Cardillac apre con successo l’81° Maggio Musicale

L’opera, restituita nella prima versione del 1926, è ispirata ad un racconto di Hoffmann e tradotta in libretto da Fernand Lion.

di Luca Summer | 14 maggio 2018

La scelta coraggiosa di inaugurare l’81° Maggio Musicale con un’opera complessa e di rara esecuzione come Cardillac di Paul Hindemith è stata premiata da un grande successo, sebbene il compositore tedesco non sia così facilmente fruibile per un vasto pubblico. Eppure Cardillac – messa in scena a Firenze l’ultima volta nell’ormai lontano 1991, in una storica edizione firmata dalla coppia Bartoletti-Cavani – ha pienamente convinto tanto sul piano musicale quanto su quello registico-scenografico; merito, anzitutto, della direzione orchestrale attenta, meticolosa e penetrante di Fabio Luisi, al suo debutto come direttore musicale al  festival fiorentino. Il direttore genovese ha scandagliato con estrema cura l’ardua partitura, caratterizzata da un organico in cui i fiati la fanno da padrone rispetto agli archi, e ne ha saputo magistralmente delineare le fitte trame contrappuntistiche, la timbrica cristallina e l’allucinata tensione espressiva, avvalendosi dell’ottima preparazione degli strumentisti del Maggio.

L’opera, restituita nella prima versione del 1926, è ispirata ad un racconto di Hoffmann e tradotta in libretto da Fernand Lion; ha come protagonista Cardillac, eccezionale orafo (vissuto ai tempi di Luigi XIV), in grado di realizzare meravigliosi gioielli, i cui acquirenti però vengono barbaramente assassinati. Autore degli omicidi, come presto si capisce, è lo stesso orafo, ossessionato dall’idea di distaccarsi dai suoi capolavori e di accettare che altri possano possederli. Cardillac farà una brutta fine, massacrato dalla folla impazzita dall’odio verso di lui, nonostante egli confessi apertamente i suoi omicidi. Dunque una vicenda tenebrosa, criminale e perfettamente inserita dall’intelligente regia di Valerio Binasco – esordiente in campo operistico – in un’atmosfera cupamente noir e in un’epoca presumibilmente contemporanea a quella di Hindemith, dove i riferimenti al clima dell’espressionismo tedesco anni ’20 erano riconoscibili soprattutto in alcune strutture dell’impianto scenografico di Guido Fiorato, richiamanti la futuristica Metropolis di Fritz Lang.

Ottimo il cast dei cantanti, soprattutto Martin Gantner, un Cardillac potente e coinvolgente, e Gun-Brit Barkmin, nella parte della Figlia, dotata di una voce avvolgente e tecnicamente inappuntabile; ma validi interpreti sono stati anche Ferdinand von Bothmer (l’Ufficiale), Pavel Kudinov (il Mercante d’oro), Joahnnes Chum (il Cavaliere), Jennifer Larmore (la Dama) e infine i coristi del Maggio, perfettamente istruiti da Lorenzo Fratini.

 

Luca Summer

 

Diplomato in pianoforte presso il Conservatorio Luigi Cherubini di Firenze, si è laureato presso il Dipartimento di Storia della Musica presso l’Università di Firenze. Insegnante di Storia della Musica in varie scuole ed associazioni, è specializzato nei compositori del 19° e 20° secolo. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni.

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