14 gen 2013

Kandinsky/La suggestione della fiaba, la forza del colore

Paolo Marini

Dicembre 2012 VERSO IL 2013 011Noi, i pittori della nostra epoca, possiamo improvvisamente astrarci dalle forme che la natura ci propone. Di conseguenza, quando si tratta di comporre tra di loro i colori, dobbiamo dimenticarcene”. Chi scrive è Wassily Kandinsky, a lui è dedicata la Mostra al Palazzo Blu di Pisa (chiuderà il prossimo 3 febbraio) e – sia che si prediliga la pittura figurativa ovvero quella astratta – non si rimane delusi: i capolavori esposti, tutti risalenti al cosiddetto ‘periodo russo’ (1901-1921), provenienti dal Museo di Stato di San Pietroburgo e da altre importanti istituzioni pubbliche russe, sono in parte dell’uno, in parte del secondo tipo.

Le famose fiabe russe – in cui si esprimeva la creatività popolare -, assieme alla musica avevano sollecitato la fantasia di Wassily fin da bambino. Così, più tardi, ne trasformerà i prodigi, i misteri e le visioni in temi di sperimentazione pittorica: esemplari, in tal senso, sono le quattro piccole “Bagatelle” (1918) – estremamente russe per il contenuto quanto tedesche per la tecnica su vetro. Ma è il colore l’autentica, prorompente forza di Kandinsky: “Una pressione del dito e quegli esseri straordinari che chiamano colori compaiono chiassosi, pomposi, pensosi, sognanti, assorti, profondamente seri, maliziosi, con il sospiro della liberazione, con il suono profondo della sofferenza (…). Come in un campo aperto, come in una battaglia, escono dal tubetto fresche, giovani forze, che danno il cambio a quelle vecchie”. Tanto l’artista russo quanto gli amici dell’avanguardia di Monaco di Baviera (Franz Marc, Gabriele Münter, Alexej Jawlensky e Marianne Von Verefkin) – è scritto in mostra -, “fantasticavano con il pennello come ubriachi di hashish”. Senza sminuire le opere degli altri componenti del Gruppo di Murnau, di quel periodo (prima e attorno al 1910) si segnalano per bellezza energetica due Kandinsky, ovvero “Improvvisazione 4” e, per l’appunto, “Murnau” – quest’ultimo raffigurante un paesaggio montano estivo, in cui ‘esplode’ la carica del colore giallo.

Senonché la ricerca di una chiave di accesso alla dimensione spirituale e occulta della vita spinge l’artista, progressivamente, a stilizzare/defigurare il relativo patrimonio di immagini (il cavaliere, il cavallo, il bosco, il castello, l’arcobaleno, la valle tenebrosa, la nave, la tempesta) per conservarne solo i tratti essenziali, quasi a erigere un lessico del mondo spirituale. Così la “Composizione su bianco” (1920) – un’icona della sua produzione, che si segnala per il rigore della struttura compositiva – si colloca al termine del processo di abbandono di ogni riferimento oggettuale (oltre che del percorso espositivo).

Voglio ancora citare l’artista (“La natura mi dava l’ebbrezza, cercavo di mettere nel colore il peso principale e poi l’intero peso”) solo per tornare mentalmente indietro, al cuore della mostra, ove la mia anima si era come dischiusa dinanzi al “Parco di Saint Cloud/vialetto ombreggiato” (1906) e a quattro piccole (per le dimensioni) opere (“Autunno”, “Chiesa rossa”, “Fiume d’autunno” e “Fiume d’estate”), tutte concepite tra il 1901 e il 1903, perché i loro riflessi e quelle tinte vivide, ricche di sommessa eppur intensa poesia, avevano rischiato di ubriacare anche me.

Pubblicato su "Cultura Commesitibile", settimanale on line

1 commento per “Kandinsky/La suggestione della fiaba, la forza del colore”

  1. Ottimo articolo, la chiusa sull’”ubriacatura d’arte e colori” rende bene le sensazioni che si provano davanti ai quadri di Kandinsky – se l’anima reagisce come sarebbe giusto!
    Vorremmo segnalarvi un’iniziativa della nostra associazione per omaggiare Kandinsky: si tratta di un racconto-gioco ispirato al pittore e al suo “Spirituale nell’arte”, che la nostra associazione ha pubblicato online. Si legge gratuitamente sulla nostra pagina http://www.portodarti.it/ilrisveglio_kandinsky.html
    Qui invece la pagina Facebook dedicata: https://www.facebook.com/kandinskyconspiracy?bookmark_t=page

    Se vi va provate e fateci sapere la vostra opinione!
    Grazie mille e buon proseguimento col vostro lavoro divulgativo.

    Porto d’Arti – Associazione Culturale

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