Bombe di fuoco in autostrada

Gli ammodernamenti e i lavori in sicurezza stradale dovrebbero essere tra le priorità. Non per andare più veloci ma per la vita della gente. Pensiamoci prima della prossima strage.

di Fabrizio Binacchi | 8 gennaio 2018

Fra tre o quattro giorni ci saremo già dimenticati della povera e sfortunata famiglia francese distrutta, in un primo pomeriggio d’inizio anno, tra un camion di ghiaia e un autocisterna che trasportava liquido infiammabile, la cui esplosione ha provocato, tra Brescia e Manerbio sulla A21, un inferno di fuoco.

Nella loro utilitaria i tre adulti e i due bambini in vacanza in Italia sono rimasti  schiacciati e carbonizzati. La dura legge della cronaca. Oggi piangiamo domani dimentichiamo.

Chi ha in mano la gestione della sicurezza stradale dovrebbe piangere ma non dimenticare. Dovrebbe piangere e poi rimediare. Possibile che in tempi di tecnologia assoluta non si riesca a prevenire incidenti simili? Perché un camion di ghiaia può andare a tamponare un’auto ferma in coda senza che i suoi “sensori” lo avvertano dell’intoppo. Mettiamo sensori e telecamere ovunque, installiamo bip bip e blocchi dappertutto e non siamo capaci di mettere un sistema bloccante a dieci metri da un ostacolo improvviso o che non si è visto.

Dicono che la normativa italiana sulla circolazione delle autocisterne sia tra le più rigorose al mondo. Dicono che esistono controlli e certificazioni, sistemi di sicurezza e prevenzione. Volgiamo crederci. Ma ci sono poi sempre i comportamenti umani, le debolezze dell’uomo che vanno contabilizzate nel bilancio delle operazioni.

Fatto sta che viaggiamo soavemente facendoci sfiorare da potenziali bombe di fuoco in autostrada e strade ordinarie. A volte ci sorpassano questi bestioni che contengono migliaia di litri di infiammabile e per nostra fortuna non facciamo mente locale sulle possibili potenziali rischi. Altrimenti dovremmo imboccare la prima area di servizio e fermarci a pensare o pregare.

Il disastro di Brescia pone anche un’altra questione. E’ l’ennesimo gravissimo incidente che accade a seguito di altro incidente. Quell’autocisterna era in coda perché c’era stato un tamponamento prima.

Domanda: siamo sicuri che osserviamo un efficace sistema di segnalazione dell’incidente? Siamo sicuri di mettere in sicurezza l’area in cui è successo un incidente al fine di non provocarne altri? Mi sa di no, vista la cronaca.

Sempre più traffico, sempre più code, autostrade che faticano a mettersi al passo con i nuovi consolidati flussi di traffico e massa di veicoli che si riversano periodicamente negli stessi punti, eventuale distrazione umana ed ecco che la tragedia è dietro l’angolo.

L’abbiamo scritto e detto in più occasioni: in certi tratti le “vecchie due corsie” degli anni Sessanta sono drammaticamente insufficienti. Diventano autorimesse di auto, e camion quasi immobili, in certe ore e in certi giorni, con una fila interminabile di tir a destra e auto che cercano di sgattaiolare a sinistra.

Da anni si creano code e ingorghi agli svincoli tra due autostrade perché da due o tre corsie ci si deve incanalare in una mezza. Incredibile. Come nel 65.  L’Italia ha bisogno di ammodernamenti e lavori in tanti settori. Gli ammodernamenti e i lavori in sicurezza stradale dovrebbero essere tra i primi. Non per andare più veloci ma per la vita della gente. Pensiamoci prima della prossima strage di fuoco.

 

Fabrizio Binacchi

 

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l'Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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