A volte è troppo tardi

di Vincenzo Andraous | 30 luglio 2018

Nel nostro paese oramai è consuetudine l’accettazione di uno stato che veste il grembiule da oste, vendendo e anche svendendo alcol  sottobanco, come se fosse del tutto naturale vedere un minore sbomballato di beveroni dai mille colori. Uno stato che veste i panni del biscazziere, di colui che fa giocare d’azzardo ma con voce suadente avverte grandi e piccini di giocare con testa e cognizione, perché potrebbe diventare patologicamente-estremamente-pericoloso.

Uno Stato costantemente in balia dei venti provenienti da sinistra ma pure da destra, i quali vorrebbero aggiungere al male fin qui concesso, fin’anche un pò di roba legalizzata, per farne uso e chiaramente abuso ricreativo.Insomma siamo un paese che non intende farsi mancare niente, ma proprio niente. I capitolati economici hanno il potere insindacabile di fare e disfare in tema di salute e sicurezza, sono le entrate che fanno propendere per una tesi o per l’altra, non certamente che la droga fa male, che la droga scientificamente rende fragili, corrode in profondità, disorienta ogni equlibrio, come ha ben delineato la United States Nazional Academy  of Sciences.

In questa nuova puntata del rischiatutto nazionale c’è come sempre a farla da padrona la mentalità del pallottoliere frustrato, che pur di vedere i conti avvolti da una musicalità ipnotica,  è disposto a concedere tempo e spazio all’ennesima fregatura che investirà soprattutto i più giovani, quelli con sempre meno tutele e garanzie, con il  futuro drammaticamente incerto, e tutto questo per responsabilità diretta del mondo adulto, che vorrebbe divertirsi e sballarsi alla faccia di una libertà costretta a fare la puttana.

Cè in giro una voglia pazza di ricreazione, una sordità ben congeniata a fare spallucce a dipendenze e malattie, il leit motiv è: ci siamo sempre fatti e allora? A destra e a manca avanza una cultura totalmente sbagliata perché irresponsabile, eppure viene letteralmente spacciata a ogni angolo della mente e del cuore, come una pratica indolore, in netto contrasto con il male che ci circonda, quasi a voler convincere la massa giubilante che occorre liberare la droga, non certamente liberarci dalla droga.

Dalla mia ridotta specola rimango convinto che quando ci sono di mezzo gli adolescenti, mentre le tragedie che incontriamo diventano inaccettabili, noi restiamo impotenti e fragili, e con il senno del poi è fin troppo facile affermare: beh ritorniamo indietro. A volte è troppo tardi. A volte.

Vincenzo Andraus

Catanese, nato nel 1954, ergastolano, ha ottenuto dopo decenni di carcere ristretto la semilibertà. in precedenza ha usufruito di percorsi premio e lavoro esterno, svolgendo attività di tutor-educatore presso la Comunità “Casa del Giovane” di Pavia. E’ stato animatore del Collettivo Verde del carcere di Voghera, impegnato in attività sociali e culturali con televisioni pubbliche e private, Enti, Scuole, Parrocchie, Università, Associazioni e Movimenti culturali di tutta pa penisola. Ha al suo attivo numerose collaborazioni a tesi di laurea in psicologia e sociologia, collabora con riviste e giornali laici e cattolici. Ha pubblicato libri di poesia, di saggistica sul carcere el devianza nonché una autobiografia.

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