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Monday, July 05, 2010

UN PALIO QUASI DA TURISTI

Palio
Finalmente sono arrivati i giorni di palio in questa tribolata estate. Le mie vacanze si dividono così: c’è sempre un posto dedicato a Siena e poi ad altri luoghi di villeggiatura. La mia contrada elettiva non è in “piazza, ma ci sono gli amici, pronti ad accoglierti. Si parla non solo di palio, tra un quartino vino, due passi in città, o fuori porta. Per questo il 28 sera ero già a casa di ritorno dal mare, pronto per ripartire il giorno dopo all’alba con mia figlia per la “Tratta”. Senza la contrada è un palio da “Turisti”, o quasi, perché la rivale in piazza c’è. Non sarà senza emozioni, quindi. Di quelli che ti permettano di fare il turista, per guardare le meraviglie che gli scorci senesi regalano a tutti quelli che hanno occhi e gamba per visitarli. Il viaggio di questa mattina, scivolo via per la strada come ormai ho fatto tante volte. Greta è attenta, percepisce l’avventura ed ama i cavalli. Un caffè, un bombolone e via al Campo, dentro la nicchia circondata dall’anello di tufo. I vigili già all’altezza della mossa spingono le persone all’interno per lasciar libera la pista. “Pronto, Giulia?...Ci sei?” “No, sono a lavoro. Dove sei?” “in Piazza” rispondo. Mi guardo attorno un po’ sconsolato, poi con un sorriso ironico ”Tra… li nemici…” “ Ah, va bhè …scostati di un poco”. La “Tratta” è uno dei momenti più attesi. Qui, sono selezionati i cavalli. Da un lotto molto più grande, sono scelti una trentina, suddivisi in quattro batterie, da dove usciranno i dieci che poi toccheranno in sorte alle contrade. Il Campo da il meglio di se. La fresca mattina estiva lascia il proscenio ad un timido caldo, mentre l’ombra del Mangia si sposta lentamente come un sestante. Le rondini fanno carambole da impazzire tra i tetti dei palazzi. Cinque o seimila persone si godono lo spettacolo. Tanti fazzoletti al collo, mischiati ai turisti. Anziani, giovani citte, signore attempate, belle ragazze: tutte a chiacchiera con gli occhi all’entrone. La prima batteria di sette vi esce poco dopo che la piazza s’è chiusa. I vigili accompagnano i barberi con i fantini del comune in groppa verso la mossa. Dai palchi ora gli sguardi si fanno più attenti su i soggetti che s’avvicinano ai canapi tesi della mossa. Poco dopo, rullo di tamburi e via! Greta si emoziona e silenziosa allena il suo sguardo nel seguire la corsa. Tutte e quattro le batterie hanno prodotto spunti interessanti, ciascuno ha segnato sul suo foglio i numeri di coscia dei cavalli alla conclusione della prova. Due batterie hanno fatto sussultare la gente, speranzosa di vedere una caduta spettacolare. Tutte le attese degli spettatori si sono manifestate come nei più classici dei copioni. Di solito i fantini trattengono gli animali e appena accennano lo slancio, ma questa volta non è stato così. Pareva quasi vero al punto che quattro dei sette barberi in lizza si sono gettati di foga verso San Martino, e due, hanno ingaggiato una vera lotta. Fino all’altezza delle comparse, erano testa, testa. Giravano fortissimo segnando il galoppo che gonfiava l’aria e il tufo dell’anello. Ma, giunti poco prima la difficile curva del Casato, i due fantini si sono strattonati finché uno ha stappato all’altro una manica del giubbino, filando via entrambi perfetti alla curva sotto l’esclamazione della folla. Fantastico. Il barbero non voleva più smettere di correre dopo il terzo giro, sfogando l’energia e il piacere di dominare la sua corsa. Una caduta drammatica al Casato ed una a San Martino hanno completato la mattinata ed aperto lunghe discussioni, poi la piazza s’è svuotata rapidamente ed il respiro sospeso della città ha ripreso regolarmente. A zonzo per Siena, con mia figlia, girelliamo oziosi. Provo a fargli vedere dal fuori il battistero senza accennare nulla della sua storia. Permetto al suo sguardo valutare quello che la circonda portandola un po’ ovunque. Sa bene dove si trova perché l’ ho portata tante volte. Sediamo vicini. Francesco ci ha dato appuntamento in piazza indipendenza ed un bambino di due anni con in mano la bandiera dell’Oca mi sorprende nel vedere manovrarla con un’abilità straordinaria; neppure fosse stata la prima cosa che ha fatto appena nato. “Oh caro, si va a pranzo con gli amici, s’aggiunge un posto per te e la bimba” mi dice salutandomi Francesco. Una tavolata straordinaria difesa dall’ombra della strada, imbandita di cose sublimi, circondata da uomini di contrada, rallegrata da canti antichi. Tra un discorso e un altro, i turisti di passaggio, richiamati dal canto nel vicolo appena decentrato. Riascolto me stesso: un anima non ignota riaffiorare sulle labbra e sulla pelle. Ho di fronte uomini segnati dal tempo e da un credo smisurato che si scioglie negli affetti dell’amicizia: Non ci lasceremo mai, pare si dicano. Neppure quando verrà il giorno; e sguardi gentili prima che severi, mi osservano di tanto in tanto per capire chi io sia. Troppo onore. Una manciata di monete raccolte al tavolo, cade nel cappello di un guitto passato a suonare il suo strumento rallegrando ancora di più la nostra colazione: la festa si riempie di voci, di rumori di strada, come fosse un’agape gioiosa. I sorrisi mettono da parte ogni riserva degli anziani. I cavalli sono assegnati, si fa finta di nulla, ancora qualche coro e ci si saluta.

Enrico Martelloni

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