Gerardo Coco

Laureato in economia all’Università Bocconi di Milano ha proseguito gli studi economici e finanziari al Politecnico di Huddersfield (UK). Ha una vasta esperienza in economia internazionale. Ha lavorato per diverse multinazionali in posizioni di responsabilità e ha costituito negli Stati Uniti una fondazione riconosciuta dalle Nazioni Unite per lo sviluppo economico nei paesi emergenti. Ha tenuto conferenze sullo sviluppo alla Columbia University di N.Y. al MIT di Boston e alle Nazioni Unite. E consulente industriale e membro del comitato scientifico dell’università Unimeier di Milano dove insegna di economia e finanza.

Emmanuel Macron e il big bang dell’euro

Ecco dunque per noi il significato delle elezioni francesi: la vittoria di Macron e la sconfitta della Le Pen hanno sigillato il destino dell’Unione europea, un destino di assoluto disordine perché mancherà la spinta a riformarla mentre rimarranno in essere quelle stesse politiche che ne hanno provocato il disastro economico e finanziario.

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L’euro non è irrevocabile, è irreparabile

Si è continuamente affermato che la Banca Centrale Europea abbia salvato l’euro, ma non è affatto vero. Tutto quello che questo istituto ha fatto è “immagazzinare” le turbolenze che le forze naturali del mercato, libere di operare, lo avrebbero fatto saltare in aria da un pezzo. Questa forze latenti, compresse e presenti nel sistema stanno accumulando sempre più energia distruttiva. La catastrofe nell’eurozona è in corso. Si tratta solo di congetturare quando l’inevitabile diventerà imminente.

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L’effetto Trump e oltre

Le elezioni americane sono state sopratutto un referendum sull'economia e Trump ha capito che quella americana è un disastro. Le élites non l’hanno capito perché, come tutte le élites vivono in un sistema creato da loro e unicamente per loro e tendono a vedere gli eventi che le sconfessano come aberrazioni populiste e non come sintomi del male fatale da esse stesse prodotto. Ma riuscirà Trump a far ritornare l’America grande?

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Debito senza frontiere

Data la dimensione del debito mondiale non esiste un modo plausibile per ripianarlo, neppure usurpando il patrimonio dei contribuenti, il che lo si sta già facendo ma accelerando il declino economico. Pertanto arriverà il momento in cui il debito, non potendo più essere socializzato, dovrà essere eliminato con default a catena

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Ritorno al 1931?

La situazione economica attuale presenta allarmanti analogie con quella che ha preceduto la Grande Depressione. Il nuovo assetto dell’ordine finanziario mondiale basato sui tassi negativi, potrebbe scatenarne una peggiore.

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