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	<title>Pensalibero.it &#187; Il punto del Direttore</title>
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	<description>periodico on line di informazione laica, liberale, indipendente.</description>
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		<title>Il PD la smetta di fare politica in outsourcing</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Apr 2013 10:28:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Cariglia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Il punto del Direttore]]></category>

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		<description><![CDATA[La sinistra. in Italia, è stata portatrice di grandi valori. Perché ora si è ridotta a cercare ossessivamente al suo esterno i segnali per indicare la rotta se non addirittura la prova della propria esistenza? Mi considero da troppo tempo un appartenente alla sinistra in esilio. Un senza terra: insoddisfatto della “offerta” che i partiti [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>La sinistra. in Italia, è stata portatrice di grandi valori. Perché ora si è ridotta a cercare ossessivamente al suo esterno i segnali per indicare la rotta se non addirittura la prova della propria esistenza?</b></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-13877" alt="grasso_boldrini-1" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/03/grasso_boldrini-1-250x156.jpg" width="250" height="156" />Mi considero da troppo tempo un appartenente alla sinistra in esilio. Un senza terra: insoddisfatto della “offerta” che i partiti “di sinistra”, senza eccezione alcuna, propongono in Italia. E francamente sono anche stufo di questa mia situazione. Perciò le cose che scriverò di seguito non sono dettate da malanimo, ma dal desiderio di fare riflettere sulla deriva pericolosa ( in primo luogo per il suo futuro) imboccata dal principale partito italiano appartenente alla sinistra, il PD.</p>
<p style="text-align: justify;">Così svuotato e incerto da non ricercare dentro la sua tradizione e la storia dei suoi uomini migliori i messaggi da inviare agli elettori. E bisognoso di affidare al suo esterno i propri segnali. Un partito, insomma, che ha introdotto nella politica italiana la pratica dell’outsourcing. Che appalta ad altri il compito di proiettare la propria un’immagine. Si rifletta, al riguardo, sui seguenti fatti.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa è che fa gonfiare ultimamente il petto al partito di Bersani, che rende orgogliosi i militanti , o, quanto meno, li rincuora dopo la sberla elettorale?  Niente di più facile. E’ il metodo Boldrini-Grasso, cioè l’elezione dei presidenti dei due rami del parlamento. Soprattutto quella del presidente del Senato, dal momento che alla Camera, grazie al porcellum, sarebbe stato eletto anche il gatto di Bersani se lo avesse candidato. Cosa rende sicuro della collocazione a sinistra e della aderenza ai grandi valori progressisti e rivoluzionari il popolo piddino? Essere contro Berlusconi e, al contrario, cercare il dialogo con Beppe Grillo. E la superiorità morale degli aderenti al partito da che deriva? Dallo stare incondizionatamente dalla parte dei magistrati tosti, quelli che prima mettono dentro il malcapitato che incappa nelle loro inchieste e poi fanno, quando le fanno, le indagini per cercare le prove.</p>
<p style="text-align: justify;">A queste cose io, purtroppo, ci penso spesso. E il pensarci mi manda politicamente in depressione.</p>
<p style="text-align: justify;">La sinistra in Italia, sia quella incappata nel grande e tragico abbaglio comunista, sia quella laica e riformista, è stata portatrice di grandi valori. Ha ingaggiato e vinto battaglie che hanno migliorato le condizioni di vita. E’ stata decisiva per rendere dignitoso e sopportabile il lavoro, realizzare l’uguaglianza fra uomo e donna, permettere a quasi tutti coloro che se lo meritano di studiare ed affermarsi. Ed ha sfornato personalità che ti facevano venire i brividi solo a guardarle e sentirle parlare. Impossibile non restarne ipnotizzati.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché ora si è ridotta a cercare ossessivamente al suo esterno i segnali per indicare la rotta se non addirittura la prova della propria esistenza? Boldrini per dimostrare l’atteggiamento non ostile verso gli immigrati? Grasso e i magistrati per esorcizzare la rabbia della gente contro gli sperperi del pubblico danaro e l’illegalità? E implorare Grillo per dimostrare di essere a sinistra? Proprio Grillo che ha contenuti e atteggiamenti che guardano piuttosto dalla parte opposta?</p>
<p style="text-align: justify;">Più ci penso e più mi pare di avere un incubo. L’encefalogramma della sinistra è piatto. A tal punto da doversi attaccare a personaggi modesti, purchè esterni, per darsi una identità sempre più ambigua e scolorita.</p>
<p style="text-align: justify;">Mai si era vista una forza politica che ricorresse all’outsourcing, all’appalto esterno, per indicare contenuti e direzione di marcia.</p>
<p style="text-align: justify;">E così è sempre più dirompente la forza di Matteo Renzi. Il sindaco di Firenze agisce e parla in prima persona. Si dissocia dal letargo di una classe politica autoreferenziale e inconcludente. Tanto che persino considerazioni banali del tipo “ o ci mettiamo d’accordo col PDL o andiamo a nuove elezioni” provocano scompiglio e sospetti di tradimento. Di Renzi il PD tutto dovrebbe imparare il linguaggio diretto e l’abiura del politichese. Poi, si faccia il nuovo governo fondato sulle cose, senza pregiudiziali politiche o personali. Questo sarebbe un servigio reso al Paese. Se poi dal confronto interno e facendo i conti con la propria storia scaturisse finalmente una identità nitida, sarebbe un servigio reso alla sinistra italiana. Ed anche questa sarebbe cosa buona e giusta.</p>
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		<title>MPS è commissariato ed il legame di Siena con la sua banca sta per essere rescisso</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Apr 2013 05:54:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Cariglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Il punto del Direttore]]></category>

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		<description><![CDATA[Mentre i dipendenti comunali propongono di non correre quest’anno il Palio a causa del dissesto delle casse municipali, il Monte dei Paschi –afferma Mazzoni della Stella – è tecnicamente in default. Impensabile il rimborso dei Monti bonds, le azioni passeranno al Tesoro. Bisogna conoscere Siena per comprendere tutta la portata della proposta dei dipendenti del [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b><img class="alignleft size-medium wp-image-2763" alt="siena-univerità-inchiesta" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2011/11/siena-univerità-inchiesta-300x220.jpg" width="250" height="183" />Mentre i dipendenti comunali propongono di non correre quest’anno il Palio a causa del dissesto delle casse municipali, il Monte dei Paschi –afferma Mazzoni della Stella – è tecnicamente in default. Impensabile il rimborso dei Monti bonds, le azioni passeranno al Tesoro.</b></p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna conoscere Siena per comprendere tutta la portata della proposta dei dipendenti del Comune, in arretrato con la riscossione degli stipendi causa il dissesto ormai accertato delle casse municipali. Si dovrebbero risparmiare gli 800 mila euro destinati alle due edizioni annuali del palio per assicurare una minore aleatorietà del ventisette del mese a vigili urbani, maestre d’asilo, impiegati, tecnici, giardinieri, etc.</p>
<p style="text-align: justify;">Maggiore dimostrazione non poteva esserci di una città che assiste sbigottita al crollo di tutto quanto l’aveva resa importante, spesso in testa alle classifiche della qualità della vita: Monte dei Paschi e Università. Che però non sono i soli ad essere in dissesto, dovendosi aggiungere, appunto, il Comune e l’Azienda Sanitaria, tutti scossi da una voragine nei loro conti.</p>
<p style="text-align: justify;">“ Negli ultimi due secoli – sottolinea Vittorio Mazzoni della Stella, già sindaco della città e vicepresidente di MPS – il palio è stato sospeso solo due volte, in occasione delle due guerre mondiali”.</p>
<p style="text-align: justify;">Lasciando a chi di competenza stabilire le eventuali responsabilità di carattere penale, ciò che trova ogni giorno maggiore conferma è la grande e collettiva responsabilità di una dirigenza politica che, attraverso le successive metamorfosi, chiama in causa il PD e che ha sempre controllato strettamente tutti i gangli del potere cittadino, provinciale e di conseguenza bancario.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando, su Pensalibero, iniziammo il viaggio nei meandri delle disavventure MPS e senesi, accompagnati da Mazzoni della Stella, partimmo da un calcolo molto significativo. Nel 1997, quando Vittorio, da vicepresidente della Banca firmò il suo ultimo certificatissimo bilancio, in concomitanza con la trasformazione in Spa dell’Istituto, c’era un patrimonio netto contabile pari a 7,5 miliardi attuali e plusvalenze implicite tra gli otto e i dieci miliardi attuali. Il tutto secondo valutazioni prudenziali. Proprio in questi giorni è stato dato l’annuncio che il rosso per il 2012 è di tre miliardi e cento milioni, al netto degli oneri derivanti dalla sottoscrizione dei Monti bonds.</p>
<p style="text-align: justify;">“ Tecnicamente è già default. A impedirlo sono ragioni di opportunità non solo italiane ma europee. In quindici anni sono stati bruciati ben oltre 20miliardi.  La conseguenza è semplice nella sua brutalità. Gli attuali amministratori sono commissari, non imprenditori del credito. Il loro compito  (e lo stanno assolvendo) è di svuotare i cassetti di tutti i titoli tossici e delle altre porcherie per consegnare, al termine del loro lavoro, una banca ripulita da tutta la spazzatura”.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopodichè, è evidente che Siena non sarà più padrona di quella che per secoli è stata la sua banca.</p>
<p style="text-align: justify;">“Rimborsare il capitale e gli altissimi interessi (8,5%) dei Monti bonds, nelle condizioni attuali è impensabile. Quindi, fino da ora si può correttamente affermare che il Tesoro è azionista per l’82% di MPS, secondo accurati e autorevoli calcoli che tengono conto di quanto dovuto alla Stato per capitale e interessi. Il futuro della banca ex senese potrebbe essere pubblico. Lo spero, perché c’è un gran bisogno di una grande banca pubblica con il compito di gestire gli interventi pubblici nel settore del credito. Ma l’opzione ideologica o la necessità di recuperare capitali potrebbero portare ad una soluzione diversa: vendere ai privati, in tutto o in parte, la Banca finalmente ripulita.  In ogni caso, purtroppo, Siena non c’è, ha chiuso il suo lunghissimo legame con il “suo” Monte dei Paschi. I senesi chi ringraziare lo sanno molto bene”.</p>
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		<title>Confesso: sono stato abbindolato da Bersani!</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Mar 2013 19:12:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Cariglia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Il punto del Direttore]]></category>

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		<description><![CDATA[Bersani si è rivelato solo uno dei tanti automi della nostra politica. Sono professionisti, non hanno debolezze o preferenze. Indossano maschere e interpretano una parte. Lo devo confessare. A Bersani avevo fatto davvero credito. Forse il mio era solo un wishfull thinking, ovvero un desiderio compulsivo che ti fa trasformare la realtà, piegandola ai tuoi [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Bersani si è rivelato solo uno dei tanti automi della nostra politica. Sono professionisti, non hanno debolezze o preferenze. Indossano maschere e interpretano una parte.</b><b></b></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2794" alt="pierluigibersani" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2011/11/pierluigibersani-300x200.jpg" width="250" height="166" />Lo devo confessare. A Bersani avevo fatto davvero credito. Forse il mio era solo un wishfull thinking, ovvero un desiderio compulsivo che ti fa trasformare la realtà, piegandola ai tuoi sogni.  Quando il segretario del PD è partito all’assalto della presidenza del consiglio, ho creduto alle sue parole; soprattutto ho dato credito ad un disegno che era l’unico in grado di reinserire l’ Italia nel solco dell’Europa e nel ruolo dovuto ad un grande paese.</p>
<p style="text-align: justify;">C’era un governo imposto, senza alcuna legittimazione popolare. Secondo me anche controproducente. E questo governo non si sapeva a chi attribuirlo. A Napolitano, certamente. E a tutto il gotha della nostra finanza. Ma per conto di chi? Dei circoli finanziari internazionali e della super- euro- burocrazia con tutta evidenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma: eravamo al punto che il popolo veniva consultato per finta e le decisioni erano prese in maniera opaca, non trasparente.</p>
<p style="text-align: justify;">Bersani mi sembrò l’unico in grado di collegarsi alla sinistra europea, di stampo socialdemocratico, per recuperare un minimo di sovranità popolare, superando finalmente tutte le masturbazioni sulla nostra diversità e sulle terze, quarte e quinte vie usate per coprire la vergogna di una sinistra italiana occupata in gran parte dal comunismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Del resto potevo permettermelo: possiedo addirittura un DNA anticomunista e antifascista a prova di bomba. Nessuno- pensavo- potrà rimproverarmi se non seguo gli ammonimenti che pure mi vengono rivolti: “guarda, che sono sempre comunisti, e non cambiano mai”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora sono il primo a dirlo. Non è rimasto niente del Bersani che si atteggiava a persona seria, che voleva essere giudicato per i suoi programmi e che, soprattutto, cercava soluzione europea ai problemi italiani e collegamento con le socialdemocrazie francese, tedesca ed europea.</p>
<p style="text-align: justify;">Finge di prendere seriamente le proposte di Grillo, cioè la parte stupida di un movimento che, al contrario, dice cose condivisibili quando denuncia i mali della classe politica. Insomma, fa tutto il contrario di ciò che dovrebbe fare:asseconda le sciocchezze programmatiche per non cambiare, invece di cambiare per ostacolare le sciocchezze. E corteggia la Lega per fare il governo, mentre vota la Boldrini per i suoi “meriti pro-immigrati”, alla Camera.</p>
<p style="text-align: justify;">Da un lato sono contento di poter dire che il comunismo, che sarebbe presente irreversibilmente in Bersani e nei suoi, non c’entra niente. Tiro un sospiro di sollievo: per tutta la vita, non breve, mi sono battuto, senza cattiveria ma con decisione, affinchè il comunismo venisse considerato per quello che era: un tragico errore del proletariato, come lo definiva Giuseppe Saragat  (mentre il fascismo ne era stato la vergogna). Quella battaglia è finita, se Dio vuole.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché Bersani si è rivelato solo uno dei tanti freddi automi che caratterizzano la nostra politica. Sono professionisti, non hanno sentimenti, debolezze o preferenze. Indossano maschere e interpretano una parte. Lo fanno con disinvoltura, sono autentici professionisti della commedia italiana. Recitano a soggetto. Dei princìpi, delle scelte, delle priorità, dei programmi non importa loro alcunché.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed io, pur avendo dimestichezza sia con la politica sia con il teatro, non avevo considerato, colpevolmente, ciò che ora è anche troppo palese. Le due parti si possono scambiare!</p>
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		<title>Altra tangentopoli? Forse, ma questa volta non la beviamo tutta!</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Feb 2013 09:16:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Cariglia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli immacolati di ieri sono inquisiti oggi. E si percepisce che le inchieste non hanno lo stesso andamento e non vengono raccontate allo stesso modo dai giornali con proprietari “impuri”. E come nascono le notizie di reato sui grandi appalti internazionali? A parte quei quattro grulli che a Siena hanno atteso l’ex presidente MPS e [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Gli immacolati di ieri sono inquisiti oggi. E si percepisce che le inchieste non hanno lo stesso andamento e non vengono raccontate allo stesso modo dai giornali con proprietari “impuri”. E come nascono le notizie di reato sui grandi appalti internazionali?</b></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-13224" alt="img1024-700_dettaglio2_Mussari" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/02/img1024-700_dettaglio2_Mussari-250x140.jpg" width="250" height="140" />A parte quei quattro grulli che a Siena hanno atteso l’ex presidente MPS e ABI, Giuseppe Mussari con  le loro offese e relativo lancio di monetine, il tintinnare di manette che accompagna la campagna elettorale è fortunatamente ben diverso rispetto alla Tangentopoli dei primi anni novanta.</p>
<p style="text-align: justify;">Non c’è, questa volta, il clima da stadio che accompagnava la notizia del nuovo arresto di un potente: una vera e propria “ola” con il pubblico esultante che si alzava in piedi per sedersi, poi, in attesa del prossimo giro. La gente sembra più riflessiva e meno incline a dare credito incondizionato ai magistrati e alle manette facili. A spiegare questo diverso atteggiamento degli italiani concorrono molti fattori.</p>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto il bilancio di quella stagione che scardinò gli equilibri politici che avevano dominato il Paese per quasi mezzo secolo. Dopo venti anni siamo caduti molto più in basso. Abbiamo avuto un sistema ed una classe politica al confronto dei quali la stagione precedente era oro purissimo.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo poi potuto toccare con mano quanto mirate e parziali fossero state le inchieste dei vari pool che si adoprarono, senza freni per la liquefazione della politica, nella caccia e messa all’indice di ladri veri e presunti. I discorsi, si dice dalle nostre parti, stanno in poco posto. O, se preferite, le chiacchiere stanno a zero. Venti anni fa le inchieste lasciarono intatte alcune forze politiche. Era talmente evidente l’intento selettivo di quelle inchieste, che i presunti ladri che ci consegnano le inchieste in corso appartengono in massima parte a quei partiti che allora la fecero franca: PDS e Sinistra DC (confluiti nel PD), la Lega, gli eredi del MSI. In compagnia, tutti costoro, del “nuovo” originato dalle inchieste: i berlusconiani (prima di Forza Italia, poi del PDL) e i seguaci del “leggendario” eroe di Mani Pulite, aduso a sfidare parimenti sintassi e decenza e approdato in politica per mettere all’incasso la popolarità discutibilmente conquistata.</p>
<p style="text-align: justify;">Fortunatamente oggi tutti questi elementi condizionano il giudizio su ciò che sta avvenendo. E aiutano a porre attenzione a particolari che venti anni fa vennero sopraffatti dal formidabile schieramento di forze e di interessi che contribuì al Big Bang della prima repubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto: il comportamento non omogeneo dei magistrati e dei giornali. Ci sono inchieste che corrono e altre nelle quali chi mena la danza impone un singolare “andamento lento”. Ci sono inchieste caratterizzate da encomiabile e doveroso riserbo nel rispetto delle garanzie ed altre delle quali tutto viene messo in piazza e si può leggere sui giornali non sempre legittimamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio i giornali ed i loro editori meritano di essere tenuti sotto osservazione. Le inchieste coinvolgono le più grandi aziende italiane, dunque quelle che attirano i maggiori appetiti anche dall’estero. In questa occasione si percepisce tutta l’assurdità di non avere mai affrontato seriamente il colossale problema del conflitto di interessi in Italia. Non lo ha fatto Berlusconi, non Bersani e meno che mai Monti con il suo governo che di conflitti se ne trascinava in quantità industriale. Una legge decente per regolamentarlo dovrebbe occuparsi non solo di Berlusconi ma di tutta la cupola della nostra Finanza e delle maggiori imprese, con le loro partecipazioni incestuose e proprietà di organi di informazione. Per questo una legge così, mille volte promessa, non è mai stata seriamente nemmeno discussa.</p>
<p style="text-align: justify;"> Ma non sarebbe male, oggi, allargare l’orizzonte fuori dai nostri confini. Grandissime aziende controllate dalla mano pubblica sono accusate di corruzione internazionale, cioè di avere versato, all’estero, tangenti per ottenere appalti. A parte l’esile confine che separa il concetto di tangente da quello di provvigione per mediazioni, è giusto perseguire i reati ove esistenti. E lasciare lavorare i magistrati senza interferenze. Ma su un aspetto è da pretendere chiarezza, senza minare l’autonomia delle toghe: la cosidetta notizia di reato. Come nascono le inchieste che mettono fuori gioco, per i grandi appalti internazionali, le nostre più grandi imprese? Possiamo escludere l’azione dei servizi di qualche paese amico? La storiella di qualche lettera anonima o di qualche pentito di turno, francamente non è più spendibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, da tutte queste inchieste emerge nuovamente una delle più grandi anomalie del nostro sistema giustizia: l’abuso aberrante della custodia cautelare. Senza gli arresti il più delle volte ingiustificati, il clamore non sarebbe così devastante (per l’interesse pubblico). Pericolo di fuga, reiterazione del reato, inquinamento delle prove, dovrebbero essere reali, non individuabili per teoremi. E, invece, la custodia cautelare è quasi l’unica pena certa che il sistema riesca a comminare. Peccato che sia illegittima (in quanto pena).</p>
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		<title>MPS: si è cominciato leggendo gli ultimi capitoli ma si sta andando verso la prefazione</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Feb 2013 09:12:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Cariglia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Terza chiacchierata con Vittorio Mazzoni della Stella. “Le responsabilità sono chiare a tutti. E l’idea di sviarle è una favola che fa “sbudellare” dalle risate”. “Nel corso della sua lunga storia, Siena ha vissuto momenti di  gloria ma anche di grandissime difficoltà. E si è sempre risollevata. Ma una botta del genere non l’aveva mai [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Terza chiacchierata con Vittorio Mazzoni della Stella. “Le responsabilità sono chiare a tutti. E l’idea di sviarle è una favola che fa “sbudellare” dalle risate”.</b></p>
<p style="text-align: justify;"><i><img class="alignleft size-medium wp-image-2763" alt="siena-univerità-inchiesta" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2011/11/siena-univerità-inchiesta-300x220.jpg" width="250" height="183" />“Nel corso della sua lunga storia, Siena ha vissuto momenti di  gloria ma anche di grandissime difficoltà. E si è sempre risollevata. Ma una botta del genere non l’aveva mai presa. Nemmeno quando capitolò di fronte ai fiorentini e agli spagnoli e venne incorporata nel ducato di Toscana (1555), subì l’onta del saccheggio, come invece è accaduto con il Monte dei Paschi”.</i></p>
<p style="text-align: justify;">L’ex sindaco socialista ed ex vicepresidente MPS, Vittorio Mazzoni della Stella riassume con questo riferimento storico lo stato d’animo diffuso nella città, scossa come un destriero del Palio dalle vicende ingloriose della sua banca.</p>
<p style="text-align: justify;">Più che alle imminenti elezioni politiche, che pure faranno capire molto, a Siena si guarda a quelle per il Comune, che si svolgeranno a Maggio.</p>
<p style="text-align: justify;"><i>“La città è percorsa da due stati d’animo differenti, parimenti diffusi. Da un lato rabbia, sdegno, risentimento, voglia di rivalsa. Dall’altro meraviglia, stupore, incredulità. Perché tutto quello che accade oggi sta accadendo da dieci e più anni. E chi voleva, poteva vedere. Ecco perché mezzi senesi sono incazzati  e si sentono derubati. E un’altra metà sono arrabbiati con con se stessi. Per il voto di maggio, perciò, ho la sensazione che l’esito Parma stia diventando ogni giorno più probabile.”</i></p>
<p style="text-align: justify;">La sensazione è rafforzata dagli scricchiolii di altre istituzioni senesi che accompagnano la caduta della Fondazione e della Banca del Monte dei Paschi. In dissesto c’è la antica e gloriosa Università, squassata da inchieste penali, l’ASL dove il buco di bilancio sta diventando una voragine senza fine (ad oggi è calcolato in 50 milioni, ma potrebbero essere di più). E c’è il Comune, commissariato e in dissesto, che applica ai propri cittadini l’IMU più alta di Italia con la prospettiva, per i prossimi anni, di una massimizzazione delle imposte e di servizi ridotti al minimo. Si trattava di un bilancio “drogato” dai contributi della Fondazione che certamente verranno meno.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ “esito Parma” di cui parla Vittorio è la spia dello spappolamento della politica cittadina e dello smarrimento di una città le cui soddisfazioni sono al momento legate solo agli eccellenti risultati, in Italia e in Europa, della squadra di basket.</p>
<p style="text-align: justify;"><i>“Le responsabilità per MPS, ma anche per le altre istituzioni in crisi, sono chiare a tutti. E l’idea di sviarle è una favola che fa “sbudellare” dalle risate. Il principale partito, il PD è diviso ed il fuoco cova sotto la cenere. Intanto, il candidato sindaco, che poi è il sindaco dimissionario, Ceccuzzi, deve vedersela con la insistente e capillare polemica dei sostenitori del sindaco di Monteriggioni, Valentini, al quale fu impedito di gareggiare per le primarie che hanno determinato la nuova candidatura a sindaco di Ceccuzzi. Poi, ancora più devastante, il rimpallo di responsabilità per la crisi di MPS traPD senese ed esponenti nazionali. Non sono illazioni, ma fatti conclamati.</i></p>
<p style="text-align: justify;"><i>Tanto conclamati e dirompenti che il presidente PD del consiglio regionale della Toscana, Alberto Monaci, parlando con i giornalisti prima di entrare a deporre nella stanza dei PM che indagano su MPS, ha evocato responsabilità lontane nel tempo e nello spazio, “ consigliando” di guardare verso Gallipoli”.</i></p>
<p style="text-align: justify;"><i> </i>Ecco: anche questo è un sentimento diffuso a Siena, dove molti lamentano che si sia fatta spazio una teoria su MPS nella quale si confondono le vittime con i carnefici. In questo sentimento si rivendica ai senesi lo status di vittime e a “quelli venuti da fuori” il ruolo dei carnefici. E si confida che il procedere dell’inchiesta possa chiarire molte cose. <i>“ Si è cominciato – conclude Mazzoni – a leggere la storia dall’ultimo capitolo, ma ho la sensazione che i tre PM vogliano arrivare a leggere la prefazione”.</i></p>
<p style="text-align: justify;">Molto aiuto potrebbe arrivare dall’ex presidente Giuseppe Mussari, se sono vere le  notizie di stampa trapelate sul suo primo interrogatorio. Nel quale non sarebbe andato molto oltre il disbrigo delle formalità di rito. Ma nel quale avrebbe fatto presente di ritenersi non il deus ex machina della vicenda, ma “un oggetto rappresentativo di volontà politiche più forti”.</p>
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		<title>Matteo alla guerra per vincere le prossime elezioni, le sue!</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Feb 2013 17:50:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Cariglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il punto del Direttore]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano 2]]></category>

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		<description><![CDATA[Renzi, restando a Firenze a fare il sindaco, umilmente mettendosi a disposizione del Dio partito, è pronto a raccogliere i frutti della sua diversità senza per questo essere più avvertito come corpo estraneo. Non concordo per niente con coloro che pensano e scrivono che Matteo Renzi si è appannato dopo la sconfitta alle primarie. E [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Renzi, restando a Firenze a fare il sindaco, umilmente mettendosi a disposizione del Dio partito, è pronto a raccogliere i frutti della sua diversità senza per questo essere più avvertito come corpo estraneo.</b></p>
<p style="text-align: justify;"><del><img class="alignleft size-medium wp-image-9865" alt="matteo-renzi-188808" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2012/09/matteo-renzi-188808-218x250.jpeg" width="218" height="250" /></del>Non concordo per niente con coloro che pensano e scrivono che Matteo Renzi si è appannato dopo la sconfitta alle primarie. E ancora meno quando si scandalizzano per il suo (assai moderato) appoggio a Bersani nella campagna elettorale in corso.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quel poco che conosco il sindaco di Firenze ed il suo giro (stretto), sono portato a pensare che Matteo stia mettendo in pratica due insegnamenti. Il primo frutto di una legge fisica e conseguenti insegnamenti tratti dalla saggezza popolare; il secondo, derivante dalla filosofia di un gigante della politica e della teoria e pratica del potere: il generale Charles de Gaulle.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque, primo insegnamento. E’ tratto dalle diverse caratteristiche dell’acqua e dell’olio. Renzi, quando ha deciso di spendersi (assai moderatamente) per Bersani, ne ha tenuto conto. Non nel senso che lui, ovviamente l’olio che ha maggior pregio, galleggia comunque sopra l’acqua. Il suo orgoglio (che non è moderato) lo porta piuttosto a tenere presente un’altra a lui più congeniale considerazione: olio e acqua non si possono amalgamare. Quindi, farsi vedere assieme al candidato (questa volta) premier alla partita Fiorentina &#8211; Juventus, o al tavolo di un ristorante o, addirittura, sul palco di una manifestazione elettorale, non compromette l’immagine di “alterità” o invincibile diversità che Matteo non dimentica mai di proiettare.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo insegnamento, frutto della saggezza del grandissimo generale (uno dei pochi personaggi con i quali il nostro sindaco ritiene non disdicevole rapportarsi): il potere non si conquista, si raccatta.</p>
<p style="text-align: justify;">E allora, tenendo conto dell’uno e dell’altro, è facile concludere che, ancora una volta, Renzi sta comportandosi in maniera politicamente ineccepibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuno potrà accusarlo di alto tradimento: persino Scalfari e D’Alema hanno dovuto pronunciare elogi avvelenati. Nelle loro intenzioni altrettanti baci della morte. E, invece, poiché in politica le parole sono pietre, veri e propri viatici per i futuri trionfi da conseguire a cavallo del destriero PD invece che dovendolo tenere a bada.</p>
<p style="text-align: justify;">Matteo, restando a Firenze a fare il sindaco, fuggendo dalle tentazioni e dalla omologazione romane, umilmente mettendosi a disposizione del Dio partito, è pronto a raccogliere i frutti della sua diversità senza per questo essere più avvertito come corpo estraneo.</p>
<p style="text-align: justify;">L’unico modo per rispondere ad una battuta fulminante che un comune amico gli aveva rivolto dopo che il sindaco rottamatore gli aveva chiesto come gli sembrasse la sua campagna per le primarie.  “Ottima – fu la risposta di questo nostro e suo amico – ora, però, bisogna iscriversi a un partito dove vincerle queste primarie!”.</p>
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		<title>Se la TV confonde spettacolo e informazione le elezioni si vincono con il cabaret</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jan 2013 11:14:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Cariglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Il punto del Direttore]]></category>

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		<description><![CDATA[Santoro e Travaglio avevano preparato meticolosamente le loro trappole. Ma hanno accettato la sfida di Berlusconi sul piano delle battute, della mimica, di tutto ciò che fa spettacolo ed hanno perso. Va bene le gags, il contropiede della lettera a Travaglio, battuto sul suo stesso terreno di grande inquisitore. Ma Berlusconi la sua partita con [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Santoro e Travaglio avevano preparato meticolosamente le loro trappole. Ma hanno accettato la sfida di Berlusconi sul piano delle battute, della mimica, di tutto ciò che fa spettacolo ed hanno perso.</b></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-12238" alt="berlusconi-pulisce-la-sedia-di-travaglio-da-santoro" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/01/berlusconi-pulisce-la-sedia-di-travaglio-da-santoro-250x187.jpg" width="250" height="187" />Va bene le gags, il contropiede della lettera a Travaglio, battuto sul suo stesso terreno di grande inquisitore. Ma Berlusconi la sua partita con Santoro la aveva vinta ancora prima di entrare in campo.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutta quella attesa per l’evento, da sola, cancellava l’immagine di “dead man walking” (uomo morto in marcia) che il cavaliere si stava portando dietro dopo una serie inarrestabile di infortuni e insuccessi di ogni tipo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ha ragione Giuliano Ferrara a distinguere tra lo showman ed il leader politico. Da questo punto di vista la performance berlusconiana è stata assai modesta. Su IMU, fisco e debito pubblico Berlusconi è apparso impacciato e confuso. Eppure il suo è stato un successo autentico e clamoroso. E, sia chiaro, un successo politico perché ha contribuito a diminuire il divario dei consensi che attualmente lo separa da Bersani.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché ormai una cosa dovrebbe essere chiara a tutti. Le elezioni non si vincono e non si perdono per la qualità della proposta politica. La politica spettacolo ha altri parametri, tutti orientati alla emotività, non al giudizio razionale e distaccato.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli antiberlusconiani, che speravano di vedere definitivamente “infilzato” il toro dal matador Santoro e dai suoi banderilleros, se la sono presa fortemente con il conduttore televisivo e con la sua spalla, Marco Travaglio. L’accusa è di non aver saputo mettere in difficoltà Berlusconi, di non averlo attaccato abbastanza. Che il male assoluto esca vincitore è talmente assurdo che qualcuno deve pure esserne responsabile!</p>
<p style="text-align: justify;">E, invece, no. Non siamo d’accordo. Santoro e Travaglio avevano preparato meticolosamente le loro trappole: testimonianze e contributi registrati densi di suggestioni e imbarazzanti per l’uomo di Arcore. Il quale, infatti, si è contraddetto più volte ed ha barcollato addirittura correggendosi su affermazioni appena pronunciate.</p>
<p style="text-align: justify;">Quale è stata, allora, la trovata vincente di Berlusconi? Affrontare la prova per ciò che era, cioè uno spettacolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo gli ingenui non hanno ancora capito che i talk show zeppi di politici, su tutti i canali televisivi, poco o niente hanno a vedere con la politica e, aggiungiamo, con l’informazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Così Berlusconi ha calato la sua rete ed i pesci (Santoro, Travaglio) ci sono andati dentro. Hanno accettato gli ammiccamenti dell’ospite, la sua sfida sul piano delle battute, della mimica, di tutto ciò che fa spettacolo ed hanno perso. Berlusconi, di converso, è risultato il vincitore. Il paradosso è che, pur non avendo tutto ciò niente a che fare con la politica, il successo lo avvantaggia politicamente.</p>
<p style="text-align: justify;">E, purtroppo, è normale in un Paese nel quale si confonde lo spettacolo con l’informazione. E dove i programmi televisivi non sono impostati per aiutare a capire ma per orientare. Nella migliore delle ipotesi sono basati su contrapposizioni di tesi, come se due tesi contrapposte non potessero essere entrambe sbagliate.</p>
<p style="text-align: justify;">Così capita che un uomo astuto come Berlusconi possa mettere nel sacco quelli che avrebbero dovuto infilzarlo e che si dimostrano meno abili di lui nel fare spettacolo. E che, pur trattandosi di spettacolo, tutto ciò possa avere conseguenze decisive nella contesa elettorale.</p>
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		<title>Il ritorno degli opposti estremismi</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jan 2013 11:45:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Cariglia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Il punto del Direttore]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi, in forma e sedi diverse, gli opposti estremismi sono tornati. Non sono, come allora extraparlamentari e non  uccidono fisicamente. Gli opposti estremismi, infatti, sono nelle istituzioni. Eravamo a cavallo tra gli anni sessanta e i settanta del secolo scorso. Dopo l’ubriacatura del ’68 e l’autunno caldo del ’69, il nostro Paese era precipitato, dal [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Oggi, in forma e sedi diverse, gli opposti estremismi sono tornati. Non sono, come allora extraparlamentari e non  uccidono fisicamente. Gli opposti estremismi, infatti, sono nelle istituzioni.</b></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-12177" alt="estremismi-negli-anni-70-300x144" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/01/estremismi-negli-anni-70-300x144-250x120.jpg" width="250" height="120" />Eravamo a cavallo tra gli anni sessanta e i settanta del secolo scorso. Dopo l’ubriacatura del ’68 e l’autunno caldo del ’69, il nostro Paese era precipitato, dal clima dorato dello sviluppo e della crescita,  nella voragine del terrorismo di destra e di sinistra.</p>
<p style="text-align: justify;">Il presidente della repubblica dell’epoca, Giuseppe Saragat non si stancava di lanciare moniti contro gli “opposti estremismi”, di destra e di sinistra, che – diceva – avrebbero provocato lutti e sciagure se non contrastati adeguatamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Invece di ascoltare la voce del buon senso e darsi da fare per isolare i terroristi di ogni risma, successe quello che sempre succede in Italia di fronte alle avvisaglie dei cataclismi. Il PCI per la coda di paglia e certa borghesia per snobismo negavano che gli estremismi fossero due: solo a destra c’erano estremisti. E se le Brigate si definivano “rosse” era per depistare.</p>
<p style="text-align: justify;">Risultato: i terroristi ammazzavano e si continuava a disquisire se il terrorismo fosse solo di destra o anche di sinistra.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi, in forma e sedi diverse, gli opposti estremismi sono tornati. Non sono, come allora extraparlamentari e non  uccidono fisicamente. Gli opposti estremismi, infatti, sono nelle istituzioni,  le condizionano pesantemente e bloccano ogni possibilità di un equilibrato sviluppo. A sinistra, attraverso la difesa di teorie superate che scambiano i diritti con i privilegi ed hanno come conseguenza il blocco dell’accesso nel mondo del lavoro a chi ne è escluso, l’impossibilità di una seria riforma delle pensioni ed il mantenimento di lacci e laccioli che limitano la competitività delle nostre imprese.</p>
<p style="text-align: justify;">L’estremismo di destra è addirittura al governo. Ci è arrivato sotto le mentite spoglie del governo tecnico. Che, invece, era talmente politico che ora prova, col presidente Monti, il colpaccio di sopravvivere a se stesso. Ad alimentare questo estremismo sono le lobbies della finanza e delle banche, le più tutelate da una serie di provvedimenti a senso unico che hanno dissanguato i ceti meno abbienti e più indifesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il terrorismo che quaranta anni fa si alimentava del sangue di vittime innocenti, oggi ha scelto vie più raffinate ma non meno efficaci instillando nel Paese un permanente timore per il proprio futuro e per la possibilità di soddisfare i bisogni più elementari e condurre una vita decorosa.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Italia ne risulta stremata. Grazie ad una pressione fiscale senza precedenti e senza uguali al mondo è stato raggiunto il risultato di avere una delle inflazioni più alte nei paesi industrializzati, unita ad una recessione che sembra ancora lontana dalla fine.</p>
<p style="text-align: justify;">La determinazione di portare alle estreme conseguenze questo disegno sciagurato è dimostrata dal diretto impegno elettorale dell’attuale presidente del consiglio. Napolitano aveva imposto Monti ( e i partiti hanno la responsabilità di averlo poi appoggiato) con il pretesto di una situazione eccezionale e temporanea. Il risultato, fino ad oggi mediocre, rischia di essere catastrofico con le prossime elezioni: assai peggiore di quello che sarebbe stato se, dopo le dimissioni di Berlusconi, si fosse andati immediatamente al voto. Non stiamo assistendo, infatti, ad un confronto fra diverse opzioni: sull’economia, sulla visione europea, sul lavoro, sulla indispensabile riorganizzazione dello Stato a livello centrale e territoriale. Assistiamo, piuttosto, ad una confusa lotta per acquisire un minimo di potere che consenta di condizionare il governo in una visione neoconsociativa che sta contagiando tutti. La lotta senza quartiere è per il senato allo scopo di non consentire che possa esprimere una maggioranza. Ed è proprio il ruolo partitico assunto da Monti a rendere probabile questa evenienza.</p>
<p style="text-align: justify;">E per non mancare l’obbiettivo, l’uomo di cui ogni momento della giornata ci viene ricordato il grande prestigio europeo e mondiale, ha ingaggiato giovani talenti come Fini, Casini, Montezemolo, Bocchino, Buttiglione, etc.</p>
<p style="text-align: justify;">Il presidente Napolitano è certamente un galantuomo e si è trovato a gestire una situazione difficile dopo le dimissioni di Berlusconi. Poteva rispettare alla lettera la Costituzione ma ha cercato la scorciatoia assumendosi, oltretutto, responsabilità che non gli competevano.</p>
<p style="text-align: justify;">La scorciatoia, purtroppo, ha portato al punto di partenza. Ed il tempo perso ha reso più complicata la situazione.</p>
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		<title>O l’Europa dei popoli o l’Europa della finanza</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Dec 2012 16:07:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Cariglia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Il punto del Direttore]]></category>

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		<description><![CDATA[Preferiamo l’Europa dei Popoli, che decida basandosi su istituzioni democratiche e sottoposte a controlli, non per influenza delle lobbies finanziarie e delle alte sfere burocratiche ispirate da quegli stessi poteri. Non saranno gli equilibrismi e le giravolte di Mario Monti (“mi candido ma non mi candido”), gli isterismi studiati di Grillo, il ri-ritorno di Berlusconi [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Preferiamo l’Europa dei Popoli, che decida basandosi su istituzioni democratiche e sottoposte a controlli, non per influenza delle lobbies finanziarie e delle alte sfere burocratiche ispirate da quegli stessi poteri.</b></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-3790" alt="Italia-europa" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2011/12/Italia-europa-300x247.jpg" width="250" height="205" />Non saranno gli equilibrismi e le giravolte di Mario Monti (“mi candido ma non mi candido”), gli isterismi studiati di Grillo, il ri-ritorno di Berlusconi o la trista adunata del  vieto e becero giustizialismo sotto gli auspici dei tre PM maggiormente contraddetti dalle sentenze dei tribunali italiani, a dare un senso alle imminenti elezioni. Questa è roba per elettori eternamente scontenti ed eternamente pasticcioni; alla ricerca di capri espiatori ai quali addossare le colpe, così da dimenticare la superficialità delle proprie scelte passate. E’ roba per chi è andato dietro alla “rivoluzione” delle toghe a senso unico; per chi ha votato Di Pietro; per chi è stato infatuato di Berlusconi o della gioiosa e scalcinata macchina da guerra di Occhetto e di tutte le altre armate Brancaleone che sono passate come meteore in venti anni di “seconda repubblica”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nocciolo della questione, l’unica via per rendere utile la prossima competizione elettorale, è scegliere tra le sole due ipotesi capaci di cambiare la nostra storia e le nostre vite. Assodato che l’Italia non è un’isola ma è attaccata fisicamente, politicamente ed economicamente all’Europa, anche noi siamo chiamati a scegliere con chiarezza tra due diverse concezioni: o l’Europa dei Popoli o l’Europa della Finanza. Avere accettato la supremazia dell’economia finanziaria su quella reale, basata sulla produzione e lo scambio dei beni materiali, è la causa dell’attuale crisi. Eppure abbiamo eletto a medici, in Italia, proprio i rappresentati di quelle teorie e di quegli interessi che hanno diffuso la malattia.</p>
<p style="text-align: justify;">Mario Monti è l’alfiere che meglio di tutti rappresenta gli interessi di queste potentissime lobbies finanziarie internazionali che pretendono di imporre scelte e uomini di governo ai Paesi in difficoltà. Scelte basate su politiche monetaristiche, balzelli, contenimento di salari e stipendi. Tutti sacrifici che non hanno portato alcun beneficio ed anzi hanno depresso l’economia reale, quella che fa girare le fabbriche ed i commerci. Lo spread, il differenziale tra i nostri titoli e quelli tedeschi, lo ha contenuto la BCE di Mario Draghi, quando ha comunicato ai mercati l’intenzione di difendere l’Euro ad ogni costo. Mentre non è stato difficile riscontrare quanto sia errata l’illusione tecnocratica del potere: il tempo del governo tecnico sarà ricordato anche per le continue gaffes dei suoi ministri e dello stesso governo, che altro non sono se non l’effetto di una visione elitaria, distante, molto più della politica, dai problemi della gente.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma i sostenitori di questa Europa della Finanza hanno risorse e mezzi. Non ce la farebbero a vincere presentando Monti candidato alle elezioni e, infatti, vi hanno rinunciato. Così puntano a rendere la situazione ingovernabile. Offrono spazi mediatici (sono padroni dei giornali e delle TV) a personaggi e partiti destinati a scomparire dai media una volta raggiunto l’obbiettivo. E l’obbiettivo è un Monti bis o un governo come quello appena dimessosi, affidato a chicchessia, purchè faccia la stessa politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Preferiamo di gran lunga l’altra Europa, quella dei popoli. Che decida basandosi su istituzioni democratiche e sottoposte a controlli, non per influenza delle lobbies finanziarie e delle alte sfere burocratiche ispirate da quegli stessi poteri. A questa visione deve ancorarsi il centrosinistra. E il PD non può rinviare ancora il suo aggancio organico con le grandi socialdemocrazie europee. E’ nell’interesse dell’Italia avere forti partiti che facciano parte di grandi famiglie europee. Se le frontiere non esistono più per la finanza, è opportuno che le stesse frontiere non siano più ostacolo per la politica. Da questo punto di vista è importante che nell’alleanza di centrosinistra abbia ritrovato un ruolo importante un partito come il PSI, riformista, europeista e laico. Ed è una buona notizia che il suo segretario, Riccardo Nencini, abbia messo nella agenda del suo partito la presentazione di liste aperte a tutto il mondo laico liberale e socialista.</p>
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		<title>Le dimissioni di Monti fanno comodo a tutti. Persino al Paese</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Dec 2012 20:04:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Cariglia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Il punto del Direttore]]></category>

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		<description><![CDATA[Deve essere chiaro a tutti che un governo non sorretto dal voto popolare non può affrontare i problemi complessi troppo a lungo. Fanno finta di piangere le prefiche della stampa italiana, ma le dimissioni annunciate da Monti fanno comodo a tutti. Al governo, che, senza una vera maggioranza sancita dagli elettori, era finito in un [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Deve essere chiaro a tutti che un governo non sorretto dal voto popolare non può affrontare i problemi complessi troppo a lungo.</strong><strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-3141" title="Il-programma-del-Governo-Monti-638x425" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2011/11/Il-programma-del-Governo-Monti-638x425-300x199.jpg" alt="" width="250" height="165" />Fanno finta di piangere le prefiche della stampa italiana, ma le dimissioni annunciate da Monti fanno comodo a tutti. Al governo, che, senza una vera maggioranza sancita dagli elettori, era finito in un cul de sac: con una caterva di provvedimenti  annunciati a gran voce ma fermi alle Camere che non sarebbero mai stati approvati (dal taglio delle province al ddl Sviluppo, <a href="http://www.fanpage.it/ilva-il-governo-approva-il-decreto-legge-per-la-bonifica-e-la-ripresa-del-lavoro/">il decreto sull&#8217;Ilva</a>, il pareggio di bilancio, il decreto mille proroghe, l’incandidabilità dei condannati). Fanno comodo al PD di Bersani (in odor di vittoria alle elezioni) che non avrebbe sopportato e supportato il prolungamento dell’agonia di un governo ormai largamente impopolare. E sono gradite, checché se ne dica, anche a Berlusconi, che non è stato affatto preso in contropiede dal gesto del professore. Berlusconi punta ad evitare che il centrosinistra conquisti la maggioranza al Senato. Per questo ha bisogno dell’accordo con la Lega ed è disposto ad appoggiare la candidatura alla presidenza della Lombardia di Maroni. Con l’anticipo del voto alle politiche sarà più facile stringere il patto che preveda la Lombardia alla Lega, da un lato, e l’alleanza alle politiche, dall’altro. La Lombardia, come è noto, è decisiva per assegnare la maggioranza del  Senato all’uno o all’altro schieramento. Naturalmente ognuno è in grado di giudicare con quanta coerenza Berlusconi, “paladino” del bipolarismo, se non addirittura del bipartitismo, possa affidarsi a questi bizantini contorcimenti dopo avere per anni dileggiato il cosidetto “teatrino della politica”.</p>
<p style="text-align: justify;">Fatta questa non esaltante rassegna degli interessi delle forze in campo, resta da chiedersi la cosa più importante. Le dimissioni di Monti vanno nell’interesse del popolo italiano? La risposta è un si, senza esitazioni. Un si che prescinde dal giudizio negativo subito formulato sulla espropriazione della sovranità popolare e sul commissariamento della nostra democrazia. Tutti i provvedimenti innanzi citati non avrebbero avuto possibilità alcuna di essere approvati. Tantomeno la riforma della legge elettorale, sulla quale era evidente da mesi che i partiti facevano melina. Monti porterà a termine, se prevarrà in tutti il senso di responsabilità, solo  la indispensabile legge di stabilità (la ex legge finanziaria). E concluderà una esperienza che andrà probabilmente valutata con maggiore serenità. La nostra opinione non è positiva. Siamo infatti convinti che la speculazione contro di noi sia stata per ora contenuta dalla BCE di Mario Draghi, più che dai provvedimenti lacrime e sangue con i quali il governo ha vessato in maniera iniqua il popolo italiano in questo ultimo anno. Tuttavia non possiamo negare quanto l’immagine composta ed elegante di Monti sia stata utile, in giro per il mondo, all’Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il nostro è un grande Paese. Non può stare troppo a lungo sotto tutela. Deve essere chiaro a tutti che un governo non sorretto dal voto popolare non può affrontare i problemi complessi troppo a lungo. Le scelte fra interessi contrapposti, o solo diversi, appartengono alla politica. Gli italiani dovranno valutare bene l’importanza di un voto che questa volta sarà cruciale molto più che in altri appuntamenti elettorali. Sarebbe pericoloso se ne uscisse un risultato che non consentisse un governo con una chiara e definita maggioranza.</p>
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