Fabrizio Amadori

Genovese, nato nel 1971, diplomato al liceo classico "Mazzini", laureato in filosofia all'Università Statale del capoluogo ligure, ama la letteratura in lingua tedesca e russa. Residente a Milano dal 1999, dopo varie esperienze, prima come responsabile di pizzeria (Germania) e poi come docente in Italia e all'estero (Zambia), si occupa da gennaio 2007 di comunicazione per le aziende (dalle piccolissime alle multinazionali). Al suo attivo ha numerose pubblicazioni - articoli e interviste - su giornali e riviste culturali nazionali ("Filosofia", "Avanguardia", "Poeti e poesia", "Ideazione", etc.). Da ricercatore in ambito letterario ha scritto soprattutto di teoria della scrittura (si veda, ad esempio, il suo breve saggio "Ragionare alla Poe", "Avanguardia" n. 59). Ottenuta nel 2000 una borsa di studio e ricerca da una Fondazione italo-americana per sviluppare il discorso iniziato col suo pamphlet "Giovani e potere" - o "Giovani, sesso e potere" a seconda dell'edizione - (prefazione di Dino Cofrancesco), ha potuto lavorare a stretto contatto, tra gli altri, con Anita Desai e Philip Levine. Polemista, si è occupato per i giornali anche di cultura. Di recente ha iniziato a pubblicare alcune poesie - o "testi rimati" come li definisce lui - sulla rivista "Poeti e poesia". Già membro della segreteria della "Enzo Tortora" di Milano e Consigliere generale della "Coscioni", si è occupato come oratore del referendum per l'abrogazione della Legge 40 portando a casa anche un importante risultato: convincere il quotidiano "Liberazione" - di ispirazione comunista - ad usare come allegato per la campagna il materiale dell'associazione radicale.

Per una volta, W la Francia!

Ieri mi sono complimentato con un paio di francesi coi quali per caso ho guardato la finale mondiale. Infatti avevo letto poco prima che i nazionalisti transalpini non sostengono una squadra francese tanto multietnica, e ciò mi è bastato per diventare un tifoso dei “Bleus”. E’ vero, infatti, che la maggior parte dei calciatori di Dechamps sono di colore (e ...

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Gli Usa paladini di libertà? Parliamone…

Gli Stati Uniti d’America non sono entrati nella Seconda Guerra Mondiale per la difesa di Valori. Come molti sanno, la maggioranza della loro popolazione appoggiava la Germania (e l’Italia) e ci volle l’aggressione giapponese a smuovere le acque. I giapponesi attaccarono dopo una lunga serie di scontri precedenti tra Washington e Tokyo per l’egemomia in Asia orientale, che gli Usa ...

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Utoya e la pena accettabile

Mi è capitato di difendere l’idea che i minori – o i “minorati” – assassini non dovrebbero essere condannati alle pene peggiori. Questo perché se si parte dal presupposto che siano minori e quindi immaturi, se non addirittura non responsabili rispetto a talune scelte, a maggior ragione dovrebbero essere considerati tali, non responsabili, quando dimostrino di risultarlo in maniera lampante, ...

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I valori umani del Pd

Mi sembra che il governo attuale abbia fatto qualcosa di interessante rispetto a quello passato sul fronte migranti.  L’idea di distribuire, per quanto su base volontaria, hotspot (anche) in Europa mi pare efficace e umana. Di umano invece non aveva nulla la politica dell’ex ministro Pd Minniti che condannava migliaia di ragazzi subsahariani a vivere soltanto nei disumani “centri di ...

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La cura Putin per la natalità nel mondo

Dice Putin che egli non è contro l’omosessualità ma contro la propaganda omosessuale. Il motivo? Quello per cui i russi, e gli europei in generale, non mettono al mondo abbastanza figli. Non è il caso, insomma, di sostenere pratiche sterili dal punto di vista del concepimento dei bambini. Buono a sapersi. La Cina e l’India, infatti, sono alle prese con ...

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Bozzolo

Chiuso nel mio bozzolo di uomo mi alzo dal letto ogni mattina e ignoro dove vivo, chi sono. Basto a me stesso se questo significa restare morto dentro,   se questo significa il rispetto di qualcosa a cui non credo, e non cerco nulla di diverso per non sentirmi straniero di fronte ad uno specchio,   perché ormai mi riconosco ...

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Cogito

Io non credo di esser stato sempre lo stesso, tutt’altro, e lo sento quando mi volgo a guardarmi nel passato,   e nulla vedo, neppure un volto, perché i primi a non conoscere se stessi siamo noi, anche quando pensiamo, vogliamo pensare,   il contrario. Eppure io afferrare il bambino che ero non posso, e quando ne vedo uno rimango ...

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