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	<title>Pensalibero.it &#187; Invito alla lettura</title>
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	<description>periodico on line di informazione laica, liberale, indipendente.</description>
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		<title>Enzo Tortora? Un’altra storia</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 14:35:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tiziana Ficacci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>
		<category><![CDATA[Invito alla lettura]]></category>

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		<description><![CDATA[Berlusconi si era già paragonato a Andreotti e nella manifestazione anti magistrati di sabato a Brescia, al popolare giornalista Tv. Uno degli episodi più indecifrabili della (in)giustizia italiana è quello che ha riguardato Enzo Tortora. La sua vita è raccontata in questo bellissimo libro di Vittorio Pezzuto, giornalista e radicale. Gli inizi alla Rai dove [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b>Berlusconi si era già paragonato a Andreotti e nella manifestazione anti magistrati di sabato a Brescia, al popolare giornalista Tv.</b></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-15340" alt="tortora" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/tortora.jpg" width="161" height="240" />Uno degli episodi più indecifrabili della (in)giustizia italiana è quello che ha riguardato Enzo Tortora. La sua vita è raccontata in questo bellissimo libro di Vittorio Pezzuto, giornalista e radicale. Gli inizi alla Rai dove – sembra assurdo oggi se pensiamo ai meccanismi con i quali si accede in quell’azienda – entrò attraverso un regolare concorso.<br />
Dopo le cronache per la radio del Giro d’Italia, alternate col noioso lavoro all’ufficio propaganda e sviluppo nella sede Rai di Torino, viene finalmente notato e promosso al piccolo schermo come presentatore, insieme a Silvana Pampanini, del programma ‘Primo applauso’, una sorta di concorso per nuovi talenti in cui nasceranno artisticamente Adriano Celentano e Giorgio Gaber. Carattere tosto, Tortora entra facilmente in conflitto con i dirigenti Rai che imbrogliano sui risultati dei quiz per portare in alto la posta. Viene esiliato per tre anni alla tv svizzera. Nel frattempo si sposa per la seconda volta e ha le due figlie, Silvia e Gaia.<br />
Nel 1965 la sua popolarità è enorme grazie alla conduzione de ‘La Domenica Sportiva’ che smette di essere un arido bollettino dei risultati per diventare un divertente e garbato caleidoscopio che mescola attualità e spettacolo, calcio e sport meno popolari, spezzoni di filmati e dichiarazioni in diretta dei protagonisti. Sarà il primo a comparire in tv con un piede ingessato, sarà il primo che rifiuterà lo scoop del pianto facile, evitando di dare in diretta la morte di un calciatore perché la mamma non era ancora stata avvertita.<br />
Contemporaneamente collabora a ‘La Domenica del Corriere’, fa spettacoli per i detenuti, duetta con Mike Buongiorno e l’esordiente Pippo Baudo e, soprattutto inventa ‘Portobello’ un programma innovativo che conquista il pubblico. Il successo del programma è talmente grande e popolare, che cominciano piccole invidie, tra cui l’accusa di essere reazionario.<br />
Su Albo TV un lettore gli scrive che usurpa in video il posto che potrebbe essere meglio occupato da Dario Fo e che lui è un fascista. Tortora gli risponde: “Circa il panorama ideologico del mondo dello spettacolo mantengo le mie più vive riserve. Io rispetto tutti, ma eccoci nel 1945: il fascismo muore sotto i colpi degli alleati e dei partigiani veri. Ma Dario Fo passava il tempo fra i famigerati paracadutisti di Salò. Io, studente, sparavo come un fesso contro i fascisti nella liberazione di Genova. Fu un caso dunque che non ho impallinato i suoi idoli. Ma ora basta di avvelenare il Paese con queste buffonate”. Carattere e sicurezza della propria storia!<br />
Tutto bene? No, perché l’inferno si prende Tortora nell’83. L’arresto, le manette in diretta, una accusa pesantissima: associazione per delinquere di stampo camorristico. Fanno il suo nome un gruppo di pentiti: prima tre, poi otto, infine ben trentadue testimonianze contro di lui.<br />
Le prove sono fiacche, le dichiarazioni contraddittorie, ma la giustizia italiana evitava, allora come oggi, di fare indagini, affidandosi solo ai pentiti e/o alle intercettazioni telefoniche; il risultato ben sette mesi di carcere. Il liberale Tortora trova l’appoggio dei radicali. Dichiarerà: “ero liberale perché ho studiato, sono radicale perché ho capito”. I radicali lo fanno eleggere al Parlamento europeo, ma il bisogno di giustizia e il senso di equità, lo portano a dimettersi dalla carica rinunciando all’immunità. Sotto processo per due anni, fino all’86, quando finalmente il tribunale di Napoli lo assolve e apre un processo per i pentiti che, vigliacchi, provano a chiedere uno sconto di pena.<br />
Venerdì 20 febbraio 1987, 12 milioni di spettatori guardano Enzo Tortora che inizia il nuovo ciclo di Portobello, esordisce con un “Dunque, dove eravamo rimasti? Potrei dire moltissime cose e ne dirò poche: una me la consentirete. Molta gente ha vissuto con me e ha sofferto con me in questi anni. Molti mi hanno offerto quello che potevano, per esempio hanno pregato per me e io questo non lo dimenticherò e li ringrazio tutti. Un’altra cosa dovete consentirmi di aggiungere. Sono qui per parlare a nome di chi parlare non può. E sono molti, e sono troppi …” Solo allora parte la sigla. Il tempo a disposizione di Tortora non è tanto, dopo solo due anni un tumore lo uccide nel maggio dell’88.<br />
Nel 1987 si svolge il referendum sulla responsabilità civile dei giudici, destinato come molte cose italiane buone a finire nella spazzatura. Dopo il successo del referendum popolare l’Associazione nazionale magistrati sostenne che il risultato segnava una paurosa involuzione democratica tesa a neutralizzare l’azione dei magistrati. I giudici che allegramente colpirono un uomo noto, hanno continuato le loro balorde carriere.<br />
<i>Vittorio Pezzuto APPLAUSI E SPUTI, Le due vite di Enzo Tortora<br />
Sperling &amp; Kupfer, € 15.00</i></p>
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		<title>Crimini in laguna</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 14:14:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Rita Monaco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Invito alla lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Miscellanea 1]]></category>

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		<description><![CDATA[Cinque racconti tra il giallo e il noir che Andrea Curcione ha tessuto annodando i fili con un sottile, ironico divertimento e arricchito dai colpi di scena finale. Crimini in  laguna : cinque  racconti scritti a distanza di tempo. il primo è del 1990, l’ultimo del 2010 ma tutti immersi in una Venezia che il [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Cinque racconti tra il giallo e il noir che Andrea Curcione ha tessuto annodando i fili con un sottile, ironico divertimento e arricchito dai colpi di scena finale.</b></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-15298" alt="Front-cover-Curcione-72dpi1" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/Front-cover-Curcione-72dpi1-166x250.jpg" width="166" height="250" />Crimini in  laguna : cinque  racconti scritti a distanza di tempo. il primo è del 1990, l’ultimo del 2010 ma tutti immersi in una Venezia che il lettore impara a conoscere sempre più intimamente, man a mano che scorrono le pagine, che si dipanano gli avvenimenti.</p>
<p style="text-align: justify;">La narrazione è fluida ed ecco la Venezia delle Fondamenta, la Venezia delle calli piccole e strette, la Venezia lontana dalle piazze affollate di turisti, la Venezia poco sfarzosa, quella Venezia i cui abitanti si conoscono per nome e sono pronti a darsi una mano. Basta che si accorgano che qualcuno ha bisogno di loro.</p>
<p style="text-align: justify;">Cinque racconti tra il giallo e il noir che Andrea Curcione ha tessuto annodando i fili con un sottile, ironico divertimento e arricchito dai colpi di scena finale.</p>
<p style="text-align: justify;">Segui il racconto e ti trovi sempre più immersa nell’atmosfera brumosa e un po’ umida della Venezia che deve lottare con l’acqua alta e subito senti un’empatia sempre più profonda per Georgia , un po’ perché è una madre coraggiosa che si prende cura da sola dei suoi due figli ancora piccoli, una giovane donna forte anche delle sue debolezze e un po’ perché gestisce una libreria, con tutto quello che significa oggi,</p>
<p style="text-align: justify;">Amiamo le librerie e se l’acqua che entra in un negozio è sempre devastante, in una libreria porta via il passato di tante parole, il presente di tanti sacrifici, il futuro della cultura.</p>
<p style="text-align: justify;">E questa sottile ansia l’autore te la coltiva, te la lascia crescere dentro , fino al finale liberatorio per la donna, per il futuro, per la possibilità di continuare ad aprire quella porta a vetri di quella e di poche altre librerie che sopravvivono in questa Italia che legge sempre meno.</p>
<p style="text-align: justify;">Venezia, ogni volta che arrivi ti dà l’impressione di essere Venere che emerge dalle acque e sotto il sole esalta questa sensazione, ma già al calar del crepuscolo ti sembra che qualcosa di umido e freddo salga dal mare mentre la città , sotto la luce dei lampioni sembra sparire , affondare, andare indietro nel tempo. Nel terzo racconto l’autore parla dell’attualità: feste riservate, case nobiliari, ristoranti a tante stelle, hai quasi l’impressione che l’epoca dei Dogi non sia ancora passata.</p>
<p style="text-align: justify;">Parla anche di intrallazzi d’amore, investigatori  privati, desideri di cambiar vita, adrenalina che scorre in occasione di furti rocamboleschi, il libro di Andrea Curcione, in poche parole una bella trama da giallo quasi cinematografico, tanto per non farci dimenticare che lui è anche un critico cinematografico.</p>
<p style="text-align: justify;">E come in un giallo che non è mai banale o scontato anche nel libro ti senti portato per mano attraverso le stanze della casa nobiliare fino a quella porta socchiusa che sarebbe meglio non aprire del tutto. Lo vogliamo fare? Liberi di farlo per trovarci davanti all’ennesimo scompiglio di carte. Un finale diverso da quello che ci si poteva aspettare.</p>
<p style="text-align: justify;">Continuiamo a leggere e a scoprire accanto alla Venezia dei vicoli che si intersecano, accanto alla Venezia dei campielli, la Venezia con le case che hanno sul retro la porta che dà direttamente sul canale. Basta avere una barca e nel buio della notte si può trasportare di tutto. Anche un cadavere. Basta non farsi prendere dall’umido che sale dal canale, specie se siamo in inverno. La Venezia delle pensioni per turisti i cui proprietari hanno qualcosa da nascondere o lasciare in possibilmente in qualche isolotto disabitato e poco distante.</p>
<p style="text-align: justify;">Niente è banale , scontato o ripetitivo in “Crimini in laguna”. Non c’è imprevisto o disattenzione che tenga, l’autore riesce perfino ad immergere in un’atmosfera ancora da isola nell’isola perfino l’attività di ladro di Goran e i ricordi segreti di una ex SS.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione abbiamo letto divertendoci, ci siamo lasciati portare indietro nel tempo per immergerci in un ‘atmosfera a tratti torbida, a tratti morbida di una città che ti circonda e ti ammalia , abbiamo guardato con altri occhi quei canali ai quali i protagonisti di alcuni racconti affidano i cadaveri di amanti o sconosciuti, morti nel posto sbagliato al momento sbagliato.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo appurato che Venezia è la città dove tutto può accadere, ma è anche la città dove tutto può risolversi e se di notte ladri, traditori, assassini, si aggirano più o meno furtivamente, come da copione, al sorgere del sole Venezia riemerge in tutto il suo incanto e nella sua “purezza” di bellezza appena nata, il tutto fino alla prossima notte.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ci resta che dire un grazie ad Andrea. E a voi una raccomandazione : leggetelo, vi divertirete.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Andrea Curcione</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Crimini in laguna – Racconti-</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Piazza Editore /Marzo 2013</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>€14,00</strong></p>
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		<title>Chiara Gamberale satisfaction</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 14:09:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Invito alla lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Miscellanea 4]]></category>

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		<description><![CDATA[Chiara Gamberale, storie di donne dal punto di vista delle donne. La ricerca di satisfaction personale sullo sfondo dell&#8217;indifferenza ai problemi generali. Chiara Gamberale è stata un’enfant prodige, sicuramente facilitata dal cognome famoso. Il suo primo libro, scritto a 21 anni, pubblicato da Marsilio, “La vita sottile”, non poteva non farsi notare anche dai magistrati. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Chiara Gamberale, storie di donne dal punto di vista delle donne. La ricerca di satisfaction personale sullo sfondo dell&#8217;indifferenza ai problemi generali</b><b>.</b></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-15288" alt="chiara_gamberale_1" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/chiara_gamberale_1-167x250.jpg" width="167" height="250" />Chiara Gamberale è stata un’enfant prodige, sicuramente facilitata dal cognome famoso. Il suo primo libro, scritto a 21 anni, pubblicato da Marsilio, “La vita sottile”, non poteva non farsi notare anche dai magistrati. Trattava, fra l’altro, dei 20 giorni di carcere e 106 di arresti domiciliari subiti nel ‘93 dal padre Vito, AD Sip e Tim, quando Chiara era 16nne. 3 anni dopo, assolto, l’ing. Vito ebbe uno dei più alti risarcimenti mai pagati dallo Stato, £290 milioni. Poco, se si pensa alla sua pensione Inps, la quinta in assoluto tra le più alte, €44mila mensili. Oggi gli enfant prodige sono un fenomeno istituzionale. Lunghissimo l’elenco, in Italia e fuori: Paolini, an. ‘83, a 15 anni, scrisse <em>Eragon</em>, oltre 25 milioni di copie vendute; Audley, an. ’82, Aquasilva, la 14enne Webb, “Il mago dei sogni” , i gemelli Guptara, an. ‘88, I regni di Calaspia”, la 13enne Bujor, an. ’88, “Le tre pietre”, Banner, an. ’89, “Gli occhi di un re”, Kluver, an. ’92, “Legacy”, la Troisi, an. ’80, “Nihal della terra del vento”, la Rizzo, an. ’81, “Ethlinn, La dea nascosta”; Centi, an. ’85, “Il silenzio di Lenth”, Temporin, an. ’88, “Il tango delle cattedrali”, Siccardi e la Montanaro, an. ’88, “La profezia di Arsalon”, Mazzuca, an. ’89, “L’ultimo pirata”, la Strazzulla, an. ’90, “Gli eroi del crepuscolo”; la Fiorentino, an. ’90, “Sitael” , Mazzantini, an. ’90, “Garmir”, Ghirardi, an. ’91, “Bryan di Boscoquieto”, De Martino, an. ’93, “L’erede, la spada del re”, la Rosso, an. ’93, “Il libro del destino”, la Dionisio (’92), Belfiore (’86), la Marat (’92), la Manzini (’85), Ruccella (’91). &#8220;Ore perse &#8211; vivere a 16 anni&#8221; scritto da Caterina Saviane, figlia del giornalista de L’Espresso e fondatore de Il Male, Sergio, uscì proprio quando nasceva la giovane Gamberale. Allora scrivere da giovanissimi era cosa rara, possibile solo ai figli dei Vip. Caterina però non scrisse altro e la sua esistenza finì, con buona pace per chi l’aveva invidiata, da 30enne suicida. L’epilogo tragico l’ha rivalutata nell’area antagonista, che considera oggi l’opera un cult, malgrado la Saviane condannasse lotte ormai lontane, senza futuro, destinate a spegnersi. <strong>La giovane scrittrice romana di </strong><strong>Garbatella, Chiara Gamberale</strong> è di tutt’altra generazione. Procede con la pratica solidità di chi ha la testa su collo e scrive solo di quello che conosce. Caterina scriveva:<i> “</i><em>Perché tutti, in fondo, abbiamo paura di due sole cose: il fascismo e l’amore</em>”<i> </i>La Gamberale nelle sue 8 opere in 14 anni (Una vita sottile’99; Color lucciola’01; Arrivano i pagliacci ’02; La zona cieca ’08; Una passione sinistra ‘09, Le luci nelle case degli altri’10, L’amore quando c’era’12, Quattro etti d&#8217;amore, grazie ‘13) ha praticamente scritto sempre e soprattutto d’amore, poi di se stessa, infine di donne. Mai temuta la politica, involuzione autoritaria o meno, che resta uno sfondo ben coperto dalle zoomate sui protagonisti. Il fatto di avere un cognome importante non la impressiona. Che a leggere le sue opere nel documentario a lei dedicato, sia il figlio di Gawroski o a presiedere la presentazione di L’amore quando c’era a Milano sia il figlio di Pillitteri non la scandalizza. Anche questo, nella Gamberale, tratteggia bene l’epoca che viviamo e la mentalità di una generazione giovanile, che malgrado gli allarmismi, né si nota, né si fa notare. Certo, il cognome non basta per avere un pubblico consolidato; serve bravura e considerazione di sé. Chiara ne ha molta ed è sempre protagonista dei suoi libri. Il punto centrale del primo libro, sullo sfondo di una Mani Pulite all’ennesima potenza, è l’anoressia della 16enne Chiara-Gaia, che si ucciderebbe pur di non ingrassare, che vorrebbe una vita che si possa stringere in un pugno come poteva dire Sandokan della sua Perla di Labuan. <strong>Quattro etti d&#8217;amore, grazie</strong> torna al rapporto tra alimentazione, forma, corpo e consumi. In un supermercato due donne sposate si interfacciano a distanza tramite i rispettivi carrelli. L’attrice star Tea invidia la stabile tranquillità donata dal posto in banca, dal marito devoto, dai due figli, di Erica, che a sua volta  invidia la star dal corpo fantastico. La Tea, attrice protagonista del cult serial tv &#8220;Testa o Cuore&#8221; ricorda l’autrice che è anche autrice e conduttrice radiotv ed ha visto “La vita sottile” e “Passione sinistra” elevati rispettivamente nel 2001 a miniserie tv nelle&#8221;Generazioni&#8221; del regista Albano con interpreti Bonucci e la Valentini; e nel 2013 a film di Ponti con la Lodovini e Preziosi. La zona cieca per King era quell’area del cervello che sfuggiva alla razionalità, facendo entrare nel fantasy ad occhi aperti; in Chiara costituisce i difetti soprattutto estetici che ciascuno ha e che non vede; come l’insalata tra i denti, che le altre, si guardano bene dal riferire all’interessato\a, con grande spirito di invidia e cattiveria. In L&#8217;amore quando c&#8217;era, una insegnante media single riavvia per caso i rapporti con l’amato di anni prima, finendo per chiedere a sé ed ai suoi studenti perché mai l’abbia lasciato. In Arrivano i pagliacci, Allegra, prima di traslocare, scrive ai futuri inquilini per rinvangare i ricordi di una casa dove il padre ex movimentista rivoluzionario ha tradito la madre fotomodella e dove lei ha vissuto con il fratello down. Non dubitiamo che all’epoca Chiara abbia traslocato. Anche ne <b>Le luci nelle case degli altri </b>un palazzone  è protagonista, stavolta collettivo. La bimba di 6 anni; Mandorla, viene lasciata ai condomini dalla madre portiera Maria, che in una lettera scritta prima di morire confida di averla avuta da uno dei condomini. Lo sciancato amico della single borghese, il marito succube di un’avvocatessa virago, i due gay vogliosi di matrimonio ed il capofamiglia meridionale all’antica non potrebbero rifiutare il test del Dna se non lo permettessero le rispettive mogli ed amiche. Sono le donne a non volere la verità, capace solo di distruggere un così bel equilibrio. In <b>Passione sinistra</b>, Nina è attratta dal ricco e maschilista Giulio, dimenticando il fidanzato Bernardo, intellettuale alla Feltrinelli, ossessionato dal successo editoriale. Berlusconi ha appena vinto le elezioni e Bernardo si fa consolare da Simonetta, fidanzata di Giulio. La Storia si inchina all’attrazione fisica, capace di piegare anche il disprezzo reciproco. In questo quiproquo alla Feydeau, chi è a destra compra le ville, chi è a sinistra le vende. Nessuno se la passa troppo male. I vessilli politici perdono senso, staccati dai problemi della vita di chi non è straricco. Chiara ha fatto il Dams come la Gabbanelli; non è detto che un domani non venga anche lei candidata al Quirinale. Per ora a suo onore, va detto che non ha seguito la moda imperante di stalking e feminicidio, pur scrivendo da donna soprattutto di donne e di amore. Nel suo mondo gli uomini hanno un posto di tutto rispetto da mute esemplificazioni topiche. Che siano giganti, come il padre arrestato o fedifrago ed il romanziere muto; che siano oggetti di desiderio e di rimpianto, sono sempre appendici delle donne protagoniste, le uniche a parlare. Cosa abbiano da dire non è chiaro. Perché, in qualcosa che va ben oltre il qualunquismo, parlano soprattutto a se stesse, ai loro desideri tanto più grandi quanto ingiustificati. Tutt’intorno, valori, eventi, trend, obiettivi, vision, missioni, progetti, sofferenze, percorsi stanno lì, come elementi meteorologici, che sarebbe vano studiare cambiare, modificare o eliminare. Nina, Allegra, Gaia, Mandorla, Tea, Amanda Chiara, come Alice nel paese delle meraviglie cerca di dribblarli per il migliore risultato. Senza prendersela quando non vi riesce. L’amore è pura satisfaction.</p>
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		<title>Il &#8220;fanciullino&#8221; nel bosco di Tolkien</title>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 20:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Invito alla lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Miscellanea 7]]></category>

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		<description><![CDATA[Simonetta Bartolini Casa Editrice: Edizioni Polistampa Anno: 2013 N.Pagine: 80 Formato: 14&#215;21 Prezzo : 8,00 €  Pascoli: la fiaba, l´epica e la lingua Leggere Pascoli in controluce a Tolkien, analizzare il significato del saggio sul Fanciullino (manifesto teorico della sua poesia) comparandolo con il saggio Sulle fiabe del padre degli Hobbit e scoprire che, seppure i due scrittori appartengano [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b><img class="alignleft size-full wp-image-15220" alt="fanciullinotolkien" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/fanciullinotolkien.jpg" width="220" height="330" />Simonetta Bartolini</b></p>
<p><b>Casa Editrice:</b> <b>Edizioni Polistampa</b><br />
<b>Anno: </b>2013<br />
<b>N.Pagine: </b>80<br />
<b>Formato: </b>14&#215;21</p>
<p><b>Prezzo : 8,00 € </b></p>
<p style="text-align: justify;"><b>Pascoli: la fiaba, l´epica e la lingua</b><br />
Leggere Pascoli in controluce a Tolkien, analizzare il significato del saggio sul Fanciullino (manifesto teorico della sua poesia) comparandolo con il saggio Sulle fiabe del padre degli Hobbit e scoprire che, seppure i due scrittori appartengano a culture, luoghi e tempi diversi, si impegnano in un medesimo progetto: riformulare la scrittura epica in chiave moderna partendo dalla lingua, ricreata, riscoperta, risematizzata, in una parola resuscitata alla vita. Una lingua antica (eppure attualissima) ripescata dal passato (il latino e gli antichi idiomi rurali per Pascoli, il sistema runico per Tolkien) per allestire una sintassi e un lessico contemporanei, anzi addirittura del futuro, affinché anche il balbettio della modernità possa trasformarsi in grandezza alla maniera antica, senza abdicare a se stessa.<br />
In questo saggio, “eretico” rispetto alla critica tradizionale, Simonetta Bartolini guida il lettore alla riscoperta di Pascoli attraverso Tolkien (e in parte anche alla scoperta del Tolkien più profondo), e scopre che l’autobiografismo funebre fino a oggi considerato elemento fondante della poesia pascoliana è solo un pretesto per alludere ad altro.<br />
I cari defunti che popolano, con il loro seguito di simboli (il nido, il cimitero, gli uccelli, le campane, ecc), le raccolte poetiche maggiori: Myricae, I canti di Castelvecchio, i Poemetti, altro non sono che l’antropomorfizzazione delle parole morte, e delle lingue morte in generale, per l’estinzione delle quali, come scriveva Contini, Pascoli provava altrettanta inquietudine e dolore che per i lutti domestici. La poesia così attraverso la fiaba, come la teorizzerà nel 1939 Tolkien, che partecipa del mito, si propone come epos, e offre al lettore Ristoro e Consolazione diviene grande epica della contemporaneità di cui Myricae è il paradigma esemplare e le altre raccolte verticali di un’estetica assolutamente inedita.</p>
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		<title>I Simpson e il cinema</title>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 18:37:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Invito alla lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Miscellanea 8]]></category>

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		<description><![CDATA[Michele Galardini Casa Editrice: Felici editore Anno: 2013 N.Pagine: 150 Formato: 15&#215;22 Prezzo : 13,50 €  Un libro divertente rivolto a tutti per scoprire che le più grandi e famose sequenze della storia del cinema sono state riutilizzate dalla serie animata più seguita e idolatrata dell’ultimo quarto di secolo. Kubrick, Hitchcock, Orson Welles, solo per citarne alcuni, pare si [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b><img class="alignleft size-full wp-image-15216" alt="simpsoncinema" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/simpsoncinema.jpg" width="200" height="294" />Michele Galardini</b></p>
<p><b>Casa Editrice:</b> <b>Felici editore</b><br />
<b>Anno: </b>2013<br />
<b>N.Pagine: </b>150<br />
<b>Formato: </b>15&#215;22</p>
<p><b>Prezzo : 13,50 € </b></p>
<p style="text-align: justify;">Un libro divertente rivolto a tutti per scoprire che le più grandi e famose sequenze della storia del cinema sono state riutilizzate dalla serie animata più seguita e idolatrata dell’ultimo quarto di secolo. Kubrick, Hitchcock, Orson Welles, solo per citarne alcuni, pare si trovino a proprio agio nella rappresentazione animata delle celebrità gialle con quattro dita. Scrive l&#8217;autore: “<i>Homer Simpson è un personaggio poliedrico: mangia patatine nello spazio sulle note di Strauss, impazzisce in un albergo sperduto in mezzo ai boschi e cavalca una bomba atomica come fosse un cavallo imbizzarrito</i>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Michele Galardini</p>
<p style="text-align: justify;">________________________________________</p>
<p style="text-align: justify;">nasce nel maggio del 1985 nella tranquilla Pistoia e probabilmente in quello stesso giorno cominciò ad appassionarsi a I Simpson, tanto che oggi gli esperti lo definiscono un caso patologico. Cresce organizzando mostre e rassegne col Centro Multimediale del Cinema, si laureo in cinema prima a Pisa (2009) e poi a Bologna (2011) pubblica racconti, suona con i Fitnia, diventa giornalista, collabora con la redazione locale de Il Tirreno e comincia a fare critica cinematografica su alcune riviste come Mediacritica e Cinit. Nel 2012, assieme ad alcuni pazzi, fonda la rivista di approfondimento culturale CarnageNews ed entra nella redazione del quotidiano on line Reportpistoia. Ogni tanto dorme&#8230;</p>
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		<title>La Grande Trasformazione: mancata</title>
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		<pubDate>Sun, 05 May 2013 13:38:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianfranco Sabattini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Invito alla lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano 3]]></category>

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		<description><![CDATA[La globalizzazione economica e la critica di Karl Paul Polanyi al credo liberista. “La base principale della critica di Karl Paul Polanyi al credo liberista è il suo saggio La grande trasformazione; i temi in esso contenuto sono oggi riproposti nelle raccolta di testi inediti “Per un nuovo Occidente. Scritti 1919-1958”. La tesi fondamentale di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>La globalizzazione economica e la critica di Karl Paul Polanyi al credo liberista.</b><b></b></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-15034" alt="cop" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/cop-160x250.jpeg" width="160" height="250" />“La base principale della critica di Karl Paul Polanyi al credo liberista è il suo saggio La grande trasformazione; i temi in esso contenuto sono oggi riproposti nelle raccolta di testi inediti “Per un nuovo Occidente. Scritti 1919-1958”.<br />
La tesi fondamentale di Polanyi è la negazione della “naturalità” della società fondata sul funzionamento al suo interno di un mercato autoregolato, ai cui limiti imputa, per gli eventi che si sono succeduti nei primi trent’anni del XX secolo, la crisi strutturale delle società industriali, per il crollo delle quattro istituzioni sulle quali erano state costruite: il sistema dell’equilibrio di potere che per un secolo aveva dato l’illusione che tra le grandi potenze non potessero più scoppiare guerre prolungate e devastanti; la base aurea internazionale, che simboleggiava l’organizzazione unica dell’economia mondiale; il mercato autoregolato che avrebbe dovuto produrre un benessere economico senza precedenti; lo stato di diritto liberale.<br />
Per Polanyi, l’idea di un mercato autoregolato era una mistificazione, in quanto considerava lavoro, terra e moneta alla stessa stregua degli altri beni materiali. Sennonché, per Polanyi, il lavoro era solo un altro nome per indicare un’attività umana che si accompagnava alla vita stessa; questa non era prodotta per essere venduta. Anche la terra era soltanto un altro nome per designare la natura che non era prodotta per il mercato. La moneta infine era solo un simbolo del potere d’acquisto che si formava e si sviluppava attraverso processi convenzionali. Nessuno di questi elementi poteva, perciò, essere considerato un prodotto per la vendita; la loro considerazione come beni e servizi prodotti per il mercato era interamente fittizia. Ciò nonostante, era attraverso questa finzione che erano organizzati i mercati del lavoro, della terra e della moneta. Ma permettere che il meccanismo di mercato fosse l’unico elemento regolatore del destino degli esseri umani e del loro ambiente sociale e perfino della quantità e dell’impiego del potere d’acquisto portava solo alla disgregazione del sistema sociale.<br />
Nessun sistema sociale poteva sopportare gli effetti del funzionamento di un sistema economico fondato su rozze finzioni, neanche per il più breve periodo di tempo, a meno che l’uomo, la natura e l’organizzazione economica e sociale non fossero protette dagli esiti negativi originati dal meccanismo del presunto mercato autoregolato. Gli effetti disgregatori di questo, per quanto abbiano dato luogo ad una serie di resistenze a difesa dell’uomo e della natura, non hanno messo in crisi il liberismo, perché legittimato dalla ricchezza prodotta anche se distribuita iniquamente; esso si è invece trasformato, in un vero e proprio “credo”, fondato, per un verso, sulla rivendicazione apologetica della naturalità delle leggi economiche e, per un altro, sulla difesa dalle critiche, sostenendo che l’incompleta applicazione dei suoi principi era la ragione di tutti i limiti che ad esso venivano attribuiti.<br />
Agli esiti negativi del liberismo potevano essere opposte due soluzioni: il socialismo e il fascismo. Il primo, considerato da Polanyi solo nella sua versione socialdemocratica, esprimeva la tendenza delle società industriali a superare il mercato autoregolato, subordinandolo consapevolmente ad una regolazione democratica. Il fascismo, viceversa, era il frutto della crisi dell’economia di mercato, resa evidente dalla grande depressione del 1929; esso sopperiva alla difficoltà delle classi conservatrici “arginando” i partiti socialisti e sacrificando l’equità sociale e le libertà democratiche.<br />
Non è difficile capire perché il pensiero di Polanyi, dimenticato tra le due guerre, sia stato riscoperto negli ultimi anni per effetto del processo di globalizzazione delle economie nazionali. Nessuno, prima di Polanyi, nel XX secolo, ha analizzato il credo liberista dal punto di vista di tutte le sue implicazioni negative a livello nazionale ed a livello internazionale.<br />
Tuttavia, il capitalismo attuale non può essere “costretto” ad accettare che i sistemi sociali moderni siano organizzati in modo da risultare più giusti e liberi attraverso l’adozione di sempre più estesi e generalizzati “meccanismi vincolistici”; se ciò accadesse sarebbe condizionata in modo eccessivo l’operatività delle singole basi produttive. Giustizia e libertà sono fini ultimi, il cui perseguimento può risultare compromesso se “confusi” con quelli politici del “qui ed ora” e connessi con la liberazione dal bisogno in modo “storicamente determinato”.<br />
Se si manca di separare i fini ultimi da quelli politici, si corre il rischio di subire gli esiti disfunzionali della mancata considerazione della loro inconciliabilità e di dimenticare che se si vogliono progressivamente perseguire, nella stabilità, i fini ultimi della libertà e della giustizia, occorre, non solo regolare il mercato, ma anche sancire la loro istituzionalizzazione pre-politica ed inaugurare un’attività politica finalizzata ad organizzare ed orientare il sistema sociale a consentirne la costante e crescente soddisfazione.</p>
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		<title>Ribelli nello spazio</title>
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		<pubDate>Sun, 05 May 2013 13:23:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Invito alla lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Miscellanea 7]]></category>

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		<description><![CDATA[Bruno Casini Casa Editrice: Editrice Zona Anno: 2013 N.Pagine: 208 Formato: 15&#215;21 Prezzo : 18,00 €  Culture Underground Anni Settanta. Lo Space Electronic a Firenze Attraverso questo libro facciamo un salto nella Firenze degli anni Settanta, nelle sue piazze, i suoi locali, dallo Space Electronic &#8211; dove passarono Van Der Graaf Generator, Atomic Rooster, Canned Heat, Quintessence, Area, Nucleus, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b><img class="alignleft size-medium wp-image-15013" alt="RIBELLI-NELLO-SPAZIO-vert" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/RIBELLI-NELLO-SPAZIO-vert-176x250.jpg" width="176" height="250" />Bruno Casini</b></p>
<p style="text-align: justify;"><b>Casa Editrice:</b> <b>Editrice Zona</b><br />
<b>Anno: </b>2013<br />
<b>N.Pagine: </b>208<br />
<b>Formato: </b>15&#215;21</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Prezzo : 18,00 € </b></p>
<p style="text-align: justify;"><b>Culture Underground Anni Settanta. Lo Space Electronic a Firenze</b><br />
Attraverso questo libro facciamo un salto nella Firenze degli anni Settanta, nelle sue piazze, i suoi locali, dallo Space Electronic &#8211; dove passarono Van Der Graaf Generator, Atomic Rooster, Canned Heat, Quintessence, Area, Nucleus, Rory Gallagher&#8230; &#8211; a La Buccia, dal Banana Moon all’Apis Niger, al Tabasco. Si ascoltavano dischi in vinile e si leggeva la Beat Generation, mentre irrompevano sulla scena della vita il cinema off, le culture psichedeliche, la cucina macrobiotica, le militanze politiche, le prime riunioni gay, le prime discoteche omosex, il teatro sperimentale, la moda freak, le comunità hippy, il rock clubbing, le fughe estive, le vacanze ad Amsterdam: insomma, la cultura underground. Con il contributo di alcuni irriducibili “ribelli”.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Bruno Casini vive lavora a Firenze. Si occupa da sempre di comunicazione e promozione culturale. Laureato in storia del cinema con Pio Baldelli, è stato negli anni Ottanta tra i fondatori della rivista fiorentina Westuff e ha diretto per oltre dieci anni – sempre nel capoluogo toscano – l&#8217;Independent Music Meeting, la prima rassegna italiana delle etichette indipendenti. Primo manager dei Litfiba, ha publicato In viaggio con i Litfiba. Cronache rock dagli anni Ottanta (ZONA, 2009), il libro che ha anticipato la reunion della band. Tra i fondatori del Banana Moon, storico freak-rock club fiorentino, ha dedicato a quell’esperienza il libro omonimo (ZONA, 2008). Ha pubblicato anche 1975: viaggio in Afghanistan (Catcher, 2006) e curato i volumi Tondelli e la musica (Baldini &amp; Castoldi, 1994) e Frequenze Fiorentine (Arcanapop, 2003).</em></p>
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		<title>Se non è zuppa è pan bagnato</title>
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		<pubDate>Sun, 05 May 2013 13:22:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Invito alla lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Miscellanea 8]]></category>

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		<description><![CDATA[Roberta Capanni Bianchi Casa Editrice: Romano Editore Anno: 2013 N.Pagine: 130 Formato: 14&#215;20 Prezzo : 12,00 € Quante ricette buone si possono fare con il pane? Moltissime. Ci sono ricette tradizionali, ricette innovative tutte con un denominatore comune: non sprecare un bene prezioso. Oggi, finiti gli anni dello spreco incondizionato, anche in cucina si torna [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-15009" alt="senonezuppa" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/senonezuppa-176x250.jpg" width="176" height="250" /><strong>Roberta Capanni Bianchi</strong></p>
<p>Casa Editrice: <strong>Romano Editore</strong></p>
<p>Anno: 2013</p>
<p>N.Pagine: 130</p>
<p>Formato: 14&#215;20</p>
<p>Prezzo : 12,00 €</p>
<p>Quante ricette buone si possono fare con il pane? Moltissime. Ci sono ricette tradizionali, ricette innovative tutte con un denominatore comune: non sprecare un bene prezioso.</p>
<p>Oggi, finiti gli anni dello spreco incondizionato, anche in cucina si torna a dare attenzione a ciò che è ancora buono e che ancora può far felice il palato.</p>
<p><em>Roberta Capanni Bianchi è giornalista ma la sua formazione di base è stata dedicata all’attenzione della salute attraverso il cibo essendo dietista. Questo è il suo terzo libro di ricette. Il suo blog: italiagustoesalute.wordpress.com</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>“Quel 18 aprile 1948 che non passa mai” Un libro di Silla Cellino</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Apr 2013 19:55:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silla Cellino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Invito alla lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano 1]]></category>

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		<description><![CDATA[Se si vuole capire perché ancora oggi l’Italia è diversa dalle altre democrazie europee è in quella data, negli avvenimenti che l’hanno preparata e in quelli che sono seguiti, che bisogna scavare.   Perché parlare ancora del 18 aprile 1948 visto che sono passati ben 65 anni e che la maggior parte degli Italiani quel giorno [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Se si vuole capire perché ancora oggi l’Italia è diversa dalle altre democrazie europee è in quella data, negli avvenimenti che l’hanno preparata e in quelli che sono seguiti, che bisogna scavare.   </b><b></b></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-14627" alt="sillacellino" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/04/sillacellino-158x250.jpg" width="158" height="250" />Perché parlare ancora del 18 aprile 1948 visto che sono passati ben 65 anni e che la maggior parte degli Italiani quel giorno nemmeno erano nati?</p>
<p style="text-align: justify;">La risposta è semplice. Perché è allora che si gettarono le basi di un Paese, l’Italia, inserito nell’Europa e nel mondo occidentali, ma diverso dalle democrazie che appartenevano a questo stesso mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu allora che si determinò l’anomalia di una sinistra egemonizzata da un partito comunista e filosovietico, a differenza degli altri paesi europei. Di un partito confessionale, la democrazia cristiana, baluardo della democrazia ma ostacolo ad una serie di conquiste civili ed ai processi di modernizzazione, insormontabile fino alla caduta del muro di Berlino.</p>
<p style="text-align: justify;">Se si vuole capire perché ancora oggi l’Italia è diversa dalle altre democrazie europee è in quella data, negli avvenimenti che l’hanno preparata e in quelli che sono seguiti, che bisogna scavare.   Silla Cellino quegli avvenimenti ce li propone attraverso un libro in quattro capitoli “<b>Frontismo e autonomia: Il PSI dopo il 18 aprile”. </b>E’ una lettura filtrata attraverso gli eventi interni ad un partito, il PSI, che porta la grave responsabilità della scelta frontista, senza la quale non avremmo avuto l’egemonia a sinistra del più grande partito comunista del mondo occidentale. Ed è, il PSI, il partito che pagò un prezzo altissimo per quel suo sbaglio nel momento stesso in cui tutta l’Italia pagava il prezzo di una sinistra non abilitata ad aspirare al governo del Paese, in sana competizione con la Democrazia Cristiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Quel 18 aprile 1948 è lunghissimo perché ancora non  è completamente trascorso. Se ne rinvengono ancora le tracce in quella che è l’anomalia di oggi, il PD, incapace di compiere una scelta di adesione al partito socialista europeo perché condizionato dalla doppia eredità comunista e democristiana. E se ne leggono gli effetti nella scomparsa, dopo decenni di stenti, di una qualsiasi formazione politica che si richiami alla cultura laica, liberale e socialista.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dibattito interno al PSI, negli anni dal 1945 al 1948, cioè dalla Liberazione al voto del 18 Aprile, ci illumina sull’intera vicenda italiana, non solo su quella di un partito. E ci illumina, anche, sulla storia che ne è seguita, fino ai giorni nostri. Grazie anche al rigore e alla meticolosità dell’autore che fa parlare i protagonisti di quel dibattito interno, senza cedere alla tentazione di metterli al servizio delle sue personali opinioni. Vi proponiamo, per ora, i primi due capitoli. In  una seconda puntata vi proporremo gli altri. Buona lettura.  (n.c.)</p>
<h3 style="text-align: left;"><strong>Quel 18 aprile 1948 che non passa mai &#8211; I Capitoli<br />
</strong></h3>
<ul>
<li><a title="“Quel 18 aprile 1948 che non passa mai” Capitolo 1 e 2" href="http://www.pensalibero.it/2013/04/quel-18-aprile-1948-che-non-passa-mai-capitolo-1-e-2/">1948 Frontismo e autonomia Il PSI dopo il 18 aprile &#8211; Capitolo primo e secondo</a></li>
<li><a title="“Quel 18 aprile 1948 che non passa mai” Capitolo 3 e conclusioni" href="http://www.pensalibero.it/2013/04/quel-18-aprile-1948-che-non-passa-mai-capitolo-3-e-conclusioni/">1948 Frontismo e autonomia Il PSI dopo il 18 aprile &#8211; Capitolo terzo e conclusioni</a></li>
</ul>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>“Quel 18 aprile 1948 che non passa mai” Capitolo 3 e conclusioni</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Apr 2013 19:55:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA["Quel 18 aprile che non passa mai"]]></category>

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		<description><![CDATA[Per leggere il primo e secondo capitolo del libro di Silla Cellino fare click sul link sottostante: 1948 Frontismo e autonomia Il PSI dopo il 18 aprile &#8211; Capitolo terzo e conclusioni]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Per leggere il primo e secondo capitolo del libro di Silla Cellino fare click sul link sottostante:</p>
<p><a href="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/04/1948-Frontismo-e-autonomia-Il-PSI-dopo-il-18-aprile-Capitolo-terzo-e-conclusioni.pdf">1948 Frontismo e autonomia Il PSI dopo il 18 aprile &#8211; Capitolo terzo e conclusioni</a></p>
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