Basta nutrire la malavita ! Risparmiamo chiudendo tutti i centri di accoglienza dell’ immigrazione. Ai militari la gestione

di Guglielmo Adilardi | 5 Giugno 2017

Il Ministro dell’Interno Marco Minniti si da un gran d’affare per cercare di regolarizzare e normalizzare l’immigrazione epocale che ha colpito in modo particolare non soltanto le coste Italiane e sembra che goda per il momento di un grande favore della così detta opinione pubblica (in pratica soltanto dei giornalisti governativi). Il recente vertice di Roma, voluto dal ministro dell’Interno Marco Minniti, con i colleghi di Libia, Niger e Ciad, rappresenta un punto di partenza per tentare di gestire il flusso di migliaia di disperati che dall’Africa tentano di raggiungere l’Europa con la creazione di centri in Niger e Ciad e la gestione in Libia dei centri di accoglienza per migranti irregolari, “ conformemente agli standard umanitari internazionali ”, per cancellare i lager nel deserto in cui i trafficanti tengono prigionieri migliaia di esseri umani ed evitare flussi incontrollati verso le sponde italiane con innumerevoli morti affogati. Ricordiamo che sono arrivati nel nostro paese i quasi 46mila migranti sbarcati in questi primi quattro mesi e mezzo, il 35% in più del 2016.

 

Naturalmente questa nuova strategia implica ulteriori stanziamenti di fondi per l’immigrazione che si sostanzia in due direttive: rafforzare la guardia costiera libica, mettendola in condizioni di operare per fermare i barconi – e in quest’ottica va la consegna entro giugno di 10 motovedette – e ristabilire il controllo sui cinquemila chilometri di confine sud che da anni sono in mano alle organizzazioni di trafficanti di esseri umani. Su quest’ultimo fronte il primo passo è stato il patto siglato il 2 aprile scorso sempre al Viminale con le principali tribù del Fezzan; anche questi accordi non sono scevri di dazioni. Mentre per le dieci motovedette sappiamo trattarsi di mezzi usati dalla nostra Guardia costiera, ma sempre validi che dovranno comunque essere sostituiti con più moderni natanti ad uso della nostra Marina, non conosciamo l’esborso a favore delle tribù del Fezzan, eredi di quei massacratori dell’Esercito Italiano in Libia << … dal novembre 1912 ai luglio 1914, anni nei quali le nostre truppe dovettero combattere in venticinque fatti d’armi, ora contro predoni ora contro ribelli, sebbene, quando si tratta del Fezzan, della Ghibia e dello Sciati la distinzione tra ribelli e predoni sia molto sottile… >> come già ricordava Ferdinando Martini (1841 – 1928), Ministro delle Colonie col governo Salandra, nei suoi diari. (Guglielmo Adilardi / Carlotta Lenzi Iacomelli, Ferdinando Martini. L’Uomo, il Letterato, il Politico. Ed. Giuseppe Laterza. Bari, 2011) . E dato che parliamo di “spese” per la Libia farà d’uopo ricordare che il Governo Giolitti, sebbene godesse ancora di una buona maggioranza, tanto è vero che anche il 7 marzo 1914 il Governo ebbe il voto favorevole al finanziamento della Colonia, ma essendo una fiducia a tempo – poiché passò un emendamento capestro che stabiliva l’autonomia di spesa del Governo soltanto fino al 30 giugno 1914 con relativa successiva rendicontazione – Giolitti preferì dimettersi che rendicontare…

D’altronde Giolitti aveva affermato dopo la conquista della Libia (“…la grande proletaria si è mossa…”, G. Pascoli): << La politica estera non può, come la politica interna, dipendere interamente dalla volontà del governo e del Parlamento ma, per assoluta necessità, deve tener conto di avvenimenti e di situazioni che non è in poter nostro di modificare e talora neanche di accelerare o ritardare. Vi sono fatti che s’impongono come una vera fatalità storica, alla quale un popolo non può sottrarsi senza compromettere in modo irreparabile il suo avvenire. In tali momenti è dovere del governo di assumere tutte le responsabilità, poiché un’esitazione o un ritardo può segnare l’inizio della decadenza politica, producendo conseguenze che il popolo deplorerà per lunghi anni, e talora per secoli >> (Giovanni Giolitti al Governo, in Parlamento, nel Carteggio Vol. II Governi Giolitti (1892-1921) a cura di Aldo A. Mola e Aldo Ricci. Bastogi Ed. Foggia, 2007 ). Per cui le dazioni dovevano rimanere segrete come quelle del ministro Minniti.

Ferdinando Martini rincarava i dubbi: << Ed a me, dico il vero, parve e pare ancora follia il chiedere al contribuente italiano 12 milioni all’anno per l’occupazione di regioni desertiche o semi-desertiche che fanno ricordare il verso dantesco: “ Più non si vanti Libia con sua rena “, e dalle quali nulla o pochissimo è da attendere, sia dall’agricoltura (poco orzo e datteri nelle oasi), sia dai suoi miserrimi commerci, da che la tratta degli schiavi è abolita….>>. Fummo anche sfortunati poiché non trovammo l’oro in Eritrea né il petrolio in Libia. Parte di Libia fu offerta nel secondo dopoguerra anche ai sionisti per porvi la loro patria, questi rifiutarono di avere per patria << un mare di sabbia >> preferendo l’antica Palestina. D’altronde Martini fino dal suo insediamento nel Consiglio dei Ministri del 1° dicembre 1914 si era reso conto che l’Italia non poteva sopportare il peso dei 130 milioni che la Libia era costata fino allora. Quindi non sarà inutile se ricordiamo che il 10 marzo 1914 Giolitti fu costretto alle dimissioni per il fattore Libia. Il Governo Gentiloni è avvisato.

<< Le tribù sono un interlocutore fondamentale per stabilizzare la Libia – ha ribadito il Primo Ministro al Salone del libro di Torino. Un’intesa che costituisce un << passo importante per la sicurezza dei confini >> ha sottolineato – << Ottenere la stabilità con un intervento militare è una drammatica illusione. Abbiamo bisogno dei rapporti diplomatici, ma poi ci vuole qualcuno che parli con le tribù perché sono la sovranità popolare >>. L’importante, sottolineiamo anche noi, è non sbagliare tribù >>.

 

L’incontro dei giorni scorsi è, dunque, per l’Italia un passaggio importante della strategia messa in piedi da Minniti fin dal suo insediamento al Viminale.

Ricapitoliamo il flusso di stranieri in Italia:

 

Al 1 gennaio 2016 gli stranieri residenti in Italia sono 5.026.153, pari all’8,3% della popolazione. Scomponiamo meglio questo dato per capirci di più: 1.517.023 sono gli stranieri di altri paesi dell’Unione Europea, mentre i cosiddetti extra-comunitari sono 3.508.429 (5,8% della popolazione).

5.022 persone sono morte in mare cercando di raggiungere l’Europa nel 2016.

 

Nel 2015 circa un milione di persone ha attraversato il Mediterraneo. Si tratta del dato più alto di sempre, pensate che erano 216 mila nel 2014, 60 mila nel 2013 e 22 mila nel 2012. Di questo milione di persone, 856 mila sono sbarcate in Grecia e 153 mila in Italia.

 

In Italia nel 2015 arrivarono 153 mila persone. Nel 2016, 181 mila, il 18% in più .

 

Secondo i dati Unhcr, tra il 1 gennaio e il 30 aprile 2017 sono sbarcate in Italia 37.142 persone. Un dato significativamente superiore a quello dello stesso periodo del 2016, quando arrivarono 27.933 persone (+33%).

 

Ad aprile 2017 sono arrivati via mare in Italia 12.901 migranti, il 41% in più dello scorso anno, anche se significativamente meno rispetto ad aprile 2015 e 2014, quando arrivarono più di 15 mila persone.

 

Allora, concludendo, suggeriamo ulteriori soluzioni per risparmiare al ministro Minniti: a) di chiudere tutti i centri italiani di accoglienza e trasferire, quanti ancora non siano scappati all’estero, nelle numerose caserme ormai vuote da tempo e lì tenerceli, facendo gestire il tutto ai militari. Certamente sarebbero centri di accoglienza per migranti irregolari migliori di quelli che andremo a creare in Libia i quali saranno soltanto conformi “ agli standard umanitari internazionali ”. Sicuramente questi centri italiani costeranno molto meno per i contribuenti degli attuali in mano alla malavita o se va bene agli speculatori, inoltre vi sarebbe un maggior controllo, organizzazione e la malavita cesserà di avvantaggiarsi a spese del contribuente. Altro suggerimento: b) per i giovani Eritrei, soltanto loro, che volessero abbracciare la professione militare consigliamo di inserirli al più presto nelle scuole militari italiane. Costoro furono i più fedeli soldati degli Italiani di sempre (i famosi ascari) a conquista e difesa delle nostre colonie. Una ferma retribuita di dieci anni volontaria, il tempo per ottenere la cittadinanza italiana, ciò rimpinguerebbe da una parte la scarsità odierna di adesioni al milite volontario (si parla con insistenza di ristabilire la leva obbligatoria a causa delle scarsità di “vocazioni”), nonostante la crisi occupazionale giovanile, e dall’altra, se un domani volessero ritornare nella loro nazione, sarebbero dei quadri dirigenti formidabili per il futuro dell’Eritrea e fedeli alleati dell’Italia.

 

Guglielmo Adilardi

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