Bardelli, l’entusiasmo per la città

Dopo il ricordo in Palazzo di Giano per iniziativa della Fondazione Turati e del circolo Tony Blair, una testimonianza sull’ex sindaco di Pistoia di Francesco Gurrieri che con Bardelli contribuì al recupero di importanti edifici storici della città.

di Francesco Gurrieri | 29 Ottobre 2018

Due episodi basterebbero a testimoniare quanto Renzo Bardelli amasse la sua città e si adoperasse per migliorarla. Nella stagione del suo impegno amministrativo si fece carico del “recupero urbano” (oggi diremmo della “riabilitazione”) dell’intero isolato di San Mercuriale e della riapertura (inevitabilmente parziale) della Fortezza di Santa Barbara.

Ho vissuto con lui questi due eventi, saggiandone l’ansia e la determinazione di restituire alla città due frammenti urbani, due relitti dimenticati da decenni. Due “buchi neri” che umiliavano il tessuto vivo della sua Pistoia. Il San Mercuriale era nel cuore della città, contiguo all’Ospedale del Ceppo e assai prossimo al Palazzo di Giano e alla Piazza del Duomo, ove si svolgeva il “mercato” del sabato.

Parliamo degli anni Settanta- Ottanta. Bardelli si era fatto le ossa con l’assessorato all’istruzione, dove aveva ben operato con l’edilizia scolastica, realizzando, in particolare, alcuni nuovi edifici per la “media dell’obbligo”.

Allora, i suoi tecnici di riferimento, erano quelli “comunali”: l’ingegner Fazio Gozzi (ingegnere capo), Marcello Frasca (responsabile dell’urbanistica), Renato Giusti (con funzioni generali, ma particolarmente dedito alla manutenzione delle scuole), il geometra (poi architetto) Marco Marlazzi. Almeno, questi, quelli ch’io ricordo maggiormente per aver avuto con loro rapporti tecnici e di sincera stima. Bardelli, con lucida intelligenza, teneva molto all’armonia di questi rapporti e li incoraggiava, ben sapendo che le tante oggettive difficoltà operative nei rapporti fra enti diversi (in questo caso fra soprintendenza e comune) si sarebbero superate quanto più fossero caratterizzati da ragionevole armonia e stima reciproca. E così era.

San Mercuriale (e il Palazzo Pretorio) potevano godere della legge ad hoc, allora operante, per gli “Uffici giudiziari”; così fu sistemata la nuova Pretura nel San Mercuriale (allora gravata dalla “giustizia del lavoro”) e riabilitato il Tribunale nel Pretorio. Un’operazione che per dimensione e   rilevanza urbana non avrebbe più trovato confronti.

Cronologicamente però, il restauro della Fortezza e la sua riapertura fu il suo primo successo. I lavori, per la verità erano già iniziati fin dai primi anni Settanta, ma sinceramente, nell’indifferenza della città che, fino a quel momento, non aveva mai molto amato quel monumento, considerato quasi estraneo alla città. Bardelli credette invece in quel recupero e nel ruolo che la Fortezza avrebbe potuto avere; sollecitava i lavori e si adoperava affinché il compendio, ancorché demaniale, fosse dato in gestione al comune. Contattò il ministro dei Beni Culturali Giovanni Spadolini ( di fresca ed entusiastica nomina), in ciò da me aiutato attraverso l’amicizia con Cosimo Ceccuti, fedele e quotidiano collaboratore del ministro. Avvenne così che una delle prime, se non la prima visita ufficiale di Spadolini (dopo quella di Urbino, necessitata dal furto nel Palazzo Ducale) fu quella alla Santa Barbara. Li ricordo entrambi, assai emozionati, molto più di me, a camminare sugli spalti, a compiacersi, a maturare le premesse per quell’accordo (poi “formalmente “convenzionato”) che avrebbe visto il comune di Pistoia insediarsi in Fortezza, con, addirittura, un custode comunale nella garitta d’ingresso!

Aurelio Amendola aveva fatto delle splendide foto, con una delle quali fu realizzato un manifesto, ove trionfava la scritta “Un Monumento per la Città”. Insomma, una importante vittoria civile e “amministrativa” di Bardelli. Gli anni a seguire, purtroppo, non manifestarono più quella carica civile e oggi la situazione sembra esser tornata in qualche difficoltà.

Prima di intraprendere il restauro del San Mercuriale, alle spalle, c’era stata la riapertura del Palazzo di Giano (maggio 1975), col ritorno delle funzioni amministrative nel luogo deputato. Pioveva quel giorno e col sindaco Toni accompagnammo Spadolini – ombrello aperto – dal Battistero (che aveva chiesto di vedere) in Palazzo Comunale. Toni fece un commovente nobile discorso, ricordando come, finalmente, dopo anni, la città ritrovava la sua sede comunale; fu generoso anche con me, sottolineando quanto mi fossi adoperato per il consolidamento, il disarmo di quegli ingombranti “sproni” di presidio statico che avevano invaso la piazza; Spadolini rincarò la dose dicendo della qualità dei suoi “funzionari scientifico-tecnici” e della loro capacità di integrarsi collaborativamente con le comunità locali. Ma a tutto ciò, ricordo bene, non fu estraneo il ruolo di Bardelli.

La vicenda del San Mercuriale fu, all’evidenza, più lunga e più complessa; realizzata con Edil-Pro (Gruppo IRI-Italstat). Ma fu politicamente ben condotta, per la piena collaborazione in “giunta” fra PCI e PSI. Bardelli non mancava di seguire i lavori e si adoperò con vigore per render disponibili i locali ancora occupati da alcune famiglie (in ciò aiutato dall’allora Assessore ai lavori pubblici Giampaolo Pagliai).  Personalmente me ne occupai con i colleghi Piero Fagnoni e Bruno Daddi; per il Comune svolgeva l’assistenza ai lavori Marco Marlazzi . L’intervento fu onorato dalle visite di Nilde Jotti (presidente della Camera) e da Bettino Craxi e da numerose autorità regionali, sempre accompagnate da Bardelli. A lavori finiti e inaugurati ne curai la pubblicazione (per la quale si adoperò anche Antonio Nardi, dell’Ufficio Stampa del Comune) dal titolo  “L’architettura del San Mercuriale / Un frammento di città”. In quel volume, accanto ad altre testimonianze di Marcello Bucci, Vannino Chiti e Giampaolo Pagliai, Bardelli scriveva: “Per un amministratore pubblico è motivo di grande soddisfazione poter <<vedere>> i risultati del proprio lavoro, e riscontrarne, soprattutto, alla prova del tempo, la validità della scelta, tanto più quando sono state contrastate ed ostacolate. Il complesso di San Mercuriale era destinato ad un inesorabile degrado: la mole dell’edificio e la sua eccezionale vastità, lì nel cuore della parte antica della città, vicino al fregio robbiano ed alla superba piazza del Duomo, avrebbero richiesto una tale massa di miliardi per un risanamento e per un recupero funzionale di cui mai il Comune avrebbe potuto disporre (…)  Vorrei che tutti i cittadini pistoiesi potessero leggere i verbali pubblici del Consiglio  comunale e conoscere le defatiganti discussioni di Giunta per meglio valutare l’operato di tanti amministratori pubblici (si ripeteva, del resto, quel che era più o meno avvenuto per l’acquisto delle aree ex-Breda poco prima: un … <<treno>> su cui poi tutti hanno finito per salire!) (…) Decisivo, per superare grosse difficoltà politiche, fu l’appoggio di Giampaolo Pagliai, dal 1980 assessore ai lavori pubblici”. A dimostrare la lealtà politica e il giusto riconoscimento di chi credette in quell’operazione. Del resto, sulla coerenza e il rigore ideologico di Bardelli non vi sono dubbi: tutti ricordano quanto le verità sulle contraddizioni del “socialismo reale” in URSS, manifestate nella famosa intervista a “Repubblica”, dopo il suo viaggio in quel paese, gli costarono per il suo cursus politico, improvvisamente e ingiustamente censurato. Un rigore e una coerenza ideologica oggi difficilmente immaginabile.

Francesco Gurrieri *

  • Come dirigente e Sovrintendente della Amministrazione per i Beni e le Attività Culturali si è occupato attivamente di Pistoia negli anni ’60 e ‘70

Rispondi

Il suo indirizzo e-mail non verrà pubblicatoI campi obbligatori sono marcati *

*