Aduc – Osservatorio Firenze. Le nuove telecamere del Comune… a che servono?

di Punto e a Capo | 12 Novembre 2018

Il Comune di Firenze ha deciso di installare altre 250 telecamere per la sicurezza della città. Installate, saranno 800 complessivamente. Per farlo sono previsti cinque bandi di gara da 800 mila euro ciascuno. Tanti soldi. Le telecamere sono un buon strumento di controllo dell’ordine pubblico, ma essenzialmente in termini repressivi. Facciamo un solo esempio, molto comune: ti vedo che fai la pipì sul biancone in piazza Signoria, ti raggiungo dopo che ti ho visto con la telecamera e ti multo. Certo, chi non controlla la vescica dovrebbe sentirsi scoraggiato a farlo sapendo che ci sono le telecamere… ma vaglielo a dire al fiorentino o al turista o allo “straniero” più o meno sbronzo o con l’impellente urgenza. E soprattutto, vaglielo a dire in cronica assenza di servizi di igiene pubblica che dovrebbero servire alla bisogna. E anche qui – si dirà – che i tanti locali pubblici dovrebbero offrire la proprie toilette, ma se non prendi almeno
un caffè non ti fanno usare il loro bagno, oltre al fatto che in alcuni orari quasi tutti sono chiusi.
Un esempio come tanti altri, a dimostrazione che prevenire è meglio che combattere.
E in questo caso la prevenzione – bagni pubblici diffusi – è molto probabile che funzionerebbe: chi rischerebbe di pisciare per strada – a parte alcune filosofie trasgressive marginali – quando hai lì la toilette? Toilette che tra l’altro ti consentirebbe non solo di pisciare, ma di avere acqua e, se costruite come parte di “punto di ristoro pubblico”, non costringerebbero le persone a sedersi sui marciapiedi di via de’ Neri (esempio non casuale) per mangiarsi un panino. Quindi, “due piccioni con una fava”: bagni e tavoli di ristoro. Con innegabili ricadute sull’ordine pubblico: minori costi in generale di gestione, meno repressione e tutti più contenti perché una città amica è meglio di una “multosa”.
I costi? Beh, se pensiamo ai 4 milioni che sono destinati per le telecamere, forse un po’ di calcoli, chi di dovere e di competenza, dovrebbe quantomeno farli.
Sembra invece che gli amministratori della città ritengano la repressione molto più affascinante della prevenzione. Comprendiamo: è apparentemente più facile farsi amare quando si multano o si mettono in galera i cattivi che non evitare che i cattivi abbiano occasione di esser tali (sembra che si parli meglio alla pancia che non alla testa). Ma la nostra comprensione è di lungo respiro, pensando agli altri e ai nostri figli, mentre sembra che gli amministratori siano più dediti a se stessi, all’apparire, oggi, più che all’essere, oggi e domani. Visto che i 4 milioni vengono dalle nostre imposte, e visto che continuiamo ancora ad essere in democrazia (dove ad ogni azione legittima è altrettanto legittima la reazione – vedi anche elezioni) forse alcune valutazioni andrebbero fatte prima di decidere.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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