Breve cronaca di un ordinario XX Settembre

Ricorrenze di questo genere dovrebbero avere importanza decisiva per formare un senso di appartenenza e di cittadinanza – se non di amor patrio nelle nuove generazioni.

di Alberto Lopez | 2 ottobre 2017

Come di consueto il venti settembre a Firenze si è celebrata la ricorrenza della Breccia di Porta Pia ( 1870 ) che sancisce la fine del potere temporale della Chiesa e il ricongiungimento di Roma all’Italia, grazie alla costanza di alcune associazioni – tra queste il Circolo Piero Gobetti e la Fondazione Ernesto Rossi e Gaetano Salvemini che per prime hanno ripreso la tradizione interrotta nel Dopoguerra – con la partecipazione istituzionale garantita quest’anno dal consigliere comunale Andrea Ceccarelli. Meno consueto, invece, è stato il luogo: essendo l’obelisco ai Caduti di piazza Unità d’Italia inaccessibile, a causa dei lavori in corso per la tranvia, la commemorazione è avvenuta in piazza Santa Maria Novella, davanti alla lapide posta all’ingresso di Palazzo Pitti Lorenzi che ricorda il discorso che Giuseppe Garibaldi fece ( quasi ) esattamente centocinquanta anni fa – 22 ottobre 1867 – dove fu pronunciata la storica frase ‘O Roma o morte’ in occasione dei preparativi della spedizione che si concluse negativamente a Mentana. Infatti, allora, come è stato ricordato nell’appassionato e appassionante intervento che Sergio Casprini ha fatto a nome del Comitato Fiorentino per il Risorgimento, mancavano le condizioni perché l’azione militare per liberare Roma potesse avere buon esito, sussistendo ancora la protezione militare che la Francia garantiva allo Stato Pontificio. E senza l’assenso francese la situazione politica italiana non poteva mutare. Di questo Cavour ne era stato sempre consapevole, non a caso era considerato il più grande statista della sua epoca ( “allo stato attuale in Europa è il solo vero uomo politico, ma disgraziatamente è contro di noi. È il conte di Cavour.” – Klemens von Metternich ) e non incidentalmente l’unificazione dell’Italia avvenne sotto la sua scaltra regia. Ma il filo che lega l’intervento di Casprini a quello di Ceccarelli che lo ha preceduto, sta nel riconoscere l’importanza che la celebrazione di ricorrenze di questo genere dovrebbero avere nella formazione di un senso di appartenenza e di cittadinanza – se non di amor patrio ( che nulla ha a che vedere con il nazionalismo ) – nelle nuove generazioni, minato, invece, da iniziative come quella pugliese di istituire una giornata della memoria per i meridionali morti in occasione dell’unificazione italiana, come se si trattasse di vittime di stermini novecenteschi o la promozione di referendum in Lombardia e Veneto che aumentano le spinte centrifughe di una malintesa autonomia regionale. La commemorazione è proseguita nel Salone della Fratellanza Militare, dove sono intervenuti Valerio Giannellini per la Fondazione Ernesto Rossi e Gaetano Salvemini e Massimo Lensi per l’Associazione per l’iniziativa radicale “Andrea Tamburi”. Di loro vorrei ricordare il richiamo al presente. In primo luogo, quello riferito alla scarsezza, se non all’assenza, di spazio che viene riservato nei media al confronto tra diverse visoni dell’etica e della società con pesanti ripercussioni sulle libertà individuali. Si pensi, ad esempio, al testamento biologico. Perché quello dello scontro dialettico è una questione di metodo non certo marginale, secondo la migliore tradizione liberale lasciataci da Einaudi. Viene da ricordare, per inciso, che alcuni dei capolavori del pensiero occidentale sono stati scritti proprio in forma di dialogo, dove prima vengono contrapposte le tesi discordanti per poi cercare di arrivare ad una sintesi che proponga soluzioni che prima non c’erano. Oppure, che lo scienziato che più ha contribuito all’affermazione della meccanica quantistica – alla quale si devono i più importanti sviluppi tecnologici recenti – fu proprio colui che più l’ha osteggiata: Einstein ( sono entrati nella storia della scienza i congressi Solvay dove si è consumato lo scontro intellettuale con il collega Bohr ) che con le sue sottili critiche ha dato l’impulso maggiore per una più chiara definizione e sistematizzazione degli aspetti più delicati di questa disciplina. Poi, la questione della laicità dello Stato. Perché se è vero che oggi è garantita formalmente, c’è da chiedersi quanta ve ne sia realmente nello Stato italiano. Al di là della risposta che si può dare, una via ce l’ha indicata Fabio Bertini, per il Coordinamento Nazionale Associazioni Risorgimentali, con il suo consiglio all’impegno per l’affermazione proprio di quei valori di libertà, di laicità e di tolleranza che si ricordano in questa occasione. E con riferimento ai media non si può fare a meno di ringraziare Radio Radicale – modello di servizio pubblico esercitato da un privato, che dovrebbe far riflettere chi di dovere e suggerire qualche rimedio al discredito in cui versa l’informazione tradizionale ed ufficiale – che ha effettuato le riprese. Vorrei, infine, ricordare Armando Niccolai, che ha parlato per la Fratellanza Artigiana d’Italia, con la citazione di alcuni articoli della Costituzione della Repubblica Romana del 1849 che sono ancora oggi un esempio, in parte, non eguagliato: “La sovranità è per diritto eterno nel popolo.. ( che ) è costituito in repubblica democratica”. “Il regime democratico ha per regola l’eguaglianza, la libertà, la fraternità”, che inevitabilmente ha portato a rievocare una vecchia, ma non superata, discussione, tanto cara ai laici ed ai liberali, su quali siano i principi che meriterebbero davvero di comparire all’inizio della nostra Carta fondamentale. Erano presenti anche il Circolo Fratelli Rosselli, l’Associazione veterani e reduci garibaldini, l’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti e Firenze Radicale-Per gli Stati Uniti d’Europa. Il tutto più che moderato, animato, come suo solito, da Adalberto Scarlino. Vogliate scusare errori e dimenticanze, ma non era nelle mie intenzioni fare una cronaca completa e mai avrei potuto riuscirci, piuttosto, ho colto il pretesto per ricordare solo alcuni fatti salienti mescolati a impressioni personali che l’occasione mi ha suggerito, con l’auspicio di invogliare chi non c’era a prendervi parte il prossimo anno, perché, anche se questa è stata la breve cronaca di un ordinario XX settembre, quello che si è celebrato è davvero straordinario e si fatica a rendercene pienamente conto. Per farlo, forse, basterebbe ipotizzare anche solo per un istante che questo evento non fosse mai avvenuto e quali conseguenze avrebbe potuto avere sull’oggi.

Alberto Lopez

Laureato in Fisica è stato segretario provinciale fiorentino del PLI (2010-12). Socio del Circolo Culturale Piero Gobetti di Firenze fa parte del Comitato Fiorentino per il Risorgimento

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