile di questa coalizione e tenerla in vita od affondarla a seconda di quel che più gli convenga, ed il pronto appigliarsi al casus belli dell&#8217;Imu &#8211; il primo di una lunga serie, temiamo &#8211; ne è la dimostrazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque, nei due destini che si incrociano sta tutta la precarietà del nostro presente: si può uscirne avendo la forza di costruire un progetto rivolto al futuro, oppure restarne prigionieri preparandoci ad una ennesima stagione berlusconiana. Eppure il Pd ancora stenta a capire che Il giaguaro si smacchia con la forza delle idee, quelle che poi convincono gli elettori a votarti, non con l&#8217;elenco in ordine alfabetico delle 44 correnti interne del partito. Chè per quelle, più che un Segretario, occorrerebbe un domatore da circo.</p>
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		<title>La settimana che non ci ha cambiato la vita</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Apr 2013 20:26:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara Boriosi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[L'Angolo di Chi.bo]]></category>

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		<description><![CDATA[Abbiamo un governo, nuovo di pacca, e non abbiamo ancora finito di leggere la lista dei ministri che già si è aperto il banco delle scommesse: è a tempo, è di scopo, è di servizio, è politico &#8211; quanto durerà?! L&#8217;unica spiegazione che possiamo ragionevolmente fornirvi è questa: siamo caduti in un enorme buco spazio-temporale [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Abbiamo un governo, nuovo di pacca, e non abbiamo ancora finito di leggere la lista dei ministri che già si è aperto il banco delle scommesse: è a tempo, è di scopo, è di servizio, è politico &#8211; quanto durerà?!</b><b></b></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-14921" alt="elenco-ministri-ok" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/04/elenco-ministri-ok-250x186.jpg" width="250" height="186" />L&#8217;unica spiegazione che possiamo ragionevolmente fornirvi è questa: siamo caduti in un enorme buco spazio-temporale che ci impedisce di capire dove siamo, ma soprattutto in quale giorno, mese od anno ci troviamo &#8211; credevamo fosse Aprile, in realtà potrebbe essere Febbraio, ma forse anche un mese qualunque dello scorso anno. Neanche il calendario riesce più a rappresentare una certezza, ormai &#8211; il costante flusso degli eventi pare aver preso esempio dai salmoni, risale la corrente del tempo all&#8217;incontrario e ci riporta inesorabilmente indietro.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi, se per caso aveste trascorso gli ultimi due mesi in qualche remoto angolo del pianeta, privi di ogni strumento di comunicazione con il resto del mondo; se foste usciti solo ora da un ritiro spirituale di strettissima clausura; se vi foste improvvisamente ripresi da un coma etilico, una aviaria da quarantena od una prolungata astinenza da web, bè, tranquilli, qui è tutto come prima. Vi pare di ricordare che ci siano state elezioni? Ma no, si è trattato solo del ripetersi di un simpatico rito collettivo, allietato dalla novità del comico arruffapopolo, ma non è successo nulla, si faceva per scherzare. Il Presidente della Repubblica? Ah, bè, sì, quello è stato eletto, ma in tempi di crisi abbiamo responsabilmente adottato il riciclo, chè un Presidente è bene sfruttarlo fino in fondo, ed il nostro ha appena 88 anni, quindi può arrivare a cento su una gamba sola, per cui non vi preoccupate di dover imparare un nome ed una faccia nuovi, sempre Napolitano è. Poi, ci sarebbe da dire che, almeno, c&#8217;è un nuovo Papa, ma quello precedente c&#8217;è ancora, quindi ne abbiamo due, comunque, questa situazione è stata fonte di grande ispirazione per la politica, visto che ora abbiamo due Letta, uno al governo e l&#8217;altro pure, si distinguono solo da un particolare: quello che governa davvero ha i capelli.</p>
<p style="text-align: justify;">Però abbiamo un governo, nuovo di pacca, e non abbiamo ancora finito di leggere la lista dei ministri che già si è aperto il banco delle scommesse: è a tempo, è di scopo, è di servizio, è politico &#8211; quanto durerà?! La domanda è del tutto legittima, trattandosi di un governo nato dopo due mesi di esasperante stallo post-elettorale e dopo la tonante invettiva lanciata da Napolitano in Parlamento contro i partiti; si è trovato un compromesso per non sciogliere le camere e tornare subito a votare, ma è pur vero che questo governo è figlio di tutte le debolezze che in esso si sommano, e che rischiano, o meglio minacciano, di esplodere ad ogni passaggio importante, ad ogni provvedimento urgente, ancora più ad ogni abbozzo di riforma che verrà affrontato. E&#8217; un governo che unisce la crisi gravissima del Pd con la precaria stabilità del Pdl &#8211; ovvero un partito attualmente acefalo con uno che sta insieme solo per evidente mancanza di un altro leader.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è purtroppo difficile ipotizzare che queste debolezze si rifletteranno inevitabilmente sul governo, rischiando di farne il terreno di scontro di tutti i malpancismi interni ai partiti, di farne oggetto di veti incrociati, di mire personali, di piccoli calcoli di sopravvivenza &#8211; non essendoci più l&#8217;alibi dei tecnici dietro cui nascondersi, e dovendo rispondere in prima persona ad un elettorato ormai stremato dagli incomprensibili tatticismi degli ultimi due mesi, si rischia di cadere nella classica situazione in cui ognuno rilascerà dichiarazioni continue e personali, riaprendo la compagnia di giro dei talk show, senza che ci sia una vera autorevole regia a guidare un progetto realizzabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo, di un governo abbiamo bisogno; certo, è interamente colpa dei partiti, del loro mancato autentico rinnovamento, se oggi ci troviamo in questa situazione così incerta e privi, soprattutto, di un progetto politico di ampio respiro; certo ci sono alcuni provvedimenti non più rinviabili, sia per far ripartire l&#8217;economia sia per mettere finalmente mano ai costi della politica, alla legge elettorale, ad una riforma complessiva del disegno istituzionale, ma le forze in campo sono le stesse, e non hanno fatto nulla per migliorarsi. Non vorremo peccare di pessimismo, ma scrivemmo le stesse cose all&#8217;indomani dell&#8217;insediamento di Monti, segnalando due pericoli: che i partiti adoperassero la pausa del governo tecnico per nascondersi, invece di autoriformarsi, e che nel frattempo il sovrastimato Monti trasferisse le proprie ambizioni nell&#8217;agone della competizione elettorale. Effettivamente, si sono avverte entrambe.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi, ne vediamo altre due, altrettanto preoccupanti: che questo governo nato in extremis sia ostaggio delle debolezze dei partiti che lo compongono, e che alcuni dei suoi esponenti  considerino il proprio ruolo una conferma, ora, ed una spinta, poi, per ambizioni personali a lungo coltivate &#8211; ed a lungo frustrate -  nei rispettivi schieramenti. C&#8217;è il rischio che l&#8217;ansia di mantenere o consolidare una posizione forte all&#8217;interno dei propri partiti, entrambi con una successione aperta &#8211; chè Bersani si è dimesso ma Berlusconi non può essere eterno &#8211; prevalga sul ruolo istituzionale e, soprattutto, sull&#8217;interesse del paese, rischio che la natura di mediatore, più che di leader, di Letta, potrebbe aggravare, chè di troppa mediazione si può morire e qui avremmo invece molto bisogno di decisioni forti e consapevoli. In sintesi: speriamo in un cambiamento, potrebbe toccarci un dejavu.</p>
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		<title>Bersani, un non vincente di insuccesso</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Apr 2013 20:31:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara Boriosi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di certo, c&#8217;è un equivoco, una ambiguità di fondo, che ha segnato dall&#8217;inizio il mandato di Bersani; una scelta di compromesso che non si è mai risolta in una direzione precisa.  Non siamo usi allo sciacallaggio, e di Bersani abbiamo scritto fin dal giorno della sua elezione a Segretario del Pd, dunque oggi possiamo commentare [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Di certo, c&#8217;è un equivoco, una ambiguità di fondo, che ha segnato dall&#8217;inizio il mandato di Bersani; una scelta di compromesso che non si è mai risolta in una direzione precisa.</b><b> </b></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-14607" alt="berlusconi_bersani" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/04/berlusconi_bersani-250x150.jpg" width="250" height="150" />Non siamo usi allo sciacallaggio, e di Bersani abbiamo scritto fin dal giorno della sua elezione a Segretario del Pd, dunque oggi possiamo commentare la sua parabola umana e politica coerentemente a quanto abbiamo sempre detto in precedenza, con l&#8217;aggiunta di un senso di autentico sgomento che negli ultimi due mesi ci ha colto impreparati &#8211; perchè la incontrollata schizofrenia del suo agire, dalle elezioni in poi, quella davvero non ce la aspettavamo. E resta tuttora da capire se sia stata la naturale conseguenza di un innaturale inizio &#8211; quello di un uomo d&#8217;apparato scelto per conservare e vivacchiare, senza però intaccare l&#8217;anima irrigidita del partito, in anni di ribollenti cambiamenti &#8211; o se invece sia stata solo la somma di piccole ambizioni finora compresse e poi esplose tutte insieme di fronte ad una meta sempre inseguita e poi sfumata proprio sul traguardo elettorale.</p>
<p style="text-align: justify;">Di certo, c&#8217;è un equivoco, una ambiguità di fondo, che ha segnato dall&#8217;inizio il mandato di Bersani; una scelta di compromesso che non si è mai risolta in una direzione precisa, mantenendo invece sempre tutte le insidiose caratteristiche di un procedere borderline, poco efficace in tempi normali, assolutamente letale in momenti critici di dissoluzione che avrebbero necessariamente richiesto una reale capacità di ricomposizione su nuove e più salde basi. E&#8217; stato il Segretario eletto dalla base più conservatrice, che vedeva in lui l&#8217;esponente più vicino al vecchio apparato di partito, e dunque il meno adatto ad inseguire quella vocazione maggioritaria con cui il Pd era stato disegnato, ma il più funzionale a garantire una trincea rispettosa delle consolidate gerarchie, a tenersi in equilibrio sulle spinte interne delle correnti, senza però esercitare mai una vera leadership fondata su un progetto politico, su una visione più ampia della mera conservazione della rendita di posizione, su una scommessa che andasse appena un pò più in là del fatuo gioco di rimessa portato avanti sulla logora litania antiberlusconiana. Dunque, nel migliore dei casi, una sorta di garante di equilibri perniciosi, nel peggiore un liquidatore chiamato a prendere atto del fallimento del Pd. E Bersani, in questi anni, è stato costretto ad assumere entrambi i ruoli, con l&#8217;unico inevitabile risultato di una sconfitta personale, prima ancora che politica, che ha assunto dimensioni talmente abnormi da essere davvero spiazzanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma l&#8217;equivoco investe tutto l&#8217;apparato del partito, e non si può tacerlo oggi che pure vediamo tutti i limiti e le inadeguatezze del suo Segretario &#8211; perchè erano tutti lì, in prima fila, padri nobili e presunte giovani leve, ad applaudirlo, quando inanellava discorsi banali e stanchi, senza alcuna presa sul reale, senza alcuna coscienza del presente, senza alcuna dialettica con l&#8217;elettorato, soprattuto senza alcuna autentica traccia di una idea di partito, prima ancora che politica, che indicasse una via riformatrice e contemporanea ad una sinistra che pure ambiva a darsi una collocazione europea e persino mondiale. Erano tutti lì, a dirgli bravo, bene, continuiamo a far finta di nulla, mentre la casa brucia ma noi siamo tutti compatti nel dire che le fiamme non le abbiamo appiccate noi, dunque si muore da innocenti &#8211; ma se non fai qualcosa per spengere l&#8217;incendio non sei meno colpevole di chi lo ha appiccato.</p>
<p style="text-align: justify;">Si sono baloccati con le ambiguità mai chiarite, e Bersani ne è stato il cantore &#8211; l&#8217;ultimo, si spera, ma non ci sentiamo così ottimisti da crederlo davvero. Nel suo discorso di apertura della campagna delle primarie, a Bettola, si è esplicitata la summa di tutte queste ambiguità, lo scrivemmo allora &#8211; e non era così scontato &#8211; lo ribadiamo oggi, sapendo che ancora avremo contro chi pensa che stare nella trincea della conservazione sia l&#8217;unica soluzione possibile per far fronte ai cambiamenti. In quel discorso, c&#8217;era tutto l&#8217;elenco degli equivoci, sapientemente alimentati, che oggi esplodono insieme al Pd ma che vengono da molto più lontano. Il falso mito delle radici, ovvero dell&#8217;immobilità come valore assoluto, il richiamo di un mondo piccolo, provinciale, diviso in rigide categorie sociali, il disegno di uno schema immutabile ed invariato &#8211; era l&#8217;autunno del 2012, parevano gli anni Cinquanta;  ed a parlare era un Segretario che perpetuava la politica del Pater familias, che esercitava la sua tutela e riteneva che spettasse solo a lui dettare i tempi ed i modi di un cambiamento, di tenere a bada i nuovi, di conservare le posizioni dei vecchi, di procedere per concessioni autorevoli,  ma mai per confronti alla pari.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando invece sarebbe stato necessario, doveroso e per di più urgente uscire dalla trincea e dire con chiarezza che essere di sinistra, oggi, non può avere lo stesso significato che aveva cinquanta o sessanta anni fa, perchè il mondo è talmente cambiato che tutto va resettato se si vuole che ancora abbia una senso. E che un partito che non riesce ad interpretare &#8211; e dunque a calarcisi da protagonista attivo &#8211; il presente, è del tutto inutile perchè ha abdicato alla propria funzione principale, quel raccordo forte e costante con i propri elettori che invece il presente lo vivono in tutte le sue complicazioni ed implicazioni, e pretendono che chi li rappresenta sappia fare altrettanto. Ripensare e rideclinare la sinistra in chiave contemporanea, non era una bestemmia blasfema, era un dovere morale prima ancora che politico, cui tutti i dirigenti si sono sottratti, nascondendosi dietro il Segretario scelto ad hoc per garantirli da ogni inopportuno scossone.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque, se gli eventi davvero sconcertanti degli ultimi due mesi ci impediscono di rendere l&#8217;onore delle armi a Bersani, nel suo fallimento e nella ormai inarrestabile implosione del Pd rileviamo però le impronte inconfondibili di tutti gli altri dirigenti &#8211; non si sbaglia mai da soli, e sulla penosa parabola bersaniana invochiamo senza paura di sbagliare una forte e gravissima chiamata in correità. Per quanto ci riguarda, nessuno può chiamarsene fuori. Nè pensare ancora di mettere l&#8217;ennesima ipoteca su quanto resta del Pd, agendo di nuovo per interposta persona: se il partito ha una sola chance di ripresa, quella va vista solo in una direzione &#8211; chiudere per sempre con la vecchia nomenklatura, ed aprire una fase necessaria di profondo ripensamento, che ridisegni un partito moderno e contemporaneo, di cui avremmo davvero un estremo bisogno. Tutto il resto, è solo inutile retorica, risparmiatecela almeno questa volta, chè ne abbiamo avuto abbastanza.</p>
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		<title>Cortocircuito presidenziale</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Apr 2013 08:04:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara Boriosi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che la figura del Presidente della Repubblica sia ormai l&#8217;unico riferimento istituzionale ancora saldo, sia agli occhi dei cittadini che a quelli del mondo, è evidente. In attesa di scoprire chi sarà il prossimo Presidente della Repubblica, scelta che peraltro non dipende da noi, già schiavi del Porcellum e mai promossi al ruolo di Grandi [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Che la figura del Presidente della Repubblica sia ormai l&#8217;unico riferimento istituzionale ancora saldo, sia agli occhi dei cittadini che a quelli del mondo, è evidente.</b><b></b></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-8389" alt="Prospettiva_Quirinale2" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2012/07/Prospettiva_Quirinale2-250x154.jpg" width="250" height="154" />In attesa di scoprire chi sarà il prossimo Presidente della Repubblica, scelta che peraltro non dipende da noi, già schiavi del Porcellum e mai promossi al ruolo di Grandi Elettori, non possiamo sottrarci a qualche riflessione suggerita dalla bagarre post-elettorale che è andata fatalmente ad incrociarsi con la nomina del successore di Napolitano, dando vita ad un cortocircuito istituzionale che si è propagato anche fra i cittadini, alimentando equivoci, contraddizioni, ma soprattutto una confusione di idee che pare aver toccato livelli da primato. Di seguito, quelle che riteniamo le principali ragioni di tanto smarrimento.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>- </b>che la figura del Presidente della Repubblica sia ormai l&#8217;unico riferimento istituzionale ancora saldo, sia agli occhi dei cittadini che a quelli del mondo, è evidente, sopratutto alla luce degli eventi seguiti alla caduta del governo Berlusconi, con l&#8217;insediamento dei tecnici prima e lo stallo irrisolvibile determinato dalle elezioni, poi. Questa consapevolezza procede però di pari passo con una confusa percezione del ruolo che si è fatta strada negli ultimi tempi &#8211; di fatto, un governo del Presidente che discenderebbe direttamente dal presidenzialismo, che però fin qui non è stato mai adottato e neanche considerato in chiave riformista &#8211; e con una altrettanto, se non maggiore, confusa idea delle effettiva responsabilità dei partiti, chiamati ad accordarsi su questa scelta. La sfiducia sempre crescente degli italiani verso i partiti, la rivolta montante contro la Casta, il voto di mera protesta coagulato sul M5S, lo spettacolo indecoroso di cinquanta giorni di totale contrapposizione offerto dopo le elezioni, sono tutti elementi che stanno su un piatto della bilancia, mentre sull&#8217;altro ci sono quegli stessi partiti inaffidabili ed involuti che fanno pesare ancora una volta il proprio potere eleggendo il prossimo inquilino del Quirinale. Il paradosso è evidente e di difficile superamento, agli occhi degli italiani, e pone un quesito fondamentale sulla reale capacità di esprimere un Presidente che sia poi percepito come elemento unificante e rassicurante dalla maggior parte di noi. In sintesi: non ci fidiamo dei partiti, non ci fidiamo dei voti di scambio che sottendono alla trattativa sul nome del Presidente, ergo, come potremmo poi fidarci di colui, o colei, che sarà effettivamente eletto?! E questo paradosso è figlio della crisi irreversibile della politica, del ventennio fallimentare della Seconda Repubblica, delle riforme mancate, delle occasioni perse, delle correzioni di rotta sempre rinviate &#8211; viviamo la fase ultima e peggiore della partitocrazia, eppure ci viene chiesto, per non dire imposto, di sottostare ad essa ed alle sue scelte ancora una volta, in quella che è la congiuntura economica, sociale e civile più grave della storia del nostro paese. Quale effettiva rappresentanza possa derivare da questo stridente paradosso, è incognita tutta da decifrare, sopratutto nei suoi effetti a medio e lungo termine, chè il mandato presidenziale dura sette anni, e non abbiamo oggi la minima idea di cosa ci troveremo ad affrontare in questo non breve lasso di tempo, prima di tutto e sopratutto riguardo all&#8217;ormai inevitabile scontro politico fra conservazione ed innovazione. Ma chi ci garantisce che partiti e Grandi Elettori ragioneranno in questi termini nella scelta di una persona da votare?!</p>
<p style="text-align: justify;"><b>- </b>il paradosso evidenziato sopra, dilaga poi, e rimbalza in pressochè infinite rifrazioni di opinioni, fra i comuni cittadini che, in attesa delle scelte dei politici, si esprimono in Rete, ormai unica agorà ancora aperta alla libera discussione ed al confronto di idee, ma anche cartina di tornasole di contraddizioni e confusioni che alimentano le difficoltà invece di appianarle. In linea di massima, due sono le fonti principali che testimoniano una diffusa mancanza di chiarezza: il metodo ed il merito delle scelte proposte, soprattutto attraverso i Social Network, nel gioco &#8220;partecipa anche tu all&#8217;elezione del Presidente della Repubblica&#8221; che ormai va più forte del già superato Ruzzle.</p>
<p style="text-align: justify;">Il metodo: ci ha di fatto divertiti, ma anche intristiti, che persone le cui posizioni intransigenti ci sono note da tempo &#8211; quelle che &#8220;i guardiani dell&#8217;ortodossia siamo noi&#8221;, per intenderci &#8211; abbiano promosso petizioni popolari e referendum virtuali su alcuni nomi con grande foga civile, la stessa foga, però bellica, che ci rivolgerebbero contro se facessimo notare loro che il bipolarismo, qualora volessimo applicarlo davvero, dovrebbe condurre ad una elezione diretta del Capo dello stato, meglio ancora se preceduta da primarie vere, combattute e selettive. L&#8217;ipocrisia di mascherare con la supplica al Grande Elettore di riferimento l&#8217;espressione di una scelta popolare confluita su un nome, è pari solo a quella di appoggiare una proposta di legge elettorale sul modello francese senza dire che quello però è un modello presidenziale, anzi, semi-presidenziale (sostiene Sartori), e la dice lunga sulla radicata ed incoercibile vocazione alla conservazione che pare l&#8217;unico collante ancora in grado di reggere, a destra come a sinistra.</p>
<p style="text-align: justify;">Il merito: qui il paradosso è ancora più evidente, perchè conferma ed al tempo stesso nega la consapevolezza dell&#8217;importanza del Presidente come unico punto fermo di riferimento istituzionale ancora in piedi, sia sulla ribalta nazionale che su quella internazionale. La proposta di nomi esterni ed estranei alla politica, ribadisce la sfiducia ormai endemica nei partiti, ma di fatto nega alla base la necessità di competenze forti, certe, profonde e salde per ricoprire un ruolo di garanzia ma anche all&#8217;occorrenza di abile pilotaggio. Dunque, i cittadini sanno di cosa hanno bisogno ma lo cercano nelle persone sbagliate &#8211; solo che la colpa non è la loro, se dei partiti non si fidano più.</p>
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		<title>Tre uomini in Barca (per tacer dei saggi)</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Apr 2013 07:21:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara Boriosi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
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		<description><![CDATA[Abbiamo trovato la soluzione per andare oltre la politica ed imbastire una nuova forma di non-governo che sta a metà strada fra il situazionismo ed il reality. Finalmente ci siamo chiariti le idee ed ora vediamo la situazione italiana con estrema lucidità: abbiamo trovato la soluzione per andare oltre la politica, dichiaratamente e definitivamente fallita, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Abbiamo trovato la soluzione per andare oltre la politica ed imbastire una nuova forma di non-governo che sta a metà strada fra il situazionismo ed il reality.</b></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-14437" alt="ministro-barca" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/04/ministro-barca-244x250.jpg" width="244" height="250" />Finalmente ci siamo chiariti le idee ed ora vediamo la situazione italiana con estrema lucidità: abbiamo trovato la soluzione per andare oltre la politica, dichiaratamente e definitivamente fallita, ed imbastire una nuova forma di non-governo che sta a metà strada fra il situazionismo ed il reality, laddove l&#8217;oscillazione fra i due generi è data via via dai protagonisti che ormai ad ogni ora salgono sulla ribalta e sparano parole in libertà, secondo il proprio estro creativo. Insomma, un talent show dove tutto è possibile ma nulla è realizzabile, chè l&#8217;importante, si sa, è partecipare e farsi vedere, mica saper fare davvero qualcosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Se vivessimo in un paese straniero, specie se dotato di basiche nonchè noiosamente funzionanti istituzioni democratiche, per assicurarci ore di autentico spasso non faremmo l&#8217;abbonamento a qualche tv a pagamento che offra banalmente la visione di film o competizioni sportive, ma ci impegneremmo a seguire i quotidiani ed  i siti di informazione italiani, oltre che la tv di Grillo e Youdem, per poter godere del più grande spettacolo messo in scena dopo il big bang elettorale &#8211; ci piacerebbe anche dire che è gratis, ma purtroppo è invece interamente a carico dei cittadini italiani. Però, diciamolo, son soldi spesi bene, ci spacchiamo dalle risate e neanche ci accorgiamo di andare a fondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Per chi si fosse colpevolmente distratto negli ultimi giorni, questo il riassunto delle ultime puntate:</p>
<p style="text-align: justify;"><b>La sinistra in Barca: </b>dopo che D&#8217;Alema era riuscito a traghettarla dal trattore di Peppone alla vela, si era capito che il destino della sinistra italiana era salire in barca, ma non avevamo previsto che sarebbe stato stabilito un nuovo record mondiale di velocità di navigazione. Perchè Fabrizio Barca si è iscritto al Pd la mattina, ed al pomeriggio ha scodellato un ponderoso Manifesto con cui si è candidato alla leadership del partito &#8211; roba che ti fa immediatamente venir voglia di iscriversi al Touring Club per candidarsi a Premier dopo opportuna consultazione con Bersani e Google Map. Ora, questo fulmine di celerità, qualità del tutto sconosciuta dalle parti del Nazareno dove invece alligna la lentezza, per non dire la bonaccia, ci ha fatto sobbalzare: caspita, che piglio, che volontà, che statura da condottiero, vuoi vedere che finalmente hanno trovato il Papa straniero che li fa correre?! Ma l&#8217;illusione è stata breve &#8211; vorremmo dire brevissima, ma il tempo di lettura del Manifesto si è prolungato, causandoci peraltro effetti collaterali piuttosto spiacevoli. Diciamolo: un mappazzone che a Masterchef sarebbe stato buttato nel lavandino da Bastianich, e che ci ha causato una congestione prolungata. Perchè andranno anche bene la &#8220;mobilitazione cognitiva&#8221; e la &#8220;procedura deliberativa&#8221;, che già son difficili da masticare ed ancor più da decrittare; passeranno anche per l&#8217;esofago &#8211; con qualche difficoltà oggettiva di deglutizione &#8211; &#8220;l&#8217;elite estrattiva&#8221; e la &#8220;disintermediazione&#8221;, ma quello che ci è costato una notte insonne, con un peso sullo stomaco che non andava nè su nè giù, è stato il catoplebismo. Ridateci le salamelle della Festa dell&#8217;Unità, quelle alla fine con un pò di bicarbonato passavano senza lasciare traccia &#8211; ed i militanti sapevano cosa avevano mangiato. Oggi, se gli proponi il catoplebismo, ti rispondono come Bastianich: così me muoro. E poi votano Grillo.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Maremma povera: </b>come annunciato, il Pd è dunque sceso in campo nel derby contro la povertà che, con autentico stupore, abbiamo appreso essere di mamma fiorentina, avendo inopinatamente preso il nome di Matteo Renzi, oggetto, argomento e bersaglio dell&#8217;intervento di Bersani. Ora, si sa che il furore dell&#8217;invettiva può anche portare fuori dal seminato, ma certo il discorso del Segretario resterà nella storia come una delle vette più alte di incoerenza mai raggiunte a memoria d&#8217;uomo: perchè dire &#8220;è indecente chi ci dice fate presto&#8221;, sottintendendo che non si può auspicare di avere un governo 47 giorni dopo le elezioni &#8211; ecchecaspita, un attimo di calma e non spingete &#8211; e poi affermare con solennità nella frase seguente che &#8220;fare un governo è urgente&#8221;, significa che sei ormai talmente fuori dalla realtà che non ti ascolti neanche più quando parli. Per la cronaca, il derby è stato vinto dalla povertà &#8211; di idee, naturalmente.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Show must go on: </b>nel corso di una cena con i suoi sostenitori a Bari, Berlusconi ha cantato una sua canzone inedita dal titolo: &#8220;Amatevi nudi sotto il sole&#8221;.  Poichè la notizia è vera, non chiedeteci ancora perchè milioni di italiani si ostinano a votarlo: scusate, ma voi, fra l&#8217;amore libero in spiaggia ed il mappazzone catoplebista di Barca, cosa scegliereste?! E non rispondetemi che siete persone serie, perchè sennò, come Bersani, prima vi dico che &#8220;vi conosco mascherine&#8221; e poi vengo a beccarvi tutti al mare mentre fate i figaccioni con le belle in topless, mica con le ideologhe della &#8220;élite estrattiva&#8221; &#8211; che quelle, chissà perchè, non se le fila mai nessuno.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Saggianate: </b>che sarebbe come a dire baggianate ma col bollino blu del Quirinale. Perchè finalmente, dopo dieci giorni di spasmodica attesa, abbiamo scoperto che i saggi hanno passato il tempo a leggere i nostri aggiornamenti su Facebook e ne hanno fatto una raccolta da consegnare a Napolitano. Ora sappiamo che: ci vuole un governo, ma non si sa chi lo debba fare; bisogna tagliare i costi della politica, ma non si sa chi possa imporlo; si deve fare una nuova legge elettorale, ma non si sa su quale modello. Però ci sentiamo  umanamente migliori, perchè adesso sappiamo di essere tutti saggi per conto del Quirinale. E dove lo trovi un altro paese che prende in considerazione le riforme proposte da Facebook?!</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Contrordine compagni avanti populismo!</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Apr 2013 09:36:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara Boriosi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[L'Angolo di Chi.bo]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo aver inserito la lotta al populismo nella Carta di intenti della coalizione di centrosinistra, si indice una bella manifestazione contro la povertà. Populismo allo stato puro, anzi purissimo. E due. Dopo aver clamorosamente smentito con la sua tigna egotica tutti i suoi fasulli proclami contro l&#8217;uomo solo al comando, Bersani prosegue sulla via del [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Dopo aver inserito la lotta al populismo nella Carta di intenti della coalizione di centrosinistra, si indice una bella manifestazione contro la povertà. Populismo allo stato puro, anzi purissimo.</b></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-14457" alt="quartostato" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/04/quartostato-250x126.jpg" width="250" height="126" />E due. Dopo aver clamorosamente smentito con la sua tigna egotica tutti i suoi fasulli proclami contro l&#8217;uomo solo al comando, Bersani prosegue sulla via del cambiamento. No, non quella del mitologico &#8220;governo di cambiamento&#8221; di cui vagheggia ormai da settimane senza essersi mai disturbato a scendere nei particolari per spiegarci come sia fatto, da chi, e dove stia di casa, anche se noi ci accontenteremmo di poco, per chiarirci le idee, ci basterebbe un accenno, uno schema, persino un disegno a matita di Fassina in allegato all&#8217;Unità. Così, tanto per sapere di cosa si sta parlando, e soprattuto con chi.</p>
<p style="text-align: justify;">Invece il cambiamento è quello delle idee, poche e perdenti, agitate in campagna elettorale e poi prontamente rimosse. Dopo aver inserito la lotta al populismo nella Carta di intenti della coalizione di centrosinistra che tutti i partecipanti alle primarie hanno dovuto firmare, pena la scomunica di Stumpo e la fatwa perenne della Bindi; dopo aver ripetuto in ogni comizio, intervista, talk show e balletto sui tetti del Nazareno, che il populismo è il nemico numero uno della democrazia e che in Italia, va da sè, si è personificato nel mai abbastanza demonizzato Berlusconi, ragione prima ed unica della nostra eterna immaturità politica; dopo aver magnificato la &#8220;ditta&#8221; Pd che viaggia sull&#8217;usato sicuro della parola asciutta e sobria, del tutto scevra da ogni e qualsiasi artificio retorico atto a gabbare il popolo bue &#8211; sottinteso: come invece fanno regolarmente tutti gli altri, quelli che non sono noi, i puri, i migliori, gli unici che parlano con rigore e serietà. Ecco, dopo tutto, sapete cosa si fa? Si indice una bella manifestazione contro la povertà &#8211; sissignori, la povertà, e non vorrete negare che sia un problema da poco. Globale, generale, diffuso, un obbiettivo da abbattere a colpi di parole. Populismo allo stato puro, anzi purissimo, dunque.</p>
<p style="text-align: justify;">D&#8217;altronde, da che mondo e mondo qualunque candidata ad un concorso di bellezza vince a mani basse quando sospira di fronte alla giuria che no, il suo sogno non è il paginone centrale di Playboy &#8211; giammai, e peste colga chi osi solo ipotizzarlo &#8211; bensì adoperarsi per la pace nel mondo che, come si sa, si ottiene molto più facilmente a colpi di tette. Fate l&#8217;amore e non la guerra, oltretutto fa anche dimagrire. Così il Pd si propone di vincere nella gara della democrazia manifestando contro la povertà &#8211; che poi, secondo la nota teoria bersaniana della negazione positiva, la povertà è una non ricchezza, la ricchezza è una non povertà, e insomma s&#8217;è fatto un pò di casino ma ci siamo capiti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, in attesa spasmodica della manifestazione contro la povertà annunciata per sabato prossimo, commossi ed invero molto toccati da questo empito di sensibilità nei confronti di un problema mondiale e dalla ammirevole volontà di affrontarlo e risolverlo una volta per tutte, ci permettiamo di suggerire fin d&#8217;ora le tematiche delle prossime manifestazioni che ci permetteranno di migliorare definitivamente la qualità della nostra miseranda vita, elevandola ad uno stato di benessere mai conosciuto finora dal genere umano. Quindi:</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Manifestazione contro le zanzare: </b>uno dei maggiori motivi di irritazione, fastidio ed irascibilità per almeno sei mesi l&#8217;anno &#8211; dipende dalla zona del mondo in cui si vive. Abolire per sempre le zanzare significa recuperare serenità ed ore di sonno perse, tagliare radicalmente la spesa farmaceutica per l&#8217;Autan, e riconvertire in energia eolica tutti gli sforzi vani per schiacciare le suddette &#8211; in subordine, si manifesterà poi contro le mosche, la peronospora e i moscerini della frutta. Sui bachi da seta siamo indecisi, chè in fondo non hanno mai fatto del male a nessuno &#8211; e neanche i compagni cinesi ne fanno più l&#8217;uso di una volta.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Manifestazione contro la cellulite: </b>una battaglia sacrosanta di civiltà che permetterà di recuperare in modo definitivo il voto delle donne, la cui sempiterna gratitudine premierà ad ogni elezione il partito che le libererà in via permanente dal più grande problema che le affligge. Ora, ad essere sinceri, il più grande problema delle loro vite sarebbe costituito dagli uomini immaturi, bugiardi e traditori, ma non potendo sponsorizzare un campo di rieducazione di massa, ci si accontenterebbe almeno di vincere la battaglia sul piano dell&#8217;estetica. Ed una sinistra moderna ed evoluta si è ormai affrancata dal mito della compagna rude e poco curata &#8211; le contadine sovietiche stazzate come la corazzata Potemkin hanno ceduto il passo alla Moretti, chè magari non ha tanti contenuti, ma vuoi mettere come indossa bene la sua carineria pret à porter?!</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Manifestazione contro la calvizie: </b>e qui si annuncia il plebiscito, il capello dell&#8217;avvenire che risorge in fronte, anzi in testa, a masse sterminate di uomini sgomenti dal mistero biologico della capigliatura berlusconiana epperò mortalmente invidiosi della chioma boccoluta di Grillo, ragion per cui lo votano, nella segreta quanto vana speranza di ottenere da lui il miracolo follicolare. Dunque, abolite la calvizie e vincerete tutte le elezioni da qui alla fine del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Manifestazione contro la non vittoria e la non sconfitta: </b>ecco, a ben pensarci, forse è più facile manifestare contro la povertà. Il risultato è lo stesso, ma la difficoltà è maggiore &#8211; se non perdi ma non vinci, e non vinci ma non perdi, è come dire che sì, insomma, magari sei un tipo, ma a Miss Italia non vincerai mai. Anche se vuoi la pace nel mondo.</p>
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		<title>Si fa ma non si dice</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Apr 2013 10:29:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara Boriosi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[L'Angolo di Chi.bo]]></category>

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		<description><![CDATA[Berlusconi è in realtà il miglior alleato di Bersani &#8211; la ventennale storia delle loro reciproche debolezze sostenute a vicenda si appresta ad arricchirsi di un nuovo capitolo, il peggiore. I fatti stanno a zero, ma le parole, ah, le parole abbondano, se potessimo usarle a garanzia del ripianamento del debito pubblico lo spread sarebbe [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" align="center"><b></b><b>Berlusconi è in realtà il miglior alleato di Bersani &#8211; la ventennale storia delle loro reciproche debolezze sostenute a vicenda si appresta ad arricchirsi di un nuovo capitolo, il peggiore.</b></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-14388" alt="images-4" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/04/images-4-250x98.jpeg" width="250" height="98" />I fatti stanno a zero, ma le parole, ah, le parole abbondano, se potessimo usarle a garanzia del ripianamento del debito pubblico lo spread sarebbe già stato ridotto da un pezzo ad una cifra pari ai voti di Fini. Siamo gli specialisti mondiali delle parole, i campioni assoluti dei virtuosismi verbali, e su questa nostra indiscussa capacità modelliamo le nostre vite e le sorti del nostro paese giocando ogni giorno alla dichiarazione più bella, alla smentita più efficace, alla giravolta più ardita, ma soprattuto alla lingua biforcuta: ovvero dico una cosa e ne faccio un&#8217;altra, che sta esattamente all&#8217;opposto, ma l&#8217;importante è che non se ne accorga nessuno.</p>
<p style="text-align: justify;">Capita quindi che si arrivi al paradosso, ovvero che la colpa non sia nel tacere la verità ma nel dirla, invece, ad alta voce, e che a testimoniare lo stato reale delle cose non siano i fatti &#8211; giammai, questi sconosciuti &#8211; ma le parole, spese, sparse, lanciate a piene mani per disegnare scenari che di vero hanno solo la fantasia di chi se li inventa. Dunque, per tentare di decrittare gli eventi e capire, almeno, di che morte dovremo morire, siamo costretti ad un costante doppio esercizio di lettura, scindendo le parole dai contenuti, ma soprattutto dai fatti che, ormai, nessuno sembra più disposto a prendere in considerazione. E questa fatica improba produce risultati stranianti, perché saremmo fortemente tentati di credere a ciò che vediamo con i nostri occhi, ed invece vogliono obbligarci a credere a quanto ci viene detto &#8211; l&#8217;effetto mondo parallelo è in agguato, invece del bipolarismo abbiamo realizzato la sindrome bipolare perfetta, inevitabile conseguenza del si fa ma non si dice cui siamo sottoposti quotidianamente. E gli ultimi giorni ci hanno messo davvero a durissima prova. Queste le ragioni:</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Dare i numeri senza dirli: i</b>l giorno dopo le elezioni, commentando il risultato, D&#8217;Alema &#8211; e lo ripetiamo, D&#8217;Alema, mica il segretario del circolo Pd di Topolinia &#8211; ha detto che considerava inevitabile un governo di coalizione con il Pdl, dimostrandosi capace di due semplici cose: a) contare, e persino fare una somma; b) aver compreso alla prima il monosillabo grillino &#8220;No&#8221;, senza bisogno di sentirlo ripetere quaranta volte per comprenderne il significato affatto oscuro. Nessuno lo ha aggredito per questa sua dichiarazione nè lo ha accusato di intelligenza con il nemico. Dopo quaranta giorni dalle elezioni, quindi con l&#8217;aggravante di uno spreco di tempo abnorme e gravissimo, le stesse cose le ha dette Renzi, ed ha scatenato reazioni scomposte, furiose, deliranti ed astiose, che neanche il caro leader coreano, ragazzetto in carne che si balocca con la bomba atomica perchè si è stufato di perdere sempre a Ruzzle, ha suscitato con la sua simpatica minaccia di sterminarci tutti. E tutto questo perché? Perchè i numeri sono quelli, con quei numeri non si governa, ma la colpa è di chi lo dice &#8211; secondo il noto teorema Bersani, per cui non vincere significa non perdere, in fila per Sel col resto di due. Fassina ed Orfini, chè quelli restano sempre, da qualche parte.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Il governo c&#8217;è ma non si vede: </b>come diceva Bella Ciao&#8230;.&#8221;una mattina mi son svegliato  ed ho trovato un governo &#8211; oh Sardo ciao&#8221;, e grazie di cuore per il graditissimo pensiero. Abbiamo visto gente in piazza abbandonarsi a scene di giubilo di fronte alle locandine dell&#8217;Unità che titolava a caratteri cubitali &#8220;Renzi dice no al governo Bersani&#8221; &#8211; laddove la notizia, naturalmente, era l&#8217;esistenza del governo Bersani. Perbacco, la sera prima siamo andati a dormire convinti di essere in mano ai saggi, qualunque cosa questo significhi, e la mattina dopo abbiamo trovato un governo, poi dicono che non siamo capaci di costruire nulla e che perdiamo solo tempo: oh, ragassi, ma qui abbiam fatto il governo fantasma, unico nella storia delle democrazie europee, solo noi potevamo riuscirci. Poi, che c&#8217;entra, il governo Bersani non esiste ma l&#8217;importante è non dirlo, mica farlo davvero, eh.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Qui comando io: </b>dopo una avvilente campagna elettorale spesa a ripetere che la ditta rifiuta l&#8217;uomo solo al comando, Bersani ha costretto un intero paese a stare appeso alla sua tigna egotica che per quaranta giorni lo ha portato a sbattere contro il No dei Grillini &#8211; sempre quello, sempre con lo stesso inequivocabile significato &#8211; senza considerare nessun&#8217;altra soluzione per formare un governo. Ora, capiamo che ci sono bambini che sognano di diventare Premier e che da grandi non vogliono arrendersi all&#8217;impossibilità di realizzare il proprio sogno, ma se non hai vinto le elezioni e neanche a casa tua ti hanno votato, forse sarebbe il caso di arrendersi all&#8217;evidenza &#8211; invece no, si alimenta la retorica del martire per il bene comune, e si nega la realtà persino quando arriva in diretta streaming col sottofondo degli insulti grillini. Il caro leader, a quanto pare, non è solo un modello esclusivo coreano, pare che nel piacentino abbiamo degli stampi formidabili per riprodurlo, a patto che si sia tutti disposti a salutarlo come il salvatore della patria, chè chiamarlo capo pare brutto e non sta bene.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Il mio miglior nemico: </b>è nelle difficoltà che si vedono gli amici, quelli veri, e siccome la paura fa novanta ma i sondaggi fanno di più, e sono tutti a favore di Renzi, è necessario che i due dinosauri si alleino per tentare di garantirsi ancora la sopravvivenza politica e tenere fuori dal sacro recinto il giovane in ascesa. Il presunto nemico numero uno Berlusconi è in realtà il miglior alleato di Bersani &#8211; la ventennale storia delle loro reciproche debolezze sostenute a vicenda si appresta ad arricchirsi di un nuovo capitolo, il peggiore. L&#8217;importante è prendersi a male parole, intanto che i propri fedelissimi flirtano al bar e condannano questo paese alla rovina, ma finche il &#8220;fascistoide&#8221; è quello che sta nel tuo stesso partito e vuol pure farti fuori, va tutto bene, serve a fare confusione ed a coprire la vera trattativa, a non dire che il giaguaro non lo vuoi smacchiare, ma lo vuoi conservare insieme a te il più a lungo possibile. Poi, tanto, ci penserà l&#8217;Unità a raccontare la giusta verità ai sudditi, il titolo è già pronto: &#8220;Miracolo a Roma: Berlusconi ci vede, Bersani ha fatto la grazia&#8221;.</p>
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		<title>Bersani, il Pd e la sindrome di Fonzie</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Mar 2013 15:08:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara Boriosi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[L'Angolo di Chi.bo]]></category>

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		<description><![CDATA[The Fonz è chiuso nel passato ormai lontanissimo della nostra adolescenza, ma pare oggi essersi reincarnato in The Bers, con tutta la sua corte di perdenti  Non era bello, Fonzie, e non era neanche giovane per quanto si sforzasse di apparirlo; era immune da qualunque sospetto di autoironia e viveva in un piccolo mondo totalmente [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>The Fonz è chiuso nel passato ormai lontanissimo della nostra adolescenza, ma pare oggi essersi reincarnato in The Bers, con tutta la sua corte di perdenti</b></p>
<p style="text-align: justify;" align="center"><b> <img class="alignleft size-medium wp-image-14182" alt="fonzie-henry-winkler-770x511" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/03/fonzie-henry-winkler-770x511-250x165.jpg" width="250" height="165" /></b>Non era bello, Fonzie, e non era neanche giovane per quanto si sforzasse di apparirlo; era immune da qualunque sospetto di autoironia e viveva in un piccolo mondo totalmente autoreferenziale &#8211; esercitava la sua indiscussa autorità, che si era conferita da solo guardandosi ogni giorno allo specchio per dirsi compiaciuto &#8220;sei il migliore&#8221;, su un piccolo gruppo di eterni adolescenti del tutto impreparati a crescere e costantemente bisognosi di una stampella su cui poggiare le loro minime ambizioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Il picchiatello Potsie, buono solo ad aprire bocca per dire scemenze conclamate, il rosso Ralph Malph, incendiario a parole ma in realtà perfettamente inserito nella sua comoda nicchia benestante, il bravo ragazzo Ritchie Cunningham, epitome di quel buon senso scipito che piace tanto e rassicura senza bisogno di dire nulla di significativo &#8211; questi i cortigiani compiacenti che alimentavano quotidianamente il potere di Fonzie, pronti a seguirlo sempre ed a dargli prontamente ragione pur di restare nell&#8217;orbita rassicurante della sua carismatica figura. Ed a perdonargli quel piccolo difettuccio che emergeva ogni volta che commetteva un errore: non riuscire a pronunciare la fatidica frase &#8220;ho sbagliato&#8221;. Ci provava, da solo, lontano da occhi indiscreti, ma regolarmente veniva colpito da un blocco afasico che lo fermava sulle prime due sillabe &#8220;ho sb&#8221; e non gli consentiva di andare oltre, pena il crollo immediato ed irrimediabile della sua immagine di leader incontrastato.</p>
<p style="text-align: justify;">The Fonz è chiuso nel passato ormai lontanissimo della nostra adolescenza, ma pare oggi essersi reincarnato in The Bers, con tutta la sua corte di perdenti: il parlatore a caso Fassina, il rosso per mancanza di prove Vendola, il bravo ragazzo con gli occhialini Letta &#8211; tutti compatti dietro di lui, tutti incapaci di uscire dalla sua ombra e di costringerlo a pronunciare finalmente quel fatidico e salvifico &#8220;ho sbagliato&#8221; che la sinistra italiana evita dal 1989 con la stessa perizia che avrebbe salvato il Titanic, se mai il suo capitano avesse visto l&#8217;iceberg contro cui stava andando a fracassarsi. Senza però considerare che prima o poi i conti vanno pur fatti &#8211; con se stessi, con la storia, ma anche proprio con la matematica, che è più dura di un iceberg e peraltro del tutto immune da interpretazioni di comodo o di parte.</p>
<p style="text-align: justify;">Bastava poco, in realtà, per salvare la faccia, la dignità e soprattutto quel &#8220;bene comune&#8221; di cui si erano spocchiosamente intestati con i loro manifesti grigio sciagura &#8211; bastava leggere i numeri, la sera stessa delle elezioni, e prendere atto che tre blocchi equivalenti e minoritari non potevano dare vita ad alcuna maggioranza, che un ridicolo scarto decimale non permetteva nessun trucco contabile neanche se legittimato dal Porcellum, che cimentarsi in ardite scalate retoriche per certificare una non vittoria come una non sconfitta era solo un esercizio meschino di sprezzo del ridicolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Bastava trasformare la patetica ed imbarazzante conferenza stampa post voto, seconda quanto a portata avvilente solo alle consultazioni in streaming con i Grillini, in una onesta lettura del reale &#8211; non si richiedeva nessuna capacità superiore, nessuna statura elevata, solo un atto di assunzione di responsabilità di fronte ad un responso che, piaccia o no, aveva consegnato ad un partito, un Segretario, una dirigenza ed un non programma, il verdetto chiaro ed inequivocabile della sconfitta senza appello. Bastava dire &#8220;abbiamo sbagliato&#8221; ed agire di conseguenza, facendo l&#8217;unica mossa possibile e davvero rispettosa delle necessità ormai drammatiche del nostro paese: aprire subito ad un governo di coalizione incentrato su pochi punti necessari e condivisi, a tempo determinato, prima di tornare alle urne con una legge elettorale finalmente funzionale all&#8217;esercizio della democrazia invece che a quello della partitocrazia che ci ha dannati.</p>
<p style="text-align: justify;">Invece The Bers si è impuntato ancora sulle prime due sillabe, non è riuscito a dire &#8220;ho sbagliato&#8221;, e la sua corte lo ha colpevolmente assecondato ancora una volta, permettendogli di lanciarsi arrogantemente in trenta preziosi quanto inutili giorni di tentativi vani &#8211; quanto tempo ci vuole a comprendere il significato di &#8220;No&#8221;, l&#8217;unico monosillabo noto ai Grillini &#8211; e di ottenere un risultato questo sì straordinario, ovvero far passare Berlusconi per uno statista, con i suoi ripetuti appelli per un governo di coalizione, iniziati peraltro la sera stessa della chiusura delle urne.</p>
<p style="text-align: justify;">E mentre ancora questi spiriti giocosi si baloccano con distinzioni al limite del grottesco sul &#8220;Premier congelato&#8221;, nessuno si pone l&#8217;unica domanda sensata in tanto oblio della ragione: dopo aver dato un tale penoso spettacolo di sè, avendo oltretutto dimostrato di non saper neanche contare sulle dita &#8211; che il pallottoliere di Fassina sia strambo lo sappiamo da un pezzo &#8211; dopo aver palesato senza più alcuna ombra di dubbio che l&#8217;unico obbiettivo da perseguire, ancora una volta, era quello della sopravvivenza personale invece che il bene comune, quali e quanti elettori saranno ancora disposti a credere a questo Pd?!</p>
<p style="text-align: justify;">E non ci riferiamo solo a Bersani, ma a tutta quella dirigenza vecchia di idee ed incapace di intercettare le istanze del paese che, non contenta di aver raggiunto con la propria ostinata sordità il culmine dello sfacelo, di aver sprecato per salvare la propria rendita di posizione la grande occasione che si era presentata con le primarie, oggi ancora si nasconde dietro l&#8217;ombra di qualcuno, quella di Napolitano, e si prepara a fare l&#8217;ennesima capriola per riallinearsi dietro al leader che verrà.</p>
<p style="text-align: justify;">Non sperateci, chè abbiamo i vostri nomi e le vostre facce scolpiti nella mente, dalla sera delle primarie con cui avete pensato di averci sconfitti ed invece avete solo iniziato la vostra ultima incosciente rincorsa. Perchè voi avete la sindrome di Fonzie, ma noi coltiviamo il vizio della memoria &#8211; e di quella, sì, dovete aver paura davvero, chè non fa sconti nè ammette mezze verità fasulle. Ed i suoi conti, a differenza dei vostri, tornano sempre, alla fine &#8211; la vostra fine, beninteso.</p>
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