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Monday, July 19, 2010
MA COS’È QUESTO FEDERALISMO?
In generale, occorre subito precisare che per “federalismo” s’intende quel fenomeno politico-istituzionale in base al quale organizzazioni di stati o di altri enti territoriali rinunciano all’esercizio di parte della propria sovranità in favore di un’organizzazione sovraordinata, cedendo competenze e quindi potere. Viceversa, in Italia:
-risulta quanto meno improprio l’uso del termine rispetto alle vicende che da più di un decennio si succedono in ambito di ri-organizzazione del potere politico su base territoriale.
-se il fenomeno acquista una sua rilevanza di carattere politico, cosa di cui è lecito in parte dubitare, fatto salvo il ruolo e quindi il potere di per sé rilevante attribuito negli ultimi anni ai “governatori”, “presidenti” e “sindaci” delle comunità locali, allora non può che incidere sul piano degli assetti di potere istituzionali.
Più correttamente dovremmo quindi usare il termine “devoluzione” e, in tal senso, ricollegarci al primo atto politico-organizzativo di cui all’approvazione della legge costituzionale n. 3/2001 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione), con cui lo Stato ha provveduto innanzitutto a trasferire nuovi poteri agli enti locali del territorio, conferendo agli stessi autonomia finanziaria di entrata e di spesa (novellato art. 119 della Costituzione).
Ciò premesso, occorre tuttavia fare ancora un passo indietro ed esattamente all’incirca di quattro anni, allorchè nel giugno 1997 viene stipulato il Patto di Stabilità e Crescita (PSC) da parte dei paesi allora membri della UE, e in particolare per ciò che riguardava originariamente il rispetto dei cosiddetti parametri di Maastricht: un deficit pubblico non superiore al 3% del PIL e un debito pubblico inferiore al 60% del PIL.
A questo Patto di stabilità, ha fatto quindi seguito il “Patto di stabilità interno” quale meccanismo che si avvale in primis della riforma in senso “federale” (?!) dello Stato, a partire dalla citata riforma del Titolo V della Costituzione. Il meccanismo serve a regolare i rapporti finanziari tra centro e periferia, in modo che due siano le conseguenze rispetto alla valutazione degli organismi di controllo del PSC in ambito UE: a) il controllo viene esercitato sul dato aggregato di tutte le Pubbliche Amministrazioni, stato, regioni, province e comuni b) lo Stato risponde delle violazioni del PSC in via esclusiva. Il percorso di riorganizzazione, così instaurato e poi sviluppato dalle diverse e anche opposte forze politiche, conduce infine all’approvazione della legge 5 maggio 2009, n. 42 avente ad oggetto una “delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione”.
Sì che, in questi giorni, sulla scorta dei decreti di attuazione, dopo aver parlato di federalismo “demaniale” c’è toccato prima parlare di federalismo “fiscale” e poi, ieri, con il mancato accordo delle Regioni nei confronti della prossima manovra finanziaria del governo, di federalismo “municipale”. Vedremo quindi domani … Di sicuro, già oggi ci sembra di poter dire che tutto quello che sta accadendo da circa dieci anni a questa parte non ha niente a che vedere con il federalismo vero e proprio. D’altra parte, la crisi attuale del potere politico in Italia sta quotidianamente a dimostrarlo: pur forte di una maggioranza quasi-bulgara uscita dalle urne, il Cavaliere è costantemente alla ricerca di compromessi, necessari anche tra il Nord e il Sud del paese, per amministrare ma certo non per governare questo stesso paese che viceversa avrebbe bisogno sempre più di riforme strutturali. Quanto al federalismo, neanche a parlarne!
Angelo Giubileo www.leragioni.it
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