Black Friday, telefoni e big del web

di Guido Colomba | 27 novembre 2017

E’ vera concorrenza sleale? Il black Friday (il giorno dopo Thanksgiving) è al centro della polemica anche se rappresenta la punta dell’iceberg di un problema mondiale. Alibaba ha venduto in un single day più di 25 miliardi di merci. Amazon ha dimostrato di poter raggiungere in un solo giorno 1,2 milioni di ordini. Nel frattempo bit-coin, la moneta virtuale, ha superato gli ottomila dollari di quotazione e si espande a ritmi tali da costituire nel Dubai lo strumento di pagamento per le compravendite di case. Con buona pace di chi si preoccupava per la liquidità gestita dalle banche-ombra (shadow banking).Le banche centrali sono in allarme poiché le monete digitali potrebbero destablizzare un sistema fondato su abbondanza di liquidità, leva finanziaria senza limiti e assenza di controlli: un sistema sovraesposto a frodi e riciclaggio che utilizza piattaforme non regolamentate. In Giappone le cripto valute si usano al ristorante o anche per pagare le tasse. Il loro potenziale sull’e-commerce è enorme a tal punto che la Cina, preoccupata per i rischi di riciclaggio, sembra pronta a bloccare gli scambi. Le bitcoin stanno penetrando anche in Italia proprio mentre regioni e comuni continuano ad imporre limiti al commercio reail. Mutamenti sono in corso anche nel settore della grande distribuzione che fattura 114 miliardi (83 non-food) di cui 23.6 miliardi on line. Il numero di web shopper è salito a 22 milioni con un incremento del 17%. Un segnale di cambiamento veloce. Del resto l’inchiesta sulle società telefoniche, condotta da Global Mobile Trends, lo attesta senza mezzi termini: i big del web crescono fino al 37% mentre i telefonini non vanno oltre il 2% annuo a conferma della avvenuta trasformazione digitale. In pratica, i servizi tradizionali (voce e messaggi) sono in declino sui mercati maturi, mentre i ricavi da dati in America sono passati dal 25% al 65%. Non basta. Gli occhi sono già puntati sulla tecnologia 5G, trasmissione in radiofrequenza già prevista per le Olimpiadi invernali in Corea del Sud per poi arrivare dopo il 2020 a diffusione mondiale. La digital economy è una matassa aggrovigliata. Di qui il pessimismo sulla web tax che, secondo gli esperti, sarà insufficiente né riuscirà a stabilire una parità di trattamento. Con l’aggravante della lotta alla contraffazione e l’abusivismo. L’Ocse punta ad una armonizzazione globale a partire dal 2020. Nel frattempo alcuni paesi europei (Italia, Germania, Francia e Spagna) sperano di varare regole fiscali comuni. In Italia si punta alla web tax con cedolare al 6% sui ricavi con l’obiettivo di rafforzare la disciplina introdotta dalla manovrina di primavera. Una scelta non priva di incognite. Infatti, la Banca d’Italia segnala la non applicabilità delle norme comunitarie alle valute virtuali.

Guido Colomba    (letter from Washington)

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