Patina da scarpe
Il diavolo veste Prada, apologo leggero sul frenetico universo della moda che vive di esteriorità e allontana dagli affetti, è la dimostrazione più plastica di come un cast indovinato e qualche buona idea non bastino a fare un bel film. Neanche se gli attori hanno lo spessore di una Maryl Streep o di uno Stanley Tucci e l'intento, dichiarato sin dal titolo, è quello di denunciare la variopinta vacuità di un mondo che si nutre di se stesso. Peccato che la patinata inespressività contro cui si scaglia sia anche la cifra stilistica che lo contraddistingue, e che la scialba confezione da videoclip – ulteriormente appesantita da un pessimo doppiaggio - lo renda pericolosamente simile alle statue di cera che mette platealmente alla berlina.
Televisivo e concitato, l'ultimo lavoro di David Frankel è uno spottone hollywoodiano leccato e roboante, a cui la sceneggiatura di Aline Brosh McKenna (da un bestseller della giovane Lauren Weisberger) conferisce un certo didascalismo stereotipato non privo di risibili inverosimiglianze (come quando la giovane Andy riesce a rintracciare nientemeno che un manoscritto inedito di Harry Potter), di situazioni tagliate con l'accetta o di passaggi appena accennati, benché il messaggio (esemplificato dalla bella scena in cui Andy getta l'ipertecnologico telefonino nelle acque di una fontana) risulti sostanzialmente condivisibile. Quantunque l'interpretazione di Maryl Streep si dimostri intensa e convincente e l'istrionismo brillante e controllato di Stanley Tucci caratterizzi con efficacia l'umanità loquace e simpaticamente professorale di Nigel, la vicenda non sferza come vorrebbe e non si discosta dalla mediocrità di uno sfarzoso fumetto accompagnato da una musica martellante e scandito da un ritmo videoludico e telefonato. A partire dai cliché espressivi di un'Anne Hathaway impacciata, goffamente giovanilistica, artificiosa e fasulla quanto la maschera che deve interpretare, o dal macchiettismo tutto occhiacci di un'Emily Blunt caricata e sopra le righe.
"La moda - ebbe a dire Oscar Wilde - è ciò che uno indossa. Ciò che è fuori moda è ciò che indossano gli altri". E riuscì, con una frase, laddove il film di Frankel ha fallito.
Giulio Laroni
Fonte: L'Avanti!
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