All’economia serve un governo?

Nell’ultimo report di Euler Hermes, si afferma che “ il Sistema Italia ,si appresta a ripartire dai fondamentali solidi sui quali l’economia nazionale ha ripreso a marciare negli ultimi due anni”.

di Massimo Cingolani | 26 marzo 2018

Prima ancora che Moscovici dichiarasse che i mercati e la UE non sono preoccupati del risultato delle elezioni italiane, lo avevano già affermato gli operatori economici.
Infatti nell’ultimo report di Euler Hermes, società del gruppo Allianz, operante nell’assicurazione crediti, si sostiene che “Dopo il voto dello scorso 4 marzo, il Sistema Italia ,si appresta a ripartire dai fondamentali solidi sui quali l’economia nazionale ha ripreso a marciare negli ultimi due anni” e  presenta le principali leve macroeconomiche “che potranno consentire al Paese di liberare tutto il potenziale economico per proseguire sul sentiero virtuoso della crescita a un ritmo più elevato”.
“In un contesto congiunturale europeo positivo, grazie alla ripresa degli scambi e alle condizioni monetarie e finanziarie accomodanti, possiamo prevedere per l’Italia altri due anni di ciclo positivo con una crescita del PIL dell’1,4% nel 2018 e dell’1,2% nel 2019 L’economia sarà sostenuta dai consumi privati che ritorneranno in terreno positivo (+1,0%), dagli investimenti (+4,4%) e dalle esportazioni (+4,4% in termini reali)”.
Nello studio vengono analizzate alcune macro-aree di intervento per accrescere il potenziale del sistema economico nazionale.
Al primo punto c’è l’aumento del potere d’acquisto delle famiglie.
Sebbene i consumi privati siano stati il principale motore della crescita, negli ultimi anni il potere d’acquisto degli italiani si è rivelato inferiore rispetto a quello di latri paesi europei. Si potrebbe procedere con l’adozione di un regime per le imposte sul reddito più graduale rispetto a quello attuale per liberare più risorse. Il livello dei prezzi dell’energia al consumo, per esempio, rimane ancora superiore a quello di Francia e Spagna. Lo stesso vale per il settore dei servizi di pubblica utilità, in cui i prezzi non si sono adeguati rispetto ad altri paesi dell’area euro. Riformare questi settori con una maggior liberalizzazione contribuirebbe a diminuire la rigidità dei prezzi e a garantire un maggiore potere d’acquisto ai privati.
E’ necessario poi sbloccare i finanziamenti e gli investimenti
Le banche italiane si trovano in una posizione decisamente migliore rispetto a un anno fa. Lo stock totale delle sofferenze è diminuito di 104 miliardi di Euro, attestandosi a 274 miliardi. Nonostante questo, evidenziano i curatori dello studio, la maggioranza delle sofferenze continua a essere di natura aziendale,circa il 70%. Una soluzione potrebbe essere migliorare le regole per i prestiti alle imprese, intervento che faciliterebbe la valutazione e la vendita degli stock, consentendo agli Istituti di credito di migliorare l’erogazione del credito.
Le PMI potrebbero giocare un ruolo ancora più decisivo per il rilancio del Paese purchè si adottino provvedimenti concreti di sostegno e misure per rendere la loro vita più semplice. Sarebbe utile ritoccare ancora verso il basso l’aliquota delle imposte da reddito, rendendola più graduale, così come si potrebbero mitigare maggiormente gli oneri sociali a carico del datore di lavoro, migliorando così la competitività delle PMI sui mercati internazionali.
Un tema fondamentale riguarda i tempi di pagamento tra imprese: il tempo medio di incasso è di 85 giorni. Sarebbe interessante ipotizzare un incentivo fiscale o addirittura uno sgravio per le aziende che riescono a ridurre i ritardi di pagamento a un livello accettabile, inoltre, anticipare la fatturazione elettronica obbligatoria al gennaio 2019 rappresenterebbe un importante passo in avanti.
“Grazie al miglioramento del clima economico le imprese italiane sono più affidabili nei pagamenti commerciali, nonostante alcune problematiche non siano ancora state risolte come, ad esempio, il rientro dei debiti della Pubblica Amministrazione. Il trend delle abitudini di pagamento a livello nazionale è in miglioramento da cinque anni a questa parte e il numero delle insolvenze è calato di conseguenza (-12% nel 2017, -10% nel 2018)  “Il fermento che si riscontra nelle start-up è un altro elemento virtuoso della nostra economia, in particolare per quanto riguarda l’innovazione tecnologica (ICT) e negli investimenti esteri. I maggiori rischi all’orizzonte sono al momento ravvisabili nella fine dei programmi di allentamento monetario europei, in particolare per i settori più indebitati “
Il coraggio delle riforme e le iniziative mirate a rendere il “Sistema Italia” più attraente stanno portando alcuni frutti, ma il Paese necessita di una strategia e di un piano per migliorare la propria immagine per quanto riguarda burocrazia, procedimenti giudiziari e settori protetti. I risultati anche nel 2018, saranno ancora una volta da traino per l’intera economia del Paese, con le esportazioni del settore macchinari e attrezzature che aumenteranno di altri 6,9 miliardi di Euro rispetto al 2017, seguite da quelle del settore chimico (+4,6 miliardi) e tessile (+3,4 miliardi).
L’Italia si classifica al ventinovesimo posto (tra 115 paesi) nell’Indice di digitalizzazione. Le performance della logistica e il contesto economico stanno migliorando, ma la qualità della connettività lascia ancora molto a desiderare. L’innovazione, inclusa la qualità della ricerca scientifica e l’aumento delle competenze dei lavoratori, migliorando la formazione, sono asset importanti.
Più internet e più fibra sono state sempre all’ordine del giorno di chi ha governato in questi ultimi 20 anni, ma poco è stato fatto.
Dopo tutto in questi anni sono state senza governo Spagna, Belgio, Olanda , per ultima la Germania, e la crescita di economia e diseguaglianze sono continuate , forse la vera riflessione dovrebbe essere su questi aspetti.
Per cui che ci siano le elezioni tra 6 mesi o tra 5 anni, il paese andrà avanti lo stesso.

Massimo Cingolani   (lavocemetropolitana.it)

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