Articoli precedenti
INIZIATIVA DI PENSALIBERO
RIPRENDIAMOCI LA SOVRANITÀ POPOLARE
RESTITUIRE AL POPOLO LA SOVRANITA’ E’ IL VERO PROBLEMA ITALIANO
RIPARTIAMO DA NOI
CUL DE SAC BIPOLARE
UN ULTIMO SALUTO AL PRESIDENTE EMERITO DELLA REPUBBLICA IL SENATORE FRANCESCO COSSIGA
VECCHI VELENI E NUOVI TRABOCCHETTI
PER LA SINISTRA SENZA PATRIA E’ IL MOMENTO DELL’IMPEGNO PER SCONFIGGERE LA SINISTRA “RICICLONA”
FINI CASINI LOMBARDO: E’ TUTTO QUI IL NUOVO CHE AVANZA?
LA SITUAZIONE E’ GRAVE MA NON SERIA. E D’ALEMA VORREBBE FARE IL FURBETTO
ALTRO CHE P3! E’ NUOVAMENTE IN FUNZIONE LA VERA CUPOLA DEL PAESE
E’ UFFICIALE: SENZA PREFERENZE POLITICA SENZA MORALITA’. LO DICE PERSINO IL CORRIERE
IL RIFORMISTA E UNA QUESTIONE DI LIBERTÀ
GIORNATA DEL SILENZIO: UN INSUCCESSO ANNUNCIATO
LE RAGIONI DI UN SILENZIO A MALINCUORE
QUANDO IL PD E DI PIETRO LA PENSAVANO COME NOI: VOLEVANO IL “BAVAGLIO” E OGGI SONO IN PIAZZA
ARRIVEDERCI, EVA!
CHE ALMENO LE MACERIE NON CI CASCHINO ADDOSSO!
VUVUZELAS DI LOTTA E DI GOVERNO
SILVIO BERLUSCONI HA PASSATO IL RUBICONE
INTERCETTAZIONI: LEGGE DISCUTIBILE MA MEGLIO DELLA GIUNGLA ATTUALE
 
Archivio Completo
EDITORIALE

Monday, July 05, 2010

CARISSIMI COLLEGHI, RIVOLUZIONARI IMMAGINARI…

Nicola Cariglia
Perché Michele Santoro può tranquillamente fare interminabili pippe nella TV di Stato e, invece, ogni volta che Augusto Minzolini inserisce una sua “sveltina” nel TG da lui diretto scoppia il finimondo?
Elementare: l’occupazione della RAI da parte della DC e del PCI (che una volta marciavano divisi ma in troppi casi colpivano uniti) era un fatto ormai metabolizzato dagli Italiani. I quali hanno poi trovato naturale che questa egemonia sulle reti pubbliche si trasferisse “naturaliter” agli eredi della cultura cattocomunista.
Oggi il centrodestra cerca di fare valere il suo essere maggioranza parlamentare per estendere il suo spazio e recuperare terreno. Cioè, fa una cosa che non si dovrebbe fare, ma che non dovrebbe suscitare lamenti da parte di chi ritiene naturali i comizi di Santoro e di tanti altri suoi sodali. Ed invece, ogni volta, è una battaglia senza morti, feriti e nemmeno tanto eroica: alla fine nessuno resta senza stipendio e nemmeno senza ruolo.
Quanto sopra è da tenere presente nel momento in cui le massime istituzioni dei giornalisti italiani, Ordine e FNSI (il sindacato unitario) hanno mobilitato la categoria per difendere il sacro principio della libertà di stampa.
Sul DDL che si propone di regolamentare le intercettazioni abbiamo già detto la nostra. Presenta aspetti discutibili. Non sono pochi e di poco conto. Ma preferiamo che la legge passi piuttosto che andare avanti con una situazione di abusi che colpiscono soprattutto le persone comuni e conferiscono un enorme potere a chi questi abusi può compiere a suo piacimento. A causa di questi abusi, e di giornalisti che consapevolmente vi contribuivano assieme a magistrati, inquirenti ed altre categorie, sonpo state spezzati vite, carriere ed imperi economici. E qualcuno se ne è avvantaggiato.
Dunque, cari colleghi giornalisti, smettiamola di tenere la testa sotto la sabbia come gli struzzi. C’è una questione che riguarda la stampa italiana che deve essere risolta prima di ogni altra cosa; il suo essere non “cane da guardia” del potere, ma parte e strumento del potere stesso, economico e politico.
Se non si risolve questo conflitto e questa contraddizione, il resto è fuffa.
Lavatevi pure la coscienza scendendo in piazza e scegliendo di volta in volta un nemico ed una parte contro cui chiamare alla lotta.
Ma, qualcuno ce lo ha insegnato molti anni fa, il primo peccato da cui emendarsi è il peccato originale. Che, in questo caso, è il rapporto incestuoso e consustanziale tra stampa e potere.
E non mi pare di vedere in giro molta disponibilità ad affrontare l’argomento.

Nicola Cariglia

Condividi
>> Torna alla home   >> SEGNALA AD UN AMICO   >> VERSIONE STAMPABILE  
ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI PENSALIBERO PER ESSERE SEMPRE INFORMATO DEI NOSTRI AGGIORNAMENTI

7/7/2010 - 20:21

-
Il giorno del silenzio

Non sapevo le disavventure di Mercanzin e me ne dolgo, anche se so perfettamente a che grado sia giunta la lotta politica per sbarrare la strada negli anni Ottanta al terzaforzismo di Craxi e del Psi del Garofano. Solo che proprio perché l'Italia di ieri era pervasa dell'azione di servizi segreti russi, americani, israeliani, bulgari mi sono stupito che dopo la caduta del muro di Berlino vi siano state tante attenzioni ad impossessarsi dei servizi resi dai Servizi attraverso l'utilizzazione (e la conservazione) di decine di migliaia di intercettazioni telefoniche. Stiamo però attenti: un conto è dire che siamo quasi tutti intercettati e un conto è dire da chi e per quali motivi e per quali interessi. E' chiaro che sono ben pochi i giornalisti che sul loro telefono fisso collegato ai centralini non siano "spiati". Questo vale anche per tutti i settori dello Steto (Questure, Prefetture, Tribunali nel transito da e per) e viene fatto per ragioni di "sicurezza". Non dipende solo dai magistrati, cerchiamo di dire la verità. E se qualcuno dice che allora "sono illegali" mi fa sorridere. Per questo motivo quando Berlusconi si è stupito che a Villa Certosa vi fosse così poco rispetto della privacy a me è venuto da ridere. Ma scusate, secondo voi, se un Capo di governo italiano chiama altri Capi di governo o addirittura di Stato cosa fanno i servizi segreti di altri importanti Paesi come Usa o Israele? Discretamente cercano di capire chi frequenti e che cosa si dicono. Anche se Berlusconi è filo occidentale e filo atlantico. E' sempre stato così anche per i governanti del passato.
I giornalisti, nella grande maggioranza, faranno domani il loro "giorno di silenzio" e io con loro. Non scambiamo questa protesta semplicemente come un'azione premeditata dei soliti estremisti con l'eskimo in redazione. Ci sono anche quelli, ma i tempi di Fiengo padrone del Crd del "Corriere della Sera" sono lontani. La clessidra di vetro qualcuno l'ha rovesciata e da alcuni anni scivola via la polvere, anche quella democrazia. I giornalisti hanno molti difetti, soprattutto in Italia, perché non sono completamente liberi ed indipendenti ed anche perché molti "tengono famiglia", ma quale Paese in Europa non ha un "ceto" giornalistico? Chi può permettersi di trasformare i limiti della stampa in funzioni di comunicazione e marketing impunemente? Chi è stato formato nel ventesimo secolo dalla grande scuola umanistica italiana con i suoi maestri di giornalismo come fa ad accettare lo spezzettamente delle notizie e delle opinioni con riduzioni dei campi d'indagine e di racconto? C'è qualcuno, più o meno illuminato, che convince il presidente del Consiglio che oggi vince la sua battaglia e domani perderà la guerra. E poi, nonostante sia amato dall'elettore medio, cosa pensa che crescerà il suo consenso attraverso questa enorme manovra recessiva?
Settembre è molto vicino. Vedremo. Ognuno pensi a quello che accadrà.
Pietro Caruso - Forlì

7/7/2010 - 15:01

Giampaolo Mercanzin - Rubano (Pd)
Gia su "primo piano" del 20 giugno avevo espresso un'opinione, che riporto sotto.
Questo caro Caruso, riconoscendo la tua onestà, lo riporto in quanto le intecetazioni non sono proprio sempre una necessità, na spesso una intromissione interessata.
Per paradosso: non credo che tutti i danni di questa repubblica li abbiano fatti i socialisti di un tempo o gli amici di Berlusconi di oggi. Compreso l'accoppiarsi con belle ragazze, con gay o con trans. Ma sui quotidiani e in reti "amiche" mi risulta appaiono solo questi e, quando i D'alema, i Sircana, i Marrazzo ecc, sono "beccati" las notizia scompare in poco tempo.
Per questo riporto quello a cui io e la mia famiglia sono stati sottoposti, solo perché ho avuto la sventura di ricoprire un incarico destinato ad altri e per altri scopi inconfessabili.
Eccolo: "
Sbagliato cari amici, sono molti di più e cioè sono tutte quelle che possono dare fastidio agli intoccabili. Io - Socialista - sono intercettato dal 1975: ero in un posto pubblico dove non dovevo essere.
Mi spiego. A causa di un concorso vinto, ebbi la ventura di avere una posizione molto interessante e strategica nella intercettazione di "benefits", se si possono chiamare cosi i vantaggi (o tangenti) che si ottengono da appalti ecc? Ogni quindici giorni un militare al servizio dell'allora pretura, poi procura della Repubblica, mi notificava una testimonianza da rendere davanti al magistrato. Ovviamente questi si riferiva ad una "segnalazione" di qualche interessato incredulo che a fronte di un notevole potere non vi fosse "un po' di farina" che mi rimaneva addosso. Nel frattempo cominciarono le intimidazioni "vestite" da Autonomia operaia, che portarono a tre bombe molotov ed ad una i tipo quelle usate dai nordirlandesi (Belfast e dintorni), poi ad una feroce gambizzazione (alle spalle, vorrei specificare), ed a costanti contestazioni di carattere sindacale. Nel frattempo il "mio" Ente diventava il maggiore/migliore d'Italia nel settore (dati Censis). Scusate se sembra che mi lodi, ma è proprio così.
So per certo che ancor oggi (a dieci anni dalla pensione) il mio nominativo non è ancora stato cancellato dalle liste degli intercettabili (forse potrei ancora nuocere!). Non ho mai cambiato telefono né cellulare (se non per i cambi effettuati dalla SIP/TELECOM/TIM). Coasa può significare ciò? solo che preferibilmente viene interrcettato (spiato?) chi può dare fastidio, non i delinquenti/disonesti effettivi, per esporlo nelle cronache locali/nazionali al pubblico ludibrio e fare diventare ciò "vox populi". Un esempio e voi toscani lo sapete: guardate le regioni rosse: sono permeate di "onesti" dall'ultimo manovale al primo cittadino. Se per caso esce qualcosa il magistrato "intrapprendente" viene di regola dirottato in altri lidi. O no?
Quindi, purtroppo, devo smentire Berlusconi: Gli intercettati effettivi superano abbondantemente quelli da lui rilevati, senza spostare di una virgola il "pregevole" lavoro dei disonesti di professione. Ho reso confessione?
Absit iniuria verbis. Giampaolo Mercanzin"


7/7/2010 - 00:49

Nicola Cariglia - firenze
Gent.mo Colcelli,

la ringrazio per il suo contributo alla discussione e mi limito ad esprimere il mio dissenso su due punti.
Il primo: so benissimo cosa prevede la legge attualmente e so anche quanto spesso sia violata. A leggere i giornali, i filtri che lei ricorda non sembrano funzionare troppo. Sui giornali ci va tutto e di più.
Il secondo punto mi preme ancora di più e lo ritengo discriminante. Mi riferisco al ricorrente e debolissimo argomento secondo il quale (tradotto in parole semplici) se non si è fatto niente di male, non c'è da temere ad essere intercettati.
Fa il paio con lo sciaguratissimo slogan "intercettateci tutti !"
Ecco, secondo me, se uno non ha fatto niente di male, sente tutta la violenza dell'essere intercettato. E se, come spesso accade, finisce pure sui giornali, resterà, suo malgrado, sempre marchiato.
L'abuso delle intercettazioni conferisce un enorme potere a chi ne può disporre, a piacimento, la pubblicazione.
Il DDL è discutibilissimo e, in alcune parti controproducente. Ma, apppunto e vivaddio, ha costretto a discutere sulle quotidiane violenze nei confronti di tanti cittadini illustri e no.
Dubito che sarà approvato. E andremo avanti con la situazione attuale. Come molti potenti vogliono e come io non vorrei.

7/6/2010 - 23:44

Paolo Colcelli -
Per rispondere alle questioni sollevate da Cariglia, mi sembra di poter dire che gli editoriali di Minzolini sul TG1 destino maggiore scalpore e polemiche anche perchè chiaramente orientate a favore di un governo che già può beneficiare dei "benevoli" TG trasmessi sulle reti Mediaset (soprattutto Rete4 e Italia1), che sicuramente non sono riconducibili all'area politica cui si ispira Santoro.
Quanto al DDL sulle intercettazioni, mi riesce sinceramente difficile comprendere le preoccupazioni di Cariglia per i poveri cittadini che subirebbero quotidianamente abusi che rimarrebbero impuniti. Spesso nel corso delle indagini accade che, avendo a disposizione una serie di utenze intestate ad un indagato o a suoi parenti, si avviano le intercettazioni su tutte queste utenze per comprendere quale sia quella effettivamente utilizzata dall'indagato. Dopo aver individuato l'utenza interessante per le indagini, le altre utenze "inutili" vengono disattivate e le intercettazioni proseguono sulle utenze che consentono di acquisire risultati rilevanti per le indagini.
Spesso poi accade che sulle utenze intercettate vengano registrate conversazioni non utili per le indagini che l'indagato intrattiene con soggetti estranei alle investigazioni. Se gli abusi di cui parla Cariglia consistono nell'intercettazione di utenze che poi vengono scartate perchè non utili o di telefonate che gli indagati intrattengono con soggetti estranei alle indagini, non penso proprio che valga la pena di gridare allo scandalo.
Senza voler scadere in una pedante accademia, la libertà di comunicazione discipinata dall'art. 15 della Costituzione è sottoposta (come tutte le libertà costituzionali) ai limiti della riserva di legge. E' la legge, cioè, che deve stabilire quando e come tale libertà può essere limitata. E uno di questi casi è proprio quello delle intercettazioni, per le quali è prevista l'ulteriore garanzia del necessario intervento dell'Autorità Giudiziaria.
Questi sono i principi su cui si fonda uno Stato di Diritto.
A meno di non voler ormai ritenere che l'Autorità Giudiziaria sia non uno dei poteri dello Stato, ma un ordine eversivo dello Stato. Ma qui si che allora ci si porrebbe al di fuori dei principi dello Stato di diritto. E non penso che a tale conclusione si possa arrivare sulla sola scorta di alcune "mele marce" presenti all'interno della magistratura.
Quindi, se si vuole che le intercettazioni continuino ad essere utilizzate come mezzo di ricerca della prova, si deve anche accettare che nel corso delle operazioni di intercettazione vengano registrate conversazioni che poi si riveleranno inutili.
Peraltro, sembra ovvio rilevare che, se una persona non ha nulla da nascondere e non commette alcun illecito, alcuna preoccupazione dovrebbe suscitare l'incappare momentaneamente in intercettazioni disposte su altri soggetti.
Del resto, come Cariglia ben sa, le intercettazioni vengono richieste dal PM ed autorizzate da un Giudice, che poi di volta in volta autorizza altresì le proroghe delle stesse.
E' anche previsto che il vaglio sulle intercettazioni utili o inutili venga effettuato dal Giudice nella cosiddetta "udienza stralcio" alla luce delle indicazioni e delle richieste delle parti (PM e difensori).
Tornando quindi alla proposizione iniziale, è per questi motivi che non comprendo le preoccupazioni di Cariglia. Ed è per i medesimi motivi che mi preoccupa moltissimo un disegno di legge che rischia di rendere molto più difficile e complesso l'uso di un fondamentale strumento di indagine. Salvo poi a batterci tutti il petto e gridare allo scandalo (come spesso ahimè accade in questo paese) se non si riuscirà a fare luce sui responsabili di reati gravi o che destano particolare scalpore nell'opinione pubblica.
Mi scuso per la lunghezza e per la scarsa chiarezza.
Spero solo di avere minimamente contribuito alla discussione.

7/6/2010 - 20:08

-
FRA IDEOLOGIA E CRONACA

La garbata critica di Mercanzin l'accolgo, anche se vorrei che si ragionasse per fasi storiche e cicli anche sull'informazione. Parlo per fatto personale, ma anche perché ho sempre militato nel sindacato dei giornalisti in minoranza quando ero pubblicista, in maggioranza quando sono diventato professionista. Se fossi vissuto e avessi lavorato a Milano la scuola sindacale di Stampa Democratica di Walter Tobagi mi avrebbe sicuramente affascinato, ma anche con quella di Svolta professionale di Roma o di Quarto Potere del mio amico Edmondo Rho avrei trovato punti di contatto.
E' vero: per molti anni l'ingresso in Rai è stato fatto grazie all'azione forte dell'Usigrai e di sindacalisti professionisti di area di sinistra, ma non va dimenticato che molte assunzioni sono state anche fatte "ad personam" con collocazioni partitiche posticce: tu socialista adesso fai il leghista, tu fascista adesso fai il popolare; tu democristiano adesso fai il forzaitaliota e così via. il decadimento della Rai è sotto gli occhi di tutti: è un mercato di Tangeri.
La Rai che io preferisco è quella di Giovanni Minoli e delle produzioni di casa.
Della Rai non voglio parlare, ma dell'iniziativa contro il ddl sulle intercettazioni.
E' vero che in Italia s'intercetta troppo, ma il problema è che sono tante anche le intercettazioni illegali e quelle che vengono usate nella lotta politica ed economica.
Il Paese è troppo irresponsabile per tenere il segreto sull'intercettazioni dei nostri governanti, ma i nostri governanti, per grande parte, non hanno il senso di "Alta Autorità" e si muovono nelle istituzioni come dei privati qualsiasi. I giornalisti, è vero, sono scelti spesso per ragioni politiche anche se questa qualità è essenzialmente nel servizio pubblico, ma è anche vero che le proprietà dei giornali non sono poi così di sinistra.
Nella catena dei giornali locali italiani il 70 per cento è su posizioni di centro-destra e anche talvolta di destra. I giornalisti dovrebbero essere più autonomi, ma questo vale se nasce un vero Quarto Potere. Personalmente quando vinsi, senza spinte, la borsa di studio Fieg-Fnsi nel 1981 andai a formarmi al Giornale di Brescia e al Resto del Carlino. Quando al termine del periodo positivo fui proposto nel 1982 per iniziare il praticantato professionistico il direttore di allora (che era Tino Neirotti) mi propose alcune sedi periferiche (le più lontani che si poteva dall'Emilia-Romagna...per farmi capire che da giovane esponente socialista dovevo guarire e capire la "scuola" Carlino...ognuno è rimasto ai blocchi di partenza e io il praticantato l'ho agganciato a 30 anni e non a 25. Solo che l'hanno dopo la bella lezione il figlio di un portavoce di Craxi, che non cito, fu assunto agli Interni a Roma e dire che era molto schierato, ma non come persona vicina a un partito, ma ad una persona. La Rai di TeleKAbul fu ben poco decente, secondo me, ma quello che producono spesso i clan di Endemol Italia e Maria Filippi sono dal punto di vista del costume raccapriccianti. Non sono mai stato comunista, non sono un neo marxista ma su questo blog e su questo sito essere un po' "rosselliani" credo sia consentito.
Di più: non dimenticate che i giornalisti sono deboli perché la democrazia italiana è debole e della stampa si ha ancora paura, a meno che non si intenda la stampa solo quella che gira dentro i Palazzi romani.
Io non credo che la pittoresca forma del bavaglio sia reale, né che lo stile italiano di molti di noi giornalisti non si traduca, spesso, nel vecchio motto di "franza e spagna...". Devo però avvertire i colleghi più anziani e illuminati. Quando si arriva a teorizzare la distruzione dello Stato di fatto attraverso lo smantellamento dello Stato sociale e delle sue forme di coesione anche ai giornalisti più disgraziati viene l'idea che la divisione nel Paese diventerà profonda. Fino alle estreme conseguenze anche per il governo in carica. Non fosse altro perché il 40 per cento dei giornalisti di oggi di fatto sono free-lance precari fuori bussola, fuori orario, senza più alcuna certezza di vita, di lavoro, di professione, di collocazione sociale. Come negli anni venti del secolo scorso.
Pietro Caruso - Forlì

7/6/2010 - 03:54

Giampaolo Mercanzin - Rubano (Pd)
Devo confermare caro Nicola che sei sempre una mosca bianca.
Quanto al resto e per rispondere all'ideologo Caruso, va rigorosamente fatto un esame di coscienza professionale.
Diciamolo apertamente: come tutte le attività che hanno un riverbero sul potere, anche nel giornalismo (non parliamo della scuola o della magistratura!) la selezione è fatta sulla scorta dfell'appartenenza politica. E si parte proprio dal praticante!
La carriera poi, come sappiamo è decisa dall'ordine o dalla FNSI (raramente dal merito) spesso con la complicità dell'editore. Mi pare che (sempre complice il pansindacalista poi parlamentare Giulietti) in RAI si sia assunti da tempo, solo se si è nella lista dei disoccupati (ad arte!) e come precari nelle sedi periferiche, con l'eccezione dei dirigenti di testata che possono essere, caso per caso, Minzolini o Riotta.
Tornino allora a quel grande insegnamento del Vangelo (anche se tengono famiglia!): non guardino alla pagliuzza nell'occhio del nemico, ma alla propria trave!
Giampaolo Mercanzin

7/5/2010 - 14:34

domenico marcozzi - Pescara
Caro Nicola,sono perfettamente d'accordo con le tue affermazioni e invito i colleghi a difendere con comportamenti corretti ed equilibrati la libertà di stampa,elemento fondamentale della nostra professione.Grazie.Domenico Marcozzi

7/5/2010 - 11:18

-
UNA STAMPA DAVVERO LIBERO

L'obiettivo di una stampa davvero libera rimane ancora sullo sfondo della realtà. La questione però deve continuare ad essere affrontata perchè le tendenze alla concentrazione dei poteri (a partire dalla riduzione di forza del ruolo del parlamentare e alla diminuzione di autonomia del giudice) è una questione che riguarda la qualità della democrazia. Soprattutto quella italiana che ha fatto nascere una "Seconda Repubblica", in modo non ufficiale, con la riproposizione di un potere neo centralista pseudo presidenzialista. La Rai è rimasta, per gran parte, quell'organismo che avrebbe dovuto garantire all'opinione pubblica la rappresentanza di tutte le opzioni politiche presenti nel Paese, ma anzi che innalzare la soglia dei professionisti democratici di destra e di sinistra, ha rimpastato molti ex-dc ed ex-pci in modesti palinsesti e le acquisizioni dai grandi giornali è venuta per cooptazione dei leader: Riotta per Prodi e Minzolini per Berlusconi. Continua a non essere di pubblico dominio il "passivo storico" della Rai, mentre continuano compensi elevati a giornalisti, conduttori, consulenti, terzisti....eccetera.
No. La Rai non è bella da vedersi. Le grandi testate nazionali sono controllate per gran parte da gruppi privati familiari: Berlusconi, De Benedetti, Agnelli, Caltagirone. La stampa quotidiana locale è formata da piccole esperienze private e, in alcuni casi (pochi) da vere cooperative di giornalisti e di poliigrafici il cui bilancio è fatto, sia pure in parto, dai contributi pubblici.
Complessivamente, in una giornata estiva tipo come questa, fra copie acquistate in edicola e telespettatori testati siamo attorno agli 11-12 milioni di persone. Un quinto della popolazione reale. A malapena in grado di orientare, tutti insieme, la maggioranza dell'elettorato esistente.
Esiste dunque, prima di tutte, una questione di contenuti e di linguaggi per ridare credibilità al sistema dell'informazione. Ci sono ancora tanti spazi da ricoprire, tanti investimenti da fare, tante opportunità su cui pensare.
Spesso sono d'accordo con Cariglia, ma nello specifico, credo che la linea di terrore e di autocensura che attraversa l'attuale Tg1 sia assolutamente censurabile perché porta a difendere anche su vicende economiche e sociali, non direttamente politiche, una linea di governo che è quanto meno confusa, contradditoria, pasticciata. E veniamo al punctum dolens del ddl sulle intercettazioni.
Parlo da giornalista, iscritto come professionista da 21 anni all'Ordine, preceduto da 2 anni di iscrizione come praticante professionista e da 10 come pubblicista. Insomma uno che il giornalista ha scelto di farlo come mestiere, quando ha smesso di illudersi e di essere illuso che il professionismo politico fosse possibile senza vendere l'anima e qualcosa d'altro al diavolo. Questo testo, incluse le lievi modifiche, è irricevibile. Se un giornalista vive a Roma, a Milano, a Palermo o a Napoli può smettere di fare la mattina il giro di giudiziaria.
Certo senza alcuna informazione si possono fare le inchieste, ma occorrono mezzi, tutele che il giornalismo italiano nella sua stragrande maggioranza non ha.
E poi Berlusconi s'impunta perché sa, già, che nel prossimo futuro potrebbero esserci altre fughe di notizie, altre rivelazioni.
L'etica pubblica non è la forza del suo terzo governo. Lo sanno bene anche molti dei suoi elettori che preferiscono il Centro-Destra solo perché "non c'è alternativa".
Non sono un estimatore di Santoro, nè un fan di Travaglio. Li ho conosciuti, ci ho parlato, ho letto e visto quello che hanno scritto e fatto. Non erano e non sono i miei idoli, però gli idoli che vorrei in campo sono dietro le quinte, in ritirata strategica. Oppure sono morti, dimenticati.
Il connubio in corso, nei fatti, fra Rai e Mediaset, soprattutto sulle sinergie commerciali dal cinema alle altre forme di spettacolo sono odiose e hanno tolto risorse alla riforma della Rai nella versione del decentramento territoriale e delle aperture sociali e culturali.
Da questo punto di vista gli anni Settanta e Ottanta della Rai sono stati i più creativi. Motivi di protesta i giornalisti ne hanno molti, ma la questione del potere e dei giornali e delle televisioi quello è un nodo aperto. La libertà dell'attuale stampa è in pericolo? Direi di sì. Non è in pericolo e non è poca cosa la libertà di stampa. Solo che senza distribuzione e mercato anche quella libertà scritta sulla carta è solo una testimoninanza. Rai-Set, Mondadori, Medusa non sono invenzioni. Certo, potrebbe obiettare qualcuno, che se al posto dei Berlusconi ci fossero i De Benedetti, gli Agnelli, i Caltagirone non sarebbe uguale?
Personalmente credo di no. E comunque ritengo sul serio che sarebbe un male inferiore. L'intreccio fra potere pubblico, partititico, economico e informativo è un nodo troppo grosso per non strozzare la libertà e non solo quella per consentire ai giornalisti di fare il loro mestiere, sebbene sia condizionato da tanti eventi e alla fine, da un "padrone". La via di fuga, comunque, potrebbe esserci: fare i giornali diventando imprenditori. La minaccia di tagliare definitivamente i contributi editoriali che sono in essere da 1990 potrebbe diventare l'occasione per ripartire con una stampa più libera. Avverto, però, inevitabilmente non solo più cattiva, ma addirittura feroce. Non c'è bisogno di leggere Kraus o Weber per capire dove potrebbe andare a finire. Del resto è anche impensabile che sui 20 mila giornalisti esistenti a tempo pieno o quasi tutti siano disposti a "normalizzarsi" e scrivere solo d'intrattenimento, di gossip e di lodi al governo e al potente di turno.
Pietro Caruso - Forlì

7/5/2010 - 10:54

Francesco Mazzeo I socialisti per le Liberta' -
Piano, piano questo tipo di giornali li leggeranno soltanto i guardiani e i loro padroni. Io non credo che soggetti di media intelligenza, senza essere guardiani, continuino ad informarsi con questi strumenti.
E' un paradosso, che lo Stato finanzi giornali economici e non strumenti di vera democrazia. Dovrebbe nascere un contenitore di idee dell'uomo qualunque.

Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005 | Direttore Responsabile: Nicola Cariglia.
Gli articoli e i contributi al sito non sono retribuiti. Tutte le collaborazioni sono prestate a titolo gratuito.
Informazione no profit - Nel forum quotidiano del Gruppo 101 puoi scrivere di politica, filosofia, autogestione, autogoverno, federalismo, partitocrazia, regionalismo, riforma, università, religione, salute, sanità pubblica, servizio sanitario nazionale, stato sociale, welfare, volontariato, capitalismo, democrazia, istituzioni, minoranze linguistiche, sociologia, elezioni, federalismo fiscale, sondaggi, cartina politica, e molto altro!