Caro PD: meno Palazzo e occhio ai consigli interessati

Al Pd, oggi, stampa e poteri economici chiedono di fare da tramite con i nuovi vincitori, sostenendo un governo pur che sia.

di Nicola Cariglia | 12 Marzo 2018

Mi auguro che il PD sappia resistere alle pressioni interessate di chi vorrebbe spingerlo ad ammainare bandiera bianca dopo la sconfitta elettorale. Oltretutto in maniera subdola: profittando del  vuoto determinato dalle dimissioni di Renzi e insinuando che del PD sarebbe la responsabilità se non si riuscisse a formare un governo. E perché mai? Ad autoproclamarsi vincitori sono in due, non uno solo. E lo stanno facendo fino dai primi exit poll: Di Maio a nome dei 5 Stelle, primo partito; Salvini a nome del centrodestra, prima coalizione. L’uno ha raccolto tra il 32 ed il 33% dei voti; l’altro tra il 37 ed il 38. E se non si formasse un governo, la colpa sarebbe del PD e del suo 18%?  Sarà ragionevole, dico io, distribuire in proporzione le responsabilità ?

Chi vorrebbe spingere il PD verso il governo, senza nemmeno prendersi la briga di indicare per fare cosa, afferma che tale sarebbe la richiesta, nientedimeno che dell’Europa, dei mercati, dell’Occidente, e via esagerando. No, diciamola la verità: a volerlo è l’interesse di quei soggetti economici che temono di restare tagliati fuori dalla influenza sul governo. Non a caso le pressioni vengono esercitate soprattutto a mezzo stampa: la stampa di riferimento di quei poteri che hanno flirtato sempre con i governi e ultimamente con i governi sostenuti dal PD. Al Pd, oggi, si chiede di non recidere quel legame e di fare da tramite con i nuovi vincitori, sostenendo un governo pur che sia.

Penso che il PD, se vuole risorgere, debba assolvere una missione totalmente diversa. Che è quella di contribuire assieme ad altri, organizzati o meno, a fare nascere una forza di sinistra di ispirazione laica e socialdemocratica, che si candidi presto alla guida dell’Italia.  Brutalmente: meno Palazzo e più popolo. A furia di stare al governo, magari per senso di responsabilità, tutti finiscono fatalmente per perdere i contatti con la gente e per considerare la presenza nelle Istituzioni il modo più efficace di fare politica. E dimenticare quanto sia importante il modo in cui si sta al governo.

Ma attenzione: nessuno incita a fuggire dalle responsabilità. E sarebbe sbagliato anche dare questa impressione. Reagisca, dunque, il PD al pressing della stampa e dei poteri economici che vorrebbero spingerlo frettolosamente al governo. Dica chiaro e forte quali sono le sue condizioni per una eventuale partecipazione. Senza alzare la posta, ma con determinazione, attingendo alle proprie idee e alla propria storia. Ma non si faccia rinchiudere nel recinto istituzionale. C’è da costruire una forza di governo molto più ampia che non il solo PD. Si metta assieme tutto ciò che è possibile quanto meno federare, se non amalgamare. Si abbia il coraggio di coinvolgere, usando tutta la pazienza necessaria, le tante piccole espressioni della cultura, della storia e della politica laica, liberale, socialista e radicale. Non si abbia paura della contaminazione che ne risulterebbe.  Proprio questo è necessario: assemblare tutti i filoni culturali che rappresentavano le varie sfaccettature della sinistra italiana per affrontare assieme il futuro dando vita ad un soggetto nuovo.

Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un'intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana. Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell'Aeroporto di Firenze. Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

20 commenti

  1. Paolo Francia

    Intanto, chi sfiducia l’Italia, è l’Europa, che come al solito decide cosa è buono e giusto, cosa sia democratico e cosa non lo sia.
    Preoccupano le politiche dei 5 stelle e della Lega, che ancora non hanno detto A, mentre invece quelle dello sgangherato Gentiloni, di Renzi e di Monti andavano bene?!?
    Qui non basta votare per cambiare, biosgna proprio uscire da questo fardello che si chiama Europa, soffrire anche di piu, ma alla lunga sarebbe veramente meglio. Affamati poco a poco da Merhel & Macron (bibi’ e bibo’) e strangolati a fuoco lento, oppure andarsene, con conseguenze pesanti all’inizio, ma forse alla lunga eviteremmo il crollo, già previsto, dell’euro e dei nostri risparmi.

  2. marzio siracusa

    Caro Nicola, francamente non vedo perché un elettore di 5S o Lega debba rientrare nella categoria degli sfiduciati, e l’elettore del PD o di qualsiasi forza autodefinitasi moderata in quella dei fiduciosi. Mi sembra che a prescindere si sia bloccati sugli assetti storico ideologici del parlamentarismo otto novecentesco. Vero che sinistra e destra non sono affatto morte, ma è pur vero che hanno cambiato maschera, attori, interpreti e pubblico.

    • Mi sono evidentemente spiegato male. Gli sfiduciati ai quali mi rivolgo sono gli elettori di sinistra, tutta, nessuna frazione esclusa. A loro soprattutto mi rivolgo. Gli elettori di Lega e 5Stelle sono fin troppo fiduciosi.

  3. Paolo Francia

    Esatto Nicola, infatti è cosi! Dovranno trovare alleanze e convincere sui temi. Ma l’atteggiamento del PD è puerile, semplicemente puerile! Quel tono “e ora ve la cavate voi”, è stupido, loro nella stessa situazione cosa avrebbero fatto?!? Tanto piu che, loro sono i responsabili del risultato, sia dell’ingovernabilità (già chiara prima del voto) e della loro debacle, allora che siano almeno rispettosi e collaborativi.

  4. NICOLA CARIGLIA

    Caro Marzio,

    ti rispondo con estrema semplicità. Esistono i partiti (nessuno dei quali, da tempo, ha il mio apprezzamento) ed esiste la gente che vota per quei partiti. La mia esortazione è rivolta, appunto, alla gente che vota certi partiti e che attualmente è sfiduciata.

  5. marzio siracusa

    Caro Nicola, mi sfugge come il PD possa costituire l’asse di una sinistra laica e socialdemocratica, se da un ventennio è il pascolo prediletto della sinistra cattolica e liberal. Mi sembra si prosegua nello stesso errore di sottovalutare come il cattolicesimo politico alteri qualsiasi impostazione su cui posa gli artigli. Il PD è un partito cattolico ma molto meno a sinistra di quanto lo fosse la DC di Zaccagnini, la verniciatura liberal e politically correct non può ingannarci sulla sua laicità. Lo dimostra la stessa reazione infantile di fronte alle difficoltà di 5S e destra a formare il governo. In sostanza il ragionamento del PD è quanto di più piccino si possa politicamente concepire: avete vinto e ora guardiamo se siete bravi a governare. Dove il Partito Democratico diventa il Partito Dispettoso, e infatti basta ascoltare Orfini per avvertire l’obbligo della riforma degli asili nido. No, la sinistra laica e socialdemocratica non verrà mai da questa gente, da un partito dove il segretario plurisconfitto finge di dimettersi in realtà sperando che nuove elezioni lo rimettano subito in gioco. Ma ci rendiamo conto di quali miserabili stiamo parlando? O la verità fa paura?

  6. NICOLA CARIGLIA

    Caro Paolo,

    riscrivo cose che ho già scritto per rispondere a cose che hai già scritto. Le elezioni le vince chi poi si trova in condizione di fare un governo. Altrimenti significa avere partecipato ad una marcialonga amatoriale. Del resto sono in due, tra loro contrapposti, a dire di avere vinto, e ad implorare i voti del PD “reietto”; e questo la dice tutta. Se nessuno riesce a fare il governo, significa che tutti hanno perso, in primo luogo il Paese. Caro Tomassoni, la mia proposta, in realtà, guarda oltre il governo, probabilmente rachitico, che si formerà. ” Tutte le componenti di sinistra, socialiste, laiche,radicali dovrebbero impegnarsi in un nuovo movimento che abbia poi il battesimo elettorale.

    • Paolo Francia

      Nella tua analisi, parziale, dimentichi che il risultato delle urne è scaturito dalla scellerata legge elettorale che il PD ha scritto e fatto approvare! Quindi niente discorsi ripetitivi nel dire che il solo responsabile dello sfacelo è il PD!
      Se, nell’interesse del Paese e non della loro bottega oscura, le persone con cervello andranno a sostenere il primo partito vincitore, sarebbe una bella cosa, non credi?!? Altrimenti, se ci tieni tanto, che cambino legge elettorale, allora alla seconda volta il PD scomparirà, e si avrà finalmente un governo 5 stelle. Che, mi pare, sia la volontà espressa dall’elettorato, nonostante gli imbrogli della legge! Allora, se per te sia giusto perdere mesi o un anno, oper rivenire dove già siamo, non lamentarti poi delle condizioni di questo Paese. Il PD, nelle urne, si è già riversato nel M5S, ma fai fatica a capirlo e/o accettarlo.

      • NICOLA CARIGLIA

        Cioè, il 32% da diritto a governare l’Italia, altrimenti è truffa. Dunque, il centrodestra che ha raccolto il 37 ha diritto a governare l’Europa….

        • Paolo Francia

          Io, Nicola, ti dico solo questo, continuate con questa polemica sterile e avrete la protesta nelle piazze, essendoci nelle urne già stata. Tutto questo arrampicarsi sugli specchi per sminuire una vittoria e anche la sconfitta (del PD di Renzi!) puzza di giochini democristiani e pentapartitici.
          Non un “mea culpa” da questa gentuglia del PD, non una! Come te, sperano nel disastro di un governo che non sia guidato da loro, cosa vuoi che ti dica, solo che non vi saranno “rilanci”, né “rinascite”, il partito a sinistra è ormai morto. La gente non lo vuole piu’.
          Macron, comunquem governa con molti meno voti, e meno elettori……allora si, se il Movimento 5 stelle non governa, si , per me è truffa!

          • NICOLA CARIGLIA

            Se il Movimento 5Stelle trova i voti, governa. Nessuno lo impedirebbe. Li chieda i voti e sia così bravo da convincere. Si chiama democrazia, Paolo. Altrimenti, si può governare lo stesso, ma si chiama fascismo, comunismo, nazismo, totalitarismo, etc.

  7. nando tomassoni

    L’articolo e la proposta sono interessanti. Se ho ben capito, tutte le componenti di sinistra, socialiste, laiche,radicali, dovrebbero confederarsi poi unirsi in un progetto comune da sottoporre/imporre per concedere un appoggio. Ma fino ad ora ognuno è andato per la sua strada. Come potrebbe compiersi il miracolo?

  8. Paolo Francia

    Non si capisce, Nicola, come tu possa scrivere che i vincitori delle elezioni si sono “autoproclamati” tali! Sono gli elettori che li hanno proclamati vincitori, ti sfugge un dettaglio grosso come una trave.
    Quanto alle sorti del PD, non farti illusuioni, non ci sarà rinascita, non ci sarà cambiamento neppure.
    Le “dimissioni” di Renzi sono la patacca piu grossolana del dopo voto, avrebbe dovuto imparare dal leader del PS francese, Benoit Hamon, del quale dalla debacle elettorale, si sono perse le tracce, cosi si fa, in un Paese normale, in Italia invece gli sconfitti fingono di farsi da parte, niente han capito della sconfitta (sono gli italiani che non hanno capito la bontà della sua grande opera e il suo spessore di statista) e, guarda caso, invece di indire subito il congresso per trovare un nuovo segretario che cambi drasticamente la guida delle macerie che Renzi ha lasciato, no, insistono sulla stessa linea.
    Schultz, sconfitto, diceva le stesse cazzatine stizzite, ora governa con la Merkel.
    Il PD è un partito del nulla, non piu di sinistra perché il suo capo faceva l’andi rivieni alla Silicon Valley, e ormai complice della finanza europea, quindi destinato cosi come è a esaurirsi sempre di piu.
    L’unica possibilità che hanno, ma anch’essa con scarsissima possiblità di successi, è di eleggere Emiliano a capo, non lo faranno, perché significherebbe aver capito la lezione che gli elettori gli hanno impartito.

  9. Bello. Ma per farlo bisogna prima di tutto che “le tante piccole espressioni della cultura, della storia e della politica laica, liberale, socialista e radicale” si iscrivano al PD.
    Se “si decide di farlo” io sono pronto a rientrare nel PD, con una precisazione: nei posti chiave non ci devono andare “gli amici”, ma quelli “bravi e competenti”

  10. Penso che il Pd abbia già fatto troppo danno ai ceti più deboli.
    Gli altri non potranno sicuramente fare peggio.

  11. alberto ceccarini

    SILLA SEI TU?

  12. Silla Cellino

    In sostanza, Nicola, siamo giunti per diverse vie, alla medesima conclusione: cioè che il PD deve rappresentare quell’area larga della sinistra in cui possa giocare il suo ruolo una corrente socialista, riconoscibile e magari organizzata. E tutto il resto di conseguenza è a valere non solo per l’Italia.

  13. Gian Franco Orsini

    In sintesi: quale dovrebbe essere jl programma di un soggetto nuovo della sinistra italiana? Quali sono i soggetti economici che spingono il PD al governo? Confindustria?

  14. luciano pallini

    devo dire che la prospettiva è questa senza dimenticare il ruolo che la personalità ha sempre nel plasmare una storia.

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