Beniatshvili, la Georgiana dalle mani di acciaio

(la pianista Khatia Buniatishvili)

di Luca Summer | 16 aprile 2018

Sprigionava un’energia straordinaria la pianista Khatia Buniatishvili nell’affrontare le ardue difficoltà tecniche del celeberrimo Concerto in si bemolle minore di Cajkovskij, con il quale si è esibita insieme all’Orchestra del Maggio, in un teatro gremito in ogni ordine di posti. Sul podio il russo Mikhail Jurowski, in sostituzione di uno Zubin Mehta che ha dovuto purtroppo saltare l’intera serie dei quattro concerti del ciclo Stravinski/Cajkovskij.

La trentunenne pianista georgiana, non nuova per il pubblico fiorentino, si è cimentata con uno dei suoi cavalli di battaglia, mettendo in luce non soltanto le sue considerevoli doti di grande virtuosa della tastiera (che pure non possono non impressionare anche chi l’ascolta dal vivo per la quarta volta), ma anche una personalità musicale in significativa evoluzione rispetto a qualche anno fa. Considerando il primo movimento del Concerto – nucleo fondamentale del brano – la Buniatishvili è sembrata voler sfuggire da una lettura essenzialmente fondata su una magniloquenza ampollosa e retorica, a favore invece di una interpretazione fatta di accesi contrasti dinamici, di scatti improvvisi e nervosi, di accelerazioni turbinose, mostrando così un Cajkovskij a tratti più vicino ad una dimensione espressionista che non tardo romantica. Ovviamente il tutto reso possibile da un dominio totale di ogni singolo passaggio, sia nei pianissimi quasi impalpabili, sia nei fortissimi mai muscolari, bensì densi e avvolgenti e capaci di rivaleggiare con le sonorità orchestrali.

Ciò che non ha funzionato molto bene in questo Concerto è stata tuttavia l’intesa con il direttore, aspetto di non secondaria importanza; Jurowski sembrava ancorato ad una diversa concezione del brano di Cajkovskij, che forse avrebbe voluto più solenne, più respirato e così in più punti la sincronia con la pianista georgiana non appariva del tutto efficace. Forse anche il tempo per le prove non è stato pienamente sufficiente (e questo è un altro punto su cui riflettere più in generale).

Il successo è stato comunque calorosissimo e la Buniatishvili ha concesso un paio di bis, fra cui un etereo Clair de lune di Debussy, mentre nella seconda parte della serata Jurowski tornava protagonista con un’attenta e convincente lettura di Petruska di Stravinskij, dove gli strumentisti del Maggio hanno potuto sfoggiare le loro ottime qualità.

Per chi fosse curioso di conoscere meglio la prorompente pianista georgiana dalle mani di acciaio, può consultare  http://www.khatiabuniatishvili.com/, mentre, per ascoltarla e ammirarla proprio nel Concerto in si bemolle minore di Caikovskij, andare semplicemente su you tube. Il direttore è per l’appunto Zubin Mehta, in occasione del festeggiamento dei suoi 80 anni, con la Israel Philharmonic Orchestra.

Luca Summer

 

Diplomato in pianoforte presso il Conservatorio Luigi Cherubini di Firenze, si è laureato presso il Dipartimento di Storia della Musica presso l’Università di Firenze. Insegnante di Storia della Musica in varie scuole ed associazioni, è specializzato nei compositori del 19° e 20° secolo. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni.

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