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	<title>Pensalibero.it &#187; Cultura</title>
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	<description>periodico on line di informazione laica, liberale, indipendente.</description>
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		<title>Il &#8220;fanciullino&#8221; nel bosco di Tolkien</title>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 20:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Invito alla lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Miscellanea 7]]></category>

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		<description><![CDATA[Simonetta Bartolini Casa Editrice: Edizioni Polistampa Anno: 2013 N.Pagine: 80 Formato: 14&#215;21 Prezzo : 8,00 €  Pascoli: la fiaba, l´epica e la lingua Leggere Pascoli in controluce a Tolkien, analizzare il significato del saggio sul Fanciullino (manifesto teorico della sua poesia) comparandolo con il saggio Sulle fiabe del padre degli Hobbit e scoprire che, seppure i due scrittori appartengano [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b><img class="alignleft size-full wp-image-15220" alt="fanciullinotolkien" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/fanciullinotolkien.jpg" width="220" height="330" />Simonetta Bartolini</b></p>
<p><b>Casa Editrice:</b> <b>Edizioni Polistampa</b><br />
<b>Anno: </b>2013<br />
<b>N.Pagine: </b>80<br />
<b>Formato: </b>14&#215;21</p>
<p><b>Prezzo : 8,00 € </b></p>
<p style="text-align: justify;"><b>Pascoli: la fiaba, l´epica e la lingua</b><br />
Leggere Pascoli in controluce a Tolkien, analizzare il significato del saggio sul Fanciullino (manifesto teorico della sua poesia) comparandolo con il saggio Sulle fiabe del padre degli Hobbit e scoprire che, seppure i due scrittori appartengano a culture, luoghi e tempi diversi, si impegnano in un medesimo progetto: riformulare la scrittura epica in chiave moderna partendo dalla lingua, ricreata, riscoperta, risematizzata, in una parola resuscitata alla vita. Una lingua antica (eppure attualissima) ripescata dal passato (il latino e gli antichi idiomi rurali per Pascoli, il sistema runico per Tolkien) per allestire una sintassi e un lessico contemporanei, anzi addirittura del futuro, affinché anche il balbettio della modernità possa trasformarsi in grandezza alla maniera antica, senza abdicare a se stessa.<br />
In questo saggio, “eretico” rispetto alla critica tradizionale, Simonetta Bartolini guida il lettore alla riscoperta di Pascoli attraverso Tolkien (e in parte anche alla scoperta del Tolkien più profondo), e scopre che l’autobiografismo funebre fino a oggi considerato elemento fondante della poesia pascoliana è solo un pretesto per alludere ad altro.<br />
I cari defunti che popolano, con il loro seguito di simboli (il nido, il cimitero, gli uccelli, le campane, ecc), le raccolte poetiche maggiori: Myricae, I canti di Castelvecchio, i Poemetti, altro non sono che l’antropomorfizzazione delle parole morte, e delle lingue morte in generale, per l’estinzione delle quali, come scriveva Contini, Pascoli provava altrettanta inquietudine e dolore che per i lutti domestici. La poesia così attraverso la fiaba, come la teorizzerà nel 1939 Tolkien, che partecipa del mito, si propone come epos, e offre al lettore Ristoro e Consolazione diviene grande epica della contemporaneità di cui Myricae è il paradigma esemplare e le altre raccolte verticali di un’estetica assolutamente inedita.</p>
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		<title>&#8220;L&#8217;opera lirica italiana patrimonio immateriale dell&#8217;umanità&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 19:53:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donatella Lombardi Viero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Miscellanea 1]]></category>

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		<description><![CDATA[Donatella Lombardi Viero invita i lettori di Pensalibero a firmare una petizione. Sono la moglie di Andrea Viero che ha condiviso con voi tanti suoi pensieri. Uno di questi era il suo amore per la cultura e soprattutto la musica; per questo vi inoltro una petizione che, per salvare i teatri italiani, chiede di dichiarare [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Donatella Lombardi Viero invita i lettori di Pensalibero a firmare una petizione.</b></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-15143" alt="lirica" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/lirica.jpeg" width="239" height="211" />Sono la moglie di Andrea Viero che ha condiviso con voi tanti suoi pensieri. Uno di questi era il suo amore per la cultura e soprattutto la musica; per questo vi inoltro una petizione che, per salvare i teatri italiani, chiede di dichiarare &#8220;l&#8217;opera lirica italiana patrimonio immateriale dell&#8217;umanità&#8221;. Vi chiedo di diffonderla così che chi è interessato possa firmarla. L&#8217;indirizzo web è :</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://firmiamo.it/unesco-opera-lirica-italiana-patrimonio-umanità" target="_blank">http://firmiamo.it/unesco-opera-lirica-italiana-patrimonio-umanità</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">
Vi ringrazio per l&#8217;ospitalità che vorrete dare a questo invito.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>I Simpson e il cinema</title>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 18:37:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Invito alla lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Miscellanea 8]]></category>

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		<description><![CDATA[Michele Galardini Casa Editrice: Felici editore Anno: 2013 N.Pagine: 150 Formato: 15&#215;22 Prezzo : 13,50 €  Un libro divertente rivolto a tutti per scoprire che le più grandi e famose sequenze della storia del cinema sono state riutilizzate dalla serie animata più seguita e idolatrata dell’ultimo quarto di secolo. Kubrick, Hitchcock, Orson Welles, solo per citarne alcuni, pare si [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b><img class="alignleft size-full wp-image-15216" alt="simpsoncinema" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/simpsoncinema.jpg" width="200" height="294" />Michele Galardini</b></p>
<p><b>Casa Editrice:</b> <b>Felici editore</b><br />
<b>Anno: </b>2013<br />
<b>N.Pagine: </b>150<br />
<b>Formato: </b>15&#215;22</p>
<p><b>Prezzo : 13,50 € </b></p>
<p style="text-align: justify;">Un libro divertente rivolto a tutti per scoprire che le più grandi e famose sequenze della storia del cinema sono state riutilizzate dalla serie animata più seguita e idolatrata dell’ultimo quarto di secolo. Kubrick, Hitchcock, Orson Welles, solo per citarne alcuni, pare si trovino a proprio agio nella rappresentazione animata delle celebrità gialle con quattro dita. Scrive l&#8217;autore: “<i>Homer Simpson è un personaggio poliedrico: mangia patatine nello spazio sulle note di Strauss, impazzisce in un albergo sperduto in mezzo ai boschi e cavalca una bomba atomica come fosse un cavallo imbizzarrito</i>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Michele Galardini</p>
<p style="text-align: justify;">________________________________________</p>
<p style="text-align: justify;">nasce nel maggio del 1985 nella tranquilla Pistoia e probabilmente in quello stesso giorno cominciò ad appassionarsi a I Simpson, tanto che oggi gli esperti lo definiscono un caso patologico. Cresce organizzando mostre e rassegne col Centro Multimediale del Cinema, si laureo in cinema prima a Pisa (2009) e poi a Bologna (2011) pubblica racconti, suona con i Fitnia, diventa giornalista, collabora con la redazione locale de Il Tirreno e comincia a fare critica cinematografica su alcune riviste come Mediacritica e Cinit. Nel 2012, assieme ad alcuni pazzi, fonda la rivista di approfondimento culturale CarnageNews ed entra nella redazione del quotidiano on line Reportpistoia. Ogni tanto dorme&#8230;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La Grande Trasformazione: mancata</title>
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		<pubDate>Sun, 05 May 2013 13:38:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianfranco Sabattini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Invito alla lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano 3]]></category>

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		<description><![CDATA[La globalizzazione economica e la critica di Karl Paul Polanyi al credo liberista. “La base principale della critica di Karl Paul Polanyi al credo liberista è il suo saggio La grande trasformazione; i temi in esso contenuto sono oggi riproposti nelle raccolta di testi inediti “Per un nuovo Occidente. Scritti 1919-1958”. La tesi fondamentale di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>La globalizzazione economica e la critica di Karl Paul Polanyi al credo liberista.</b><b></b></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-15034" alt="cop" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/cop-160x250.jpeg" width="160" height="250" />“La base principale della critica di Karl Paul Polanyi al credo liberista è il suo saggio La grande trasformazione; i temi in esso contenuto sono oggi riproposti nelle raccolta di testi inediti “Per un nuovo Occidente. Scritti 1919-1958”.<br />
La tesi fondamentale di Polanyi è la negazione della “naturalità” della società fondata sul funzionamento al suo interno di un mercato autoregolato, ai cui limiti imputa, per gli eventi che si sono succeduti nei primi trent’anni del XX secolo, la crisi strutturale delle società industriali, per il crollo delle quattro istituzioni sulle quali erano state costruite: il sistema dell’equilibrio di potere che per un secolo aveva dato l’illusione che tra le grandi potenze non potessero più scoppiare guerre prolungate e devastanti; la base aurea internazionale, che simboleggiava l’organizzazione unica dell’economia mondiale; il mercato autoregolato che avrebbe dovuto produrre un benessere economico senza precedenti; lo stato di diritto liberale.<br />
Per Polanyi, l’idea di un mercato autoregolato era una mistificazione, in quanto considerava lavoro, terra e moneta alla stessa stregua degli altri beni materiali. Sennonché, per Polanyi, il lavoro era solo un altro nome per indicare un’attività umana che si accompagnava alla vita stessa; questa non era prodotta per essere venduta. Anche la terra era soltanto un altro nome per designare la natura che non era prodotta per il mercato. La moneta infine era solo un simbolo del potere d’acquisto che si formava e si sviluppava attraverso processi convenzionali. Nessuno di questi elementi poteva, perciò, essere considerato un prodotto per la vendita; la loro considerazione come beni e servizi prodotti per il mercato era interamente fittizia. Ciò nonostante, era attraverso questa finzione che erano organizzati i mercati del lavoro, della terra e della moneta. Ma permettere che il meccanismo di mercato fosse l’unico elemento regolatore del destino degli esseri umani e del loro ambiente sociale e perfino della quantità e dell’impiego del potere d’acquisto portava solo alla disgregazione del sistema sociale.<br />
Nessun sistema sociale poteva sopportare gli effetti del funzionamento di un sistema economico fondato su rozze finzioni, neanche per il più breve periodo di tempo, a meno che l’uomo, la natura e l’organizzazione economica e sociale non fossero protette dagli esiti negativi originati dal meccanismo del presunto mercato autoregolato. Gli effetti disgregatori di questo, per quanto abbiano dato luogo ad una serie di resistenze a difesa dell’uomo e della natura, non hanno messo in crisi il liberismo, perché legittimato dalla ricchezza prodotta anche se distribuita iniquamente; esso si è invece trasformato, in un vero e proprio “credo”, fondato, per un verso, sulla rivendicazione apologetica della naturalità delle leggi economiche e, per un altro, sulla difesa dalle critiche, sostenendo che l’incompleta applicazione dei suoi principi era la ragione di tutti i limiti che ad esso venivano attribuiti.<br />
Agli esiti negativi del liberismo potevano essere opposte due soluzioni: il socialismo e il fascismo. Il primo, considerato da Polanyi solo nella sua versione socialdemocratica, esprimeva la tendenza delle società industriali a superare il mercato autoregolato, subordinandolo consapevolmente ad una regolazione democratica. Il fascismo, viceversa, era il frutto della crisi dell’economia di mercato, resa evidente dalla grande depressione del 1929; esso sopperiva alla difficoltà delle classi conservatrici “arginando” i partiti socialisti e sacrificando l’equità sociale e le libertà democratiche.<br />
Non è difficile capire perché il pensiero di Polanyi, dimenticato tra le due guerre, sia stato riscoperto negli ultimi anni per effetto del processo di globalizzazione delle economie nazionali. Nessuno, prima di Polanyi, nel XX secolo, ha analizzato il credo liberista dal punto di vista di tutte le sue implicazioni negative a livello nazionale ed a livello internazionale.<br />
Tuttavia, il capitalismo attuale non può essere “costretto” ad accettare che i sistemi sociali moderni siano organizzati in modo da risultare più giusti e liberi attraverso l’adozione di sempre più estesi e generalizzati “meccanismi vincolistici”; se ciò accadesse sarebbe condizionata in modo eccessivo l’operatività delle singole basi produttive. Giustizia e libertà sono fini ultimi, il cui perseguimento può risultare compromesso se “confusi” con quelli politici del “qui ed ora” e connessi con la liberazione dal bisogno in modo “storicamente determinato”.<br />
Se si manca di separare i fini ultimi da quelli politici, si corre il rischio di subire gli esiti disfunzionali della mancata considerazione della loro inconciliabilità e di dimenticare che se si vogliono progressivamente perseguire, nella stabilità, i fini ultimi della libertà e della giustizia, occorre, non solo regolare il mercato, ma anche sancire la loro istituzionalizzazione pre-politica ed inaugurare un’attività politica finalizzata ad organizzare ed orientare il sistema sociale a consentirne la costante e crescente soddisfazione.</p>
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		<title>Ribelli nello spazio</title>
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		<pubDate>Sun, 05 May 2013 13:23:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Invito alla lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Miscellanea 7]]></category>

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		<description><![CDATA[Bruno Casini Casa Editrice: Editrice Zona Anno: 2013 N.Pagine: 208 Formato: 15&#215;21 Prezzo : 18,00 €  Culture Underground Anni Settanta. Lo Space Electronic a Firenze Attraverso questo libro facciamo un salto nella Firenze degli anni Settanta, nelle sue piazze, i suoi locali, dallo Space Electronic &#8211; dove passarono Van Der Graaf Generator, Atomic Rooster, Canned Heat, Quintessence, Area, Nucleus, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b><img class="alignleft size-medium wp-image-15013" alt="RIBELLI-NELLO-SPAZIO-vert" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/RIBELLI-NELLO-SPAZIO-vert-176x250.jpg" width="176" height="250" />Bruno Casini</b></p>
<p style="text-align: justify;"><b>Casa Editrice:</b> <b>Editrice Zona</b><br />
<b>Anno: </b>2013<br />
<b>N.Pagine: </b>208<br />
<b>Formato: </b>15&#215;21</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Prezzo : 18,00 € </b></p>
<p style="text-align: justify;"><b>Culture Underground Anni Settanta. Lo Space Electronic a Firenze</b><br />
Attraverso questo libro facciamo un salto nella Firenze degli anni Settanta, nelle sue piazze, i suoi locali, dallo Space Electronic &#8211; dove passarono Van Der Graaf Generator, Atomic Rooster, Canned Heat, Quintessence, Area, Nucleus, Rory Gallagher&#8230; &#8211; a La Buccia, dal Banana Moon all’Apis Niger, al Tabasco. Si ascoltavano dischi in vinile e si leggeva la Beat Generation, mentre irrompevano sulla scena della vita il cinema off, le culture psichedeliche, la cucina macrobiotica, le militanze politiche, le prime riunioni gay, le prime discoteche omosex, il teatro sperimentale, la moda freak, le comunità hippy, il rock clubbing, le fughe estive, le vacanze ad Amsterdam: insomma, la cultura underground. Con il contributo di alcuni irriducibili “ribelli”.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Bruno Casini vive lavora a Firenze. Si occupa da sempre di comunicazione e promozione culturale. Laureato in storia del cinema con Pio Baldelli, è stato negli anni Ottanta tra i fondatori della rivista fiorentina Westuff e ha diretto per oltre dieci anni – sempre nel capoluogo toscano – l&#8217;Independent Music Meeting, la prima rassegna italiana delle etichette indipendenti. Primo manager dei Litfiba, ha publicato In viaggio con i Litfiba. Cronache rock dagli anni Ottanta (ZONA, 2009), il libro che ha anticipato la reunion della band. Tra i fondatori del Banana Moon, storico freak-rock club fiorentino, ha dedicato a quell’esperienza il libro omonimo (ZONA, 2008). Ha pubblicato anche 1975: viaggio in Afghanistan (Catcher, 2006) e curato i volumi Tondelli e la musica (Baldini &amp; Castoldi, 1994) e Frequenze Fiorentine (Arcanapop, 2003).</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Se non è zuppa è pan bagnato</title>
		<link>http://www.pensalibero.it/2013/05/se-non-e-zuppa-e-pan-bagnato/</link>
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		<pubDate>Sun, 05 May 2013 13:22:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Invito alla lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Miscellanea 8]]></category>

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		<description><![CDATA[Roberta Capanni Bianchi Casa Editrice: Romano Editore Anno: 2013 N.Pagine: 130 Formato: 14&#215;20 Prezzo : 12,00 € Quante ricette buone si possono fare con il pane? Moltissime. Ci sono ricette tradizionali, ricette innovative tutte con un denominatore comune: non sprecare un bene prezioso. Oggi, finiti gli anni dello spreco incondizionato, anche in cucina si torna [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-15009" alt="senonezuppa" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/05/senonezuppa-176x250.jpg" width="176" height="250" /><strong>Roberta Capanni Bianchi</strong></p>
<p>Casa Editrice: <strong>Romano Editore</strong></p>
<p>Anno: 2013</p>
<p>N.Pagine: 130</p>
<p>Formato: 14&#215;20</p>
<p>Prezzo : 12,00 €</p>
<p>Quante ricette buone si possono fare con il pane? Moltissime. Ci sono ricette tradizionali, ricette innovative tutte con un denominatore comune: non sprecare un bene prezioso.</p>
<p>Oggi, finiti gli anni dello spreco incondizionato, anche in cucina si torna a dare attenzione a ciò che è ancora buono e che ancora può far felice il palato.</p>
<p><em>Roberta Capanni Bianchi è giornalista ma la sua formazione di base è stata dedicata all’attenzione della salute attraverso il cibo essendo dietista. Questo è il suo terzo libro di ricette. Il suo blog: italiagustoesalute.wordpress.com</em></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>“Quel 18 aprile 1948 che non passa mai” Un libro di Silla Cellino</title>
		<link>http://www.pensalibero.it/2013/04/quel-18-aprile-1948-che-non-passa-mai-un-libro-di-silla-cellino/</link>
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		<pubDate>Sun, 28 Apr 2013 19:55:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silla Cellino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Invito alla lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano 1]]></category>

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		<description><![CDATA[Se si vuole capire perché ancora oggi l’Italia è diversa dalle altre democrazie europee è in quella data, negli avvenimenti che l’hanno preparata e in quelli che sono seguiti, che bisogna scavare.   Perché parlare ancora del 18 aprile 1948 visto che sono passati ben 65 anni e che la maggior parte degli Italiani quel giorno [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Se si vuole capire perché ancora oggi l’Italia è diversa dalle altre democrazie europee è in quella data, negli avvenimenti che l’hanno preparata e in quelli che sono seguiti, che bisogna scavare.   </b><b></b></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-14627" alt="sillacellino" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/04/sillacellino-158x250.jpg" width="158" height="250" />Perché parlare ancora del 18 aprile 1948 visto che sono passati ben 65 anni e che la maggior parte degli Italiani quel giorno nemmeno erano nati?</p>
<p style="text-align: justify;">La risposta è semplice. Perché è allora che si gettarono le basi di un Paese, l’Italia, inserito nell’Europa e nel mondo occidentali, ma diverso dalle democrazie che appartenevano a questo stesso mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu allora che si determinò l’anomalia di una sinistra egemonizzata da un partito comunista e filosovietico, a differenza degli altri paesi europei. Di un partito confessionale, la democrazia cristiana, baluardo della democrazia ma ostacolo ad una serie di conquiste civili ed ai processi di modernizzazione, insormontabile fino alla caduta del muro di Berlino.</p>
<p style="text-align: justify;">Se si vuole capire perché ancora oggi l’Italia è diversa dalle altre democrazie europee è in quella data, negli avvenimenti che l’hanno preparata e in quelli che sono seguiti, che bisogna scavare.   Silla Cellino quegli avvenimenti ce li propone attraverso un libro in quattro capitoli “<b>Frontismo e autonomia: Il PSI dopo il 18 aprile”. </b>E’ una lettura filtrata attraverso gli eventi interni ad un partito, il PSI, che porta la grave responsabilità della scelta frontista, senza la quale non avremmo avuto l’egemonia a sinistra del più grande partito comunista del mondo occidentale. Ed è, il PSI, il partito che pagò un prezzo altissimo per quel suo sbaglio nel momento stesso in cui tutta l’Italia pagava il prezzo di una sinistra non abilitata ad aspirare al governo del Paese, in sana competizione con la Democrazia Cristiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Quel 18 aprile 1948 è lunghissimo perché ancora non  è completamente trascorso. Se ne rinvengono ancora le tracce in quella che è l’anomalia di oggi, il PD, incapace di compiere una scelta di adesione al partito socialista europeo perché condizionato dalla doppia eredità comunista e democristiana. E se ne leggono gli effetti nella scomparsa, dopo decenni di stenti, di una qualsiasi formazione politica che si richiami alla cultura laica, liberale e socialista.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dibattito interno al PSI, negli anni dal 1945 al 1948, cioè dalla Liberazione al voto del 18 Aprile, ci illumina sull’intera vicenda italiana, non solo su quella di un partito. E ci illumina, anche, sulla storia che ne è seguita, fino ai giorni nostri. Grazie anche al rigore e alla meticolosità dell’autore che fa parlare i protagonisti di quel dibattito interno, senza cedere alla tentazione di metterli al servizio delle sue personali opinioni. Vi proponiamo, per ora, i primi due capitoli. In  una seconda puntata vi proporremo gli altri. Buona lettura.  (n.c.)</p>
<h3 style="text-align: left;"><strong>Quel 18 aprile 1948 che non passa mai &#8211; I Capitoli<br />
</strong></h3>
<ul>
<li><a title="“Quel 18 aprile 1948 che non passa mai” Capitolo 1 e 2" href="http://www.pensalibero.it/2013/04/quel-18-aprile-1948-che-non-passa-mai-capitolo-1-e-2/">1948 Frontismo e autonomia Il PSI dopo il 18 aprile &#8211; Capitolo primo e secondo</a></li>
<li><a title="“Quel 18 aprile 1948 che non passa mai” Capitolo 3 e conclusioni" href="http://www.pensalibero.it/2013/04/quel-18-aprile-1948-che-non-passa-mai-capitolo-3-e-conclusioni/">1948 Frontismo e autonomia Il PSI dopo il 18 aprile &#8211; Capitolo terzo e conclusioni</a></li>
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		<title>“Quel 18 aprile 1948 che non passa mai” Capitolo 3 e conclusioni</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Apr 2013 19:55:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA["Quel 18 aprile che non passa mai"]]></category>

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		<description><![CDATA[Per leggere il primo e secondo capitolo del libro di Silla Cellino fare click sul link sottostante: 1948 Frontismo e autonomia Il PSI dopo il 18 aprile &#8211; Capitolo terzo e conclusioni]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Per leggere il primo e secondo capitolo del libro di Silla Cellino fare click sul link sottostante:</p>
<p><a href="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/04/1948-Frontismo-e-autonomia-Il-PSI-dopo-il-18-aprile-Capitolo-terzo-e-conclusioni.pdf">1948 Frontismo e autonomia Il PSI dopo il 18 aprile &#8211; Capitolo terzo e conclusioni</a></p>
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		<title>Sicilia la fabbrica del mito</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Apr 2013 19:35:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Rita Monaco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Invito alla lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano 3]]></category>

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		<description><![CDATA[La settimana scorsa si è festeggiata la giornata mondiale del libro. Bella iniziativa ma dovremmo abituarci a leggere sempre e allora la festa potrebbe durare tutto l’anno e le librerie non chiuderebbero. Ne esiste ancora qualcuna, sempre meno ma resistono e l’altro giorno girando fra gli scaffali ho trovato un libro “Sicilia la fabbrica del [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-14892" alt="matteocollura" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/04/matteocollura-169x250.jpg" width="169" height="250" />La settimana scorsa si è festeggiata la giornata mondiale del libro. Bella iniziativa ma dovremmo abituarci a leggere sempre e allora la festa potrebbe durare tutto l’anno e le librerie non chiuderebbero. Ne esiste ancora qualcuna, sempre meno ma resistono e l’altro giorno girando fra gli scaffali ho trovato un libro “Sicilia la fabbrica del mito” di Matteo Collura , titolo intrigante per chi come me, nata in Sicilia a cresciuta “in continente”(come i siciliani chiamano qualunque lembo di terra che non sia l’isola) ama quella terra e ne sente, con un vago senso di estraniamento, la lontananza.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa racconterà mai Matteo Collura, siciliano, biografo di Sciascia, di quel mito che , quasi aura dovuta, pervade e sembra permeare “per grazia di Dio” i siciliani?</p>
<p style="text-align: justify;">Incuriosita ho iniziato a leggere e ho scoperto, fin dalle prime pagine che la Sicilia va scoperta ogni giorno per essere amati a nostra volta e quell’emozione che ti coglie è data da un senso di possesso (della terra nei tuoi confronti) che è allo stesso tempo una sorta di repulsione come se la Sicilia ti volesse ma ti respingesse allo stesso tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">La mia non vuole essere un’esegesi del testo di Collura ma mi piace segnalarvelo e cercare di spingervi a leggerlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Parla di donne questo libro:  di donne del popolo e di donne veramente grandi, parla di Franca Viola e del suo rifiuto al matrimonio riparatore alla metà degli anni ’60, rifiuto che  avrebbe portato, solo nel 1981, a riconoscere che la violenza sessuale sia da considerare non come atto contro la morale ma contro la persona,</p>
<p style="text-align: justify;">Parla di madri, quelle madri costrette “all’urlo nero” davanti al cadavere del figlio, quelle madri costrette a gridare “figgiu beddu, chi ti ha tradito?” Perché per una madre sia essa siciliana sia dell’area mediterranea il figlio è sempre bello e può essere un bandito come Salvatore Giuliano o un magistrato come Paolo Borsellino.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma racconta anche dell’ardore dell’uomo siciliano ed introduce il mito facendo risalire l’uso della “fuiutina” (i due innamorati si allontanavano da casa anche solo per una notte e ai genitori, davanti al fatto compiuto, non restava che accettare il matrimonio) nientemeno che a un dio (Ade rapisce Persefone) e se ancora non lo sai scopri come divennero cognati Vittorini e Quasimodo. Scopri come l’amore portò Bellini, ancora giovanissimo, a morire solo, malato, abbandonato dall’ultima sua conquista, nei pressi di Parigi e capisci ancora di più e meglio la tragedia de “Il bell’Antonio” di Brancati o l’insoddisfazione del protagonista di “Don Giovanni in Sicilia”.</p>
<p style="text-align: justify;">In Sicilia, l’isola in cui “il diavolo ha preso moglie” (appunto Ade che preso dalla bellezza di Persefone la vuole a tutti i costi) tutto diventa mito e tutto è mistero.  Anche la mafia rischia di diventare mito nei libri e nei film di chi non tutto conosce e non tutto approfondisce mentre chi la conosce e mette in guardia (Sciascia appunto) viene emarginato e guardato con sospetto. Basti pensare al “Salvatore Giuliano” di Michael Cimino in cui il bandito viene presentato come un novello Robin Hood.</p>
<p style="text-align: justify;">E l’isola si scopre luogo in cui tutto può accadere, tutto è possibile perché lo Stato è lontano anni luce sia dai vessati che dai vessatori e così Dalla Chiesa, Falcone, Borsellino e le loro scorte vengono sacrificati mentre la mafia può vantarsi di aver dato una lezione all’intero Paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Spariscono documenti importanti, forse i nomi “importanti” di veri collusi con la mafia, spariscono la borsa di Dalla Chiesa e quella di Borsellino. Si ritrovano entrambe ad anni di distanza ma vuote. Dell’agenda rossa di Borsellino si sono perse le tracce mentre dopo 31 anni solo ieri è riapparsa ovviamente vuota la borsa del Generale Dalla Chiesa. Sicilia terra di miti e di misteri dunque, ieri come oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma oltre questo la Sicilia è una terra di bruciante bellezza, una terra aperta all’accoglienza, una terra la cui popolazione ha respirato la cultura di tanti altri popoli, una terra che ti apre nuovi orizzonti. Una terra che vale la pena di visitare, una terra in cui l’odore del mare si mischia con quello dei gelsomini, una terra che al tramonto tinge di rosa i templi greci e romani. Da conoscere e amare, soprattutto dopo aver letto il libro di Matteo Collura  “Sicilia la fabbrica del mito”. Longanesi editore  2013-</p>
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		<title>La formula per la felicità</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Apr 2013 19:18:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adalberto Scarlino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Invito alla lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Miscellanea 4]]></category>

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		<description><![CDATA[Le azioni positive sono quelle che più di altre sembrano stare a cuore alla nostra giovane scrittrice, che, partendo da una originale citazione di Albert Einstein (la vita è come andare in bicicletta, per mantenere l’equilibrio devi muoverti), ci invita ad avere coraggio. (www.laformulaperlafelicita.it). E’ giovane, brillante, volitiva. E ha scritto un libro sulla felicità. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Le azioni positive sono quelle che più di altre sembrano stare a cuore alla nostra giovane scrittrice, che, partendo da una originale citazione di Albert Einstein (<i>la vita è come andare in bicicletta, per mantenere l’equilibrio devi muoverti</i>), ci invita ad avere coraggio. <i>(www.laformulaperlafelicita.it).</i></b></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-14812" alt="9788890844508" src="http://www.pensalibero.it/wp-content/uploads/2013/04/9788890844508.jpg" width="164" height="240" />E’ giovane, brillante, volitiva. E ha scritto un libro sulla felicità. Anzi, su “la formula per la felicità”. Perché , dice Silvia Righeschi, “c’è qualcosa di straordinario che unisce la matematica alla vita dell’essere umano”: la “giusta formula”. Che è, appunto, il tema, l’oggetto della ricerca di questo libriccino accattivante, scritto con capacità analitica e dialettica, con piglio sicuro e personale.</p>
<p style="text-align: justify;">La felicità non è un’utopia. Dunque è importante l’approccio alla vita. Differente tra persone e persone; che, tutte, Silvia descrive con ironia, accompagnandole allo specchio perché possano vedere limiti, difetti, errori che le allontanano dai binari della felicità. Ecco le “persone arrabbiate”, poi le “stand-bay”, alle quali contrappone le persone felici che – dice – amano imparare… difficilmente giudicano… sanno che esiste l’errore, ma “non hanno paura di sbagliare poiché per loro niente è irrimediabile se non un rimpianto”.</p>
<p style="text-align: justify;">La “formula” si articola su salute, libertà, azioni positive, che, insieme, possono concorrere alla realizzazione di una vita felice.</p>
<p style="text-align: justify;">E se la salute è analizzata scientificamente nelle trentacinque pagine del capitolo a lei dedicato, il discorso sulla libertà è breve, essenziale, perché – secondo Silvia – il successo di una vita non è dato da denaro e potere, ma dalla quantità di libertà (e felicità) di cui disponi e godi.</p>
<p style="text-align: justify;">Otto i capitoli di questo originale manuale.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel primo, la presentazione della formula: felicità, salute, libertà, azioni positive.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel secondo l’analisi della salute, con l’invito a “prenderti cura del tuo corpo, consapevolmente” e con amore, dando importanza, tra l’altro, ad una corretta alimentazione. Alla quale è riservato</p>
<p style="text-align: justify;">il terzo capitolo, un trattatello che va dall’esame di vitamine, proteine, carboidrati, fino alla valorizzazione dell’elemento acqua: la nostra “sor’aqua, molto utile et humile et pretiosa et casta” secondo lo spirituale Francesco; essenziale per rendere “facili e regolari“ le funzioni del corpo secondo la nostra concreta Silvia.</p>
<p style="text-align: justify;">Interessante il discorso sullo stress: con quadruplice spiegazione, etimologica, psicologica, scientifica, analitica; e con puntuale distinzione in eustress, lo stress “buono” , che spinge al raggiungimento degli obbiettivi, e distress,quello “cattivo”, da combattere, perché induce a scompensi, fisici ed emotivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Paginette intense quelle dedicate alla libertà, nelle quali, rovesciando luoghi comuni e superficiali, Silvia tratta la libertà in relazione al tempo: per dire che l’ossessione di tanti, di troppi, quella di non avere tempo, “ti impossibilita all’azione più grande che esista, quella di conoscere te stesso e di capire chi veramente sei”; e per passare successivamente a denunciare i fattori che limitano, mortificano la libertà, primi tra i quali – ed è denuncia di attuale evidenza – “la dipendenza dai giudizi, dalle aspettative, dagli standard che la società impone”; perché –  attenti! – solo chi non si cura di queste tre ossessioni riesce ad essere felice.</p>
<p style="text-align: justify;">Le azioni positive, poi, sono quelle che più di altre sembrano stare a cuore alla nostra giovane scrittrice, che, partendo da una originale citazione di Albert Einstein (<i>la vita è come andare in bicicletta, per mantenere l’equilibrio devi muoverti</i>), ci invita ad avere coraggio; meglio, ad avere cuore nella vita, a non essere inerti, a interrogarsi su quello che sia possibile fare. E propone un crescendo rossiniano di quesiti ( Cosa potresti “cambiare” nella tua vita per essere più felice? Cosa potresti “smettere” di fare per essere più felice? Cosa potresti fare di “nuovo” per essere più felice ?&#8230;&#8230;.. ) , esortando il lettore a rispondere: per smettere, proprio attraverso consapevoli risposte, di ignorare le cause del non sentirsi felice.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro capitolo è dedicato ai “fattori esterni” che influiscono sulla nostra vita. Qui sono pertinenti ed attuali le considerazioni sull’ambiente a noi circostante, sulle luci, i colori, la musica e, soprattutto, i silenzi. Il silenzio; del quale, da tempo, ci è stato tolto il diritto a godere. Perché ci siamo assuefatti al rumore, denuncia Silvia; che domanda: perché per tanti “è così drammatico restare soli con i propri pensieri”? Perché, d’altra parte, tanti rifiutano quel “particolare tipo di approccio costruttivo al silenzio chiamato meditazione”? Meditare – si legge nelle ultime pagine – porta chiarezza mentale e contribuisce al nostro equilibrio interiore.</p>
<p style="text-align: justify;"> Proprio questo, un felice equilibrio interiore, è l’obbiettivo che Silvia ci addita.</p>
<p style="text-align: justify;">Acuta e ironica, come il suo sguardo ( guardatela, nella piccola foto in quarta di copertina ); diretta</p>
<p style="text-align: justify;">( dà del tu al lettore , e lo incalza, con parole nette, provocatorie talora, ma, alla fine,</p>
<p style="text-align: justify;">affettuose ) ; determinata e fiduciosa .</p>
<p style="text-align: justify;">Giovane scrittrice, di trentasei anni.</p>
<p style="text-align: justify;"> Ricerca, elabora, offre “la formula per la felicità”.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi!</p>
<p style="text-align: justify;">Incoraggiante, no ?</p>
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