Ang Babaeng Humayo (The Woman Who Left)

Il Leone d’oro, quest’anno, dopo diverso tempo, è andato al film più bello presentato in concorso a Venezia 73

di Maria Rita Monaco | 22 settembre 2016

Finalmente a Venezia, dopo diversi anni, vince il film più bello in concorso ed ecco che il veterano di molte rassegne cinematografiche in ogni parte del mondo: Laurente Indico Diaz,il regista filippino conosciuto con il diminutivo di Laz Diaz ha vinto il leone d’oro alla 73esima Mostra di Arte Cinematografica di Venezia con il film ANG BABAENG HUMAYO (The Woman Who Left) fulgido, rigoroso e intrigante bianco e nero della durata di 226’. Non usate le dita per concretizzare la massa dei minuti: siamo nei pressi delle quattro ore. So quello che pensate: lunghezza monumentale, niente colore uguale noia assicurata. Togliamo subito ogni dubbio in proposito: la durata per il filmaker filippino è nella media, ha girato pellicole anche di sei ore; l’apprezzato MELANCHOLIA, premiato nella rassegna veneziana Orizzonti di non molti anni fa vantava una durata di otto ore! Apprezzato in ogni dove, Venezia, appunto, ma anche Berlino e Locarno per tacere le manifestazioni meno note ma ugualmente significative fanno di questo ineffabile filippino un vero artista da festival. Stavolta narra le vicende ora tristi, talvolta leggere di Horacia Somorastro che da detenuta incolpevole di un delitto mai commesso in incognito restituita alla libertà dopo trenta anni ritorna nel suo paese natale, qui ripara torti con l’intelligenza, ma anche non disdegnando l’azione fisica, si batte per recuperare alla vita un ragazzo travestito umiliato da “tesorucci” rampolli delle famiglie bene del luogo. Gli amici di Horacia, sono infatti il suddetto travestito e un venditore ambulante gobbo al quale spesso viene rubata tutta la povera mercanzia, la protagonista consolerà il malcapitato pagando con le proprie sostanze. Personaggi in crisi dunque, ma la crisi è ovunque nelle Filippine, è il momento storico drammatico che sconvolge il Sud-Est asiatico degli anni Novanta, anche la Tailandia e l’Indocina ne vennero sconvolte; crisi più che altro finanziaria: le monete nazionali ancorate al dollaro subirono un’inflazione anche dell’ottanta per certo, il “deflusso” operato dalle grandi potenze mondiali completarono il dramma. L’azione del film vede i protagonisti immersi in un problematico 1997 – la vicenda si fa personale per la protagonista mossa in ogni sua azione dal tentativo di ricerca del marito e della figlia ormai adulta – ma dal personale al generale il passo è breve.

La realizzazione è ottenuta con piani sequenza lunghissimi, camera fissa e bravura degli interpreti. Un film lento e riflessivo dunque, niente di tutto ciò: riflessivo certamente ma la lentezza è solo apparente. Difficilmente sarà programmato nei vari cinema delle città europee e italiane, direte, forse sarà la triste realtà,  comunque la  distribuzione esiste la meritoria MICROCINEMA ha già programmato proiezioni nella città di Milano per gli ultimi giorni di Settembre, in sale di nicchia si dirà: certamente, ma da una certezza si dovrà pure iniziare no? E chissà da cosa nasce cosa, dice un luogo comune, speriamo per l’immediato futuro per adesso reputo preziosa l’immagine di un sorridente Lav Diaz che, leone d’oro in una mano e l’altra intenta a salutare il folto pubblico di accreditati in fila nell’attesa di entrare nella spazio Darsena del Lido dove alle venti di sabato 10 Settembre il film premiato veniva riproiettato; un pubblico festante, plaudente e il regista filippino raggiante e il suo leone sparivano nel percorrere la discesa che dal casinò porta all’attracco dei motoscafi. Un’immagine che, insomma, fa ben sperare.

Maria Rita Monaco

Insegnante di lettere nelle scuole medie, alla fine degli anni settanta è tra i fondatori del Laboratorio Immagine Donna con il quale, sino al 2008, promuove festival cinematografici. Dal 1981 al 1987 è assistente in “Teoria e tecnica delle comunicazioni di Massa” del professor Baldelli presso l’Università di Firenze. Ha partecipato a progetti di educazione e comunicazione cinematografica e curato vari cineforum. Collaborato attivamente con la Biblioteca delle Donne di Soverato e con la Commissione Pari Opportunità di Catanzaro. Dal 2008 scrive recensioni di film e libri su Pensalibero.it

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