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	<title>Pensalibero.it &#187; Focus</title>
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	<description>periodico on line di informazione laica, liberale, indipendente.</description>
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		<title>Il terrorismo di oggi</title>
		<link>http://www.pensalibero.it/2013/05/il-terrorismo-di-oggi/</link>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 14:42:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Giacalone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano 1]]></category>

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		<description><![CDATA[Paura in Val di Susa &#8220;Comunità tradita&#8221;, &#8220;democrazia dal basso&#8221; e la &#8220;rete&#8221;: miti dei criminali contemporanei, privi di idee e uniti solo dall&#8217;identità del gruppo. Non è la prima volta che in Val di Susa si mettono in atto attacchi terroristici. Se sottovalutare poteva essere un errore, ora sarebbe colpevole. Per prima cosa si [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><strong>Paura in Val di Susa</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Comunità tradita&#8221;, &#8220;democrazia dal basso&#8221; e la &#8220;rete&#8221;: miti dei criminali contemporanei, privi di idee e uniti solo dall&#8217;identità del gruppo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-15356" alt="terrorismo" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/terrorismo.png" width="187" height="117" />Non è la prima volta che in Val di Susa si mettono in atto attacchi terroristici. Se sottovalutare poteva essere un errore, ora sarebbe colpevole. Per prima cosa si deve separare l’opposizione ai lavori per il treno ad alta velocità dai gruppi che operano organizzando gli attacchi armati e violenti. Sono questi ultimi a volere criminalizzare gli altri. E dato che sono dei criminali nei loro confronti lo Stato ha il dovere di agire con la repressione. Prima quella delle forze dell’ordine, poi quella della giustizia. Opporsi a quei lavori è legittimo. Una volta decisi, una volta affrontata la discussione in tutte le sedi competenti, è altrettanto legittimo che siano eseguiti. Tentare di fermarli è un reato, usare la violenza un crimine che va punito. Sul punto, non c’è altro da aggiungere.</p>
<p style="text-align: justify;">Non possiamo, però, accontentarci della repressione, dobbiamo anche sforzarci di capire. Che non è sinonimo di giustificare, ma necessario per combattere. Negli anni sessanta non si seppe riconoscere l’escalation della violenza, vedere il filo che portava dalle macchine incendiate ai rapimenti lampo e dimostrativi, dalle gambizzazioni agli omicidi. Molti, troppi non ne furono capaci, anche perché presi in una prigione culturale, che avevano costruito con le loro stesse mani. Non seppero capire perché non vollero vedere. Meglio non commettere ancora gli stessi errori.</p>
<p style="text-align: justify;">Il terrorismo di allora non torna, perché la guerra fredda era il suo ecosistema. Ma i molti terroristi che poi abbiamo imparato a conoscere, più che altro dalle cose che altri scrivevano per loro, dato che la grande parte non era in grado di compitare, i militi della morte, rossi o neri che fossero, solo raramente si mostrarono consapevoli del contesto. Più che altro erano accecati da dei miti. I terroristi rossi avevano abboccato al mito della “Resistenza tradita”, supponendo che il movimento partigiano avrebbe voluto creare una repubblica socialista. I terroristi neri avevano abboccato al mito della “Patria tradita”, supponendo che se non ci fossimo venduti agli invasori l’Italia avrebbe avuto più potente destino. Cretinate, da una parte e dall’altra. Solo una sparuta minoranza sognò di sostituire la dittatura fascista con la dittatura comunista, mentre il resto del Paese, Palmiro Togliatti compreso, viaggiava in tutt’altra direzione. Mentre i “ragazzi di Salò” non furono gli eroici difensori dell’onore nazionale, ma gli ultimi raggirati da un gruppo di disonorati. Eppure quei miti, alimentati da storiografie farlocche e quasi comprovati dalla retorica melensa e fasulla della “Costituzione nata dalla Resistenza”, persero molte vite e troppe ne spensero fra quelli che quei fanatici si scelsero come nemici immaginari.</p>
<p style="text-align: justify;">La domanda è: quali miti agitano i sogni dei fanatici contemporanei, capaci di armarsi e andare a fare il tiro al bersaglio con i lavoratori impegnati nella costruzione di un’infrastruttura europea? Sul fatto che siano dei criminali non si discute, come lo furono quelli dell’ubriacatura ideologica, ma solo dopo aver capito il senso di quei loro incubi fummo capaci di chiudere un capitolo lordo di sangue. Cosa spinge i violenti di oggi? Esiste un contesto internazionale che possa facilitarli?</p>
<p style="text-align: justify;">Il loro mito è quello della “comunità tradita”. Si sentono interpreti del volere popolare, anche contro la volontà del popolo. Non rileva che i governanti (ai vari livelli) impegnati in quella realizzazione siano eletti democraticamente, perché loro considerano la democrazia formale un inganno ai danni delle singole collettività. Non rileva l’interesse nazionale, e meno ancora quello europeo, perché conta solo la comunità dei diretti interessati. Guardano con compatimento ai cantori della “democrazia dal basso”, perché vedono la possibilità di partire dal basso per svellere la democrazia che considerano ingannevole. Sentono forti le loro ragioni e sanno di poterle esprimere solo con la violenza, esattamente come gli ultras del tifo calcistico. Egualmente privi d’idee che non siano l’identità del gruppo. Non sono inoffensivi, intanto perché offendono e poi perché surfano sull’onda delle democrazie in crisi. Che sono tali per esaurimento di spesa pubblica. Non sono isolati, perché gemelli diversi si trovano per ogni dove, nell’Unione europea incapace d’immaginare se stessa nel futuro. Hanno una rete, con la quale raccolgono non pochi cretini allo sbaraglio. Repressione, certo. Ma serve anche tanta buona politica e buona informazione. E’ il consenso l’anima delle democrazie.</p>
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		<title>Andreotti, l’addio che apre al futuro</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 14:41:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Marchetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano 1]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo gli addii al ‘900 di Aldo Moro e Francesco Cossiga, il congedo del “presidentissimo” Giulio chiude il “triangolo delle Bermude” della storia patria. Si chiude definitivamente il secolo breve della politica italiana. La morte di Giulio Andreotti marca il confine dell’Italia che fu. Quella dei segreti di stato, delle stragi, del terrorismo e del [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Dopo gli addii al ‘900 di Aldo Moro e Francesco Cossiga, il congedo del “presidentissimo” Giulio chiude il “triangolo delle Bermude” della storia patria.</b></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-15353" alt="giulio-andreotti-morto-francesco-baccini-canzone" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/giulio-andreotti-morto-francesco-baccini-canzone-247x250.jpg" width="247" height="250" />Si chiude definitivamente il secolo breve della politica italiana. La morte di Giulio Andreotti marca il confine dell’Italia che fu. Quella dei segreti di stato, delle stragi, del terrorismo e del proliferare della malavita organizzata ma anche quella del boom economico, dell’avvento di un benessere diffuso, di un pullulare culturale e spirituale fecondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Un mondo che ha segnato l’animo italiano, l’interiorità di una nazione, all’ora come oggi, giovane e fragile.</p>
<p style="text-align: justify;">Un mondo dalle contraddizioni gigantesche, nel quale la gabbia della droga divenne illusione di libertà, di evasione, di emancipazione sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il “secolo discusso”, dai mille e mille volti che Andreotti incarnava incomparabilmente.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo gli addii al ‘900 di Aldo Moro e Francesco Cossiga, il congedo del “presidentissimo” Giulio chiude il “triangolo delle Bermude” della storia patria.</p>
<p style="text-align: justify;">50 anni di misteri, picconate, ed abissali silenzi-omertosi consegnati per sempre all’oblio. Mezzo secolo di cui continuiamo a portare profonde “stigmate” e a pagare dazio in termini politici, economici e, soprattutto, socio-culturali.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Italia sembra ferma lì. Alle soglie del nuovo millennio. Con una classe dirigente (la generazione dei quarantenni-cinquantenni) imbrigliata e, per tanti aspetti, collusa ad un passato ingombrante, potente, disgregante.</p>
<p style="text-align: justify;">Un blocco culturale ma anche, ed innanzitutto, di interessi occulti e manifesti che l’Italia 2.0 eredita e che è destinato a segnare come “peccato originale” un futuro &#8211; quello nazionale &#8211; per tanti versi ancora tutto da pensare.</p>
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		<title>Verso una completa “perdita” d’identità</title>
		<link>http://www.pensalibero.it/2013/05/verso-una-completa-perdita-didentita/</link>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 14:40:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Fronzuti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano 1]]></category>

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		<description><![CDATA[Non si capisce più niente, riguardo alle ragioni di destra e quelle di sinistra. Chi l’avrebbe mai detto che Silvio Berlusconi sarebbe “andato a letto” con quelli che lui chiama ancora i comunisti. E chi avrebbe mai potuto pensare che dopo le affermazioni solenni di Bersani “mai più con Berlusconi”, il Pd avrebbe consegnato armi [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Non si capisce più niente, riguardo alle ragioni di destra e quelle di sinistra.</b></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2342" alt="silvio-berlusconi" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2011/10/silvio-berlusconi-300x175.jpg" width="250" height="145" />Chi l’avrebbe mai detto che Silvio Berlusconi sarebbe “andato a letto” con quelli che lui chiama ancora i comunisti. E chi avrebbe mai potuto pensare che dopo le affermazioni solenni di Bersani “mai più con Berlusconi”, il Pd avrebbe consegnato armi e bagagli in nome della governabilità.</p>
<p style="text-align: justify;">Il cosiddetto “inciucio”  è compiuto, con la conseguenza che si va verso una “completa perdita di identità politica dei partiti”. Non si capisce più niente, riguardo alle ragioni di destra e quelle di sinistra.</p>
<p style="text-align: justify;">Volendo analizzare il risultato scaturito dal voto, al di là delle credenze politiche di ognuno di noi, occorre dire che la soluzione più logica sarebbe stata la costituzione di un governo monocolore capeggiato dalla coalizione che ha ottenuto il maggior numero di consensi (Partito democratico e Sel) , con l’appoggio esterno (senza entrate nel governo) del Movimento 5 Stelle. Una simile soluzione, valida per il tempo strettamente necessario per fare la nuova legge elettorale e la riforma del Parlamento (abolizione di una delle due Camere e riduzione della metà dei parlamentari) avrebbe consentito, in un tempo ragionevolmente breve, di andare a nuove elezioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Movimento 5 Stelle, dopo l’inaspettato grande successo, ha mancato l’occasione di collaborare alla costituzione del governo e consentire il varo delle riforme accennate; condizioni indispensabili per governare il Paese.</p>
<p style="text-align: justify;">La inattività del partito di Beppe Grillo ha provocato una perdita di consensi, come risulta dai recenti sondaggi.</p>
<p style="text-align: justify;">In una situazione di grande confusione politica, come quella attuale, caratterizzata dalla litigiosità della base del Pd, incapace di esprimere un vero leader, non c’è da meravigliarsi se le intenzioni di voto degli italiani collocano al primo posto il partito di Silvio Berlusconi, che vincerebbe non per propri meriti, ma per i demeriti altrui. I nostri lettori sanno che noi non siamo animati da spirito radicale nei confronti di una parte politica, a svantaggio dell’altra. Resta il fatto che Berlusconi ha amministrato nell’ultimo decennio, otto anni, con il risultato che è sotto gli occhi di tutti, perché non sarebbe onesto addossare a Mario Monti tutte le responsabilità, che ha mandato il Paese in recessione, ma con tutta probabilità  lo ha anche salvato dal fallimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque, continua l’anomalia tutt’italiana: con Pdl, Pd, Lista Monti e Movimento 5 Stelle, che non hanno un partito di riferimento a livello europeo.</p>
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		<title>Il patema dei grillini</title>
		<link>http://www.pensalibero.it/2013/05/il-patema-dei-grillini/</link>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 14:39:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Emiliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano 1]]></category>

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		<description><![CDATA[Se anziché occuparsi della morale altrui una volta tanto ci dessero risposta sulla loro, non sarebbe male. Quando, raramente, arriva di persona il co-guru, l&#8217;altro è l&#8217;invisibile Casaleggio, tutti tremano. Grillo si fa vedere a Roma per cacciare qualche reprobo che rilascia interviste o per tagliare soldi. Senza discutere e naturalmente senza streaming. Questo lo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Se anziché occuparsi della morale altrui una volta tanto ci dessero risposta sulla loro, non sarebbe male.<br />
<img class="alignleft size-medium wp-image-13899" alt="grillini_nell_occhio_del_ciclone_social_2752" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/03/grillini_nell_occhio_del_ciclone_social_2752-250x140.jpg" width="250" height="140" /></b>Quando, raramente, arriva di persona il co-guru, l&#8217;altro è l&#8217;invisibile Casaleggio, tutti tremano. Grillo si fa vedere a Roma per cacciare qualche reprobo che rilascia interviste o per tagliare soldi.<br />
Senza discutere e naturalmente senza streaming. Questo lo si riserva solo agli altri. Le riunioni loro son fatti loro. E sui soldi loro decide lui. Non so se qualcuno dei parlamentari ha potuto osare di obiettare che di soldi e di ville Grillo ne ha e che le risorse da lui accumulate sono state rese possibili anche dall&#8217;infamante tivù di stato. Dunque dai soldi dei cittadini. Ma lasciamo perdere.<br />
Quel che non può non destare stupore è che da giorni questi qui si azzannino sui duemila euro e sul costo del caffè alla buvette mentre la gente si ammazza perché non ha lavoro.<br />
Stupisce anche, in pochi l&#8217;hanno notato, che un esponente di Sel, l&#8217;on. Sergio Boccadutri, abbia chiesto all&#8217;ufficio di presidenza della Camera di vietare l&#8217;utilizzo di risorse dei gruppi per acquistare servizi dalle società controllate direttamente o indirettamente da esponenti politici di quella stessa parte. L&#8217;obiettivo dichiarato è Casaleggio.<br />
Non sappiamo come siano regolati i rapporti tra il gruppo parlamentare, il partito e la sua società informatica. Figurarsi se proprio noi ci mettiamo a far processi preventivi. Ma così, per curiosità, se anziché occuparsi della morale altrui una volta tanto ci dessero risposta sulla loro, non sarebbe male.<br />
Questo personaggio invisibile che sembra &#8220;la befana che vien di notte con le scarpe tutte rotte&#8221;, potrebbe per favore mostrarsi dal vivo e per quel che è?<br />
O preferisce restare, come co-guru, nascosto tra i suoi fluenti capelli?</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Bufale a cinque stelle</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 14:38:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio Tudisco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano 1]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ bastato che Beppe Grillo dichiarasse di essere in possesso di sondaggi attendibili che davano il M5S al 31,3%&#8230;&#8230; C’era da aspettarselo, era solo questione di tempo e nella grande stalla di internet sarebbero comparse anche le prime bufale a cinque stelle (o a cinque stalle). Infatti, tralasciando le solite leggende metropolitane più volte riprese [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>E’ bastato che Beppe Grillo dichiarasse di essere in possesso di sondaggi attendibili che davano il M5S al 31,3%&#8230;&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-7746" alt="grillo_torino_30_4_11_540px" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2012/06/grillo_torino_30_4_11_540px-250x187.jpg" width="250" height="187" />C’era da aspettarselo, era solo questione di tempo e nella grande stalla di internet sarebbero comparse anche le prime bufale a cinque stelle (o a cinque stalle). Infatti, tralasciando le solite leggende metropolitane più volte riprese da alcuni frequentatori del blog di Grillo come i micro chip sotto la pelle, i complotti degli illuminati e le profezie messianiche sul grande computerone americano che controlla il mondo, non c’erano state ancora bufale direttamente riferibili al movimento. Ma era appunto solo un caso. E’ bastato che Beppe Grillo dichiarasse di essere in possesso di sondaggi attendibili che davano il M5S al 31,3%, senza ovviamente citare il nome della società che li aveva svolti, per far scatenare la fantasia dei tanti bufalisti, pseudogiornalisti e nerd che popolano il piccolo grande mondo di internet. In una ricerca febbrile, fatta a colpi di link e di disinformazione, sono comparse in rete centinaia di fantasiose ricostruzioni che hanno spiegato chi avesse svolto questo sondaggio shock, volutamente nascosto dalla casta dei giornalisti e dei sondaggisti per proteggere la casta dei politici. Questa volta, però non ci troviamo di fronte ad una classica bufala, ma a qualcosa di più complesso che si è evoluto in corso d’opera cambiando continuamente forma come se si trattasse di una spy story.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto inizia quando il 12 maggio incomincia a circolare la voce che l’autore del sondaggio è una società tedescaLa RKW, la Rhode Kellermann Wawrowsky, RKW. Andando a cercare il sito su internet scopriamo che la società in questione altro non è che un importante studio di architetti di Düsseldorf …<br />
Smentita la prima versione, talmente pacchiana da risultare falsa anche al più superficiale dei lettori, ne incomincia a circolare un’altra: ma no! Che avete capito? L’acronimo RKW sta per German Productivity and Innovation Centre (RKW), una organizzazione no profit che sviluppa scenari economici e politici per le imprese tedesche. Questa seconda versione regge un po’ di più al punto che sul sito infiltrato.it appare addirittura la motivazione che ha spinto questa società a eseguire la ricerca: “con l’avvicinarsi delle elezioni in Germania, dove il Partito Pirata – una sorta di M5S in versione tedesca – sta sfondando nei sondaggi, RKW ha offerto un parallelo tra il PP e il M5S, mettendo in guardia l’establishment tedesco da uno scenario in cui il PP possa raggiungere l’attuale livello del M5S, che secondo loro si attesta oltre il 30%.” Ora, a parte il fatto che nessuno in Germania considera sovrapponibili i due partiti, andando sul sito della RKW si legge che si tratta “di un centro di ricerca d’avanguardia e di tecnologie innovative, leader in Europa nella registrazione dei brevetti, che fornisce informazioni e supporto in una varietà di settori, tra cui la gestione dell’innovazione e della pianificazione aziendale, il trasferimento tecnologico e la commercializzazione di brevetti, innovazione di marketing, e la valutazione delle tecnologie. Situato in ogni stato tedesco, le seguenti istituzioni e portali rappresentano fondamentali punti di forza e di servizi di dinamica panorama dell’innovazione della Germania che è caratterizzato da una forte rete di istituti, le università, i cluster, le imprese, e gli scienziati”. Non c’è che dire, fare ricerca nel capo dell’alta tecnologia è la stessa cosa che fare sondaggi!</p>
<p style="text-align: justify;">Non contenti della seconda smentita, i maghi della bufala ci riprovano: la RKW, che i media servi del potere nascondono, altro non è che la Rkw Kompetenzzentrum.<br />
Anche questa volta ci prendiamo la briga di andare a controllare e in effetti, almeno all’apparenza, la terza versione della bufala pentastellata sembra un po’ più raffinata anche perché il sito è in tedesco. Basta poco però, per rendersi conto che anche questa società non ha nulla a che fare con sondaggi, Grillo e elezioni. Sulla home page della Rkw è scritto che opera in tre settori principali: il reclutamento di personale qualificato, il sostegno alle start up, e la consulenza alle imprese che devono creare e conservare posti di lavoro. Tra le centinaia di loro pubblicazioni non c’è traccia di sondaggi politico elettorali, ma solo ricerche scientifiche e aziendali.</p>
<p style="text-align: justify;">Giusto per scrupolo a questo punto decidiamo di fare la prova del nove. Se, come dice il sitoinflitrato.it, il sondaggio in questione è stato commissionato con lo scopo di parlare del Partito Pirata tedesco e il Movimento 5 Stelle, qualche traccia su google.de ci dovrà pure essere. Usando le parole chiave “rkw umfragen beppe grillo”; “”rkw umfragen movimento 5 stelle”; “umfragen rkw piratenpartei” i motore di ricerca non dà nessun risultato se non quello di altri siti italiani che come noi hanno cercato di capirci qualcosa su questa meravigliosa bufala a cinque stelle!</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto non ci resta che aspettare qualche altro giorno per capire cosa si inventeranno i cultori del bufalismo e i complottisti. A proposito, su internet si trovano altre sei Rkw tra cui anche l’ aeroporto civile di Rockwood, Tennessee, Stati Uniti</p>
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		<title>Chiamparino: «Voglio un Pd socialista e liberale»</title>
		<link>http://www.pensalibero.it/2013/05/chiamparino-voglio-un-pd-socialista-e-liberale/</link>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 14:36:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano 1]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;ex sindaco di Torino pronto per la segreteria: «Renzi mi incoraggia». Un partito che sappia tenere insieme «la tradizione socialista e quella liberale». Che sia «capace di riforme e che sia in grado di parlare con gran parte della società». Perché «quella che ci ha seguito fino a oggi non è sufficiente a governare». È [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;ex sindaco di Torino pronto per la segreteria: «Renzi mi incoraggia».</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-15343" alt="CHIAMPARINO" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/CHIAMPARINO-250x186.jpg" width="250" height="186" />Un partito che sappia tenere insieme «la tradizione socialista e quella liberale». Che sia «capace di riforme e che sia in grado di parlare con gran parte della società». Perché «quella che ci ha seguito fino a oggi non è sufficiente a governare». È questo il programma di Sergio Chiamparino per rinnovare il Pd in caso di una sua candidatura alla segreteria. Una decisione che è appesa a una condizione: «Che serva a coagulare una parte importante del partito su un programma che una volta sarebbe stato definito lib-lab, liberale e laburista, un programma riformista».<br />
<b>L&#8217;ANALISI DELLA SCONFITTA.</b> In un&#8217;intervista a <i>La Repubblica</i> l&#8217;ex sindaco di Torino ha analizzato le cause del tonfo democratico. «Quando uno batte una nasata come quella delle ultime elezioni è evidente che qualcosa non ha funzionato», ha sottolineato. «E non si può pensare che la responsabilità sia tutta di Bersani. Lui avrà commesso i suoi errori, ma l&#8217;errore strategico è nella lettura che abbiamo fatto della società italiana».<br />
Una missione non facile, certo. Intanto Chiamparino ha incassato l&#8217;appoggio di Matteo Renzi. Che si è congratulato con il presidente della Compagnia San Paolo per la «disponibilità» a candidarsi.<br />
<b>L&#8217;ASSE LIB-LAB CON RENZI E VELTRONI</b>. Si profila così un asse Chiamparino-Renzi-Veltroni per il rinnovamento del partito in chiave lib-lab. Anche se l&#8217;ex primo cittadino frena gli entusiasmi. «Potrebbe non essere sufficiente. Sarebbe necessario allargare il perimetro che sostiene queste posizioni». Porta aperta dunque a Guglielmo Epifani. «Credo che per la sua storia», ha sottolineato Chiamparino, «e la sua esperienza di sindacalista abbia tutte le caratteristiche per far parte, se lo vorrà, di un progetto come questo».</p>
<p style="text-align: justify;"><b>(lettera43.it)</b></p>
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		<title>Enzo Tortora? Un’altra storia</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 14:35:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tiziana Ficacci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>
		<category><![CDATA[Invito alla lettura]]></category>

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		<description><![CDATA[Berlusconi si era già paragonato a Andreotti e nella manifestazione anti magistrati di sabato a Brescia, al popolare giornalista Tv. Uno degli episodi più indecifrabili della (in)giustizia italiana è quello che ha riguardato Enzo Tortora. La sua vita è raccontata in questo bellissimo libro di Vittorio Pezzuto, giornalista e radicale. Gli inizi alla Rai dove [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b>Berlusconi si era già paragonato a Andreotti e nella manifestazione anti magistrati di sabato a Brescia, al popolare giornalista Tv.</b></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-15340" alt="tortora" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/tortora.jpg" width="161" height="240" />Uno degli episodi più indecifrabili della (in)giustizia italiana è quello che ha riguardato Enzo Tortora. La sua vita è raccontata in questo bellissimo libro di Vittorio Pezzuto, giornalista e radicale. Gli inizi alla Rai dove – sembra assurdo oggi se pensiamo ai meccanismi con i quali si accede in quell’azienda – entrò attraverso un regolare concorso.<br />
Dopo le cronache per la radio del Giro d’Italia, alternate col noioso lavoro all’ufficio propaganda e sviluppo nella sede Rai di Torino, viene finalmente notato e promosso al piccolo schermo come presentatore, insieme a Silvana Pampanini, del programma ‘Primo applauso’, una sorta di concorso per nuovi talenti in cui nasceranno artisticamente Adriano Celentano e Giorgio Gaber. Carattere tosto, Tortora entra facilmente in conflitto con i dirigenti Rai che imbrogliano sui risultati dei quiz per portare in alto la posta. Viene esiliato per tre anni alla tv svizzera. Nel frattempo si sposa per la seconda volta e ha le due figlie, Silvia e Gaia.<br />
Nel 1965 la sua popolarità è enorme grazie alla conduzione de ‘La Domenica Sportiva’ che smette di essere un arido bollettino dei risultati per diventare un divertente e garbato caleidoscopio che mescola attualità e spettacolo, calcio e sport meno popolari, spezzoni di filmati e dichiarazioni in diretta dei protagonisti. Sarà il primo a comparire in tv con un piede ingessato, sarà il primo che rifiuterà lo scoop del pianto facile, evitando di dare in diretta la morte di un calciatore perché la mamma non era ancora stata avvertita.<br />
Contemporaneamente collabora a ‘La Domenica del Corriere’, fa spettacoli per i detenuti, duetta con Mike Buongiorno e l’esordiente Pippo Baudo e, soprattutto inventa ‘Portobello’ un programma innovativo che conquista il pubblico. Il successo del programma è talmente grande e popolare, che cominciano piccole invidie, tra cui l’accusa di essere reazionario.<br />
Su Albo TV un lettore gli scrive che usurpa in video il posto che potrebbe essere meglio occupato da Dario Fo e che lui è un fascista. Tortora gli risponde: “Circa il panorama ideologico del mondo dello spettacolo mantengo le mie più vive riserve. Io rispetto tutti, ma eccoci nel 1945: il fascismo muore sotto i colpi degli alleati e dei partigiani veri. Ma Dario Fo passava il tempo fra i famigerati paracadutisti di Salò. Io, studente, sparavo come un fesso contro i fascisti nella liberazione di Genova. Fu un caso dunque che non ho impallinato i suoi idoli. Ma ora basta di avvelenare il Paese con queste buffonate”. Carattere e sicurezza della propria storia!<br />
Tutto bene? No, perché l’inferno si prende Tortora nell’83. L’arresto, le manette in diretta, una accusa pesantissima: associazione per delinquere di stampo camorristico. Fanno il suo nome un gruppo di pentiti: prima tre, poi otto, infine ben trentadue testimonianze contro di lui.<br />
Le prove sono fiacche, le dichiarazioni contraddittorie, ma la giustizia italiana evitava, allora come oggi, di fare indagini, affidandosi solo ai pentiti e/o alle intercettazioni telefoniche; il risultato ben sette mesi di carcere. Il liberale Tortora trova l’appoggio dei radicali. Dichiarerà: “ero liberale perché ho studiato, sono radicale perché ho capito”. I radicali lo fanno eleggere al Parlamento europeo, ma il bisogno di giustizia e il senso di equità, lo portano a dimettersi dalla carica rinunciando all’immunità. Sotto processo per due anni, fino all’86, quando finalmente il tribunale di Napoli lo assolve e apre un processo per i pentiti che, vigliacchi, provano a chiedere uno sconto di pena.<br />
Venerdì 20 febbraio 1987, 12 milioni di spettatori guardano Enzo Tortora che inizia il nuovo ciclo di Portobello, esordisce con un “Dunque, dove eravamo rimasti? Potrei dire moltissime cose e ne dirò poche: una me la consentirete. Molta gente ha vissuto con me e ha sofferto con me in questi anni. Molti mi hanno offerto quello che potevano, per esempio hanno pregato per me e io questo non lo dimenticherò e li ringrazio tutti. Un’altra cosa dovete consentirmi di aggiungere. Sono qui per parlare a nome di chi parlare non può. E sono molti, e sono troppi …” Solo allora parte la sigla. Il tempo a disposizione di Tortora non è tanto, dopo solo due anni un tumore lo uccide nel maggio dell’88.<br />
Nel 1987 si svolge il referendum sulla responsabilità civile dei giudici, destinato come molte cose italiane buone a finire nella spazzatura. Dopo il successo del referendum popolare l’Associazione nazionale magistrati sostenne che il risultato segnava una paurosa involuzione democratica tesa a neutralizzare l’azione dei magistrati. I giudici che allegramente colpirono un uomo noto, hanno continuato le loro balorde carriere.<br />
<i>Vittorio Pezzuto APPLAUSI E SPUTI, Le due vite di Enzo Tortora<br />
Sperling &amp; Kupfer, € 15.00</i></p>
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		<title>Sindaci al Governo, Reggio e Padova ritornano al voto!</title>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 20:28:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cesare Mannucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano 1]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;incompatibilità del doppio incarico costringe al voto anticipato le città perchè nell&#8217;attuale leggge la figura del sindaco è insostituibile.  Il sindaco diventa ministro e la città torna al voto. Elezioni anticipate per le città di Padova e Reggio Emilia con la promozione a ministro nel governo delle larghe intese di Enrico Letta, per i primi [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>L&#8217;incompatibilità del doppio incarico costringe al voto anticipato le città perchè nell&#8217;attuale leggge la figura del sindaco è insostituibile. </b><b></b></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2075" alt="elezioni1" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2011/10/elezioni1-300x225.jpg" width="250" height="187" />Il sindaco diventa ministro e la città torna al voto. Elezioni anticipate per le città di Padova e Reggio Emilia con la promozione a ministro nel governo delle larghe intese di Enrico Letta, per i primi cittadini democratici Flavio Zanonato e Graziano Del Rio. La nomina agli importanti dicasteri dello Sviluppo Economico per il dinamico sindaco padovano e  per gli Affari Regionali e delle Autonomie andati all&#8217;attuale presidente dell&#8217;Associazione nazionale dei Comuni italiani (Anci) comporta la decadenza dalla carica di sindaco per entrambi in forza dell&#8217;articolo 69 della legge 267/2000 di riordino delle autonomie locali. O meglio, spetta al sindaco in carica decidere per le dimissioni volontarie con il conseguente commissariamento del comune dopo 20 giorni sino al prossimo turno elettorale anticipato stabilito per una sola volta all&#8217;anno dall&#8217;&#8221;Election day&#8221;, o decadere dall&#8217;incarico e lasciare l&#8217;ordinaria amministrazione al vicesindaco sino alle elezioni esattamente per lo stesso periodo cui spetterebbe al commissario di nomina prefettizia. Sono i giusti effetti della legge sulle incompatibilità e sui doppi incarichi dei politici particolarmente apprezzati dai cittadini in tempi di grossa crisi economica. Molti ricorderanno il doppio incarico di Antonio Bassolino ai tempi sindaco del &#8220;Risorgimento&#8221; di Napoli chiamato dall&#8217;allora premier Massimo D&#8217;Alema nel suo governo come ministro del Lavoro, il quale per tutta la durata dell&#8217;esecutivo &#8220;svolse&#8221; i due compiti lasciando in realtà le sorti della città partenopea al vicesindaco Riccardo Marone. In verità la legge sulle incompatibilità c&#8217;è sempre stata per le cariche di sindaco di città sopra i 20mila abitanti e di deputato, per quella di primo cittadino e di consigliere regionale e di presidente della medesima provincia all&#8217;interno del quale si trova il comune. Ma non per tutti gli altri enti locali, partecipate, società pubbliche, fondazioni, consigli direttivi che pullulano su tutto il territorio nazionale e sui quali negli anni scorsi si sono abbattute le brillanti inchieste di Sergio Rizzo e di Gian Antonio Stella con il best seller &#8220;La Casta&#8221; e tutti i seguiti dei due valenti giornalisti. E non solo: in questi ultimi mesi Beppe Grillo e il Movimento Cinque Stelle  hanno fatto uno dei cavalli di battaglia contro gli sprechi e i costi della politica l&#8217;eliminazione dei doppi incarichi. Eppure ad una lettura più attenta non sfugge la stortura anche dell&#8217;articolo 69 della legge 267 che oltre a mettere a freno la spasmodica rincorsa ad una o più poltrone, invece che ridurre i costi li alza. Più precisamente li riduce per lo stato centrale e li fa lievitare sui comuni che di punto in bianco si ritrovano senza il sindaco eletto direttamente dal popolo. Già perchè la legge 81/93 sull&#8217;elezione diretta del sindaco determina l&#8217;insostituibilità del primo cittadino. Le dimissioni volontarie, la decadenza o il decesso del sindaco provocano lo scioglimento anticipato della legislatura e l&#8217;indizione di nuove elezioni da tenersi in un periodo compreso tra il 15 marzo e il 15 giugno di ogni anno. La macchina infernale della burocrazia (tempi di comunicazione al prefetto della vacanza della carica di sindaco, decreto di scioglimento dal parte del Consiglio dei ministri e controfirma del Presidente della Repubblica) il più delle volte fanno trascorrere addirittura un anno (il caso di specie più recente è avvenuto a Bologna). Il tutto perchè la legge non ha previsto il ticket di elezione del sindaco e del vicesindaco. Quest&#8217;ultimo per la legge attuale, nei comuni al di sopra dei 15 mila abitanti, è una figura esterna al mandato popolare elettivo, ovvero non è compatibile con la carica di consigliere comunale. Sarebbe bastato invece prevedere l&#8217;elezione di entrambi. Il vicesindaco (come succede negli Usa per i presidenti: alla morte di Kennedy, il vice Johnson divenne presidente, e dopo le dimissioni di Nixon, il vice Ford portò a termine la legislatura), divenuto capo dell&#8217;amministrazione civica nominerebbe un suo vice tra i consiglieri comunali eletti con la maggioranza che sosteneva il vecchio sindaco e la legislatura, senza traumi, arriverebbe alla sua scadenza naturale. Si eviterebbe così un&#8217;inutile spreco di soldi pubblici. Le elezioni anticipate dei comuni sono tutte a carico del comune stesso che deve sopportare i costi per l&#8217;allestimento dei seggi, per il personale comunale in lavoro straordinario e festivo, per le spese di vitto e alloggio delle forze dell&#8217;ordine chiamate a presidiare i seggi elettorali, non esistono infatti stanziamenti governativi come per le elezioni amministrative naturali. Votare è sempre un segnale di ottima vitalità per la nostra democrazia, ma di questi tempi, anche un po&#8217; di buon senso per evitare gli sprechi, di certo, non guasterebbe.</p>
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		<title>Sveglia! Il bipolarismo (all&#8217;italiana) è finito</title>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 20:26:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ugo Intini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano 1]]></category>

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		<description><![CDATA[L’Unità nazionale è arrivata, ma non per libera scelta. È stato amaro scrivere e parlare solo per testimonianza, sena alcuna possibilità di essere ascoltato da chi decide. Per anni ho sottolineato l’inadeguatezza del bipolarismo all’italiana e ho sostenuto la necessità di un governo di unità nazionale ovvero di larghe intese. Al congresso socialista di Montecatini, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>L’Unità nazionale è arrivata, ma non per libera scelta.</b><b></b></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-15193" alt="bipolare" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/bipolare.jpg" width="197" height="201" />È stato amaro scrivere e parlare solo per testimonianza, sena alcuna possibilità di essere ascoltato da chi decide. Per anni ho sottolineato l’inadeguatezza del bipolarismo all’italiana e ho sostenuto la necessità di un governo di unità nazionale ovvero di larghe intese.<br />
Al congresso socialista di Montecatini, nel 2008, dicevo testualmente: “Forse la parte raziocinante, politica e non anti politica,responsabile e non populista, dei due schieramenti, quella che si richiama alla grandi tradizioni culturali della prima repubblica (socialista e democristiana) deve affrontare insieme le emergenze irrisolte e aggravate con uno sforzo di unità nazionale. Bisogna trovare il coraggio di uscire dal gioco dell’oca avvilente che ci riporta sempre al punto di partenza (come nella sceneggiata sulla giustizia). Il declino continuo del Paese può essere frenato, temo, forse soltanto così. Non dipende da noi, ma un piccolo partito, se erede di una gloriosa tradizione, può indicare un grande obbiettivo: una fase costituente, una fase di unità nazionale; la ricostruzione di una politica degna di questo nome; la rifondazione di una sinistra e di una destra credibili, pienamente europee. Dopo di che ciascuno riprenderà la sua strada. Un piccolo partito come il nostro non ha più niente da perdere e non ha interessi egoistici. Può dire esplicitamente quello che molti pensano in silenzio, trovare così ascolto e trovare un suo originale spazio politico. Consiglio di restare leali nel centro sinistra, ma di cominciare a tessere la tela bipartisan dell’unità nazionale. Forse, ancora una volta,come è accaduto puntualmente da decenni, i fatti ci daranno ragione”.<br />
I fatti ancora una volta ci hanno dato ragione. La fase di unità nazionale, con il governo di Enrico Letta, è arrivata. Purtroppo dopo altri cinque anni perduti. Purtroppo non per una libera scelta. Bensì sotto l’incalzare di una crisi catastrofica. Per volontà di un capo dello Stato capace di imporre l’intesa solo dopo l’evidente dimostrazione che l’inettitudine e l’inadeguatezza dei due (anzi, ormai dei tre) poli non consentiva altra scelta.<br />
Abbiamo ripetuto all’infinito perché il bipolarismo all’italiana non può funzionare. Perché ciascuno dei due poli comprende forze diverse costrette artificiosamente a stare insieme al momento del voto dalla legge elettorale, ma pronte a dividersi provocando la ingovernabilità un’ora dopo. Perché per ragioni storiche e culturali (non ultime la tradizione comunista e fascista) in ciascuno dei due poli l’area dell’estremismo e della demagogia (assolutamente marginale in tutti i normali Paesi bipolari) è sempre stata al contrario determinante o addirittura traente, così da trasformare il confronto tra i due schieramenti in una “guerra civile strisciante”. Tale è la violenza di questo fenomeno che alla fine la parte più antipolitica, che per semplicità definirei “l’area della pazzia” è esplosa ed è fuoriuscita incontenibile dai due poli creandone un terzo: il grillismo (senza peraltro neppure svuotare completamente della pazzia e dell’estremismo i due poli originari).<br />
Adesso, la partita è incerta e trasversale. Da un lato lavorerà la parte “raziocinante, politica e non anti politica dei due schieramenti”. Dall’altra cercherà la rivincita la parte che sulla “guerra civile” ha costruito la sua fortuna. Gli urlatori e svillaneggiatori dei talk show. I giornalisti che hanno trasformato i loro quotidiani in gazzette ottocentesche di aggressione e calunnia contro i “nemici” dei loro referenti politici. Gli analfabeti della politica che si sono fatti eleggere cavalcando le paure di metà dell’Italia contro l’altra metà: ‘Senza di noi avrete Berlusconi’, ‘senza di noi avrete i comunisti’. I superficiali (o gli spregiudicati) che hanno pensato di poter governare e addirittura eleggere il capo dello Stato con il consenso (se si calcola il numero dei non votanti) di un quinto dei cittadini, semplicemente sfruttando i numeri in Parlamento garantiti dal demenziale “porcellum”. Gli apprendisti stregoni che hanno distrutto i partiti tradizionali esistenti nel resto d’Europa e cancellato le culture storiche, a cominciare da quella socialista.<br />
Difficile dire chi prevarrà. L’area raziocinante è probabilmente maggioritaria nel Paese, anche se non può esprimersi a causa del sistema elettorale, costruito dal referendum Segni in poi (con protervia crescente) esattamente allo scopo di imporre per legge un tipo di bipolarismo estraneo alla realtà del Paese. L’area della pazzia presente nello schieramento di destra come in quello di sinistra è sempre più forte in Parlamento, riempita di neo eletti cresciuti nell’ignoranza della politica tradizionale ed europea, all’insegna di un “giovanilismo” senza radici. Ma forse anche potrebbe prevalere il terzo polo grillino, il quale si è affermato anche grazie ai protagonisti contrapposti della “guerra civile strisciante”: da destra si è gridato al ladro e al malfattore contro la sinistra; da sinistra si è gridato al ladro e al malfattore contro la destra. Sino a che un terzo degli elettori ha creduto a entrambi e ha votato per Grillo.<br />
Tutto è incerto, ma una sola cosa è certa, oltre che inquietante. A tal punto dal 1993 al 2013 è stato tabù contrastare il bipolarismo all’italiana, che sulla sua caduta ancora prevale un’atmosfera di censura. Non se ne è preso atto neppure quando la semplice aritmetica ha indicato che i due poli erano diventati tre. Per tutta la durata del governo Monti, non si è voluto vedere che le larghe intese, chiamate diversamente solo per ipocrisia, già esistevano. Infine, ancora oggi, non si osa accettare e definire la maggioranza per quella che è, prendendo atto della fine di un ventennio. Non c’è da stupirsene. Non solo una classe dirigente politica, ma anche giornalistica è nata e cresciuta con il bipolarismo all’italiana: quello che nel 1993 è stato salutato come il frutto fecondo della rivoluzione di Mani Pulite; quello che invece ha dato il via al “ventennio perduto” dell’Italia. Un ventennio di declino economico, di vuoto politico, di degrado culturale e morale, di diseducazione democratica per intere generazioni. Con le conseguenze che si vedono.<br />
Post Scriptum. Cinque anni fa’, parlavo di una “fase costituente” e dunque provvisoria. Adesso, dopo che l’inazione ha ingigantito oltre il previsto l’area della pazzia e prodotto il boom del terzo polo grillino, non sono più così convinto della provvisorietà. Forse l’Italia si può governare solo con una maggioranza convergente verso il centro che emargini gli opposti estremismi. I suoi periodi felici, in fondo, sono stati caratterizzati esattamente da intese funzionali a questa emarginazione: Giolitti con Turati, Moro con Nenni, Craxi con i laici e i democristiani. Tutte e tre queste intese sono state travolte, aprendo lunghi periodi bui, dall’esplodere di un magma ribellista, dove estremismo di destra e sinistra convergono nello stesso obbiettivo e spesso si confondono: fascismo e comunismo nel 1919-22, eversione rossa e nera all’inizio degli anni ’70, Mani Pulite nel 1992-94.<br />
A ben vedere, fortunatamente non violento e pre (o post) politico, il grillismo è espressione di questo stesso magma, che ribolle e a tratti riemerge come un fiume carsico dalle viscere della società italiana.</p>
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		<title>I risultati elettorali spronano i Partiti alla pacificazione nazionale mentre il PD e 5stelle preparano la guerra</title>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 20:25:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Civitano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano 1]]></category>

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		<description><![CDATA[La pacificazione esalterebbe il valore della democrazia e della repubblica. Essa valorizzerebbe l’orgoglio nazionale nei rapporti europei e internazionali. Il risultato elettorale delle elezioni del 24 e 25 febbraio 2013 sembra essere un volere sovrumano per salvare l’Italia dalla crisi economica e dal difficile rapporto civile tra i partiti politici e tra i cittadini e [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>La pacificazione esalterebbe il valore della democrazia e della repubblica. Essa valorizzerebbe l’orgoglio nazionale nei rapporti europei e internazionali.</b></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-10696" alt="beppe-grillo-i-voti-degli-altri-partiti-al-movimento-cinque-stelle" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2012/11/beppe-grillo-i-voti-degli-altri-partiti-al-movimento-cinque-stelle-250x166.jpeg" width="250" height="166" />Il risultato elettorale delle elezioni del 24 e 25 febbraio 2013 sembra essere un volere sovrumano per salvare l’Italia dalla crisi economica e dal difficile rapporto civile tra i partiti politici e tra i cittadini e le Istituzioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo il voto popolare, l’Italia è stata divisa in concreto in quattro settori pressoché uguali: “ La Sinistra, la Destra, il Movimento 5Stelle e i non votanti”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò dimostra che il 50% della popolazione ha ancora un riferimento politico e l’altra metà non ha più fiducia dei Partiti politici e delle Istituzioni.</p>
<p style="text-align: justify;">I voti dati al Movimento di Beppe Grillo sono la dimostrazione del malcontento, della diffidenza, della non stima dei partiti politici e dei poteri dello Stato.</p>
<p style="text-align: justify;">La faida tra i partiti, tra questi e la Magistratura, tra i poteri forti e il Governo ha fermato ogni iniziativa per la crescita socio economica del Paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Per modificare tale stato di cose è necessario un lungo periodo di pacificazione nazionale. Essa è indispensabile per esaminare con la dovuta ponderatezza i problemi delle nuove professionalità, per vitalizzare i settori del lavoro con ricercate tecnologie, atte a competere con un mercato multinazionale di prodotti riguardanti i diversi settori della società.</p>
<p style="text-align: justify;">La pacificazione esalterebbe il valore della democrazia e della repubblica. Essa valorizzerebbe l’orgoglio nazionale nei rapporti europei e internazionali.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo il clima di pace consolidata, che rafforzerebbe lo stato di sicurezza nazionale dai tentacoli della mafia e della delinquenza, farebbe tornare in Italia gli imprenditori stranieri e italiani con enorme vantaggio per la ripresa economica e per l’occupazione lavorativa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il coraggio di taluni politici a sostenere la validità della pacificazione nazionale non è condiviso da chi non trae un vantaggio personale da tale situazione. Ci sono esponenti del PD che definiscono l’accordo PD-PDL, un tradimento per la loro base politica che vede in Berlusconi il nemico da distruggere possibilmente fisicamente. Contestualmente maledicono chi ha voltato PDL che sembrava essere scomparso dalla scena politica. L’amarezza di tali pidiessini trova una comprensibile giustificazione per la loro forma mentis politica più stalinista che democratica.</p>
<p style="text-align: justify;">Per un clima di pace generale non si possono condividere i talk Show televisivi politicizzati e specializzati a seminare veleno sui rispettivi avversari politici. Tali spettacoli non possono omologarsi al sistema politico di pacificazione perché i vari presentatori correrebbero il rischio di dover fare un altro mestiere meno teatrale e meno retribuito. Che cosa farebbe Marco Travaglio se smettesse di trasformare un avvenimento normale in reato doloso penalmente perseguibile. Lucia Annunziata potrebbe mai smettere di definire impresentabili i rappresentanti della destra politica? Il giornale La Repubblica, di Eugenio Scalfari, nemico dichiarato di Craxi e ora di Berlusconi, come può trattare argomenti di pacificazione nazionale voluta da una situazione storica particolare per PDL e PD, se il suo scopo è aggredire gli avversari politici.</p>
<p style="text-align: justify;">La sinistra stalinista e gli ex democristiani confluiti nel PD non riescono a interpretare il fenomeno storico tant’è, che Rosy Bindi, per citare un nome, sta male psicologicamente quando è costretta a votare un provvedimento governativo voluto dal PDL.</p>
<p style="text-align: justify;">I problemi drammatici del Paese passano in secondo piano quando c’è da sistemare una questione di poltrone sia all’interno del Partito sia in Parlamento. Quanto accaduto per l’elezione del Capo dello Stato si commenta da solo.</p>
<p style="text-align: justify;">  Le liti interne al PD si sono assopite appena saputo della condanna di Berlusconi a quattro anni di carcere e a cinque d’interdizione dai pubblici uffici. Sono in festa nel PD immaginando la fuori uscita dalla scena politica di Berlusconi dando per scontato che la Cassazione confermerà la sentenza di secondo grado.</p>
<p style="text-align: justify;">La citata sentenza era stata preparata da parecchio tempo, ed è dimostrato dalla breve durata in camera di Consiglio dei giudici.</p>
<p style="text-align: justify;">La reazione da parte di tutto il PDL era scontata, come pure la reazione di piazza che potrà far scoccare le prime scintille di una feroce rivolta civile.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche Letta sembra rassegnato a non poter portare avanti il compito di pacificazione nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il PD, forte dell’aiuto della Magistratura rossa, tenterà di far dimettere Napolitano, votare Prodi Presidente della Repubblica e formare un governo con l’aiuto del Movimento 5Stelle.</p>
<p style="text-align: justify;">Teoricamente il disegno PD è proponibile. C’è l’incognita del voto e difficilmente il PD e il Movimento 5Stelle potranno ripetere il risultato delle ultime elezioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Popolo non potrà premiare chi sta fornendo prova di ignorare i problemi del lavoro, dei suicidi, dei fallimenti di tante imprese che erano l’orgoglio dell’Italia, delle famiglie che si rivolgono alla Fratres per un piatto caldo soprattutto per i bambini e dei giovani diplomati e laureati senza una prospettiva di lavoro. La fine del PD è decisa dalla storia esattamente com’è stato per il comunismo stalinista. Il Civati che odia Berlusconi si attivi per far cadere il Governo Letta e ci si confronti subito con una nuova votazione così si renderà conto dei suoi errori e del suo spirito combattivo di Donchisciotte.</p>
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