Bersani ignora volutamente la storia politica italiana per un interesse personale

di Domenico Civitano | 10 marzo 2013

Minacciare lo scioglimento del Parlamento vuol dire che è in preda a una depressione tale da ignorare che non è lui che può decidere di ritornare a votare a presto.

ROMA - ASSEMBLEA NAZIONALE DEL PDIl risultato elettorale del 24 e 25 febbraio 2013 non consente ad alcuna forza politica di governare da sola. E’ necessario creare delle alleanze per assicurare la maggioranza nelle due camere Parlamentari.

Bersani guida l’alleanza di sinistra che ha la maggioranza assoluta alla camera dei deputati. Premesso ciò, è naturale che sia lui a cercare alleanza con altra forza politica per formare un governo.

Bisogna riconoscere che da subito ha indicato il Movimento 5stelle alleato per la formazione dell’esecutivo da presentare al Capo dello Stato quando riceverà il mandato per formare il governo.

Beppe Grillo con un’arroganza ingiustificabile fa sapere a Bersani che non è disponibile a dare la fiducia a nessun governo guidato da politici da lui invitati ad andare a casa perché sono stati la rovina dell’Italia.

A questo punto Bersani incomincia a sragionare. Prepara un programma di otto punti, andare in Parlamento, dopo aver avuto il mandato dal Presidente Napolitano, e sfidare i partiti a votare. Infine minaccia di andare tutti a casa se il voto fosse negativo. Per osare minacciare lo scioglimento del Parlamento vuol dire che è in preda a una depressione psichica tale da ignorare che non è lui che può decidere di ritornare a votare a presto.

Il Presidente Napolitano è nel semestre bianco e non lo può fare. E non l’avrebbe fatto per non cadere nel ridicolo di essere comandato da un segretario di partito che se ne frega del costo, in moneta corrente, di un’elezione politica svolta in un momento di grave crisi economica del Paese.

Anche Beppe Grillo non si rende conto che negando la formazione di un governo con altra forza politica offende soprattutto i suoi elettori che aspettano un governo che risolva i problemi dell’Italia.

Un ritorno alle urne può dare delle sorprese inimmaginabili sia per il PD sia per il Movimento 5stelle. Il Popolo non potrà sopportare maggiori sacrifici per le spese elettorali e per i rimborsi ai partiti.

Bersani farebbe bene a rivedere la storia dei partiti dal 1943 in poi e prendere atto che Togliatti ha governato con la DC e PSI, per aiutare gli italiani a riprendersi dai guai della guerra. Berlinguer ha tentato il compromesso storico con la DC sempre per gli interessi del Popolo e poi quelli del suo partito.

Com’è possibile che D’Alema e altri compagni ragionevoli del PD non facciano capire a Bersani che ci sono momenti in cui non si possono soddisfare i propri desideri.

E’ arrivato il momento di chiedere a Bersani di fare un passo indietro, almeno nelle grandi pretese per salvare il Paese da un crollo senza ritorno.

Bersani deve ricordare che anche Berlusconi ha fatto un passo indietro quando è stato chiesto dal Presidente Napolitano per calmare l’ira della Merkel, di Schulz e Obama.

Non è credibile oggi Bersani che sia stato con Berlusconi un anno a mantenere il moccolo al grande Monti che ha così ridotto l’Italia per salvare i poteri forti di cui fa parte.

Bersani deve capire che ci vuole un governo per affrontare con priorità assoluta la crisi del Monte dei Paschi si Siena. Lasci stare nuove elezioni.  Pensi a concorrere a risolvere i problemi delle piccole e medie imprese che aspettano d’incassare i crediti che hanno con lo Stato. Guardi i giovani diplomati e laureati disoccupati, agli operai di Ilva di Taranto. Non trascuri i problemi della Sanità, della scuola, dell’università.  Occorre ridurre la spesa pubblica eliminando le province. Abolire l’IMU su prima casa. Eliminare l’evasione fiscale. Curare la sicurezza sociale. Riformare la Giustizia.

La decisione di Beppe Grillo potrebbe essere suggerita dalla consapevolezza di avere un grosso esercito impreparato a fronteggiare una guerra senz’armi.

Bersani deve avvertire il bisogno di salvare l’Italia trovando un accordo politico anche con il PDL che rappresenta ancora molti cittadini italiani.

Nato a Bitetto (Bari) nel 1932. Laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Bari. Socialista del PSI da giovanissima età a seguito lettura della triste fine di Giuseppe DÌ VAGNO. Sempre Nenniano e Craxiano. Vice Segretario Provinciale PSI. Dal 1957 Segretario della Sez. PSI di Bitetto. Anticomunista. Membro di Commissioni Amministrative provinciali, Vice Sindaco nel Comune di Bitetto.

Rispondi

Il suo indirizzo e-mail non verrà pubblicatoI campi obbligatori sono marcati *

*