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EDITORIALE

Monday, July 05, 2010

QUANDO IL PD E DI PIETRO LA PENSAVANO COME NOI: VOLEVANO IL “BAVAGLIO” E OGGI SONO IN PIAZZA

Se li metti sotto una campana di vetro, lontano dalle passioni e degenerazioni della politica e della rincorsa al consenso, anche i manettari giustizialisti si mostrano talvolta capaci di ragionevolezza e rispetttosi dello Stato di diritto e dei principi della democrazia liberale. Può capitare persino di essere d’accordo con Di Pietro. Peccato che sia, poi, lui a non essere d’accordo con se stesso. Salvo che non si sia fatto scrivere da altri ciò che pubblichiamo.


PD: DIVIETO DI PUBBLICAZIONE FINO AL TERMINE DELL’ UDIENZA PRELIMINARE

"Il divieto assoluto di pubblicazione di tutta la documentazione relativa alle intercettazioni e delle richieste e delle ordinanze emesse in materia di misura cautelare fino al termine dell’ udienza preliminare, e delle indagini, serve a tutelare i diritti fondamentali del cittadino e le stesse indagini, che risultano spesso compromesse dalla divulgazione indebita di atti processuali.
E’ necessario individuare nel Pubblico Ministero il responsabile della custodia degli atti, ridurre drasticamente il numero dei centri di ascolto e determinare sanzioni penali e amministrative molto più severe delle attuali, per renderle tali da essere un’efficace deterrenza alla violazione di diritti costituzionalmente tutelati"


Punto 4.4 lettera b del programma del Pd nel 2008



DI PIETRO: LIMITARE LA PUBBLICAZIONE DELLE INTERCETTAZIONI


“In questo clima di asfissiante ricerca dello scoop, della notizia clamorosa da sbattere in prima pagina, ogni indiscrezione, vera o presunta, circa le attività dei magistrati è da anni strumento di lotta politica, di esaltazione o di affossamento di singoli o partiti. Per questa ragione le intercettazioni telefoniche riguardanti numerosi cittadini italiani, che per una ragione o per l’altra erano considerati personaggi di attualità, sono state a più riprese utilizzate dalla stampa e consegnate agli occhi di tutti con lo scopo immediato di 'informare' ma anche con un intento, spesso non celato, di delegittimare i propri avversari. [...] In questo modo milioni di persone hanno potuto conoscere le conversazioni private di privati cittadini che nulla avevano a che vedere con le indagini in corso e che comunque si prestano ad equivoci o interpretazioni dettate dalla evidente differenza che esiste tra scritto e parlato, specie telefonico. Ma il problema di cui ci occupiamo ci pare sia solo una conseguenza di un’altra questione ben più grave. A quale scopo le conversazioni telefoniche intercettate devono diventare di pubblico dominio, tutte indistintamente? E’ giusta una legislazione che consente a chiunque di accedere a notizie circa la vita privata del cittadino? Infatti, se la Costituzione prevede, in determinati casi, che sia violata la libertà e la segretezza delle comunicazioni, è anche vero che concede questa facoltà solo a pubblici funzionari per fini d’indagine, non certo per mettere in piazza i discorsi privati dei cittadini. Le recenti notizie sui telefonini clonati, sulle valanghe di intercettazioni e sull’uso di microspie rendono sempre più necessario un intervento legislativo che riveda con serietà tutta questa delicata materia”.


A. Di Pietro - Educazione civica con elementi di diritto ed economia - Larus Editore, 1996. pp. 297-298

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7/9/2010 - 08:24

puccio cartoni - firenze
Sicuramente lo scritto è di altri ,se ascoltando Di Pietro non si capisce mai quello che dice . Per il contenuto, è evidentemente una analisi obiettiva della problematica ; ma resta sempre il principio del "est modus in rebus" !
E quindi la questione da risolvere è se la soluzione scritta in regola dai popolani delle libertà è la regolamentazione giusta ed efficace . Ma io vorrei osservare un' altra cosa . Che la regolamentazione più efficace è quella morale ,quella portata dall'educazione individuale e sociale:la sola regola che non opprime ,ma guida. E qui siamo messi piuttosto male . A causa di una formazione egocentrica ed utilitaristica specchio tipico dei nostri tempi,ed alimentata da un malinteso laicismo.

Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005 | Direttore Responsabile: Nicola Cariglia.
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