E al fin della licenza io (Cirano) non perdono e tocco

Lo sai che non me ne frega niente se anch’io sono sbagliata. Sai che spiacere è il mio piacere, amo essere odiata e coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco e al fin della licenza io non perdono e tocco.

di Florenza Carsi | 11 febbraio 2018

Ho amato un comunista.
Un meraviglioso idealista (ma mai sgangherato quanto fosse la sottoscritta).
Lui era il figlio perfetto e diligente di un sogno paterno. Uno di quei sogni sfumati eppure (alla fine) bellissimi. Girava con la stampa di Che Guevara sulla maglietta ma non fumava, non beveva, teneva capelli corti e mi portava dietro la vespa del padre. Fu una storia poco più che estiva. Baciava e toccava in modo meraviglioso e perdonava tutta la mia incontenibile tendenza a primeggiare. Con lui scoprii la politica, la polemica. Ricordo quei lunghissimi pranzi dai suoi e tutti i drammoni e le lacerazioni causate da Fausto Bertinotti a dalla sua corsa isolata. Guardando un’intervista di Francesco Guccini (ci sono sempre “dei fighetti” che “si credono sempre più a sinistra degli altri”) ho rivisto tutto sto panorama. Però attraverso quell’amore, quelle sue speranze, quei laceranti sensi di colpa, osservai il mondo da diverse angolazioni. Osservai anche con occhi più curiosi il Silvione nazionale, colui il quale aveva accompagnato tutta la mia infanzia. Ho uno sbiadito ricordo (da qualche parte alla tv) mentre scriveva cose sulla lavagna, stringendo un contratto con gli italiani (o qualcosa del genere) per il ponte sullo stretto, una flat tax (a due aliquote) e la delinquenza da sconfiggere.
Quando ci lasciammo, di quell’amore rimase un suo cd di Francesco Guccini e una maglietta. Scrisse due lettere accusandomi di “selvaggia, meravigliosa anarchia”. Risposi a modo mio, ma lo feci con affetto perché forse ero davvero (ancora) innamorata. Forse non ancora pronta ad una vita di coppia. Non pronta a lui.
Le disfide elettorali me lo riportano in mente e l’altra sera, scartabellando in un vecchio portatile (ormai sono i nostri bauli dei ricordi), ho trovato la risposta che gli diedi.
L’elenco delle mie figure cacine è lungo e doloroso. Quello delle cose mal dette è incalcolabile. Sono stata tutto fuorché una donna misurata, accorta e prudente. Ma quella volta, alla fine, scrissi da vera innamorata.

“Amore mio, ci lasciamo ma io sono solo una povera cadetta di Guascogna che non sopporta la gente che non sogna. Gli orpelli? L’arrivismo? All’amo non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco… io non perdono, non perdono e tocco.
Lo sai che non me ne frega niente se anch’io sono sbagliata. Sai che spiacere è il mio piacere, amo essere odiata e coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco e al fin della licenza io non perdono e tocco.
Sai che quando sono sola con questo naso al piede (che almeno di mezz’ora da sempre mi precede) si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore che a me è quasi proibito il sogno di un amore. Non so quanti ne ho amati, non so quanti ne ho avuti, per colpa o per destino gli ho perduti. Quando sento il peso d’essere sempre sola mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo. Eppure dentro di me sento che il grande amore esiste. Eppure senza peccato, amo, ma sono triste. Lasciatemi le ali perché a dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco… e al fin della licenza io non perdono e tocco.
Non voglio rassegnarmi ad essere cattiva, tu solo puoi salvarmi, tu solo e te lo scrivo. Non ridere, ti prego, di queste mie parole, io sono solo un’ombra e tu, il sole, ma tu, lo so, non ridi, dolcissimo signore ed io non mi nascondo sotto la tua dimora perché oramai lo sento, non ho sofferto invano, se mi ami come sono, per sempre tua, per sempre tua, per sempre tua… Cirano”

La nostra storia finì durante la campagna elettorale del 2001, poco prima di quel (mio) primo voto. Le elezioni furono una delusione per tutti. Mio padre vide l’Ulivo perdere. Lui vide Bertinotti suicidare le sue speranze. Io passai l’estate in Inghilterra preparandomi all’ultimo anno di liceo. Quell’amore sfumò così, dietro quella vecchia canzone.
In treno da Fiumicino… back home

 

Florenza Carsi

Florenza Carsi, libero professionista. Cura un proprio blog sul social Facebook

Rispondi

Il suo indirizzo e-mail non verrà pubblicatoI campi obbligatori sono marcati *

*