Buoni e cattivi esempi, cosa non fare (ma usuale a Firenze)

di Valerio Parigi | 26 Nov 2018

L’elencazione di tutte le magagne, gli sfondoni, le follìe della in-ciclabilità fiorentina, famose nel mondo, richiederebbero ponderosi tomi. Solo qualche accenno, iniziando con un esempio lodevole:

  • Strano ma vero, l’anello dei viali(del 90!!) è forse l’unica valida realizzazione di infrastruttura ciclabile a Firenze: continuità, separazione dal traffico, ecc. Nonostante alcune successive geniali pensate dei burocrati del peggioramento.
  • Pessimeinvece le piste ciclabili in promiscuo con i pedoni, per es. sui lungarni Cellini, Serristori, Vespucci (in parte). I progettisti hanno letto un manualetto di poche pagine sulla ciclabilità?
  • mancanti attraversamenti ciclabilialle intersezioni tendono ad avvicinarsi ad attentati all’incolumità dei cittadini, ma c’è di peggio: in vari casi attraversamenti ciclabili pre-esistenti sono stati trasformati volutamente in strisce pedonali
  • chilometri sulla carta: per raggiungere gli spesso sbandierati 80 km di ciclabili, sono stati conteggiati i vialetti delle Cascine
  • Si potrebbe continuare con i buchi neridi interi pezzi di città, e altre meraviglie.

Alla radice: scarsi o inesistenti indirizzi politici, tutto viene affidato a “tennici” della DirezZione Im-Mobilità famosi nel mondo per far male, non fare e anche disfare.

 

Valerio Parigi

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