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	<title>Pensalibero.it &#187; Rubriche</title>
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	<description>periodico on line di informazione laica, liberale, indipendente.</description>
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		<title>Porcellinum!</title>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2013 17:32:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Martelloni</dc:creator>
				<category><![CDATA[La vignetta di Enrico Martelloni]]></category>

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		<description><![CDATA[Cari amici, lo saprete di sicuro, il ministro Barilla, ha affermato che  in Italia si mangia male. Apriti terra e chiuditi cielo! L&#8217;Italia della  pizza, dei bucatini, o di quel che vi pare a voi, s&#8217; è indignata fino  ribellarsi &#8220;Ma come?&#8221; le vorrei dire &#8221; Si governa e si rigoverna da  secoli sublimi porcelli, quintali di pasta, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Cari amici, lo saprete di sicuro, il ministro Barilla, ha affermato che  in Italia si mangia male. Apriti terra e chiuditi cielo! L&#8217;Italia della  pizza, dei bucatini, o di quel che vi pare a voi, s&#8217; è indignata fino  ribellarsi &#8220;Ma come?&#8221; le vorrei dire &#8221; Si governa e si rigoverna da  secoli sublimi porcelli, quintali di pasta, ettolitri, chilometri,  esagerometri d&#8217;olio, di vino e dolci, liquori, millefogie&#8230;e lei ci tratta come dei salami?!&#8221;. Come dite? I pomodori non sanno più di  pomodoro, gli asparagi idem, la frutta e di plastica, il caffé, una  scialacquatura? Le materie prime sono scadenti in questo paese? Sì è  vero, le materie prime. Quelle sono minime e scadenti, porcellinum. Da buttare, insomma, proprio ai maiali.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-large wp-image-15384" alt="Porcellinum !" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/Porcellinum--495x385.jpg" width="495" height="385" /></p>
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		<title>Pro patria</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 09:43:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[La vignetta di Enrico Martelloni]]></category>

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		<description><![CDATA[Cari amici, circa un anno fa Berluscni registranva il suo più basso gradimento tra gli elettori di questa repubblica; l&#8217;unica, per inciso: né seconda né terza, perché nessuna rivoluzione o riforma della costituzione è mai realmente avvenuta. Mai, avverrà perché questo paese è immobile, storicamente asservito. Non importa, per l&#8217;uomo libero avere opinioni differenti; nella libertà [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Cari amici, circa un anno fa Berluscni registranva il suo più basso gradimento tra gli elettori di questa repubblica; l&#8217;unica, per inciso: né seconda né terza, perché nessuna rivoluzione o riforma della costituzione è mai realmente avvenuta. Mai, avverrà perché questo paese è immobile, storicamente asservito. Non importa, per l&#8217;uomo libero avere opinioni differenti; nella libertà si riconosce la pragmaticità delle cose da fare. E&#8217; il servo, il cliente, il fedele che impone l&#8217;immobilismo del signore, l&#8217; Italia è questa, refrattaria alla rivoluzione, illiberale. Ha un bel dire Alfano chiamare il cavaliere.</p>
<p style="text-align: justify;">Pro &#8211; Patria</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/PRO-PATRIA.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-15379" alt="PRO- PATRIA" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/PRO-PATRIA-359x495.jpg" width="359" height="495" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>La dura legge del goal</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 14:49:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara Boriosi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[L'Angolo di Chi.bo]]></category>

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		<description><![CDATA[Le regole del calcio applicate alla politica: la struttura di una squadra come quella di un partito, il modello di gioco come quello di un programma, la scelta dei giocatori come quella dei leaders. Seguendo le vicende della nostra sgangherata classe politica, sorge spontanea una considerazione: più che di intellettuali, avremmo bisogno di appassionati di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Le regole del calcio applicate alla politica: </b><b>la struttura di una squadra come quella di un partito, il modello di gioco come quello di un programma, la scelta dei giocatori come quella dei leaders.</b></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-15370" alt="goal" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/goal-250x164.jpeg" width="250" height="164" />Seguendo le vicende della nostra sgangherata classe politica, sorge spontanea una considerazione: più che di intellettuali, avremmo bisogno di appassionati di calcio, per risolvere tutte le questioni aperte, e fin qui mai affrontate, che dalla fine della Prima Repubblica hanno visto precipitare sempre più in basso il livello del confronto politico, come conseguenza dell&#8217;inadeguatezza dei partiti &#8211; vecchi, nuovi, ribattezzati &#8211; a fare i conti con la contemporaneità. La sostanziale incapacità di ripensarsi, dopo la fine del Novecento e delle ideologie che lo avevano caratterizzato, si è tradotta in una progressiva paralisi del sistema politico ancorato a riti, formule, schemi superati dal tempo e dalla storia, e dunque del tutto inservibili nella gestione di problematiche nuove che richiedono sistemi di approccio diversi e, possibilmente, strettamente ancorati alla lettura del presente con strumenti attuali.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, noi italiani malati di calcio, più di altri dovremmo aver compreso le regole basilari di questo gioco che paiono offrire risposte esatte anche alla politica &#8211; la struttura di una squadra come quella di un partito, il modello di gioco come quello di un programma, la scelta dei giocatori come quella dei leaders. Perchè ci sono nel calcio dei punti fermi cui non si può sfuggire, pena la sconfitta, che tutti noi conosciamo a memoria e siamo pronti ad enunciare quando si tratta della nostra squadra del cuore o della nazionale, ma che poi, chissà per quale curiosa forma di dissociazione mentale, non pretendiamo di veder rispettati da coloro che pure ci rappresentano in Parlamento e che ci chiedono il voto come allo stadio ci chiedono il biglietto di ingresso.</p>
<p style="text-align: justify;">Sappiamo bene che le sorti di una squadra dipendono da un necessario equilibrio fra i suoi componenti e da una chiara e condivisa strategia di gioco; sappiamo anche che una squadra vincente è il risultato di una combinazione precisa di diversi fattori: un allenatore con una nitida visione tattica e con una forte personalità in grado di tenere insieme tutti i suoi giocatori; atleti in grado di coprire bene in difesa e di attaccare con lucidità e tempismo; difensori grintosi, centrocampisti attenti, attaccanti implacabili. Poi, ci sono i fuoriclasse, quelli che con un solo tocco cambiano una partita e determinano un risultato, quelli che ci fanno sognare e che tutti vorremmo in squadra &#8211; ma sappiamo bene che un campione, da solo, non vince, ha bisogno dell&#8217;aiuto di tutta la squadra per esprimersi al meglio ed esaltare le proprie speciali qualità. Dunque, nel calcio prevale chi trova la giusta combinazione fra collettivo e singole individualità, disponendoli in un sistema di gioco dove ognuno ha un ruolo preciso e tutti hanno un obbiettivo comune: vincere.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo, tutto il dibattito nato negli ultimi giorni all&#8217;interno del Pd soprattutto riguardo al ruolo che dovrebbe assumere Matteo Renzi in vista del Congresso, appare di fatto una questione di lana caprina, perchè il punto vero non è convincere il centravanti migliore a scendere in campo, ma convincere la squadra a giocare con lui e per lui &#8211; in altre parole, affrontare una volta e per tutte l&#8217;eterna irrisolta questione dell&#8217;identità e della forma che il partito vuole darsi per affrontare finalmente con gli strumenti giusti il terzo millennio e lasciarsi definitivamente alle spalle le scorie novecentesche. Illudersi oggi, a prezzo di repentine, tardive e perlopiù poco credibili conversioni, che il Pd possa risalire la china fino alla vittoria elettorale solo schierando Renzi come punta di diamante, significa correre il rischio di bruciare non solo il suo unico fuoriclasse, ma anche le residue possibilità di riacquistare una credibilità fondata agli occhi di un elettorato sempre meno incline alle operazioni di facciata, specie se condotte al chiuso delle segreterie e non condivise con il coinvolgimento di fasce più ampie possibili di potenziali elettori.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto è che il Pd ha dovuto imparare a caro prezzo una lezione &#8211; quella del calcio per l&#8217;appunto &#8211; ovvero che una squadra, anche la più strutturata, non vince senza il campione, con ciò sbattendo amaramente la testa contro il mito illusorio del collettivo che prevale sul singolo, o meglio, per dirla con un&#8217;espressione cara a Bersani, che la &#8220;ditta&#8221; sia la formula migliore per conquistare la fiducia degli elettori, contrapponendola &#8211; va da sè &#8211; al modello berlusconiano dell&#8217;uomo solo al comando. Ma la scottante questione del leader, dotato di qualità riconoscibili ed evidenti, e dunque aggreganti ed attrattive, si ripropone oggi più che mai, in tempi in cui la vecchia forma del partito d&#8217;apparato è ormai logorata ed inadeguata ad affrontare le sfide quotidiane, e la comunicazione sempre più aperta a tutti, sempre più incalzante e &#8220;Social&#8221;, richiede necessariamente la netta e chiara individuazione di personalità a tutto tondo dotate di carisma e di immediatezza di azione e reazione.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;aprirsi di un dibattito, senza precedenti nella storia della sinistra italiana, intorno alla necessità di uscire dalla sconfitta epopea del collettivo per riaggregarsi intorno ad una leadership forte e riconosciuta tale come una risorsa, invece che come una minaccia, è certamente un segnale confortante, ma non ancora sufficiente a farci ben sperare &#8211; perchè manca ancora la parte più importante da affrontare, che è quella del gioco di squadra.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Pd è consapevole di avere Messi, il problema è che non ha ancora un modulo di gioco da costruirgli intorno per dargli la possibilità di andare in goal ed al tempo stesso la sicurezza di avere le spalle coperte  in difesa &#8211; ma questa è la dura legge del calcio, nessuno vince da solo, dunque resta da capire se il Pd voglia vincere davvero, o se stia solo facendo ancora la solita melina a centrocampo per evitare di dover prendere l&#8217;iniziativa. Il solito dilemma di sempre: catenaccio all&#8217;italiana o calcio totale?!</p>
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		<title>Cento giorni per “pulire” la spesa pubblica ingorda</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 14:33:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Binacchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corner]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano 2]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutto quello che si sperpera nella pubblica amministrazione, i doppioni e le incrostazioni, i doppi e tripli timbri, le carte e le cartacce, le autorizzazioni preventive e in itinere, le caselle di doppi e tripli enti che fanno impazzire privati e aziende, beh tutto questo, si colga l’occasione d’oro, si cancelli, si pulisca, si semplifichi, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Tutto quello che si sperpera nella pubblica amministrazione, i doppioni e le incrostazioni, i doppi e tripli timbri, le carte e le cartacce, le autorizzazioni preventive e in itinere, le caselle di doppi e tripli enti che fanno impazzire privati e aziende, beh tutto questo, si colga l’occasione d’oro, si cancelli, si pulisca, si semplifichi, si ammoderni.</b></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-full wp-image-15060 alignleft" alt="governoletta" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/governoletta.png" width="205" height="92" /></p>
<p style="text-align: justify;">Oltre lo slogan, i primi cento giorni di Letta, e compagnia, saranno davvero decisivi. I primi quindici son già passati. Ne rimangono 85. Non bisogna perdere tempo. E oltre lo slogan delle scalette lavoro-imu-giovani-tasse o fisco-occupazione-cuneo-pensioni, bisogna pensare alla grande pulizia di primavera-estate. Pulire la pubblica amministrazione dai doppioni e tripploni e dalla burocrazia che strangola, pulire la spesa pubblica ingorda.  Saranno quelli i due mesi spesi meglio. Nell’applicare la revisione della spesa pubblica che si immagina tanti tecnici e tanti super esperti (c’era anche una Commissione Bondi se non ricordiamo male) hanno redatto e depositato. Siccome questo Paese ha bisogno di risorse, di soldi, e non si possono fare debiti, e siamo anche abbastanza fortunati che la Unione europea ci dichiarerà fuori entro il mese, speriamo, dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, allora sfruttiamo il momento e diamo il colpo d’acceleratore alla pulizia interna. Tradotto quello che non serve nella pubblica amministrazione, quello che si sperpera nella pubblica amministrazione, i doppioni e le incrostazioni della pubblica amministrazione, i doppi e tripli timbri, le carte e le cartacce, le autorizzazioni preventive e in itinere, le caselle di doppi e tripli enti che fanno impazzire privati e aziende, beh tutto questo, si colga l’occasione d’oro, si cancelli, si pulisca, si semplifichi, si ammoderni. Ma non a parole, a fatti.  Come direbbe mia mamma, che pure ha la bontà di leggermi e ovviamente di criticarmi, voi giornalisti dite  tutto quello che non va e bisognerebbe trovare le soluzioni. Si è cercato di spiegare a mamma che i giornalisti non sono al governo e che il loro compito è di raccontare e fare cronache e che le decisioni spettano appunto a chi governa e a chi approva. Ma è anche vero che probabilmente lettori e telespettatori sono stanchi di litanie e analisi sulla carta e si aspettano davvero misure concrete, incisive, che comincino a far vedere che si fa qualcosa. Saranno almeno dieci o 15 anni che si vantano ministeri di semplificazione e commissioni di trasparenza, indagini sulla sburocratizzazione hanno riempito i cassetti contribuendo a fare nuova burocrazia. La semplificazione quella sì è rimasta uno slogan e ha contribuito al allargare non solo la complicazione della burocrazia ma  ad allontanare ancora di più la fiducia degli amministrati dagli amministratori. Tirate fuori dai cassetti del carte di Bondi e  degli altri che hanno studiato quanto è complicato lo Stato, tirate fuori dai computer i file che rilevano e rivelano le pieghe dello stato dove s’annidano ancora sprechi e doppioni, spese improduttive e qualche marchetta, e allora probabilmente in cento giorni si potrà cominciare a fare pulizia, e a trovare qui 3 o 4 miliardi di euro che saranno utile per il fondo che dovrà finanziare la revisione delle tasse e delle imposte sulle due cose non solo emblematiche ma di valore assoluto su cui vive la nostra società: lavoro e casa. Rivedere i gradi della pubblica amministrazione, accorciare la filiera degli uffici che decidono sulla stessa cosa, cancellare i balzelli di questo o quell’ufficio che sembra vivere solo perché mette un timbro sarà la vera pre-scommessa della larga intesa. Da quanti anni si parla di cancellazione di enti inutili? Tanti, troppi. Quanti sono ancora in vita? Tanti, troppi. Un artigiano di Parma mi raccontò che per un soppalco di 30 metri quadri dovette chiedere 23 autorizzazioni con relativi oneri, quasi un timbro a metro quadro. Già sarebbe una vittoria che a settembre quei timbri diventassero 3, sarebbe il segnale che qualcosa si è messo in moto.</p>
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		<title>Pistola sul tavolo</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 14:31:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Cisnetto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano 2]]></category>

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		<description><![CDATA[Campagna elettorale non stop Il problema non sono i partiti che sventolano le loro bandierine, ma la capacità del premier e dei ministri di imporre le proprie scelte. Un governo di grande coalizione può essere tre cose. La più banale: può rappresentare un cerotto emergenziale applicato ad uno stato di necessità eccezionale. È utile a [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><strong>Campagna elettorale non stop</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il problema non sono i partiti che sventolano le loro bandierine, ma la capacità del premier e dei ministri di imporre le proprie scelte.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-full wp-image-15333" alt="iministriletta" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/iministriletta.png" width="362" height="298" /></p>
<p style="text-align: justify;">Un governo di grande coalizione può essere tre cose. La più banale: può rappresentare un cerotto emergenziale applicato ad uno stato di necessità eccezionale. È utile a tamponare, ma poi serve altro. La più utile: può realizzare tutto quello che le coalizioni contrapposte non sono state in grado di fare da sole, per poi ridare a ciascuna lo spazio della propria diversità, non prima però di aver creato una condivisione su alcuni temi essenziali, a cominciare da quello della comune riscrittura delle regole. La peggiore: è soltanto lo strumento per la sepoltura di una stagione politica, nella più piena incognita di quel che verrà dopo. Il governo Monti è stato questa terza cosa – ed è la colpa più grande che io gli attribuisco – peraltro senza neppure riuscire a completare la tumulazione della Seconda Repubblica. Facciamo finta che il problema stesse a monte, nel suo essere un esecutivo tecnico, e archiviamo la questione, accontentandoci del fatto che abbiamo superato l’emergenza spread.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, però, il tema si ripropone con il governo Letta. E qui ha ragione (come quasi sempre) Michele Salvati: se i due partiti ex (?) nemici non capiscono che la situazione dell’Italia è drammatica perché rischiamo non il default finanziario ma quello produttivo e sociale, e che questo non è il momento di mettere pezze ad un tessuto che si è già strappato, bensì di ricostituirlo con scelte strategiche di portata non minore di quelle che il Paese seppe fare nel dopoguerra, il governo o rischia di saltare subito o di trascinarsi penosamente finendo poi col consuntivare un risultato peggiore di quello di Monti.</p>
<p style="text-align: justify;">L’antidoto lo indica lo stesso Salvati, e combacia con quanto vado dicendo fin da prima che Napolitano desse l’incarico: per uscirne vivo, il governo deve usare in modo risoluto e spietato l’arma del ricatto. Che non consiste tanto e solo nella minaccia di andarsene, quanto in quella che il Capo dello Stato si dimetta, riaprendo quella drammatica fase di crisi istituzionale che soltanto la (tardiva) richiesta di un bis ha potuto tamponare. Tradotto significa che Letta non deve attivare la mediazione preventiva sui singoli provvedimenti – che pure è nelle sue corde – bensì mettere la sua “larga” maggioranza di fronte a scelte coraggiose e non di parte, cioè quelle che centro-destra e centro-sinistra da soli non sono riusciti a fare in vent’anni di bipolarismo, dicendo o così o altrimenti io e Napolitano lasciamo. Ben sapendo che il Pd, già scheggiato come un vetro ripetutamente colpito, non può permettersi di perdere i due “suoi” presidenti, salvo andare in frantumi in modo definitivo e irrimediabile. E ben sapendo che il Pdl non può correre il rischio né di ritrovarsi un Rodotà o un Prodi al Quirinale né di andare al voto e portare a casa, a parti rovesciate con il Pd, una vittoria di Pirro perché al Senato non ha la maggioranza.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo significa evitare di infognarsi nel tira e molla su provvedimenti tampone. Anche perché una volta messa a posto – ammesso e non concesso – l’Imu, la cassa integrazione in deroga e il pagamento dei debiti arretrati delle pubbliche amministrazione, puntualmente spunteranno fuori altre emergenze, in una spirale senza fine. E se, come si è già visto, la fatica a far passare un provvedimento tampone è la stessa che a giocarsi la carta di una riforma organica, tanto vale alzare la posta. Il problema non sono i partiti attardati a sventolare le loro bandierine – se non fossero la pochezza che sono, non ci troveremmo in questa situazione e loro non avrebbero perso complessivamente più di sei milioni di voti a favore di Grillo e dell’astensionismo – bensì la capacità, anzi, direi prima di tutto la forza di carattere, del premier e con lui dei ministri più importanti e qualificati, di non badare allo sventolio e di imporre le proprie scelte. Per esempio, perché spaventarsi della discussione su Berlusconi eventuale presidente della Convenzione per le riforme istituzionali e dei singulti parlamentaristici per la composizione della stessa? Una volta fatta questa scelta e ribadito che a istituirla sarà una legge costituzionale in modo che abbia funzione redigente e il Parlamento poi debba solo dire si o no in blocco alle modifiche apportate alla Costituzione, non ha senso scendere al compromesso di far comporre la Convenzione dai membri delle commissioni parlamentari (salvo poi prevedere la figura di non meglio identificati consulenti). Stesso principio per la politica economica: si facciano pure decreti sulle urgenze, ma contemporaneamente si predispongano due leggi quadro sul taglio strutturale della spesa pubblica corrente (non la spending review, sia chiaro) e sulla valorizzazione finanziaria del patrimonio dello Stato e degli enti locali, da cui si trarranno le risorse vere per manovre di crescita e di rilancio vere.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tempo è poco, la pistola deve essere ben visibile sul tavolo.</p>
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		<title>Cambi di potere e strategie</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 14:30:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo Giubileo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano 2]]></category>

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		<description><![CDATA[L’ultima nomina di Daniele Franco, uno dei cosiddetti “Draghi boys”, alla direzione generale della Ragioneria dello Stato segna probabilmente la fine dell’era Tremonti. In particolare, l&#8217;intera vicenda dell’IMU, le premesse e le conclusioni parzialissime concordate a fatica nello scorso Consiglio dei Ministri, dimostrano innanzitutto le difficoltà, ancora attuali, dell’economia italiana di far fronte allo storico disavanzo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>L’ultima nomina di Daniele Franco, uno dei cosiddetti “Draghi boys”, alla direzione generale della Ragioneria dello Stato segna probabilmente la fine dell’era Tremonti.</b></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-15330" alt="franco-daniele-ipp--258x258" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/franco-daniele-ipp-258x258-250x250.jpg" width="250" height="250" />In particolare, l&#8217;intera vicenda dell’IMU, le premesse e le conclusioni parzialissime concordate a fatica nello scorso Consiglio dei Ministri, dimostrano innanzitutto le difficoltà, ancora attuali, dell’economia italiana di far fronte allo storico disavanzo dei conti pubblici. Ben oltre dunque le possibili strategie individuabili dalla politica, che anche e non oltre due anni fa aveva preferito passare il <i>testimone</i> ai tanto, dai più, vituperati tecnici.</p>
<p style="text-align: justify;">Come ben sappiamo, il destino dell’Italia è legato da tempo al destino dell’Unione europea, ed in particolare di quella monetaria (UME). Negli ultimi anni, il governo dell’economia del nostro paese ha subito numerose modifiche di assetto e di potere. Tra le più importanti: la riorganizzazione del Ministero dell’Economia a decorrere dal 2003 e la riforma della carica di Governatore di Banca d’Italia, il cui esercizio di mandato, <i>a vita</i> fino allo scandalo che ha costretto Antonio Fazio alle dimissioni il 19.12.2005, è ora previsto per una durata di 6 anni ed è rinnovabile una sola volta.</p>
<p style="text-align: justify;">In questi ultimi dieci anni, il cambio di potere più importante ha fatto seguito a tali dimissioni, con la nomina per l’appunto di Mario Draghi a Governatore della Banca d’Italia. La stima ed il prestigio di Draghi, indiscussi, sono testimoniati non solo dalla successiva nomina ai vertici della BCE ma soprattutto dall’attività svolta; ancor più nell’esercizio del nuovo ruolo e della nuova funzione di promotore dei meccanismi monetari di sviluppo dell’economia europea.</p>
<p style="text-align: justify;">A tal fine, altro passo importante è stato realizzato con la sottoscrizione, tra 25 dei 27 paesi membri, dello scorso Patto di bilancio europeo, in vigore dal 1° gennaio 2013 e denominato più comunemente<i>Fiscal compact</i>. Il patto prevede il rispetto di una serie di regole d’oro, tra le quali spicca quella relativa al principio del cosiddetto <i>pareggio di bilancio</i>, ritenuto parimenti essenziale per la promozione di politiche europee di sviluppo.</p>
<p style="text-align: justify;">Almeno a partire dalla nomina di Ciampi a Capo dello Stato &#8211; e ancor prima, ritengo, con la fine del finanziamento della politica dei due blocchi dell’ovest statunitense e dell’est sovietico &#8211; è indubbio che la politica nel nostro paese è dipesa sempre più dall’economia e quindi sempre più dai cambi di potere e dalle strategie pensate e poi attuate in particolare da Banca d’Italia. Nell’ambito di un tale generale contesto s’inserisce anche l’ultima nomina di Daniele Franco alla direzione generale della Ragioneria dello Stato, dopo una precedente gestione durata ininterrottamente per otto anni. La scelta, del ministro Saccomanni, ricade ancora una volta su uno dei cosiddetti “Draghi boys”.</p>
<p style="text-align: justify;">Finisce così, “l’era Tremonti”? Probabilmente sì!</p>
<p style="text-align: justify;">Quel che è certo, invece, è che rispetto al passato dovranno innanzitutto sostenersi procedure di accertamento sempre più trasparenti e quindi reali dei nostri conti pubblici.</p>
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		<title>Giorgio Squinzi, il Mister Magoo che spiazza le menti eccelse della politica e dell’economia</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 14:28:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cesare Mannucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[Giorgio Squinzi  non ha mai effettuato licenziamenti per riduzione di organici e non ha mai chiesto trattamenti di cassa integrazione in tutta la sua vita da imprenditore. La fuga dei cervelli costa al nostro paese &#8220;grosso modo 5 miliardi di euro e i nostri competitori increduli ringraziano del prezioso regalo&#8221;. A sostenerlo è il presidente [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Giorgio Squinzi  non ha mai effettuato licenziamenti per riduzione di organici e non ha mai chiesto trattamenti di cassa integrazione in tutta la sua vita da imprenditore.</b></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-15327" alt="Giorgio-Squinzi" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/Giorgio-Squinzi-250x150.jpg" width="250" height="150" />La fuga dei cervelli costa al nostro paese &#8220;grosso modo 5 miliardi di euro e i nostri competitori increduli ringraziano del prezioso regalo&#8221;. A sostenerlo è il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi,  intervenendo nei giorni scorsi ad un convegno della Fondazione Politecnico di Milano. &#8220;Se contiamo che un ricercatore è un investimento collettivo di circa 800 mila euro &#8211; ha spiegato &#8211; in questi anni l&#8217;Italia ha regalato ai propri competitori grosso modo 5 miliardi di euro&#8221;. E&#8217; andato giù piatto come sempre, al limite della gaffe come da un anno a questa parte da quando ha assunto con un non malcelato impaccio la grande responsabilità di essere il numero uno degli industriali italiani. Un ruolo che gli va decisamente stretto e che lo accomuna di più al buffo personaggio dei cartoni animati Mister Magoo, il ricco pensionato, basso e molto miope. A causa della sua debole vista Magoo si trova continuamente nei guai (la presidenza di Confindustria), in genere senza rendersi assolutamente conto dei pericoli che corre e delle disavventure che gli capitano, piuttosto che il grande imprenditore italiano che in quasi 30 anni al vertice della sua azienda familiare la Mapei è riuscito ad avviare tra l&#8217;Italia e l&#8217;estero 14 stabilimenti di produzioni di materiali per l&#8217;edilizia con alle dipendenze circa 7 mila addetti e leader per un decennio dell&#8217;omonina squadra ciclistica e ora dinamico patron del Sassuolo calcio in odor di promozione in serie A. Uscite pubbliche davanti ai microfoni della stampa che gli attirano contro dure reprimenda come nel caso di Tito Boeri che sulle colonne di Repubblica gli ha dato dell&#8217;irresponsabile e di apprendista stregone della comunicazione. Senza considerare invece che il &#8220;timido piccolo chimico&#8221; milanese non usa il linguaggio paludato e felpato della politica e dei salotti buoni della cultura e dell&#8217;economia, ma piuttosto quello del buon padre di famiglia che guarda al bene dei propri cari senza mai fare il passo più lungo della propria gamba. E infatti secondo Squinzi &#8220;noi adulti siamo stati troppo indulgenti in tutti i campi con la mediocrità e il nepotismo e lo scivolamento progressivo del nostro paese nelle classifiche mondiali di competitività è anche il frutto di questa eccessiva tolleranza. Quanto alle università sono state via via sorpassate dai nuovi protagonisti asiatici e il doloroso esempio di questo arretramento è la diaspora dei ricercatori, dei migliori e dei più competitivi, che lasciano un paese avaro che non sa trattenerli. Siamo di fronte ad una emorragia continua che comincia a diffondersi anche tra gli studenti migliori e il nostro paese reagisce con &#8220;pericolosa miopia&#8221;". Parole forti che preludono ad una medicina amara per il Belpaese ma forse l&#8217;unica per rimettere in moto a spinta il vecchio carrozzone. Lo Stato e gli imprenditori in generale dovrebbero tornare all&#8217;antico a quel vecchio concetto tanto caro a Giorgio Squinzi inculcatogli con saggezza dal padre Rodolfo nel primo dopoguerra quando la piccola Mapei muoveva i primi passi nei cantieri edili milanesi nel decennio di ricostruzione. &#8220;Famiglia povera, azienda ricca&#8221;, ovvero non sottrarre gli utili d&#8217;impresa per soddisfare i più sfrenati desideri e avventurarsi in pericolose avventure finanziarie e di Borsa, ma rinvestire gli stessi nel campo della ricerca, strategia applicata dal gruppo del patron di Confidustria che destina alle giovani &#8220;menti&#8221; del gruppo Mapei il 15% per l&#8217;innovazione. Anche se, paradosso tutto italiano, la ricerca da noi viene tassata, quando invece negli Usa e nel resto del mondo lo Stato incoraggia le imprese ad investire nella ricerca e finanziare gli atenei che hanno il solo compito di produrre i futuri scienziati e manager al servizio delle aziende locali e in fin dei conti del proprio paese. Da noi però non funziona così e i moniti di Squinzi prima al professor-senator-a-vita-premier-tecnico-poi-salito-in-politica Mario Monti e poi all&#8217;attuale primo ministro Enrico Letta fanno storcere il naso ai raffinati estimatori del presidente &#8220;di tutto ciò che c&#8217;è da presiedere&#8221;, dall&#8217;eterno ciuffo sbarazzino Luca Cordero di Montezemolo da sempre vincente con la rossa di Maranello senza mai rischiare nulla del proprio patrimonio personale. Giorgio Squinzi  non ha mai effettuato licenziamenti per riduzione di organici e non ha mai chiesto trattamenti di cassa integrazione in tutta la sua vita da imprenditore. Ma si sa noi da sempre siamo un popolo di naviganti, di commissari tecnici, pronti ad innamorarci anche alla più triviale freddura del &#8220;finanziere&#8221; Stefano Ricucci in una sua celebre scalata ai vertici di un importantissimo consiglio d&#8217;amministrazione: &#8220;Ma qui che semo affà&#8230;??? Li froci cor culo de jartri???&#8221;. Forse a questo punto è meglio ascoltare Squinzi e tenerci stretti i nostri migliori cervelli, dimenticare il bunga a bunga prima che gli altri le loro terga non ce le offrano a più e in &#8220;gioco&#8221; è rimasto solo il nostro.</p>
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		<title>La Roma di Marino e quella di Veltroni</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 14:27:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Benzoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano 2]]></category>

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		<description><![CDATA[Serviranno nuove regole per la ‘governance’ della Capitale. “Discontinuità con il passato”. Questo l’“apriti sesamo” di Ignazio Marino; la parola magica presente in tutta la campagna elettorale del candidato del centro-sinistra. È lo slogan “niente politica, solo Roma” è una lista civica complementare, ma soprattutto fortemente concorrenziale con quella del Pd; è la continua polemica [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Serviranno nuove regole per la ‘governance’ della Capitale.</b></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-15324" alt="Elezioni Roma - Conferenza stampa di Ignazio Marino" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/ignazio-marino-250x166.jpg" width="250" height="166" />“Discontinuità con il passato”. Questo l’“apriti sesamo” di Ignazio Marino; la parola magica presente in tutta la campagna elettorale del candidato del centro-sinistra. È lo slogan “niente politica, solo Roma” è una lista civica complementare, ma soprattutto fortemente concorrenziale con quella del Pd; è la continua polemica rispetto alle pratiche consociative del passato fondate, nella sostanza, sugli accordi con i costruttori, preludio ad ulteriori cementificazioni e del territorio e le nomine nei consigli di amministrazione delle aziende in base a criteri di spartizione partitica.<br />
E dunque si rimettono qui in discussione non solo le pratiche della giunta Alemanno, ma anche l’insufficiente azione di contrasto nei confronti delle medesime, così come le strategie perseguite dalle giunte di sinistra nel decennio precedente. Una presa di distanza che ci trova totalmente consenzienti. Chi non ricorda, infatti, i cedimenti di fronte alle costanti pressioni dei costruttori, la rinuncia alla ‘cura del ferro’ e ai percorsi preferenziali, il ricorso massiccio alle proposte “chiavi in mano” (ispirate spesso ad esigenze puramente speculative), la gestione sempre meno razionale delle attività del comune, l’ansiosa attesa di nuovi Eventi e di nuove risorse esterne, il progressivo inaridirsi del dibattito sul presente e sul futuro della città? E dunque i giudizi del nostro candidato sindaco sono corretti e i suoi propositi ottimi. Resisteranno, però &#8211; è il caso di domandarselo &#8211; al confronto con la dura realtà, all’indomani del ballottaggio? La risposta è forse sì, ma a condizione di dotarsi di strumenti e di strategie adeguate. Tenendo presente che il contesto in cui dovrà operare il futuro sindaco sarà radicalmente diverso da quello che segnò le esperienze di Rutelli e, in particolare di Veltroni.<br />
Per dirla in sintesi, allora la “cedevolezza” nei confronti delle pressioni dei privati una qualche giustificazione ce l’aveva. Era il clima culturale dell’epoca, segnato dalla unanime accettazione della superiorità della gestione privata rispetto a quella pubblica. Era la difficoltà crescente dei Comuni di far fronte, con sempre più scarse risorse, a necessità sempre crescenti. Era il bisogno costante di reperire, comunque, risorse dall’esterno, anche in relazione a progetti e/o eventi a carattere nazionale. Era, infine e soprattutto, la necessità assoluta di “non crearsi dei nemici” (bastando alla bisogna, nell’immaginario collettivo, i baluba leghisti); insomma, di non alimentare conflitti con le grandi forze economiche presenti nella realtà romana. E questo perché nello scontro il Comune non aveva alcuna possibilità di vittoria; e perché lo scontro stesso avrebbe alimentato situazioni di disordine e di crisi con la seguente penetrazione delle forze dell’eversione e della criminalità organizzata.<br />
E però il “compromesso edilizio” varato in quegli anni si è rivelato, al dunque, fallimentare. E, attenzione, non solo per la città, che ha vissuto un processo di degrado, “sotto traccia” nelle amministrazioni di sinistra ed esploso con quella degli ex camerati. O per il Comune che ha visto continuamente erose le sue capacità di governare i rapporti con i privati, con la sua stessa amministrazione e con i cittadini. Ma anche per i privati e per le loro varie corporazioni, allora considerati fattore propulsivo nello sviluppo della città e che oggi non solo hanno fallito il loro compito, ma si trovano di fronte a gravi difficoltà, di cui essi stessi si rendono conto per primi.<br />
Così a chiedere uno stop alla cementificazione sono gli stessi costruttori: cento-centocinquantamila appartamenti invenduti, calo sensibile del valore del bene-casa (specie nelle periferie degradate): minaccia di un collasso economico-finanziario che trascinerebbe con sé anche il sistema bancario.<br />
Così i tassisti stanno abbandonando Alemanno: cosa vale la tutela corporativa in una situazione in cui il mercato si restringe e la “mobilità”si riduce? Così, ancora, le aziende comunali, sottratte e al controllo politico e a quello del mercato, vivono la situazione, disastrosa e insostenibile, di scaricare le loro inefficienze sulle spalle dei cittadini. Infine, il nostro compromesso avrà pure impedito alla mafia di gestire il disagio sociale, ma non gli ha certo impedito di penetrare nel sistema economico della città.<br />
Viviamo dunque oggi un duplice fallimento: una situazione in cui i protagonisti della vita politica ed economica della nostra città non riescono a svolgere la propria funzione a scapito degli interessi della collettività; e se ne rendono conto.<br />
È in questa fase che Marino dovrà, per prima cosa, sedersi in poltrona, fare un respiro profondo e convocare una specie di “concilio romano secondo” per stabilire, possibilmente in modo consensuale, le nuove regole per la governance di Roma. Un patto con i costruttori e le banche per orientare l’attività produttiva verso il recupero e la riqualificazione dell’esistente. Un patto del comune con sé stesso per il controllo della qualità delle prestazioni. E,infine, un patto con i cittadini che consenta, sulla base di parametri certi, di verificare il raggiungimento degli obbiettivi proposti. E scusate se è poco…</p>
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		<title>INGANNI –  da un’idea e a cura di franchini</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 14:23:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franchini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inganni]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano 3]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; (Non ho mai cercato la mia metà. Semplicemente perché sono nata già tutta d&#8217;un pezzo. M.O.D.P.) &#160; &#160; Inganni. Linguaggio. Dell’istinto e della emozione . Della evenienza e della circostanza. Plasmato. Nel rendere sorgiva la vita. Nel soccorrerla. Nel nutrirla. Poi. Virtù oracolare. Della seduzione. Del  lascito. Di pieghe di silenzi. Dove si annida [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>(<i>Non ho mai cercato la mia metà. Semplicemente perché sono nata già tutta d&#8217;un pezzo. M.O.D.P.</i>)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Inganni.</p>
<p>Linguaggio. Dell’istinto e della emozione . Della evenienza e della circostanza. Plasmato. Nel rendere sorgiva la vita. Nel soccorrerla. Nel nutrirla.</p>
<p>Poi. Virtù oracolare. Della seduzione. Del  lascito. Di pieghe di silenzi. Dove si annida il possibile. O il doveva essere.</p>
<p>Inganni. Qui. Ora. Di donne. Dove. Ogni pensiero. Ha un rovescio. Una rivelazione.</p>
<p>Il salvataggio. Di un ipotetico. Il dubbio. Del  germoglio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il cuore. Delle donne.</p>
<p>A volte. Cede.</p>
<p>A volte. Geme.</p>
<p>A volte. Mente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>§§§§§§§</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Eppure,</p>
<p>per un attimo,</p>
<p>ho creduto</p>
<p>che tu e io,</p>
<p>insieme,</p>
<p>potessimo</p>
<p>trattenere l&#8217;infinito</p>
<p>tra mani stanche e bianche.</p>
<p>Che tiepido inganno.</p>
<p>(<i>Manuela Agostinelli</i>)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non è assolutamente vero che l&#8217;amore non può avere dubbi, che non può cadere e ferirsi le ginocchia.</p>
<p>L&#8217;amore può anche sbucciarsi, screpolarsi la pelle.</p>
<p>Perché l&#8217;amore vive di sostanza propria e come tutto quel che è vivo può soffrire il momento.</p>
<p>Ma sa rialzarsi, ricrearsi e rigenerarsi più forte di prima &#8230;</p>
<p>(<i>M.O.D.P</i>.)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cari maschietti, volete essere alla moda? Fatevi crescere i baffi. Sì, i baffi sono l’ultima tendenza vip. E attenzione, ce ne sono di vari generi: i baffi a matita, quelli appena accennati sopra il labbro superiore, alla Orlando Bloom, per esempio; oppure con il pizzetto, come il nuovo Deep americano. E che dire della barbetta incolta che da sempre affascina le donne? Caratteristica irrinunciabile dell’uomo ideale, è facile da ricercare perché non richiede doti particolari con il rasoio. A Hollywood è adottata regolarmente da Daniel Craig e molti altri. Bando agli indugi, quindi, un po’ di peluria sul volto, pare proprio che faccia sexy!</p>
<p>(<i>Raffaella Ferrari</i>)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gli uomini non ci stanno, non è la figura femminile con i quarti mostrati nelle tv che si trovano davanti nella vita reale, ma è una donna capace di prendere decisioni autonomamente, che puo&#8217; competere con l&#8217;uomo, che decide di poter vivere &#8230; anche senza di lui &#8230; questo lui non lo accetta, lui non riconosce piu&#8217; quella donna, non puo&#8217; piu&#8217; controllarla,gestirla,umiliarla e dove la ragione non ha piu&#8217; potere, la violenza diventa necessaria, la supremazia oltraggiata va vendicata con la soppressione di chi ha osato tanto &#8230;</p>
<p>(<i>Mariella Guerrini</i>)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mi sono innamorata …</p>
<p>All’improvviso &#8230;</p>
<p>leggendo tra le sue parole</p>
<p>una rabbia composta e inesplosa.</p>
<p>Così giusta.</p>
<p>Pur sapendo che la rabbia pende sempre</p>
<p>Verso ragioni miste a follie,</p>
<p>cedo allo</p>
<p>svenevole incanto di un amore,</p>
<p>che si disperderà</p>
<p>tra le onde anomale del cuore</p>
<p>(<i>Paulette Ievoli</i>)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tornavano le rondini</p>
<p>Anche tu tornavi</p>
<p>Cotto dal sole dal sale</p>
<p>Navigavi, lontano</p>
<p>Ma le rondini</p>
<p>ti riportavano a me</p>
<p>Ti incontrai</p>
<p>sulla scalinata di pietra tu</p>
<p>Io in basso</p>
<p>La piazza scomparve</p>
<p>Sentivo le rondini</p>
<p>vedevo i tuoi ricci</p>
<p>neri, pieni di sale e sole</p>
<p>Immobili</p>
<p>ci riconoscemmo</p>
<p>Ma chi eravamo?</p>
<p>(<i>Sonia Maioli</i>)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Guardo e ascolto gli altri come la pioggia attraverso un vetro. L&#8217;umidità, intanto, aggira sorniona intercapedini e infissi. Le ossa sono fragili, la paura aumenta. Allora domani spalancherò le finestre e lascerò che l&#8217;acqua superi ogni malata ambiguità.</p>
<p>(<i>Elisabetta Malantrucco</i>)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La pelle di rugiada &#8230;</p>
<p>Guardami sole …</p>
<p>Temi i miei bui.</p>
<p>Mandali via.</p>
<p>Tenta &#8230;</p>
<p>(<i>Barbara Mauro</i>)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E poi improvvisa mi prende la paura</p>
<p>che tu mi vuoi così come ti voglio</p>
<p>che è anche tua questa mia premura</p>
<p>di superare il mare, oltre lo scoglio</p>
<p>che nella gola hai la stessa arsura</p>
<p>dell&#8217;attimo in cui guardandoti mi spoglio</p>
<p>Ma ecco, appare in un momento</p>
<p>come un&#8217;ombra, la paura del fallimento</p>
<p>(<i>Nora, pseudonimo &#8211; XII. Paure</i>)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ti accarezzo</p>
<p>come quando impasto il pane</p>
<p>o come quando dio prova il suo prodotto.</p>
<p>(<i>Carmela Panariello Franchini</i>)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il tuo sorriso</p>
<p>si delinea come immenso filo nell&#8217;aria,</p>
<p>raccoglie sornione</p>
<p>gli sguardi di cuori sconfitti&#8230;</p>
<p>è carezza leggera,</p>
<p>calda mano che placa tempeste.</p>
<p>Unico!&#8230;e solo unico</p>
<p>raggio di sole&#8230;</p>
<p>non più fuoco&#8230;</p>
<p>che scalda i miei giorni,</p>
<p>non più luce</p>
<p>che abbaglia nella notte..</p>
<p>E&#8217; tiepida brezza&#8230;</p>
<p>deriva di ogni tenerezza.</p>
<p>(<i>Caterina Reale</i>)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Afidi sulla rosa</p>
<p>i pensieri che ti mandan via</p>
<p>dicendo che non sei</p>
<p>per me che non sei vero</p>
<p>e che non è mai stata vera</p>
<p>la rugiada che inturgidiva</p>
<p>i petali la notte</p>
<p>ma solo la bevanda</p>
<p>dei desideri neri.</p>
<p>(<i>Marisa Rossini</i>)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>§§§§§§§</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>INGANNI</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(<i>ti ho ingannato perché sono stata sincera in un momento di irripetibile emozione -  c.f</i>.)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(<i>sono una folla! di anonime moltitudini e stridenti voci. di loro avrei potuto farne  un melodioso contrappunto. ma quella folla non è altro che il risultato di quei miei contrattempi. m.a</i>.)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(<i>la seduzione del rifiuto … più potente di ogni richiesta d’amore esaurita. c.p.f.)</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(<i>Siamo stati sempre zitti a mescolarci i pensieri. Ora parliamo, prima che vada in cucina a preparare la cena. m.r</i>.)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(<i>rinsecchiranno le rose, l&#8217;amore con cui le guardo mai! p.i</i>.)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Incomincerà la notte.</p>
<p>Vieni! A. Cercarmi.</p>
<p>Tra. I pani di luna.</p>
<p>Caduti. Dal cielo.</p>
<p>Nell’acqua. Lieve.</p>
<p>Delle. Ardite fragranze.</p>
<p>Del. Tuo. Volto.</p>
<p>Quando. É. Muta.</p>
<p>La grande casa.</p>
<p>Dove. Si squarciano.</p>
<p>Le nubi. Dell’angoscia.</p>
<p>Per. Appuntamenti. D’amore.</p>
<p>Leggendo. Pensieri.</p>
<p>Del. Cuore. Appassionato.</p>
<p>Da. Fantasie di miele.</p>
<p>E. Il tempo impazzisce.</p>
<p>A. Ogni carezza.</p>
<p>Flessuosa. Ondulata.</p>
<p>Che. Insegue la. Tua pelle</p>
<p>Allora. Nella notte. Amandoci.</p>
<p>Amandoci. Ad ogni ora.</p>
<p>Amandoci. Ad ogni giorno.</p>
<p>Amandoci. In ogni onda.</p>
<p>Amandoci. In ogni vento.</p>
<p>Amandoci. In ogni follia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>alle donne che non mi hanno amato, che non mi amano, che non mi ameranno </i></p>
<p>franchini</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il no. É. Il si.</p>
<p>Dell’intimo. Profondo.</p>
<p>Il si. É. Il no.</p>
<p>Delle condizioni. Senza fine.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>§§§§§§§</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-12305" alt="inganni 5" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/01/inganni-5.jpg" width="220" height="187" /> “INGANNI” è  un dispiegamento della femminilità più intima e sconosciuta attraverso una poliedricità di espressioni di donne di diversa attività sociale.</p>
<p>Ne è  vietata la riproduzione anche parziale senza citarne la fonte e, comunque,  dietro autorizzazione delle autrici.</p>
<p>Fatti salvi i diritti di cui alla LG 633/41 e succ. mod.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>tra il peccato e la grazia</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 14:22:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franchini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo piano 3]]></category>
		<category><![CDATA[tra il peccato e la grazia]]></category>

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		<description><![CDATA[tra il peccato e la grazia – scritti di franchini tra i  vizi osceni del pensiero e i fumi eleganti della poesia   &#160; Se alle parole non dai il sangue. Le parole non rispondono. E non ho sangue. Oggi. Che penetri ossa. Di umani. Sradicando. L’apologia del falso. Crudele. Della vita. …     [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b><i>tra il peccato e la grazia – scritti di franchini tra i  vizi osceni del pensiero e i fumi eleganti della poesia</i></b></p>
<p><b><i> </i></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>Se alle parole non dai il sangue. Le parole non rispondono. </i></p>
<p><i>E non ho sangue. Oggi. Che penetri ossa. Di umani. Sradicando. L’apologia del falso. Crudele. Della vita.</i> <i>… </i></p>
<p><b><i> </i></b></p>
<p><b><i> </i></b></p>
<p><b><i> </i></b></p>
<p><b><i> </i></b></p>
<p><b><i>il peccato</i></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se alle parole non dai il sangue. Le parole non rispondono.</p>
<p>E non ho sangue. Oggi. Che penetri ossa. Di umani. Sradicando. L’apologia del falso. Crudele. Della vita. Come è. Come la vogliamo. Come la subiamo. Palpabile. Inquinata. Da pregiudizi e irragionevolezze. Comuni. Alla equità. E. Al delirio.</p>
<p>E nel falso. Inconfutabile e drammatico. Pure si impone la autenticità. Dell’attesa. Di una presunta catena. Di affetti. Di una presunta  esigenza. Di dimostrarsi  utili. Vivi.</p>
<p>Ma non ho sangue. Oggi. Non ho peccati. Per alitare. La facoltà di una redenzione.</p>
<p>La mia purezza Ha dato vigore. Alle impunità. E. Sottratto. Consolazione alle necessità.</p>
<p>La mia purezza Ha reso. Improbo. Il giusto.</p>
<p>Il mio sangue non sommergerà. Il malessere. L’incredulità della speranza, Senza tempi. Per l’autenticità o per l’illusione.</p>
<p>Ho bisogno di una condanna. L’offerta. Di un atto di possibilità. Di rivolta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>la grazia</i></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ho letto un verso.</p>
<p>Casto.</p>
<p>Come. La. Tua. Felicità. Digiuna.</p>
<p>Cieco.</p>
<p>Come. Il. Tuo. Viaggio.</p>
<p>Quando. È tacita la gemma.</p>
<p>Fiorita. Nel. Preludio del. Tuo. Passo.</p>
<p>Ho letto un verso.</p>
<p>Senza.</p>
<p>Brezze profetiche.</p>
<p>Con cui. Piegare le. Tue. Mani.</p>
<p>Per. Lavorare fiabe. Dipinte.</p>
<p>Che. Siano compagne.</p>
<p>Al. Tuo. Giocoliere di sogni.</p>
<p>Ho letto un verso.</p>
<p>Per. Guadagnare le parole.</p>
<p>Raccolte. Nella. Tasca.</p>
<p>E. Lanciate. Contro.</p>
<p>La. Tua. finestra lontana.</p>
<p>Per. Invitarti. A rubare.</p>
<p>Con me. Insieme.</p>
<p>Il miele. Dei. Delfini.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>da</i> “tra l’amore e il morire”</p>
<p><i> </i></p>
<p><i>la dodicesima lettera  </i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>a una donna</i></p>
<p><i>che nel tempo, solo nel tempo, ha respinto la dedica</i></p>
<p><i>umiliando l’etica dell’arte, se non delle umane emozioni;</i></p>
<p><i>ma, nonostante, la mia poesia la ha amata e l’ama</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-12092" alt="IL PECCATO E LA GRAZIA" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/01/IL-PECCATO-E-LA-GRAZIA-250x225.jpg" width="250" height="225" />autore iscritto alla SIAE – gli scritti e le opere sono  protetti ai sensi della LG 633/41 e succ. mod.</p>
<p>ne è vietata la riproduzione o comunque l’uso, anche parziale,  senza  preventivo consenso</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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