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	<title>Pensalibero.it &#187; I racconti di Pensalibero</title>
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		<title>Un difficile Governo</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Mar 2013 08:14:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Martelloni</dc:creator>
				<category><![CDATA[I racconti di Pensalibero]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano 3]]></category>

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		<description><![CDATA[Da Lo Camerone : Novella di Girolamo e su’ compagni. di Messer Enrico de’ Martelloni  Era notte e la novella a rider mosse l’oneste donne. Lo cielo nascondea le stelle tutte tra spesse nubi nello marzo fiorentino, che attendea primavera. Era un anno incerto per la repubblica, quello del Signore, 1492, o giù di lì. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b>Da Lo Camerone : Novella di Girolamo e su’ compagni.</b></p>
<p><em>di Messer Enrico de’ Martelloni </em></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-14044" alt="images" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/03/images2-250x175.jpeg" width="250" height="175" />Era notte e la novella a rider mosse l’oneste donne. Lo cielo nascondea le stelle tutte tra spesse nubi nello marzo fiorentino, che attendea primavera. Era un anno incerto per la repubblica, quello del Signore, 1492, o giù di lì. Una segretissima riunione tra gli omini più potenti et saggi d’Italia sarebbe avvenuta a Firenze per trovare l’ago della bilancia. Nello convento di San Marco, Girolamo da Bersani, attendea “ Che cosa aspettiamo ancora?” esclamò lo monaco. “ Fratello, pazienza….Via, su…tra poco ci s’incammina. L’incontro è segretissimo, ci saranno tutti quelli che contano in questa penisola! C’è anche lo papa” “…Ma va in Domo !”.  “ No, a Palazzo Medici, poi si anderia a cena tutti assieme, in taverna”. “ Menomale avrebbe dovuto ad essere un incontro segreto. Io sono contrario alla taverna” Motteggiando andò Girolamo “Lo sapete Fratello Angelico: mestizia e patrimoniale! Ricordatevelo” “ E chi se lo dimentica…sa tutto lo popolo e lo contado. Via, ora andiamo, ha smesso di piovere” Lo tratto non era lungo e la strada sgombra d’ogni omo od ombra, rischiarata dalla fiamma di Girolamo e dell’Angelico. “ Suvvia, ora andiamo, ha smesso di piovere” “ Sai chi ci sarà, oltre al papa?” Chiese lo monaco primo“ Mi pare che arrivi da Milano Ludovico il Marroni, omo potentissimo, ma di bassa Lega.”. “ Mi sbaglio, o lo chiamavan Moro?” “ No, no, si chiama Marroni…Li mori gli stanno sui corbelli, non li pò vedere.”. Lo silenzio dilettevole ai frati, interrotto era dal suon dei lor passi, mentre la voce di Girolamo s’era incupita “ Certo, ora c’è anche lui….”. “ Per forza, si va casa sua. “ M’è preso un bruciore allo stomaco, un attacco di bile, una in infiammazione!” “ Attento Fra Girolamo, ci morirete, state calmo.”. “ Non posso…non posso…lo popolo lo ama, lo chiama LoRenzi il Magnifico, con quel sorriso ebete mi fa diventar viola”. ”. Li monaci erano arrivati, le porte si aprirono come bocche, e i due ascesero le ampie scale di palazzo, mentre la voce di LoRenzi si sentia in lontananza indecifrabile, per i corridoi, abbelliti da arazzi e affreschi, illuminati da candelieri ai lati disposti. “ Quanto è bella giovinezza..ezza.ezza…tutta….via via…” “ Ma che canzon è questa Angelico? E’ possibile che canti sempre quest’omo?” “ Si diverte a rimare, fra Girolamo, è giovane…lo guardi eccolo là in piedi” Et in quel momento entrati erano a passi grevi nella sala riscaldata da bracieri, senza interrompere lo Magnifico“ Quanta è bella giovinezza che rottama tuttavia, chi vuol esser lieto sia nel PD non v’è certezza…Della Bindi, o vo’ chi sia, se ne faccia conceria…” A cui rispose lo siniscalco nell’annunciar li fratacchiotti“ Messer LoRenzi, sono qui giunti dal convento di San Marco, Fra Girolamo da Bersani e frate Angelico che lo accompagna” “ Siate i benvenuti, accomodatevi, vicino a re Ferdinando O’Napolitano. Stiamo aspettando lui, caro lei, e non sbuffar sentenze e paternostri. Nel frattempo declamando andavo a Ferdinando una mia poesia ancora imperfetta, per non dolersi di noia….”. “E’ arrivato, messer LoRenzi” Lo interruppe il siniscalco” Ha con sé un dono, per lei. Sia fatto luogo a papa Orgia Silvio I° da Sant’Oro accompagnato dall’emi- eminenza grigia fra Lunetta. Il Doge Poggi si scusa, ma c’è l’acqua alta a Venezia, arriverà in ritardo, forse alla taverna e chiede di indicarle lo nome et raggiungervi lì” “ Ditegli che si va al “Porcellum” qui da basso, a spender poco, anche con l’Iva” “Il Doge Poggi, interessato, chiede com’è quest’Iva?” “Ditegli che è alta, che diamine, vedrai gli garberà.”. “Non desidera a cena la bistecca. Suggerisce, il Doge, semmai, fegatelli e rape per stare leggeri…e due fagioli all’olio. Per il vino, chiede di sceglierlo voi, si fida, sa che l’avete bono anche se rosso. “</p>
<p>“ Bene, e sia”. Proseguì lo Magnifico. “Ora possiamo cominciar la nostra riunione segreta. A questo punto, lascio la parola a Silvio papa da pochi giorni eletto al posto dello alemanno…” “ No, quello è lo sindaco di Roma. Lo vecchio papa era tedesco, messer LoRenzi” Ravvedutosi che ebbe, lo Magnifico col tono della voce si corresse“ Sì me lo ricordo, ma sempre alemanno era, se egli è tedesco. Lasciatemi proseguire ora, mio buon Fico della Vendola”.  “ Andrà tutto a puttane: è una missione impossibile.”. Esordì lo papa novo, scotendo il fazzoletto sullo scranno, prima che poscia le mele sue ebbe posato sul sedile. “ Non potrà mai esserlo finché sarò presente io.” Lo Interruppe Girolamo da Bersani.” La situazione è grave, preferirei essere mozzo lo capo a tondo, prima di perdere la patria. Io proporrei un santo governo tra noi, davanti a questo re. Io sono fra Girolamo da Bersani, boia di un mondo, e dico sia fatta la repubblica di Dio! “ “Semmai per dio, vorrai dire, perché, oh Girolamo, giramola come ti pare, e tu hai perso. Fra Grillo ti ha corbellato, con gli arrabbiati festeggiando sta. Sentite la fuori le grida et lo giubilo?” “ Mi dispiace papa Silvio, di deluder voi, questi che gridano sotto le finestre di messer LoRenzi sono i miei Piagnoni guidati da Fra Massimo D’a…Massimo D’a ….Massimo D’a…….l’è-ma-iala…sto perdendo anche la memoria…insomma sono dei mia, che sono tanti, più del trenta per cento e quindi, boia d’un mondo, il governo lo faccio io!” “Oh bravo!” volle dir lo primo cittadino della città del fiore” Salva l’Italia…e ora tutti a cena dal “Porcellum” poi se non vi piace e ci s’avvia da mia sorella Caterina, che cucina alla francese. Sentirete che anatra allo meloarancio, una specialità della casa, l’ha inventata lei.”</p>
<p>“Io non vengo penso alla repubblica, Domenedio !” “ Ma come! Neppure due strozza preti…” “Andate via bioa d’un mond leder, mi avete fatto incassare!” ombroso se n’andò lo frate col giramento. Tra le risate, tutti gli ospiti del Magnifico LoRenzi, se n’andonno a cena, meno che Fico della Vendola, che si ritirò con i frati, mentre per Emi –eminenza Fra Lunetta, non si trovò sgabello alla bisogna adatto per la tavola de commensali e si dovette mogio accomodar lì sotto e cheto. Nella gran festa che lo Magnifico avea apparecchiato per i suoi ospiti, avea trovato un posto fisso il Doge Poggi, che con gli altri molto avea apprezzato quel convivio.  Tornando a casa, tutti lieti, raccontonno a tutti lor parenti e al popolo loro. Le risa mai finiron per la serata, compiacendosi molto con LoRenzi, anche lo papa Orgia si complimentò. Lo monaco Girolamo poi, La Repubblica fece, e anche l’Espresso. Dicon, poi, che vi morì davvero per un’infiammazione, pare di maggio, il 23 dell’anno Domenedio, 1498.</p>
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		<title>Una Guerra in Toscana</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Oct 2012 22:33:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Martelloni</dc:creator>
				<category><![CDATA[I racconti di Pensalibero]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano 3]]></category>

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		<description><![CDATA[“Mai e poi mai…la città d’Arezzo cadrà sotto la provincia di Siena”. “Mai e poi mai…” esplose in attimo la collera il presidente provinciale “…la città d’Arezzo cadrà sotto la provincia di Siena” mentre le vene varicose e le arterie erano diventate turgide all’inverosimile rendendo la signora presidente, di tutti i colori; dal rosso all’indaco, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>“Mai e poi mai…la città d’Arezzo cadrà sotto la provincia di Siena”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Mai e poi mai…” esplose in attimo la collera il presidente provinciale “…la città d’Arezzo cadrà sotto la provincia di <img class="alignleft size-medium wp-image-10324" title="image" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2012/10/image15-243x250.jpg" alt="" width="243" height="250" />Siena” mentre le vene varicose e le arterie erano diventate turgide all’inverosimile rendendo la signora presidente, di tutti i colori; dal rosso all’indaco, dal blu al viola, o come piace più a voi. Gli occhi del vice presidente, pieno di bile, invece, erano quasi fuori delle orbite. Parevano bottoni di una giacca, che non contenevano più la pancia ed eroici, ancora trattenevano il dilagare dell’epa, abbondante e strabuzzante, fino all’ultimo filo di cotone.”. Guerra!..Dichiarerò guerra!” tuonò, in un attimo d’apparente lucidità, quel provinciale presidente. “Ma.. come? Un’ s’era per la pace , noi?” Protestò un consigliere. “O non s’é fatto per un fottio d’anni il giro della provincia e della Toscana…” “ E d’Italia…” aggiunse un altro consigliere” “ Sì sicuro, caro collega…ci arrivavo anch’io se mi dava il tempo.” Proseguì il primo.” Come dicevo… marciando con le bandiere arcobaleno?” “ Che centra, quella è un’altra storia, ora siamo in procinto di cadere in mano senese! Diventerebbe sì, la più grande provincia della Toscana, ma a capo ci deve essere Arezzo!” “Quante armi abbiamo mio buon capitano?”. Dentro al consiglio provinciale si fece d’improvviso silenzio. “Ma…che dice questa? Ha perso il capo?” pensarono alcuni consiglieri. “ Solo le armi che sfilano per il Buratto o Giostra del Saracino” rispose una voce da lontano; per chi non lo sapesse, vero, cosa sia il Buratto, tanto per non scambiarlo col Buristio che è una cosa buona che fanno a Siena e che ora non mi va di raccontarvi che cos’è, se no, si fa troppo tardi”. “ Sa, con questa crisi, i bilanci fuori posto, la pace e tutto il resto, ci sono rimasti solo quelle e le insegne cittadine” precisò il contabile, che nel frattempo si era fatto largo tra quegli illustri signori. “E li nemici che avranno?” domandò la presidente provinciale, con lo sguardo ormai lontano, perso chissà dove. “ E…li nemici” il silenzio della sala si fece interrogativo. “ Li nemici non stanno meglio di noi, pensate a che popò di casino hanno col Monte dei Paschi. E’ probabile che avranno le armi che sfilano per il Palio. Spade, alabarde,qualche balestra” “ Sarà dura, ma noi non staremo guardare: alle armi!” Un grido di giubilo esplose nella sala provinciale” “glielo faremo vedere noi chi sarà capoluogo di provincia!”. “Noi un’si molla!” contemporaneamente disse un consigliere nelle stanze della provincia di Prato “ Noi ci sa La Palla Grossa!” “ Forse volevi dire le palle grosse, in fondo a Prato si fa tutto in grande.” lo corresse il collega di un altro colore politico. “ Giusto, quando è giusto è giusto…caro collega.” “ Ora gli si fa vedere a quelli di Pistoia.” “ Sotto Firenze mai! Meglio tornare sotto il regno di Napoli.” Si alzò in cielo la voce tumultuosa del presidente. “Con quali truppe combatteremo” Ma…forse cinesi, costano poco e sono tanti” “Bene per dio! Saranno più di cinquantamila da mettere sul campo di battaglia” “Saremo di più con tutti i cittadini pratesi” “Macchè, non hanno più voglia di lavorare figuriamoci di combattere contro Pistoia. Piuttosto, dategli da mangiare…ma non riso, resta indigesto.”.“Allora che si fa?” “ Ritiriamoci nel palazzo d’Inverno per preparare i piani” “ In che senso d’inverno” “nel senso che ci si gela dal freddo perché non c’è un euro per pagare il riscaldamento.” Nel frattempo a Pisa nella sala della provincia “ Riscaldiamo gli animi fratelli di Pisa” berciò un tirapiedi del presidente “ Le navi della Meloria sono state finalmente restaurate e presto pronte per salpare e distruggere Livorno e il su giornale burloneprendigiropigliapocoperilsedre!” e al grido “Il Cacciucco è nostro” si gettarono tutti fuori verso il mare; ma con le auto, il pulmino, e qualcuno anche in bus dopo aver il obliterato il biglietto. “Ora si fanno mori.!” gridò qualcuno. “ Il pisorno non esisterà mai” .“ Con quali armi si combatte, non mica con i remi?” “ Già…porca miseria ce li aveva promessi IKEA, ma non gli s’è dato il permesso di costruire. S’andrà alla Coop e vorrà dire che si farà a mezzo con Livorno” A Lucca, invece erano ancora perplessi, le vene grosse se le fanno, ma quando devono pagare un caffè , figurati se ci si mettono per queste bischerate. “Sì…si potrebbe fare, in fondo i quattrini non mancano, ma aspettiamo. Forse quei morti di fame di Massa e di Carrara, si comprano con due euro…” “Facile la fai la storia e poi c’è Pisa! Perchè i Pisan Lucca vedere non ponno.” Ribatté un consigliere di provincia. “Vero gli si schiaccia la testa così la si fa finita una volta per tutte con le loro prepotenze e si fa la provincia più grande di Toscana. “ Bene che partino da Viareggio, da Carrara e da Massa, mentre i nostri con le balestre….” “ Suggerirei le mitragliatrici, non ci mancano mica i mezzi. “ Sì…ma risparmiamo, risparmiamo da retta a me, semmai poi…se alzano la cresta a Viareggio, ci si penserà.”. E al grido di forza Lucchese s’imbarcarono sul fiume Secchio e… via! Voi ora mi direte e a Firenze? E’ una piccola, povera città, lasciatela stare. Di Siena non gli frega nulla. Ci ha le su beghe, il Renzi candidato, il campionato di pallone, altre disgrazie mi paiano troppe. Insomma pareva la fine del mondo in Toscana: la guerra di tutti contro tutti, ormai gli aretini erano alle porte di Siena, quelli di Grosseto avevano oltrepassato la provincia come i tedeschi con i loro panzer, il confine polacco, spinti innanzi da una rivalità mai sopita, con un gran numero di tori maremmani guidati da esperti butteri a sostegno della grande provincia maremmana. Tutta Livorno in subbuglio si preparava a prendere a pesci in faccia e per le mele, i pisani. Cinquantamila musi gialli con relative truppe cammellate marocchine, arabe, pakistane, al grido di “Kebab è grande!” erano pronte nei pressi di Montemurlo per attaccare Pistoia orami pronta a respingere l’assalto coni i suoi albanesi sicuramente inferiori di numero ma non per grinta combattiva. Al culmine della tensione però, il provinciale presidente pratese, ricevette un dispaccio da Roma, e così gli altri capi provinciali compreso quello di Firenze. “ Le province e le Regioni d’Italia avrebbero potuto fare tutte le leggi che gli pareva, ma senza quattrini, quelli restavano a Roma”. Di botto tutto mutò: i vessilli furono arrotolati e le alabarde abbassate, le spade sguainate rimesse nei loro foderi, sotto i mugugni e lo scontento generale. Ci fu chi si mise a piangere ed ad urlare al vento “I’ che fo… Ora, i’ che fo ?!”. I singhiozzi e le imprecazioni al cielo non si contavano più. Che cosa mai valeva più fare politica, farsi venire le vene gonfie senza poter prendere qualche euro? La gloria se lo andasse a prendere in quel posto. In fondo tutti pensarono che se non c’erano soldi, tanto valeva restare a casa, a scaccolarsi. E la guerra, mai cominciata, finì, allora, di colpo.</p>
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		<title>Ernesto in bicicletta  &#8211; III episodio</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Sep 2012 18:38:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Martelloni</dc:creator>
				<category><![CDATA[I racconti di Pensalibero]]></category>
		<category><![CDATA[Miscellanea 8]]></category>

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		<description><![CDATA[Ernesto e l’autovelox. Ernesto pedalava ormai da parecchie ore sulla sua bicicletta magica. Da quando aveva lasciato l’ufficio si era fermato solo un paio di volte: una fumarsi una sigaretta, l’altra, per ammirare il tramonto di quella sera, limpida e fredda. “Bisogna avere gli occhi per vedere…” pensava Ernesto. Il sole era di un rosso [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ernesto e l’autovelox.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-8232 alignleft" title="man_black" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2012/07/man_black-250x198.jpg" alt="" width="250" height="198" />Ernesto pedalava ormai da parecchie ore sulla sua bicicletta magica. Da quando aveva lasciato l’ufficio si era fermato solo un paio di volte: una fumarsi una sigaretta, l’altra, per ammirare il tramonto di quella sera, limpida e fredda. “Bisogna avere gli occhi per vedere…” pensava Ernesto. Il sole era di un rosso acceso, ormai dietro le montagne, sembrava un incendio che devastava i boschi delle vette arrotondate, scure, sullo sfondo luminoso del sanguigno tramonto, sfumato tra l’azzurro, fino al blu della notte. S’annunciava forse una Sabba? Una notte con streghe volanti che su vecchie scope si sarebbero aggirate sopra il suo capo? Ernesto continuò tra il silenzio di quel meraviglioso tramonto a pedalare.  Non si stancava mai.  Dopo molto tempo, a notte fonda, vide un uomo in tuta da meccanico appena illuminato da una torcia, impegnato a fare qualcosa su di un lato della strada. Gli si avvicinò con uno sguardo da ebete curioso. “ Lei che lavoro sta facendo?” esordì “Non lo vede… riparo gli autovelox. Lavoro in proprio.” Rispose l’uomo dalla tuta di meccanico con sorriso ironico. “ Sì, lo vedo…e poi li rimonta immagino?” domandò con altrettanta ironia, Ernesto. “ Se ne ho voglia e sempre con qualche modifica di modo che non funzionino più. Altrimenti li lascio smontati” “Ah!” Annuì Ernesto. “Sicuro, faccio un lavoro utile alla collettività, ci guadagno sa?” “ La mia è un’attività in proprio, sono un imprenditore, pago le tasse, tutto alla luce del sole” “bhè non direi, ora è notte fonda” “Poco spirito ragazzo, c’è gente che soffre sa? Ed è costretta a lavorare di giorno per procurarsi il pane per vivere”.  Disse cambiando tono alla voce l’ometto dall’abbondante epa con i capelli bianchi lunghi fino alle spalle. “Io mi alzo il pomeriggio alle cinque per lavorare di notte.”. Proseguì. “ Da dove trova il guadagno, scusi, da questo lavoro?” sorrise scettico Ernesto.”. Mi creda c’è. Tutti gli autovelox che metto fuori servizio mi rendono almeno 150 euro. Io ero un padroncino una volta ed avevo un furgone col quale consegnavo la merce, non s’immagina lei quante volte ho dovuto pagare per colpa di questi meschini oggetti. Multe Salatissime.” “ Forse lei andava un po’ forte su quelle strade…” “Ma cosa dice” interruppe adirato” Le assicuro che quei trosky lì, sono delle carogne: scattano senza pietà con limiti di velocità bassissimi, fatti a posta per gabellare la gente. Io ne prendevo cinque, dieci, ogni giorno, un po’ in tutta la provincia e fuori. Basta un attimo di distrazione, è facile andare oltre. Ora calcoli da solo, quanto dovevo pagare. Smontandoli e rimontandoli, come garba a me, magari con un poco di senso artistico, rendo due servizi e faccio un guadagno.”. Scusi ancora, ma non vedo tutta questa convenienza nel suo lavoro.”. Chiese Ernesto. “Io dichiaro tutto al fisco, ci pago le tasse sopra.  Lei se pensa che non pagando più risparmio settecentocinquanta euro al giorno, lo moltiplichi per venti giorni lavorativi e guardi se non è una bella mesata, poi, quando sono in vena li rimonto a modo mio….artisticamente, come le ho detto, contribuendo alla bellezza monumentale della città” “Per quello ci vuol poco…” aggiunse Ernesto con un lieve sorriso che gli illuminò il viso, asciutto e leggermente abbronzato. “Non si faccia nemmeno sentire! Lei capisce poco d’arte, vero?  Di quella contemporanea mi pare nulla. Qui buttano via quattrini come caramelle al vento, fatti con i denari dei contribuenti e degli Autovelox per finanziare delle cose che paiono rifiuti ed invece lo sono davvero, senza che l’ente per il recupero della spazzatura si preoccupi di smaltire.   Lo lasci dire a me, caro lei…come si chiama?” “Ernesto.”. “ Io Donato, ma per gli amici, Donatello.”. “Come fa per gli autovelox del nuovo tipo che sono su pali così alti.”. Domandò interessato Ernesto.”. Quelli sono i più semplici, si tirano giù bene. Poi con la saldatrice li rimonto come fossero Gru nella palude.” “Ma come fa?” “ Ora vuoi saper troppo.” Rispose quel buffo ometto. “ Io i trucchi del mestiere non li racconto mica al primo che passa. Sono cose che s’imparano con fatica c’è tutta una tecnica che non sto qui a raccontarle.”. Ernesto accettò il bicchiere di vino che Donatello gli diede nel mentre che si erano seduti per la pausa per la colazione dell’ometto in tuta da lavoro. “E se la fermano che fa?” “ Non possono, io gli vado sempre in quel posto al momento giusto. Ho imparato ormai. Li frego sempre e sorrido della loro miseria!” “ Non esagera Donatello, io non capirò d’arte, ma non mi sembra proprio un genio, o forse lei lo è: incompreso, come quelli moderni.”. “ Lasci stare quelli moderni, le ho detto! Ad ogni modo lei mi è simpatico, lei non conosce bene queste cose e discutere sarebbe una lotta impari senza senso.”. chiuse Donatello. La notte non era più lei, stava impallidendo e si preparava ad accogliere l’alba.   Ernesto s’accomiatò “La saluto, Donatello, e mi permetta: i più sinceri auguri di successo.”. “Lasci stare il successo io sto bene così come sto.”. “Allora, venga a trovarmi, senz’altro lei riconoscerà la mia casa le offrirò dell’ottimo Tè” “ Sì, ottima idea. Preferisco il vino, però” Precisò l’ometto “ Anche quello, non si preoccupi faremo desinare assieme …arrivederci!” Ernesto prosegui, quindi, la sua pedalata fino a voltare la collina, più lontana. Si fermò in fondo alla discesa. Le auto avevano interrotto con sempre maggior frequenza il silenzio mattutino. Un autobus di turisti gli era passato nel senso opposto, mentre tirava la sua bici sul cavalletto. Una bici dalle straordinarie capacità. Con un’abile mossa, in un colpo, dischiuse i cartoni foderati di nastro da pacchi marrone ma elastico, formando un tettuccio come se fosse quello di un’auto cabriolet, con tanto di grondaie e camino, che d’inverno sbuffava come una vecchia locomotrice a vapore. Il tetto era sorretto da pareti con una finestra sul dietro. Pareva una casetta e vi entrò, chiuse l’uscio di casa dietro di sé. Si voltò e in fondo alla sala aprì la finestra, per dare un poco d’aria. In una casa come questa non poteva mancare la cucina, e prima di andare a letto, Ernesto preparò una camomilla con del miele. Era Sabato, finalmente poteva riposare.</p>
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		<title>Ernesto in bicicletta &#8211; Secondo episodio</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Aug 2012 11:58:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Martelloni</dc:creator>
				<category><![CDATA[I racconti di Pensalibero]]></category>
		<category><![CDATA[Miscellanea 1]]></category>

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		<description><![CDATA[Il rapinatore ripeté duro la minaccia “Dammi i soldi…”. “ Ho solo taglio da 5 euro. Vuoi un elastico?” “ Allora, mi dica com’è andata” esordì il responsabile del personale seduto dietro la scrivania della “ Banca San prospero con i quattrini degli altri SpA“ E’ andata…bene” sospirò Ernesto con un lieve sorriso. L’evento di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><strong>Il rapinatore ripeté duro la minaccia “Dammi i soldi…”. “ Ho solo taglio da 5 euro. Vuoi un elastico?” “</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-8232" title="man_black" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2012/07/man_black-250x198.jpg" alt="" width="250" height="198" />Allora, mi dica com’è andata” esordì il responsabile del personale seduto dietro la scrivania della “ Banca San prospero con i quattrini degli altri SpA“ E’ andata…bene” sospirò Ernesto con un lieve sorriso. L’evento di una rapina in banca non è mai certo al momento che la subisci, diventa sicuro poco dopo che l’esigente cliente se n’è fuggito col maltolto. Una sorta di salvo buon fine, per intendersi, che è una certezza dell’accredito per il rapitore e del debito per la banca. Senza feriti e sbucciature. Il malvivente, come si diceva un tempo, ha la certezza del bottino, quando dietro al muricciolo di casa, ben nascosto dai rami del gelso, si raccoglie chino a contare il denaro, estorto alla “Banca San prospero con i quattrini degli altri SpA” dove Ernesto è impiegato e molto piegato da circolari e clienti. Per poco ancora, oramai l’età della pensione era vicina ed appariva ad Ernesto come un miraggio, anzi di più, era il paradosso di Zenone: irraggiungibile.”. Insomma, mi vuole spiegare perché questo atteggiamento sconsiderato che ha provocato alla banca un’immagine così poco seria per la propria reputazione?” disse il responsabile, dopo alcuni attimi di pausa, non appena l’esosa mosca si posò sul bordo zuccherato della tazzina di caffé posta ai margini della scrivania, dove un libro di uno strizzacervelli era posato a lunghezza di mano. “Me lo sono visto arrivare all’improvviso…” rispose Ernesto“ Era avvolto scoperto?” chiese il titolare dell’&#8221;Ufficio rapine prese &amp; perse”. Ernesto ebbe ancora un attimo d’esitazione. Era confuso, non aveva capito bene dove l’accento in quella domanda era andato a cadere. Non sapeva più se era “avvolto” o “scoperto” al momento che gli era apparso davanti con voce roca, quel tizio che poteva avere dai venticinque ai settantenni d’età. “ Dammi i soldi…questa è una rapina….” “Come ha detto mi scusi ?…non ho capito?” Ripensò Ernesto, mentre si faceva il film, davanti al collega suo interlocutore. “ Ho detto è una rapina, tira fuori i soldi!” “Bandini, che puoi passare da me? C’è un cliente particolare che vuole i quattrini!” gridò ad alta voce chiamando il collega, che nel frattempo giunse dall’altra stanza dove i clienti lo attendevano. “Aveva un berretto nero, occhiali scuri e un giubbotto lungo qualunque. “Ci ha fatto vedere il coltello, che cosa potevamo fare?” Riprese a rispondere Ernesto candidamente “ Lei ha fatto bene, in questi casi meglio accondiscendere, la vita non ha prezzo, ma non è questo il punto.”. Poi, il film continuò nella testa d’Ernesto “ Guarda, io non ho soldi nel cassetto, è tutto chiuso in cassaforte…” “ Aprila, allora” insistette il tipo semi mascherato con modi non proprio da gentleman. “ Sì, ma devi aspettare mezzora, accomodati a sedere.”. Dopo un attimo d’incertezza e di sdegno, che parve solo un attimo quale era, il rapinatore ripeté duro la minaccia” Dammi i soldi…”. “ Ho solo taglio da 5 euro. Vuoi un elastico?” Ernesto, allora, legò velocemente quel ciuffo di soldi e lo getto al rapinatore che con un ghigno li colse quasi al volo; come dire ma che morti di fame siete in questa banca! “Guardi le conviene uscire dalla porta d’emergenza, sa? Fa prima.” Sbloccata la porta, il malvivente sortì di corsa, montò sulla sua bicicletta blu e si dileguò nel nulla. La polizia al telefono, chiese con insistenza in quale direzione era andato. “ Da quella parte, verso i campi.” Mentre una volante stava arrivando sul luogo della rapina. “Lei ha letto i giornali?” chiese il responsabile del personale interrompendo quel sogno a colori. “C’è la sua foto su interenet e non è edificante, signor Ernesto. Queste cose non vanno bene “ aggiunse paternamente. La foto lo mostrava al momento che faceva la linguaccia con lo sguardo incrociato e i pollici negli orecchi a mano aperte: marameo… Il fotografo lo aveva colto proprio in quell’attimo dalla vetrata e il gioco era fatto. “Non c’è nulla di male, preferiva un bel pianto? Non mi è venuto.”. “ Sì, comprendo, apprezziamo il suo lavoro, però quel gesto era inopportuno” “Scusi, lei ha mai subito una rapina?” “…No” “ Come può prevedere la reazione dopo averla subita? La prossima volta, se capiterà, mi calerò i calzoni e farò vedere il mio lato migliore” annunciò serafico Ernesto. Deve essere stata quest’ultima frase a far soppesare, quasi fosse una probabilità molto negativa all’immagine dell’istituto bancario, l’idea di rendere più sicura la filiale. Nel giro di pochi giorni dall’accaduto, infatti, furono rinnovati i sistemi di sicurezza e da quel dì Ernesto pensò che avrebbe chiuso in tranquillità la sua carriera. Il colloquio finì amabilmente stemperato da quel momento di tensione ed incomprensione con un saluto, molte promesse ed un cortese sorriso. Ernesto lasciò dietro di sé che la porta dell’ufficio si chiudesse con un piccolo tac, scese le scale a piedi e salì sulla sua bicicletta, che per fortuna non era di colore blu, ma fatta dei sogni che certi ragazzi tengono nei loro pensieri e con deciso piglio riprese la via.</p>
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		<title>Ernesto in bicicletta &#8211; Primo episodio: Un luminoso pomeriggio.</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jul 2012 09:57:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Martelloni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un luminoso pomeriggio d’estate, Ernesto entrò nella sala col passo incerto di chi si era appena svegliato. In mano aveva un libro di Rudolf Erich Raspe e l’altra nella tasca dei pantaloni. Aveva lo sguardo incrociato, ma limpido, di chi avrebbe potuto cogliere sparando un colpo di fucile a palla, una bottiglia ad una [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-8232" title="man_black" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2012/07/man_black-250x198.jpg" alt="" width="250" height="198" />In un luminoso pomeriggio d’estate, Ernesto entrò nella sala col passo incerto di chi si era appena svegliato. In mano aveva un libro di Rudolf Erich Raspe e l’altra nella tasca dei pantaloni. Aveva lo sguardo incrociato, ma limpido, di chi avrebbe potuto cogliere sparando un colpo di fucile a palla, una bottiglia ad una considerevole distanza da lui. La sala era vuota, il sospiro del vento aveva sollevato leggere le tende come ali di farfalla, mentre la luce l’aveva resa di colore ambrato. Il grammofono, posto sopra un robusto mobiletto d’abete nell’angolo destro affianco l’uscio di casa, suonava ed Ernesto riconobbe le note de la Regina della Notte. Era tutto finito: più nessuno era presente. La guerra familiare era cessata. Ernesto si sedette sul divano ad ascoltare la musica in quella sala vuota colorata dell’oro del meriggio che l’aveva invasa accolta dalla danza delle tende; poi tutto si spense e giunse il tramonto. Decise, allora, che l’indomani avrebbe serrato la casa per non farvi più ritorno. Preparò la cena: una minestra in brodo e un pezzetto di bollito con la salsa verde. Per chiudere il pasto due dita di Votka, tanto per digerire. Il fresco della sera d’estate lo invitò fuori per fare due passi, ma poi, sul terrazzo grande davanti le montagne, si accorse che la tristezza era da un po’ di tempo lì, impaziente ad aspettarlo. L’aria tiepida illuminata dalla luna, rischiarava la valle, circondata dal profumo di erba medica, dal gioco silenzioso delle lucciole che vagavano sul prato, tra i rovi di mora, poco più in là. Dove sarebbe andato la mattina? Sicuramente a lavoro. Dove avrebbe abitato? Ad Ernesto parve comodo dormirci sopra. Il giorno che seguì, egli era in piedi all’alba. Fece colazione, dopo serrò con tre mandate l’uscio di casa in modo che mai più nessuno varcasse quella porta e partì. Il motore dell’auto interruppe il silenzio del mattino fino al ponte sospeso. Ernesto accostò, scese, prese le chiavi e assieme a quelle di casa, con un lancio fantastico, le gettò lontano dove si persero nell’aria di quel primo chiarore, poi nel torrente. Alcuni giorni prima aveva trovato una bicicletta abbandonata nel mezzo del bosco. “ Ecco!” pensò, quella sarebbe stata la sua nuova casa. Sapeva che era una bici come le altre solo in apparenza. Ci salì sopra e proseguì verso il lavoro. Ernesto era un impiegato di banca della “ San prospero con i quattrini degli altri SpA”. Aveva avuto, per un certo periodo della sua carriera, una discreta reputazione tra i suoi colleghi, addirittura a livello nazionale, per aver scritto un libricino, poco più di uno opuscolo, intitolato “L’arte di fare cartella”. Il successo arrivò spinto da ben due edizioni andate completamente esaurite, quando scrisse e pubblicò una nuova versione aggiornata dell’arte di stare in ufficio, dal titolo “La suprema arte di fare cartella”; su come già alle otto e trenta si doveva cominciare a prepararsi per l’ora d’uscita, che gli estimatori riconobbero come l’opera di un grande infelice incompreso che solo i posteri avrebbero riconosciuto, nell’intero globo, come uno dei capisaldi della filosofia dell’impiegato. Ora, però che si avvicinava alla pensione, lui fortunato, aveva dimenticato l’entusiasmo giovanile di così effimera opera. Non solo il successo non lo appagava più. Non era qualcosa che lo avrebbe avvicinato all’immortalità. Per lui era nulla. L’anonimato aveva un significato molto più grande ed eterno, ora che da uomo maturo lo aveva potuto confrontare con la notorietà del successo editoriale.</p>
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		<title>In viaggio per la vittoria  &#8211; in campo</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jun 2012 19:42:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Martelloni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In campo Svegliarsi la mattina di fronte ad un Motel su i sedili di uno scomodissimo autobus è una cosa da provare. La notte dopo, quando finalmente ti riposi nel tuo letto, lo apprezzi con gran gioia, sprofondando sotto le lenzuola profumate, mentre stringi il guanciale e la sua federa odorosa di lavanda. Il primo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;" align="left"><span style="text-decoration: underline;">In campo</span></p>
<p style="text-align: justify;" align="left"><img class="alignleft size-medium wp-image-7247" title="pallone" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2012/05/pallone-250x187.jpg" alt="" width="250" height="187" />Svegliarsi la mattina di fronte ad un Motel su i sedili di uno scomodissimo autobus è una cosa da provare. La notte dopo, quando finalmente ti riposi nel tuo letto, lo apprezzi con gran gioia, sprofondando sotto le lenzuola profumate, mentre stringi il guanciale e la sua federa odorosa di lavanda. Il primo a svegliarsi in quell’improvvisato accampamento, fu Simone: capelli ritti, sguardo perso nel vuoto, alito pesante. Così tutti. Uno dopo l’altro, con lo spazzolino in pugno, affrontarono l’aria frizzante del piazzale del motel, per cominciare la giornata ai bagni pubblici, là dove era finita. L’anziana donna delle pulizie era di nuovo presente ed affaccendata. Cercava qualcosa carponi che non riusciva trovare. Un colpo di impressionate violenza da sotto il tavolo fece sobbalzare la ciotola con le monetine e tutti quei ragazzoni in fila ancora addormentati. “ Chi me lo ha levato” grido stizzita piegata da sotto il tavolo. “Chi?&#8230;Chi ha potuto?” ripete più forte. “ Sì. Chi?” pensarono qui ragazzi “Soprattutto chi glielo ha messo. Costui deva aver avuto molto coraggio, perbacco.”  Era, invece, solamente, che la signora delle pulizie aveva spostato il disinfettante da un’altra parte e non lo trovava più.“ Ah eccoti, sei qui sudicione, ti ho trovato” disse con confidenziale soddisfazione. Tutti si sentirono più lieti e sollevati e poterono continuare con serenità le operazioni igieniche mattutine. Per la prima colazione, l’allenatore volle tutti i ragazzi vicino per dare alcuni suggerimenti e raccomandazioni per questa trasferta contro il Toro. Fuori del bar, Leo comprò il giornale all’edicola. Un brivido lo attraversò per tutta la schiena senza aver capito nulla del titolo che a caratteri cubitali dominava in prima pagina: <em>Il Prato è promosso in serie A</em>. Il sottotitolo, spiegava: <em>Farà il suo esordio oggi pomeriggio a San Siro contro il Milan. </em>Lo spavento fu enorme, quando pian piano le lettere si ricomposero nella sua testa intorpidita dal sonno.  Davanti ai suoi occhi apparve chiaro, il titolo del giornale, come quei dadoni con lettere che i bambini piccini mettono assieme per celia, componendo, così, per caso, un verso della <em>Divina Commedia </em>,<em> </em>facendo inevitabilmente gridare alle mamme inorgoglite al colmo dell’isteria “ è stato il mio! Il mio bambinooo!” Nel bar, erano seduti ad affrontare cappuccino e ciambelle, quando Leo si presentò con volto bianco e sudaticcio; pareva che la morte gli avesse fatto visita. Si fosse presentata con educazione e gli avesse lasciato un gelido biglietto da visita con numero di cellulare ed indirizzo di posta elettronica per ogni evenienza, non si sa mai i casi della vita. Agli altri seduti che lo guardavano come fosse un fantasma, l’autista mostrò la prima pagina del quotidiano sportivo, senza riuscire a proferir parola. “ Che ti hanno fatto un clistere?” disse qualcuno ridendo. Il silenzio, però, troncò sul nascere la risata, quando quei caratteri cubitali riempirono gli occhi di tutti. La notizia era vera. Fu allora che la Tragedia, vestita di tutto punto, sfilò in quel momento davanti agli occhi di tutti, gli girò intorno con un gran giro di valzer, poi s’ inchinò e si mise a guardare quei visi sfigurati dall’orrore. Qualche attimo dopo, Leo trovò un filo di voce e la forza di sussurrare “ C’è anche in prima pagina sull’<em>Osservatore Romano</em> col titolo: MIRACOLO!” Qualcuno pianse, qualcuno svenne, “Oh…cielo.”. Altri invece, ridevano in modo nervoso accompagnati da ridicolo tic, di altri ancora non oso commentare. Uno scappò via a braccia aperte e bocca spalancata, afono e gli occhi sbarrati persi nel nulla. Lo ritrovarono dopo un bel pezzo che tutti si erano ripresi dall’emozione, nello sgabuzzino dei cenci assieme alla donna delle pulizie. Per accertarsi che non fosse uno scherzo furono fatte alcune telefonate agli uffici competenti. Finalmente rassegnati e rasserenati, partirono in direzione Milano. A San Siro arrivarono per tempo. L’allenatore aveva già consumato dieci block notes per fare la formazione, prima anti Carrarese, poi anti Perugia, Torino e ultimo anti Milan. “ Macchè faccio?” pensò disperato per un attimo “ Come gioco, gioco, tanto cosa posso fare contro quelli là.”. Il sorriso riaffiorò schiarendogli il volto quasi subito: anche avesse subito dieci reti a zero, chi gli avrebbe mai detto qualcosa. “Mister, i due portieri sono fuori uso” provvide ad informarlo l’allenatore in seconda. “ Non si sono ripresi da quelle frenate improvvise e mi sa tanto che il viaggio ha peggiorato le cose, li guardi.” Veniva da piangere a vederli ridotti così. “ Ci penso io, non ci sono problemi” proruppe il primo dirigente della squadra. “ Telefono a Berlusconi e ci si fa prestare un portiere, lo ha già fatto per la Juventus. Uno sportman come il Cavaliere, non lo negherà.”. “ Grazie Cavaliere, grazi mille.”. s’accomiatò al telefonino il solito dirigente e poi rivolgendosi verso l’allenatore disse “ Ecco fatto, parlerà a Zio Fester. Avremo un portiere per tutto il campionato. Che colpo eh?” Nello spogliatoio dello stadio tutto era pronto, anche se le gambe non c’erano per l’emozione. Bussarono alla porta. “E’ l’arbitro” “No, sarà il portiere di Berlusconi.”. Come già qui?” Infatti, sulla porta d’ingresso chi, cari amici, ci poteva essere? So che lo avete immaginato, proprio lui, il portiere d’Arcore, con tanto di berretto e livrea. Affermate che era scontato? I commenti sprezzanti e risentiti che sortirono dallo spogliatoio, non sono da riportare, anche in un paese libero come il nostro. “ Vorrà dire che il portiere lo farai tu.” Disse esasperato l’allenatore, indicando il centravanti.” . “ E all’attacco? Rispose deluso il numero nove. “Pensi che ce ne sarà bisogno con quelli là?” rispose il Mister. Sfiduciati i ragazzi cercarono guardandosi negli occhi di riprendersi dallo smarrimento, erano pur sempre giocatori dell’A.C. Prato! A quel punto l’arbitro entrò nello spogliatoio richiamando tutti alla sua attenzione. Fece il rituale controllo dei tesserati e via pronti per scendere in campo. Nel corridoio che portava sul terreno di gioco risuonava il ticchettio dei tasselli delle scarpe sportive come il rimbalzare di perle sfilate da una collana sul pavimento. Al momento di entrare in campo una vampata di caldo avvolse gli atleti. Usciti dal tunnel al verde manto erboso, gli spalti erano desolatamente vuoti: non c’era nessuno. Erano, forse, tutti al mare. Solo due cicale in tribuna d’onore cantavano oziose in quel torrido caldo del pomeriggio. Al fischio d’inizio della gara, le urla degli allenatori in panchina e quella dei giocatori, riecheggiavano in un’atmosfera irreale dentro lo stadio vuoto. Poco dopo l’inizio della gara, però, un formicolio di tifosi iniziò timidamente e poi sempre più freneticamente a riempire la tribuna dietro la porta del centrattacco dell’A.C. Prato. Apparvero gli striscioni bianco e azzurro, uno dopo l’atro. I tifosi si fecero sempre più numerosi, Dovevano essere più di ventimila, secondo l’ultimo censimento ufficiale, al grido, forte, chiaro e ben cadenzato di “….Plato ! Plato! Plato!”</p>
<p style="text-align: justify;" align="left"><strong><em>(Fine del bestiale racconto)</em></strong></p>
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		<title>In viaggio per la Vittoria &#8211; 3a puntata. Il brindisi</title>
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		<pubDate>Sun, 27 May 2012 18:39:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Martelloni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il viaggio s’era fatto tranquillo, ormai il bus di Leo correva sull’autostrada verso la nuova meta da raggiungere: Torino, per la prima del campionato di serie B. Era notte e la domenica pomeriggio ai nostri ragazzi l’aspettava una dura quanto incredibile avventura nella serie cadetta! Tutti dormivano sereni, tranne Leo. L’ultimo annuncio della Radio li [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-7247" title="pallone" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2012/05/pallone-250x187.jpg" alt="" width="250" height="187" />Il viaggio s’era fatto tranquillo, ormai il bus di Leo correva sull’autostrada verso la nuova meta da raggiungere: Torino, per la prima del campionato di serie B. Era notte e la domenica pomeriggio ai nostri ragazzi l’aspettava una dura quanto incredibile avventura nella serie cadetta! Tutti dormivano sereni, tranne Leo. L’ultimo annuncio della Radio li aveva scossi tutti e dopo i sussulti, le solite esagerazioni ed esclamazioni di gioia, la squadra ed i dirigenti s’erano arresi alla stanchezza; troppe cose erano accadute tutte assieme in così breve tempo. L’annuncio della promozione era arrivato proprio all’ultimo semaforo, prima di arrivare allo stadio di Perugia. Il verde si era affaticato molto, alternandosi con il rosso, nel tentativo di convincere l’autista dell’autobus a passare otre. Solo un vigile, per caso uscito dalla pasticceria lì vicino, s’era deciso ad intervenire dopo che il titolare del bar gli aveva fatto intendere che i <em>diti d’apostolo </em>con la crema erano finiti e che ci sarebbe voluta una buona mezz’ora per averne degli altri. La fifa delle automobili che si era creata dietro al pulman dell’ A.C. Prato, cresceva a dismisura e se n’era perso la vista all’orizzonte. In quel momento il tramonto aveva dato il meglio di sé infiammando il cielo di un rosso mozzafiato da fare invidia ai film Western, dove file di carovane si muovevano da Est verso Ovest in cerca di nuove terre da coltivare e di fortuna; centinaia di famiglie piene di speranza e di fede, come questi sulle auto, mentre, imprecavano a suon di clacson per raggiungere un piato di spaghetti fumanti che a casa li aspettavano. Forse. Augh! Il povero vigile dovette penare non poco per risolvere il problema, ritardato della pattuglia di soccorso fermatasi al bancomat a fianco della pasticceria. Finalmente la cosa si risolse con una multa salata; c’è chi disse, per l’invidia di quella seconda repentina promozione, ed in un pianto liberatorio di Leo, l’autista. “ Ih che si piange, grande e grosso come tu sei? Grullerellone.” Provò a consolarlo Simone sorridendogli. “Tutti a i&#8217; barre a prendere una gazzosaaa!” esclamò con soddisfazione il primo dirigente dal fondo del bus. “ Offre la casa!” “ Un sarebbe meglio un Prosecchino con due noccioline e patatine fritte, visto l’eccezionalità” osservò Luca nel gran casino che si era creato dopo l’annuncio radiofonico. “Scherzi! Sai che rutti dopo, e poi ci costerebbe un patrimonio.” Rispose il primo dirigente. Sì, il silenzio or regnava sull’autobus e una musica accompagnava il borbottio del motore dell’autobus che correva sotto una notte stellata bacata dalla fortuna. “ Non mi fermo nemmeno per pisciare” pensò Leo con gli occhi rossi pieni di sangue dalla stanchezza. Indignato, però, qualcuno si rifiutò di farla nella bottiglia. Non era per la pipì, ma capirete il problema. Con la scusa dei tragitti brevi della C2, era stato evitato di prendere un mezzo dotato di WC per il solito motivo del bilancio. Sotto la pressione dell’allenatore, Leo cedette e d’accordo col primo dirigete, decisero che al primo Motel incontrato si sarebbero fermati a dormire; al parcheggio, si capisce, proprio di fronte. Così i nostri eroi si fermarono per andare al bagno. L’anziana custode controllò sospettosa, ma con un po’ di nostalgia, la fila di questi ragazzi, che per la verità educatamente aspettava il loro turno con una monetina da cinquanta centesimi in mano. Dopo, tutti a dormire. Quello che nel mattino seguente fosse accaduto non se lo sarebbero di certo mai immaginato e…neppure io.</p>
<p><em>Fine della terza puntata</em></p>
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		<title>In viaggio per la vittoria. (2a puntata)</title>
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		<pubDate>Sun, 20 May 2012 16:17:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Martelloni</dc:creator>
				<category><![CDATA[I racconti di Pensalibero]]></category>
		<category><![CDATA[Miscellanea 4]]></category>

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		<description><![CDATA[Il viaggio Tutti erano commossi, gli occhi lucidi, gli sguardi increduli. Tutti si congratulavano con tutti: baci, e abbracci, pacche sulle spalle. Sì, tutto vero: l’A.C. Prato era tornato in C1. Sull’autobus si respirava un’aria commossa. La promozione ipso facto non era una cosa che poteva succedere tutti i giorni e da questi bravi figlioli [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="text-decoration: underline;">Il viaggio</span></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-7247" title="pallone" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2012/05/pallone-250x187.jpg" alt="" width="250" height="187" />Tutti erano commossi, gli occhi lucidi, gli sguardi increduli. Tutti si congratulavano con tutti: baci, e abbracci, pacche sulle spalle. Sì, tutto vero: l’A.C. Prato era tornato in C1. Sull’autobus si respirava un’aria commossa. La promozione ipso facto non era una cosa che poteva succedere tutti i giorni e da questi bravi figlioli non potevi aspettarti certo reazioni fredde e calcolate. Erano emozionati anche i dirigenti ed ora s’asciugavano le palpebre inumidite, mentre le smorfie cessavano, ridando ai lineamenti del viso un aspetto più decoroso. Il viaggio era, però, impegnativo: pur non lontana pervia, del sabato non restava molto e bisognava far presto. Leo aveva ripreso la guida, sicuro e spedito sotto il cielo azzurro. Il sole li accompagnava, alto brillava nel buon auspicio di una vittoria. Nel generale ottimismo, tra sorrisi, battute di spirito e spintoni, qualcuno azzardava, cameratisticamente, una scorreria. Dopo il pranzo mordi e fuggi al Pavesi dell’autostrada, un elemento della squadra aveva avuto il coraggio di sporcarsi la cravatta con del Kerchup meritando lo sguardo imbronciato e risentito di Marco, il dirigente accompagnatore.  Dopo tutti i sacrifici fatti, le cravatte che la società aveva a disposizione non erano molte. Al punto che per il nuovo arrivato, in un primo momento, si era pensato di sostituire la cravatta con una sciarpa degli ultras, nell’attesa che, il giocatore ceduto alla Cavese, restituisse con posta celere, la cravatta che si era scordato di restituire prima di andar via da Prato. Voci maligne, delatrici, insinuavano che lo avesse fatto a posta, per usarla al matrimonio di un suo carissimo amico.  La società era preoccupata e parsimoniosa: era o non era vero che le virtù amministrative societarie, avevano fatto la differenza in quest’estate di precampionato dove Coavisoc, Tar del Lazio, Consigli di Stato, avevano secondo imperscrutabili disegni, deciso chi doveva restare, o retrocedere da un campionato all’altro? In tanto Leo era uscito dall’autostrada e Simone, per far distrarre i ragazzi dalla partita della domenica, si era sintonizzato sull’anticipo della serie A: Messina Fiorentina. “ Ecco una punizione di seconda dall’arbitro della gara.” Gracchiava la radio. “…rispettata la distanza…ZZZ::.gr GRr!&#8230;” E d’improvviso “…la data di consegna dei documenti del Messina…Non ragionevole che la Coavisoc pur essendo in possesso al moment del suo insediamento di un documento che riconosce rilievo assorbente ed esaustivo del parere che è chiamato a rendere, possa rifiutarsi di prenderlo in esame solo perché depositato dopo la data che contestualmente ha ritenuto di essere legittimato a fissare..ZZZ::.gr GRr! Tiro, palo, rete.” Momento di pausa riflessiva. (Credetemi sulla parola, non l’h scritto io, lo giuro.) Rete. Rete, che? “ un dribbling ubriacante e la Fiorentina passa in vantaggio.” Il silenzio sull’autobus era generale, qualcosa deve essere sfuggito all’attenzione degli ascoltatori. Si sentiva solo il ronzio del motore del bus. L’allenatore e Marco avrebbero voluto dire qualcosa, ma non gli riuscì, sembravano tutti inebetiti. L’autobus continuava ad andare. L’attimo fu lungo, quasi eterno. Il piede destro dell’autista improvvisamente schiacciò secco sul freno per evitare il peggio. Questa volta fu il secondo portiere della squadra a volar via dai sedili per l’effetto della frenata, ma siccome non era bravo come il primo, non lo eguagliò. Picchiò forte un brutto colpo sul pavimento, due o tre sedili prima della consolle, perciò la considerazione dei compagni restò quella che era, vale a dire scarsa. Tutto si era aggiustato per il meglio dopo la breve sosta per riprendersi dallo scampato pericolo. Un poco di ghiaccio per i contusi e via! Nello sforzo di pensare a quello che la radio aveva detto, il portiere titolare aveva aggrottato le sopracciglia più di tutti gli altri, ed esposto in fuori ancor di più il labbro inferiore, assumendo un’evidente espressione per la quale siamo di solito dire dei nostri fedeli amici a quattro zampe: “ Gli manca solo la Parola”. Forse, era il caldo, o il duro scontro sulla consolle, ma cominciava a dare i numeri. Il lago Trasimeno ormai alle spalle, rifletteva dorati i raggi del sole che il cielo da azzurro aveva reso pallido, nel tardo pomeriggio prefestivo, mentre barzellette triviali facevano scoppiare fragorose risate da uomini sul bus. Perugia era vicina. In quel momento la radio annunciava “ A seguito della decisione del tribunale di Genova non sarà possibile stabilire per ora i calendari, ma almeno, dopo le ordinanze del consiglio di Stato, sono possibili le composizioni dei gironi. Serie A: nell’attesa del Genoa, che potrebbe lasciare il posto al Treviso, non è ammesso il Torino, subentrerà così, l’Ascoli…eccetera, eccetera.” Poi di botto “…e in B la squadra ripescata è l’ A.C. Prato!”</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Fine della seconda puntata.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em><a title="In viaggio per la vittoria." href="http://www.pensalibero.it/2012/05/in-viaggio-per-la-vittoria/">Per leggere <strong>Il viaggio &#8211; Prima puntata</strong> fare click qui</a></em></p>
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		<title>In viaggio per la vittoria.</title>
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		<pubDate>Sat, 12 May 2012 14:05:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Martelloni</dc:creator>
				<category><![CDATA[I racconti di Pensalibero]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano 1]]></category>

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		<description><![CDATA[Con questa puntata iniziamo a pubblicare un “viaggio” nel mondo del calcio, scritto da Enrico Martelloni in piena calciopoli. Era il 2005, il mondo del calcio era stravolto da intercettazioni che vedevano coinvolte società importanti, primari dirigenti ed arbitri internazionali. La giustizia sportiva procedette solertemente e le composizioni delle serie dalla A alla C2 vennero [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-7247" title="pallone" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2012/05/pallone-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Con questa puntata iniziamo a pubblicare un “viaggio” nel mondo del calcio, scritto da Enrico Martelloni in piena calciopoli. Era il 2005, il mondo del calcio era stravolto da intercettazioni che vedevano coinvolte società importanti, primari dirigenti ed arbitri internazionali. La giustizia sportiva procedette solertemente e le composizioni delle serie dalla A alla C2 vennero completamente riscritte in tribunale. Ma che fosse stata fatta giustizia parziale è oggi più che mai evidente. Il marcio non era stato per niente tolto, anzi… oggi la cronaca parla di giocatori ricchi e viziati che si vendono le partite a bande criminali di tutto il mondo. E’ aberrante leggere le intercettazioni, guardare i video, soprattutto vedere crollare così miti ed illusioni di un calcio fatto di bandiere e sane rivalità, sport più amato dagli italiani ma diventato oramai un giochino per pochi, controllato a suon di milioni da ricchi imprenditori e – pare – speculatori internazionali. Questo era il calcio nel 2005, questo è il calcio di oggi. Quale sarà il calcio domani? Il racconto di Enrico ci appare, leggendolo, tratto da una cronaca della Gazzetta dello Sport di uno qualsiasi di questi giorni… C.T.</em></p>
<p style="text-align: center;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Prima puntata &#8211; Il viaggio</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">“ Bene si parte&#8230;” L’autobus dei calciatori dell’A.C. Prato infine si mosse dallo stadio “Lungobisenzio” per la sua destinazione. “ la prima della stagione si gioca fuori…” pensò l’autista, mentre i giocatori, dietro, si sistemavano comodi a sedere. Alcuni di loro guardavano fuori del finestrino, altri erano impegnati a sfogliare giornali sportivi, qualcuno, con aria inespressiva un po’ ebete, provava ad esplorare le narici con tutta la falangetta del dito indice, facendo poi, in modo appropriato del contenuto trovato, delle palline rotonde tra pollice e l’anulare, perfette sferette da gettare sul capo del collega seduto davanti. Zac!“ Oh… per viaggiar ben basta prendere l’autostrada A1 !” disse scherzoso Simone, il fisioterapista della squadra, sapendo bene che la via da prendere era l’A 11, direzione Genova. “ Sì, ma la devi prendere bene, bene, perché ora siamo in C2 !” “Che cominci subito te, non siamo ancora partiti e fai le battute a bischero! Come se si giocasse a Basket. Al calcio c’è soltanto la Serie A, per chi ci può giocare.” “ Tranquillo “ ribatté l’autista a Marco, accompagnatore della società. “ Con questa squadra, vero Mister….Questo anno non ce né per nessuno! “ Un sorriso appena abbozzato affiorò sul viso sereno dell’allenatore che si era voltato verso il finestrino senza rispondere. “ Ma quando! Siamo ancora sul viale Marconi e si comincia già…” pensò il Mister.  “Si va a Carrara…! “ Esclamò Leo, l’autista, e inforcò la strada giusta per Pisa.Un momento, addio. L’autobus frenò bruscamente. Il portiere titolare della squadra, volò via dal suo posto a sedere, così lungo che, diremmo, con un esempio sportivo, da palo a palo, fino sbattere con la testa quasi alla consolle del guidatore, ma nessun l’apprezzò, sicché disse fra sé e sé il portiere titolare, che la prossima volta col cavolo&#8230;!  La radio, nel frattempo, aveva capitalizzato le attenzioni di tutti, e diceva” Dunque ricapitolando…in base al regolamento e alle decisioni improcrastinabili prese dalla federazione calcio, sarà retrocessa in C1 il Perugia e promosso dalla C2…vediamo un po’ …che non ci capisco più nulla…ecco sì…Il Prato! Prato, che non giocherà più a Carrara la prima di campionato, ma appunto a Perugia. E devono far presto, perché sono già un po’ arrabbiati ad aspettarli.” Il tempo di un fulmine, come se si decidesse in un attimo il destino di tutti, prima di schiantarsi sulla segnaletica Firenze – Bologna – Roma – Pisa – Genova ormai di fronte, Leo sterzò bruscamente a sinistra e imboccò la strada giusta che portava, era vero, sull’A1 verso Perugia.  “ Alé, Alé, te l’avevo detto siamo in A!” esclamò ridendo Simone e tutti, allenatore compreso, si congratularono fra loro meravigliati per quest’insperata promozione in C1. L’allenatore, ad ogni modo rimasto il più lucido, mentre gli altri non sapevano contenersi dalla gioia, era un po’ preoccupato.</p>
<p style="text-align: justify;">
<em>Fine della prima puntata</em></p>
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